3ad294f9e0ee17cd55ef598dc9ee1aa6_49642_immagine_obigdi Simona d’Onofrio

Non si può non parlare di un episodio che, in questi giorni, sta facendo scalpore, scaldando gli animi non solo degli ultras, ma anche di quanti seguono il calcio da meri spettatori. Un ragazzo è in ospedale, ferito da un colpo di pistola sparato non si sa ancora da chi. Il giovane ha subìto la seconda operazione, molto delicata, dato che le sue condizioni si sono aggravate durante la notte. E’ risultato negativo l’esame dello stub che gli investigatori hanno effettuato sulle mani di Daniele De Santis, l’ultrà romanista, al fine di sapere se sia stato proprio lui a sparare al tifoso napoletano Ciro Esposito. Si ricomincia, dunque, nella ricerca del responsabile di questo gesto inconsulto, o forse no, un gesto insensato, che rappresenta lo specchio di una società in cui ormai il modus operandi è simile a quello del Far West.

Erano a caccia di ultras napoletani, i romanisti che si aggiravano a Tor di Quinto: erano a caccia di guai. Perché, dunque, trasformare una giornata ludica in una giornata di sangue? Ce lo chiediamo in molti e se lo chiedono i genitori del ragazzo che sta lottando tra la vita e la morte. Si cercano delle risposte e non solo su chi sia l’autore dello sparo, ma soprattutto al movente che spinga questi esseri umani a trasformarsi in bruti di fronte ad un pallone.

Michel Emi Maritato

Giornalista, Vaticanista esperto in questioni Medio Orientali, corrispondente Gerolosomitano, già in criminologia, psicologia giuridica e criminalità organizzata.

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Di Michel Emi Maritato

Giornalista, Vaticanista esperto in questioni Medio Orientali, corrispondente Gerolosomitano, già in criminologia, psicologia giuridica e criminalità organizzata.