UIO84UM32212-U1030583410173zvB-U1030585428574oU-550x310@LaStampa-NAZIONALE-kJM-U1030585428574oU-568x320@LaStampa.itdi Simona d’Onofrio

Continua la vicenda dello scambio di embrioni al Pertini di Roma. Il test del DNA ha confermato che c’è stato uno scambio di embrioni, imputabile, molto probabilmente ad un caso di semi-omonimia tra i cognomi di due donne. La tanto temuta verità è stata confermata: ora una donna porta in grembo due bimbi che non sono i suoi, ma di un’altra donna in cui gli embrioni non hanno attecchito. “Alle due coppie coinvolte – dichiara il direttore generale della Asl RmB, Vitaliano De Salazar – va tutta la nostra sincera solidarietà, garantendo loro tutta l’eventuale assistenza professionale”. E’ stata, chiaramente, aperta un’inchiesta dalla Procura di Roma, contro ignoti per ora, ed è stato nominato un nuovo responsabile della struttura della Procreazione medicalmente assistita, Emilio Pittarelli. Per ciò che riguarda il futuro dei due gemelli, la legge italiana stabilisce che i bambini siano di chi li partorisce, per cui la donna che li porta in grembo non corre alcun rischio, a meno che non decida di abortire. La mamma genetica, dunque, non può rivendicare nulla dal punto di vista giuridico.

 Il Codacons, quindi, ha presentato un esposto chiedendo alla Procura di Roma, come si legge in una nota, di verificare se si possano ravvisare nei confronti della Regione e della Asl “fattispecie penalmente rilevanti come l’ omissione di atti d’ufficio e la violazione della legge n. 40 del 2004 in relazione all’autorizzazione agli interventi di procreazione assistita al Pertini e ai dovuti controlli sulla struttura”.

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