Grasso e Renzidi Valentina Ferraro

Scontro aperto fra il presidente del Senato Pietro Grasso e il premier Matteo Renzi. Oggetto del dibattito, il ddl sulle riforme che verrà presentato oggi al Consiglio dei ministri. I due si danno battaglia a colpi di interviste: dalla carta stampata alla tv, si assiste a un botta e risposta serrato, corredato dagli interventi a latere dei vari schieramenti politici o dei singoli parlamentari che si schierano dall’uno o dall’altra parte.
Pietro Grasso sceglie le pagine di due importanti quotidiani nazionali, La Repubblica e L’Unità, per ribadire la sua posizione: la combinazione di un «Senato composto da esponenti delle autonomie non scelti direttamente dai cittadini» e Italicum, afferma, può tradursi in un «rischio per la democrazia». La risposta di Renzi, a mezzo tg2, non esita ad arrivare ed è perentoria: «Mai più bicameralismo perfetto». Il Senato, precisa il premier, «non sarà più elettivo, altrimenti sarebbe una presa in giro nei confronti degli italiani». Grasso, da parte sua, non molla, e si serve anche lui del mezzo televisivo per affermare, durante la trasmissione di Lucia Annunziata, di auspicare che il suo contributo venga ascoltato, spiegando di aver illustrato il proprio pensiero al ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, senza tuttavia ricevere «alcun ritorno». Il presidente del Senato inoltre tiene a precisare: «Io sono il primo rottamatore del Senato e non sono né un parruccone né un conservatore». A chiudere il cerchio è tuttavia il presidente del Consiglio, che questa mattina dalle pagine del Corriere della Sera, torna a bomba a scaldare il dibattito e a ribadire le proprie posizioni: «Il Senato non deve essere eletto, se non passa la riforma finisce la mia storia politica. Se Pera o Schifani avessero lanciato avvertimenti come Grasso, la sinistra avrebbe fatto i girotondi sotto Palazzo Madama». Il premier sottolinea poi come il ddl che verrà presentato oggi rappresenti «uno spartiacque tra chi vuole cambiare e chi vuole far finta di cambiare». E incalza: «Ora è il momento di stringere. Il dibattito parlamentare può essere uno stimolo, un arricchimento. Ma non può sradicare i paletti che ci siamo dati».
Quattro, afferma Renzi, i punti del ddl sui quali non è disposto a cedere: «Il Senato non vota la fiducia. Non vota le leggi di bilancio. Non è eletto. E non ha indennità: i rappresentanti delle Regioni e dei Comuni sono già pagati per le loro altre funzioni». Infine dichiara senza mezzi termini: «Su questo punto mi gioco tutto […] mi gioco tutta la mia storia politica».

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