Gianni Danieli, 42 anni, fisioterapista e padre di due bambini è morto domenica 1 dicembre intorno alle 13, schiacciato da un albero che gli è caduto addosso mentre percorreva con il suo motociclo la via Cristoforo Colombo al km 17+800, all’altezza di Via di Malafede. Per lui non c’è stato nulla da fare quando i vigili hanno estratto il suo corpo da sotto il tronco l’uomo aveva già perso la vita.
L’albero avrebbe ceduto a causa del maltempo e delle forti raffiche di vento, ma come raccontano i testimoni sul luogo dell’incidente era evidente lo stato di scarsa manutenzione del pino che era senza radici e legato ad un cartello pubblicitario, cosi’ come altri alberi lì intorno.
Mentre due bimbi sono rimasti orfani del loro papà, i magistrati sono a lavoro per capire di chi siano effettivamente le responsabilità ed a chi spettasse effettivamente la manutenzione di quel tratto si strada. Nel registro degli indagati non ci sona ancora iscrizioni, ma l’attenzione è puntata sul Servizio di manutenzione, territorio ed ambiente che fa capo al Campidoglio.
Il fratello della vittima sentendosi abbandonato dalle istituzione ha fatto perfino un appello a Papa Francesco: “Solo la religione c’è rimasta e per questo chiedo al Papa di pregare per me e la mia famiglia, di starci vicino perché noi siamo disperati”.
Questo tragico evento ci fa tornare indietro al 18 febbraio 2009 quando intorno alle 9.30 del mattino un altro motociclista, Daniele Innocenzi, venne travolto da un ramo caduto da un pino, mentre stava percorrendo la via Cristoforo Colombo, anche lui morì sul colpo.
Tutto questo dovrebbe far riflettere sulla cattiva manutenzione delle strade della nostra città, perché questo non è un episodio isolato o dovuto ad un tragico destino, nella stessa giornata di domenica infatti lungo le strade della Capitale, altri alberi e rami caduti e profonde buche hanno provocato diversi incidenti, fortunatamente con conseguenze meno gravi.
Roma sarà pure la città eterna, ma la cosa che sembra davvero più eterna è la realizzazione di infrastrutture e di un piano sicurezza che metta i cittadini in grado di non dover avere il terrore di uscire di casa al minimo cambiamento climatico.



