Al di là degli esempi, in precedenza riportati, se si analizza il termine greco parodia, ci si trova di fronte a un nome parlante composto dal prefisso parà, che significa “accanto”, “vicino” e odè, che significa “canto”, per i greci il genere della poesia cantata e non degradata. Quindi la parodia non è altro che un canto degradato, il quale sta affianco al canto nobile, modello da degradare.
Alla luce di questi chiarimenti di carattere prettamente tecnico e letterario è, forse, possibile interpretare meglio e capire quanto succede oggigiorno. Infatti, è di alcuni mesi fa la vignetta propagandistica costata cara alla Ford India, la quale, per dimostrare la capienza del bagagliaio di un nuovo modello di auto, ritraeva il nostro ex ex premier comodamente seduto sulle poltroncine anteriori della vettura che, portellone posteriore aperto, si compiaceva, non si sa se per il contenuto o per l’effettiva capienza del bagagliaio: al suo interno, infatti, c’erano la Minetti, la Ruby e la Guerra con abiti sexy e opportunamente legate e imbavagliate.
Sicuramente, dopo le aspre critiche indirizzate dall’Italia ai tribunali Indiani, che ancora non riescono a fare giustizia sul caso dei Marò, questi hanno risposto con una vignetta di critica e parodia del nostro sistema politico e giudiziario che, al tempo, non si era ancora pronunciato sul caso che legava politica e prostituzione.
Tuttavia, come si evince dalla spiegazione precedente, la parodia, anche se non prettamente letteraria, funziona bene quando c’è un modello colto e serio da prendere in giro e degradare.
E se il modello di riferimento fosse già comico e degradato? Beh, allora si avrebbe una parodia della parodia, genere non ancora contemplato né dalla produzione letteraria, né da quella cinematografica, né da altre tipologie di produzione artistica.



