Ironia dal retrogusto acido - la ''Nave'' incanta il Rostocco di AcerraTre “esaurito” in due giorni. Ottima prova per Smaldone, Esposito e Puzone
ACERRA. Debutto positivo, oltre ogni più rosea previsione, al piccolo Teatro Rostocco di Acerra della “Nave”, atto unico di Claudio Lombardi, Paolo Mazzarella e Rita Raucci, liberamente ispirato ai Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci, alla drammaturgia di Angelo Longoni e al filone della poesia nonsense del Novecento. Lo spettacolo diretto da Ferdinando Smaldone e dallo stesso Lombardi, coprodotto da Rostocco e Fuori Tema, ha totalizzato tre “esaurito” in appena due giorni di programmazione, tra sabato e domenica, riempiendo ogni ordine di posto dello spazio di via Calzolaio. E, in prima fila, una presenza silenziosa: un paio di scarpe rosse: rosse come il sangue versato dalle vittime di violenza, rosse come l’energia vitale di ogni donna. In “Una nave che esce dal porto, ballando con passo scozzese”, un’ora esatta di recitazione scandita da dialoghi serrati, incursioni farsesche e colpi di scena da retrogusto amaro, la trama costringe alla convivenza forzata due trentenni, alle prese con un omicidio cui sono stati testimoni. Dubbi, sensi di colpa, paure, ambizioni, voglia di cambiare tutto di sé, persino la faccia, sono solo alcune delle varianti emozionali che emergono dalle pieghe del testo e che sono state restituite al pubblico dalla meticolosa costruzione dei personaggi e da una regia sempre attenta. I due protagonisti, mediati da un fantomatico preparatore di collaboratori di giustizia, C1, reso in modo efficace da Salvatore Esposito, sono fisicamente vicini, ma emotivamente distanti. Per Giulia, interpretata dalla brava Paola Puzone, il passato è qualcosa da cui fuggire; per Marco, un eccezionale Smaldone, la base solida su cui costruire il futuro. Ma il registro ironico e paradossale con cui gli autori raccontano le afflizioni di un mondo dove non è facile essere sé stessi è solo il pretesto per compiere un’analisi feroce nei confronti della contemporaneità e delle sovrastrutture che condizionano la vita delle persone. Sotto accusa, finisco l’informazione, distratta perché asservita al potere, e la giustizia, manipolante e menzognera. È in questa svolta drammaturgica, in cui la messa in scena si allontana dai personaggi e dagli stilemi narrativi di matrice longoniana, che il grottesco lascia il posto al disincanto per un finale inaspettato e di grande effetto. Ottima anche le performance del cast tecnico: Enzo Sirletti (musiche), Vittoria Smaldone (audio luci), Valentina Corsuto (scene), Clara Maria Picardi (trucco), Rita Vecchione (costumi), Diego Dentale (foto) e Titti Smaldone (ottimizzazione).

Federica Pacilio

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