Come riportato poco fa dalla Cnn e anche da alcune fonti governative, è stata smentita la notizia secondo la quale sarebbe stato eseguito un arresto nell’ambito dell’attentato alla maratona di Boston di lunedì scorso. L’emittente statunitense, insieme ad altri media americani, aveva diffuso la news del fermo avvenuto sulla base dei due video analizzati e passati al setaccio dagli investigatori: immagini che giungono da due telecamere a circuito chiuso di un grande magazzino oltre a quelle di una tv della città di Boston, impegnata nella copertura live dell’evento sportivo.
La Cnn e fonti governative hanno dunque fatto rientrare il tutto, precisando che i video mostrano si ‹‹un uomo di pelle scura, vestito di nero che scappava dalla scena››, ma che egli non è stato ancora né identificato né tantomeno fermato dalla polizia. Resta comunque viva la sensazione che ad agire non sia stato un “commando” o un gruppo organizzato, bensì un vero e proprio “lupo solitario”, in quanto il materiale utilizzato per la preparazione e la detonazione dell’ordigno – ‹‹miscela esplosiva improvvisata a combustione lenta›› (per esempio clorato di potassio misto a zucchero oppure la cosiddetta “flash-powder”, un tipo di polvere pirica in genere utilizzato per confezionare petardi o fuochi di artificio) – risulterebbe semplice da reperire. A confermare l’ipotesi anche il modo in cui esse sarebbero state preparate, ossia seguendo delle semplici istruzioni contenute in un articolo apparso nel 2010 sul sito in lingua inglese curato da Al- Qaeda, “Inspire”: indicazioni che, inizialmente indirizzate ai militanti islamisti, pare siano finite con l’essere fatte proprie anche da frange dell’estrema destra americana, come i “suprematisti” bianchi.
A due giorni dall’attentato sul traguardo della maratona di Boston prosegue la caccia ai responsabili della strage.



