di Monica Rita Vigilante

Si chiamava Maria Cristina Omes, la mamma di Motta Visconti uccisa dal marito. Giulia e Gabriele, i suoi due piccoli angeli di 5 anni e 20 mesi, sgozzati barbaramente dal “padre”.

Un nuovo caso di femminicidio, dunque. No, qui c’è di più, questo è troppo, questa è crudeltà senza pari. Le bestie più sanguinarie avrebbero usato maggiore pietà.

Avrebbe ucciso a causa della sua passione non corrisposta per una collega e doveva disfarsi della sua famiglia che gli era di intralcio.

La dinamica del triplo omicidio è raccapricciante nella sua bassezza e assurdità. Nessun litigio: avrebbe ucciso la moglie dopo aver fatto sesso con lei in salotto e poi i suoi figli che dormivano. Adesso basta, non se ne può più. Credo che ci sia bisogno di un vero cambiamento culturale e sociale: le leggi su questo tema possono far poco, se non inasprire le pene. Quella rivoluzione sociale che porti a considerare le donne non più come l’oggetto del possesso e del desiderio maschile, di cui disporre come si vuole per poi distruggerlo quando non serve più.

L’amore, quello vero, rende liberi, non soffoca, non sottomette, non annulla, non umilia. Amare significa innanzittutto RISPETTARE l’altro. L’Amore non uccide mai.

Ciao Maria Cristina, Giulia e Gabriele.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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