di Michel Emi Maritato

Inizialmente si parlò di attentato, ci fu in effetti, la rivendicazione di un gruppo neofascista. Le indagini successive, tra cui quella del 1991 del magistrato Giovanni Falcone, sostennero che gli esecutori materiali fossero stati i neofascisti Giuseppe Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, ma che avessero agito su ordine della mafia. In seguito i pentiti Tommaso Buscetta e Gaspare Mutolo identificarono l’omicidio di Piersanti Mattarella come compiuto unicamente dalla mafia.

Nonostante gli esecutori materiali non siano mai stati identificati con certezza, furono condannati in via definitiva come mandanti i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nené Geraci.

6 gennaio ’80, Palermo, un sicario uccise con una raffica di colpi di pistola Piersanti Mattarella, gia’ presidente della Regione Sicilia, nonché fratello dell’attuale presidente della Repubblica, Sergio.

Ucciso davanti la sua abitazione, in via della Libertà, appena entrato in macchina insieme alla moglie, ai due figli e alla suocera verso,la messa. Tra i primi soccorritori ci fu proprio il fratello, che estrasse il corpo di Piersanti dall’auto.

Alla soglia degli anni 60 tornò in Sicilia (trasferitosi a Roma per gli studi)per lavorare all’università di Palermo, si sposò e iniziò a fare politica con la DC. Nel 1964 diventò consigliere comunale nel periodo che oggi viene ricordato come “sacco di Palermo”, cioè lo sregolato boom edilizio che coinvolse la città per via delle concessioni dei politici siciliani Salvo Lima e Vito Ciancimino.

Mattarella rimase nell’Assemblea per due legislature, durante le quali fu anche assessore al Bilancio, occupandosi principalmente dei conti della Sicilia, con ottimi risultati e ricevendo anche il sostegno del Partito Comunista Italiano.

Nel 1978, infine, l’Assemblea lo elesse presidente della regione con la più larga maggioranza di sempre, a capo di una giunta di centrosinistra e con l’appoggio esterno del PCI.A capo del suo gabinetto Piersanti Mattarella nominò Maria Grazia Trizzino, prima donna a ricoprire l’incarico. Nel suo staff c’era anche Leoluca Orlando, dal 2012 sindaco di Palermo.Mattarella accentrò su di sé molte decisioni solitamente riservate agli assessorati, pretese criteri più rigidi per la nomina dei dirigenti pubblici, ordinò inchieste sulle amministrazioni locali sospettate di corruzione e razionalizzò il funzionamento della Regione.

Nel 1978, dopo l’omicidio dell’attivista di sinistra Peppino Impastato, Piersanti Mattarella andò a Cinisi e tenne un duro discorso contro Cosa Nostra. L’anno dopo, quando il deputato comunista Pio La Torre accusò l’assessorato all’Agricoltura siciliano di essere corrotto dalla mafia, Mattarella si unì a lui richiedendo maggiore trasparenza e legalità, stupendo tutti. La Torre fu poi ucciso dalla mafia nel 1982.

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