La redazione
L’ennesima riforma scolastica, voluta dal Governo Renzi, è andata avanti a colpi di voti di fiducia che sostanzialmente hanno bloccato ogni discussione sul merito del provvedimento. L’iter della legge ha avuto inizio a settembre dello scorso anno col progetto de “La Buona Scuola”, messo in campo dal Ministero dell’istruzione, progetto sul quale si è svolta una pseudo consultazione con tutti gli operatori della scuola, realizzata on line. Infatti, gli esiti della consultazione non hanno poi trovato alcun riscontro nel progetto stesso.
A metà giugno, quando il premier in televisione, a fronte della forte contestazione all’intero progetto di legge da parte di scuole, docenti, alunni e sindacati, ha annunciato che il disegno di legge avrebbe ripreso il cammino parlamentare solo dopo una conferenza nazionale da tenersi i primi di luglio. Nel frattempo i lavori parlamentari sono andati regolarmente avanti e, dopo l’approvazione del provvedimento da parte della Camera dei Deputati, per azzerare gli oltre tremila emendamenti presentati al Senato (che, se esaminati singolarmente, avrebbero allungato enormemente i tempi di approvazione), il Governo ha posto la fiducia su un maxiemendamento che, con un articolo unico, ha riprodotto sostanzialmente il testo del disegno di legge approvato dalla Camera, pur assorbendo alcune delle proposte contenute negli emendamenti presentati al Senato, in sede di Commissione, dalla stessa maggioranza.
Il Governo ha avuto buon gioco per giustificare l’apposizione della fiducia sostenendo che se in tempi molto brevi non fosse stata approvata la legge non ci sarebbero stati i tempi tecnici per fare le previste centomila immissioni in ruolo di docenti a settembre 2015.
Ma le nomine con decorrenza a tutti gli effetti dal 1° settembre 2015 saranno, comunque, in numero molto limitato. In questo numero i punti salienti del provvedimento.


