(fonte: www.affaritaliani.it)

di Elena Sparacino

È tornata la quiete, al Lido. E come quest’estate anomala si spegne lentamente, così si spengono – con la consueta discrezione d’altri tempi – i riflettori sulla Mostra del Cinema più nota al mondo. Il sipario di Venezia 71 è calato sulla vittoria dello svedese Roy Anderson, che si è aggiudicato il Leone d’Oro 2014 per l’irresistibile pellicola A Pigeon Sat On A Branch Reflecting On Existence (“Un piccione seduto su un ramo a meditare sull’esistenza”), già tra i grandi favoriti della vigilia. Premiato per l’eccellente estetica del lungometraggio (tant’è che il regista stesso ha dichiarato di essersi ispirato per le scene alla pittura di Pieter Bruegel il Vecchio), l’autore offre con sagacia uno specchio sarcastico sulla società odierna, che ha evidentemente saputo accattivare e conquistare i giudici, tra cui il nostrano Carlo Verdone.

Anderson ha ringraziato con cortesia scegliendo per il suo discorso di rendere omaggio al cinema italiano: «Grazie mille (in italiano, ndr), è un onore ricevere questo premio in un Paese che ha dato i natali a tanti maestri e capolavori del cinema», ha affermato ricordando commosso il suo film dell’anima, Ladri di biciclette, «una storia piena di grande umanità e io è così che voglio continuare a fare i film, seguendo l’esempio di Vittorio De Sica».
 Il secondo riconoscimento in ordine d’importanza, il Leone d’Argento per la miglior regia, è andato invece al russo Andrei Konchalovsky, autore del suggestivo The Postman’s White Nights, ritratto di in un villaggio isolato e distante dalla civiltà.

La giuria presieduta da Alexandre Desplat, che «ha prediletto l’aspetto poetico e umanistico della selezione», ha assegnato il Premio Speciale a Sivas del turco Kaan Müjdeci, mentre con Gheessea (Tales), la “signora del cinema iraniano” Rakhshan Bani-Etemad si è aggiudicata il titolo per la miglior sceneggiatura, dichiarando commossa: «Questo è un immenso regalo a tutti gli iraniani amanti del cinema».

Il Gran Premio della Giuria è stato invece destinato al toccante documentario sul genocidio indonesiano The look of silence di Joshua Oppenheimer, a cuil’attore e giurato Tim Roth si è sciolto in parole decisamente forti ed intense: «Questo film è un capolavoro, vederlo è stato come vedere i propri figli che nascono, è un gran lavoro di dignità e una grande operazione, mi ha davvero commosso». Nelle altre sezioni, le Giornate degli autori sono state vinte da Retour à Ithaque, intensa pellicola dell’autore francese Laurent Cantet. La categoria Orizzonti ha designato come miglior film Court di Chaitanya Tamhane (premiato anche come miglior opera prima della kermesse, da un’emozionatissima Ambra Angiolini), seguito a ruota dal premio per la regia a Naji Abu Nowar per Thee e Premio Speciale a Belluscone – Una storia siciliana di Franco Maresco. Per quanto concerne la Settimana della critica va segnalato il trionfo di No One’s Child, del regista serbo Vuk Ršumović.

Per quanto riguarda i protagonisti, il jackpot della Coppa Volpi per la migliore interpretazione è stato sbancato dal cast di Hungry Hearts, Adam Driver (meglio noto per la sua partecipazione alla serie tv recentemente divenuta cult, Girls) e Alba Rohrwacher («Sono molto felice di condividere questo premio con Adam. E grazie a Saverio (Costanzo, suo compagno nella vita, n.d.r.), regista coraggioso e tenace: fare un film con lui è molto di più che prendere parte a un film, significa intraprendere un’avventura, e questa è stata un’avventura emozionante e indimenticabile»). A ritirare il premio nelle veci di Driver, assente, è stato lo stesso Saverio Costanzo, che ha letto le parole di ringraziamento dell’attore: «Vorrei condividere questo premio con Alba e Saverio che hanno cominciato questa conversazione con me un anno fa». Va ipotizzato che non sarà probabilmente l’ultimo riconoscimento dell’attore sul grande schermo, ormai avviato come parte del cast tanto del nuovo Star Wars quanto del prossimo film di Scorsese. Il Premio Mastroianni al miglior attore esordiente è spettato invece al giovanissimo Romain Paul, nel cast de Le dernier coup de marteau del francese Alix Delaporte.

Grande delusione per lo splendido Birdman di Iñárritu, che con emozionante enfasi aveva aperto la Mostra, e per Il giovane favoloso di Mario Martone, che stiamo sicuri avrà modo di avere il suo riscatto in sala. Del resto, così si era espressa la madrina Luisa Ranieri sull’ultimo red carpet: «Un po’ spero che vinca il nostro cinema, un po’ spero che vinca il migliore», aggiungendo poi dal palco «Stasera festeggeremo i vincitori, da domani il cinema. È questo il nostro patto». Ecco perché, a fari spenti su quest’emozionante edizione, aspettiamo che faccia buio anche nel cinematografo per poter godere dei gioielli di questa Venezia.

Elena Sparacino

Ci fu un tempo in cui voleva fare la giornalista; poi ha capito che quello che in realtà voleva fare era scrivere, che è una cosa diversa. Laureata in Comunicazione, ama amare le cose: soprattutto, ama il teatro su e giù dal palco, ama l’enogastronomia, ama l’arte, ama viaggiare, ama conoscere, e ama farsi contraddire scoprendo e condividendo nuovi punti di vista. «O' capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del Paradiso quando eri picciriddu»: per Vento Nuovo si occupa di cinema e spettacolo, con inevitabili incursioni digitali e gastronomiche.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterLinkedInGoogle Plus

Di Elena Sparacino

Ci fu un tempo in cui voleva fare la giornalista; poi ha capito che quello che in realtà voleva fare era scrivere, che è una cosa diversa. Laureata in Comunicazione, ama amare le cose: soprattutto, ama il teatro su e giù dal palco, ama l’enogastronomia, ama l’arte, ama viaggiare, ama conoscere, e ama farsi contraddire scoprendo e condividendo nuovi punti di vista. «O' capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del Paradiso quando eri picciriddu»: per Vento Nuovo si occupa di cinema e spettacolo, con inevitabili incursioni digitali e gastronomiche.