di Marco MONTINI

Se non è una bomba sociale, poco ci manca. Sta per allargarsi anche a Roma, infatti, il Protocollo d”intesa stilato tra la Regione Lazio e la Procura della Repubblica, volto ad accelerare e agevolare la demolizione degli immobili edilizi abusivi, sorti negli ultimi venti anni nella Capitale. La questione è molto delicata viso che tira in ballo il rispetto della legalità, l’inefficienza amministrativa delle istituzioni e il rischio di famiglie senza più un tetto. Il documento poc’anzi citato segue peraltro l’analogo protocollo, stilato due anni fa dalla Regione Lazio con la Procura della Repubblica di Velletri e che a quasi un anno e mezzo di distanza, sta dispiegando I suoi effetti, nell’area dei Castelli Romani nei confronti di un migliaio di famiglie, che oggi rischiano di perdere la loro prima abitazione di necessità, con le inevitabili conseguenze sociali su Cittadini e Comuni. “Non solo, l’applicazione del Protocollo inoltre sembra far emergere mille contraddizioni – spiegano dall’associazione Equi Diritti -, prima tra tutte quella relativa ai milioni di euro versati a titolo di sanatoria nel 2003, incamerati da Stato Regione e Comuni e di cui oggi, nei tardivi dinieghi, notificati a quasi 15 anni di distanza, nessuno accenna all”eventuale restituzione”. Per questo ed altri motivi una pioggia di ricorsi, proveniente dai Castelli Romani, si starebbe abbattendo sui ruoli del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. A complicare la situazione quello che dal Comitato Equi Diritti, che si occupa della vicenda, è stato definito un vero e proprio “Vietnam amministrativo”, ovvero la “difformità delle diverse amministrazioni Comunali, nell’affrontare sia il fenomeno che la stessa applicazione del Protocollo d’ intesa. Passiamo infatti da Comuni che hanno provveduto ad acquisire gli immobili al patrimonio dell’ente, arrivando ad istituire esosi canoni di affitto, sebbene denominati indennità di occupazione nei confronti degli ex proprietari, a Comuni che si sono limitati ad inviare con oltre un decennio di ritardo I dinieghi delle domande di sanatoria, restando prudentemente in attesa dei ricorsi dei cittadini, prima di procedere ad irrimediabili atti ulteriori, mentre in altri Comuni non c’è la minima traccia di azione amministrativa alcuna”, spiega ancora Cristina Milani, Presidente di Equi Diritti. Recentemente gli stessi Sindaci sembrano essersi resi conto della portata sociale del problema e degli effetti sociali che comporterebbe mandare circa mille famiglie in mezzo alla strada. Inevitabilmente, questi problema e questi numeri, saranno destinati ad elevarsi a potenza, dal momento che presto, anche Roma sarà coinvolta – come dicevamo – con le sue decine di migliaia di casi. Vi è infine un altro aspetto al momento piuttosto sottovalutato sul caso in questione: “le sentenze passate in giudicato, sarebbero solo la punta dell iceberg del fenomeno abusivismo. Il numero di edifici “insanabili” e i cui dati non sarebbero in possesso delle Procure, per non aver giudicato, sarebbero oltre dieci volte superiori, stando almeno a quel che risulta dalle domande di sanatoria inaccoglibili, giacenti nei vari uffici tecnici Comunali, abitazioni di cui presto o tardi, si dovrà disporre la demolizione o l”acquisizione, a meno che, considerata la portata sociale e nazionale (altre regioni come Sicilia e Campania, stanno cercando di affrontare il problema), la politica non riesca a trovare delle soluzioni, come chiedono a gran voce dal Comitato”, chiosano da Equi Diritti.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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