Cara Valeria, scrivo poesie da anni e con esse esprimo i miei pensieri profondi e personali. Quando sento i fatti negativi che accadono oggigiorno, e ne sono tanti, resto sbigottita e il mio animo di poeta esprime, attraverso la poesia, il suo sgomento, la sua rabbia, le sua paura, la sua delusione. Lavorando nel sociale e insegnando in una scuola cosiddetta ”a rischio”, ho avuto esperienze dirette con tante persone, tra cui molti bambini, che sono oggetto quotidiano di ogni tipo di sofferenza. Con la poesia “Mare famelico”, ho voluto far venir fuori un problema, che ultimamente si sta ingigantendo a macchia d’olio, quello dei “ clandestini” per molti e dei “profughi” per pochi . Grazie. Teresa Esposito
Mare famelico di Teresa Esposito
Disumana follia
di anime vinte
da un mare famelico,
in certi momenti
orripilante
più
degli umani.
Ingoiasti
tante anime
che di libertà
andavano.
Mare famelico
non fai differenza…
bambini
donne
uomini.
Sei umana
desolazione
e non puoi
e non devi
di vite morte
nutrirti!
Cara Teresa , hai toccato un argomento che dei fatti di cronaca è diventato il nostro pane quotidiano. Prima c’era la tratta degli schiavi ora c’è quella degli stranieri. Non se ne può più di restare a guardare, inermi, questi viaggi della speranza di migliaia di clandestini in fuga dalle guerre e dalla miseria rimettendoci la pelle. Corpi ingoiati dalle acque nel tentativo di rincorrere un sogno che di “libertà andava” su un barcone troppo affollato per tutti . Speranze che prendono la forma di scie di sangue e di vergogna che macchiano le acque del Mediterraneo divenuto ormai un enorme cimitero. I pochi che riescono a raggiungere le nostre terre vagano affamati e senza meta, disillusi e stanchi senza speranza di lavoro e quindi di una vita più dignitosa. E noi a fare i conti con la nostra tolleranza . Oggi a zero.E questo accade perchè sono migliaia e migliaia di clandestini al giorno a sbarcare nelle nostre terre che di lavoro e di speranze vanno già elemosinando per sè, e, accade che spesso i clandestini per sopravvivere rubano,uccidono, stuprano aggiungendo al nostro ” bel paese” un notevole contributo alla delinquenza.Bisogna aprire le frontiere ai fratelli ìn difficoltà e sono d’accordo con chi pratica l’altruismo e la generosità, ma non si può rimandare sempre a soluzioni e responsabilità. E si sta a guardare. A numerare corpi ammassati. Nella metafora del tuo ” mare famelico” si evince l’amara consapevolezza di ciò che si sta facendo per contrastare queso fenomeno e che pare essere la soluzione al problema : ignorarlo e lasciarlo ingoiare dal mare; il mare che rappresenta in questa tua lirica”la disumana follia dell’uomo” che uccide i suoi stessi fratelli. Si sente nei versi Il dito puntato contro l’indifferenza e la cattiveria umana che definisci “orripilante e disumana ” poiché sono tanti i colpevoli di questi delitti premeditati ( dagli scafisti a chi dovrebbe bloccare questi traffici) che non fanno badano se si tratta di profughi adulti o bambini. Concludi ammonendo ” mare famelico/ non devi / di vite morte/ nutrirti” sottolineando la già fragile e sfortunata esistenza di queste vite che continuano a colorare di dolore le nostre acque. Grazie Teresa del tuo sfogo poetico che possa insieme a tante altre gocce di mare svegliare la coscienza di chi naviga in acque più sicure ed è preposto alla soluzione di questa enorme piaga sociale. Valeria Davide -poetessa
per scrivere a Poeticando valeriana73@hotmail.it


