Milano, 19 aprile 2013 – Per le donne al di sotto dei 55 anni il tumore al seno è la prima causa di morte: una patologia che in Italia registra 40.000 nuovi casi l’anno. La regione Lombardia è al primo posto per diffusione del tumore al seno con circa 7.400 nuovi casi l’anno; ma grazie alle nuove terapie, sempre più potenti e mirate, aumentano di anno in anno aspettativa e qualità di vita per le pazienti.
Per sottolineare l’importanza e la centralità della paziente nei percorsi diagnostico-terapeutici, il progetto itinerante All Around Patients fa tappa a Milano, in occasione di un importante workshop di esperti oncologi che faranno il punto sulle più recenti innovazioni terapeutiche per una delle forme più aggressive di tumore al seno: quella HER positivo, per la quale sono in sperimentazione molecole innovative, efficaci e rispettose della qualità di vita grazie al meccanismo d’azione target based, come pertuzumab e T-DM1.
La regione Lombardia è al primo posto per diffusione del tumore al senocon circa 7.400 nuovi casi l’anno. Ma grazie alle nuove terapie, sempre più potenti e mirate per ciascun tipo di tumore aumentano di anno in anno aspettativa e qualità di vita per le pazienticon tumore mammario: sono oltre 90.000 le donne lombarde che convivono con la malattia.
Per sottolineare l’importanza della centralità della paziente nei percorsi diagnostico-terapeuticie della sua qualità di vita, il progetto itinerante All Around Patientsfa tappa a Milano, in occasione di un importante workshop di esperti oncologiche faranno il punto sulle più recenti innovazioni terapeutichenell’ambito di una delle forme più aggressive di tumore al seno: il tipo HER2 positivo.
Per questo tipo di tumore, la ricerca sta sperimentando molecole innovative,efficaci e rispettose della qualità di vita grazie al loro meccanismo d’azione target based.
Guarigione per il maggior numero di donne; aspettativa di vita sempre più lunga; qualità di vita come parte integrante della terapia. Sono queste le frontiere della lotta contro il tumore alla mammella.
Per le donne al di sotto dei 55 anni il tumore al seno è la prima causa di morte: una patologia che nel mondo registra 1 milione di nuovi casi l’anno, 40.000 dei quali in Italia. La Lombardia è purtroppo ai primi posti: ogni anno sono circa 7.400 le donne lombarde che ricevono una diagnosi di tumore al seno, 1.500 quelle che non ce la fanno. Tuttavia grazie alla diagnosi precoce e a terapie sempre più mirate ed efficaci, un numero crescente di pazienti arriva alla guarigione, mentre l’aspettativa di vita è in costante aumento.
Per affrontare questi temi, è in corso a Milano un importante workshop in cui oncologi medici si confrontano sulle più recenti innovazioni nell’ambito del trattamento del tumore al seno, in particolare il tipo HER2 positivo che rappresenta il 20-30% di tutte le diagnosi di carcinoma mammario. Una forma molto aggressiva, con una progressione più rapida e un’età di insorgenza sempre più bassa.
L’impegno a 360° della medicina oncologica nel porre la paziente e la sua qualità di vita al ‘centro’ dei percorsi diagnostico-terapeutici, fondamento del progetto itinerante All Around Patients, è stato illustrato nel corso di un incontro nel quale è stato fatto il punto sui più recenti traguardi raggiunti dalla ricerca scientifica nazionale e internazionale contro il tumore della mammella. «La sopravvivenza è migliorata per tanti motivi: maggiore conoscenza del problema nella popolazione generale e tra le donne, diagnosi precoce, che consente di scoprire tumori molto piccoli con un migliore e più efficace controllo della malattia e migliore qualità delle cure» – osserva Luca Gianni, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica, IRCCS, Ospedale San Raffaele di Milano.«Negli ultimi 20 anni la medicina oncologica ha fatto progressi formidabili grazie a farmaci innovativi e al coordinamento multidisciplinare. Con le migliori possibilità di cura e la diagnosi precoce, a partire dai primi anni ’90, abbiamo assistito ad una riduzione dei tassi di mortalità a fronte di un aumento delle nuove diagnosi».
L’HER2 (Human Epidermal Growth Factor Receptor 2) è un recettore presente sulla membrana di molte cellule che in situazioni normali ne regola la crescita e la proliferazione. Quando però il gene HER viene iper-espresso, il numero dei recettori aumenta in modo anomalo provocando una crescita cellulare incontrollata o maligna. Per il tumore HER2 positivo la ricerca scientifica è riuscita a individuare una serie di test diagnostici ad hoc. «La tipizzazione dei vari tipi di tumore mammario è fondamentale. Non tipizzare lo stato di HER2 di un tumore mammario sarebbe un atto di negligenza grave perché l’informazione ha importanza critica per la scelta di farmaci mirati che cambieranno l’evoluzione e la prognosi di questa malattia», precisa Luca Gianni. La tipizzazione istologica e molecolare deve essere eseguita con test accurati e precisi in modo da ridurre al minimo eventuali risultati di dubbia interpretazione.«Naturalmente – continua Gianni – questo implica che il patologo sia sempre più una figura di riferimento nella strategia terapeutica e nel percorso clinico della paziente perché le scelte dell’oncologo si basano sempre di più sulle osservazioni del patologo».
E una diagnosi precisa e accurata indirizza alla migliore terapia: per il tumore HER2 positivo, trastuzumab ha modificato significativamente la storia naturale della malattia. «I recettori HER2 che mediano la crescita delle cellule vanno immaginati come delle “serrature” nelle quali vanno ad inserirsi delle chiavi, ovvero i fattori circolanti di stimolazione della crescita, trastuzumab agisce occupando queste serrature, impedendo così l’ingresso ai fattori di crescita. Con questa opzione terapeutica possiamo ridurre del 40-50% la mortalità delle donne colpite da tumore al seno HER2 positivo», afferma Sabino De Placido, Professore ordinario di Oncologia Medica, Azienda Ospedaliero Universitaria Federico II di Napoli.
Oggi, forti di questo importante traguardo terapeutico raggiunto, l’attenzione della ricerca è sempre più indirizzata alla Qualità della Vita delle pazienti e allo sviluppo di terapie personalizzate, più efficaci e meglio tollerate. La ricerca va avanti con studi clinici volti non solo a sperimentare formulazioni innovative, come quella per la somministrazione sottocutanea di trastuzumab, molto meno invasiva e più rapida, ma anche per la messa a punto di nuove terapie per le pazienti con tumore mammario HER2 positivo in fase avanzata.
«Le opzioni terapeutiche in sperimentazione potranno aumentare le opportunità di cura delle pazienti con tumore al seno HER2 positivo migliorando l’attività terapeutica già ottimale del trastuzumab. Sicuramente l’introduzione di pertuzumab, inibitore della dimerizzazione di HER2, che inibisce la crescita cellulare e induce la morte delle cellule tumorali, costituisce un avanzamento importante nella possibilità di cura delle pazienti con malattia HER2 positiva sia in fase precoce che metastatica – sottolinea De Placido – inoltre, il T-DM1, anticorpo-farmaco coniugato che lega al trastuzumab un potente chemioterapico, rappresenta un altro farmaco di ultima generazione che speriamo sarà presto a disposizione di tutte le pazienti con malattia HER2 positiva del nostro Paese».
Al momento, infatti, questi due farmaci sono a disposizione solamente attraverso l’ampio programma di studi clinici avviato nei principali centri oncologici italiani.
Sicuramente la malattia metastatica HER2 positiva, in passato sinonimo di malattia molto aggressiva, grazie a questi nuovi farmaci a bersaglio molecolare ha cambiato la sua prognosi in maniera sostanziale. L’aspettativa di vita delle pazienti con tumore metastatico HER2 positivo, grazie alle innovazioni tecnologiche, si è notevolmente allungata e finalmente, dopo anni di ricerca in questo campo, si iniziano a vedere i risultati dello sforzo finora fatto da tutta la comunità scientifica che si occupa di tumore della mammella.


