CalderoliRoma, 15 lug. – Una vera e propria bufera quella che si e’ abbattuta sul vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, che aveva insultato il ministro dell’Integrazione di origine congolese, Cecile Kyenge affermando: “Quando la vedo non posso non pensare ad un orango”. Il Presidente della Repubblica e’ intervenuto dicendosi “colpito e indignato” per i gravi episodi di questi giorni, dalle minacce a Mara Carfagna, agli insulti al ministro Kyenge, fino al rogo che ha incendiato il liceo Socrate a Roma. Dal Quirinale spiegano che il capo dello Stato e’ “colpito e indignato per i tre casi che dimostrano tendenza all’imbarbarimento delle vita civile e affrontera’ il tema nell’incontro con la stampa del 18 luglio”.
Su Calderoli si scagliano tutti i vertici delle istituzioni, dal Presidente del Consiglio ai presidenti delle Camere, mentre il Partito democratico ne chiede le dimissioni dalla vicepresidenza di Palazzo Madama. Per il vicepremier Angelino Alfano “nulla giustifica simili ingiurie” La diretta interessata, interpellata dall’Agi, commenta: “Non si tratta di una battuta infelice ma di come chi siede nelle istituzioni deve curare il linguaggio”. Sulla richiesta di dimissioni, avanzata da alcuni parlamentari, Kyenge risponde: “Non mi esprimo su questo, chiedo solo che tragga da solo, con il suo partito, le conseguenze”. Dopo quanto accaduto, “chiedo una riflessione a chi siede nelle istituzioni – afferma Kyenge – per capire come vada utilizzata la propria visibilita’, con quale linguaggio, se basato sulle offese o sui contenuti”. Secondo il ministro dell’Integrazione si tratta di “una riflessione legittima” che dovrebbe fare tanto l’esponente leghista quanto il suo partito: “Non mi indirizzo a Calderoli come persona – aggiunge – ma come rappresentante di un’istituzione: riflettere su cosa si vuole rappresentare attraverso il messaggio”. CALDEROLI: NON MI DIMETTO, VOGLIO ITALIANI NEL GOVERNO “Sono disponibile al confronto, e’ stata una battuta all’interno di un comizio, me ne scuso, ma sono pronto a dare battaglia in tutte le sedi riguardo alle sue posizioni che considero sbagliate sull’immigrazione”, dice Calderoli, ai microfoni del Tg1.
“Dimettermi? Ma da cosa? Ma scherziamo?, non ci penso proprio”. Calderoli cerca dunque di minimizzare l’episodio: “Non l’ho ‘paragonata’ ad un orango, ho detto – spiega – che, anche se non mi sembra, ha lineamenti in quel senso…”. Del resto, rileva, “rispetto a quello che mi e’ stato detto in passato e’ ancora poco…”. L’esponente leghista peraltro tiene a considerare “completamente distante dalle frasi di Borghezio”, le sue osservazioni sulla presenza nel governo del ministro di origine congolese. “Avevo appena detto che sarebbe un ottimo ministro, in Congo”. Roberto Calderoli tiene il punto e parla di Cecile Kyenge sottolineando che “non ce lo vedo un ministro del Congo in Italia. Va benissimo come ministro a casa propria e visto che questo e’ il governo che deve governare l’Italia, mi auguro che sia fatto da italiani”.
Tanto e’ vero che, aggiunge l’esponente leghista alludendo a Josefa Idem, “se ci fosse stata ancora quella… la canoista, l’avrei detto anche nei suoi confronti. Non vedo perche’ cercare all’estero quello che potremmo fare benissimo in casa nostra”. “Scegliere ministri stranieri e’ una scelta sbagliata: non condivido gli italiani eletti all’estero e non condivido i ministri stranieri”, ribadisce. “Voto la fiducia al governo, i suoi provvedimenti e valuto l’azione dei ministri e non credo assolutamente opportuno – osserva ancotra – che si peschi all’estero per fare il governo in Italia”. (AGI) .

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