La rivolta indipendentista del popolo beluci ha scatenato nel governo pakistano una reazione brutale, la cosiddetta politica “uccidi e scarica”.
Il Belucistan, un’area totalmente trascurata a sud-ovest del Pakistan, è diventato noto per la discriminazione, la violenza e la politica “Kill and Dump” (“uccidi e scarica”), come sono state definite le terribili violenze che vengono perpetrate in questa zona. Insieme con l’attuale problema dei diritti umani in Gilgit Baltistan (ma anche in diverse altre aree legate al Pakistan), il Belucistan è una delle zone più problematiche. Pur essendo la più grande area del Pakistan (circa il 44% della superficie totale del Paese), è la meno urbanizzata e popolata, nonostante sia una delle regioni più ricche di risorse. Dalla partizione dell’India nel 1947, ci sono stati numerosi conflitti nel Belucistan, che hanno dato luogo a un amaro risentimento e ad un forte rancore della popolazione beluci nel confronti dello Stato pakistano. La situazione è aggravata da una totale assenza di empatia fra i due popoli, come dimostra la soluzione che propone il governo pakistano, la quale non fa altro che acuire ancor di più il conflitto. Gli scontri hanno subito una svolta brutale nel 2005 in seguito allo scoppio della cosiddetta “quinta rivolta indipendentista” (le altre risalgono agli anni 1948, 1958-1959, 1962-1963, 1973-1977): la più recente è iniziata nel 2002 ed è culminata con l’assassinio di Nawab Akbar Bugti (leader del movimento indipendentista beluci) nel 2006 e con l’uccisione di circa 5000 persone.
Cause del conflitto
Uno dei motivi principali del conflitto fra Pakistan e beluci è la divisione di classe. La maggior parte della popolazione beluci soffre la povertà e la mancanza di servizi di base, in contrasto con un ristretto gruppo di persone immensamente ricche appartenenti all’elite: infatti i sardar (“capi”) beluci non vogliono interventi da parte dello Stato, proprio perché hanno paura di perdere la propria ricchezza e influenza. Gli altri motivi principali dell’insorgere dell’ostilità sono la mancanza di crescita economica, culturale e politica. Il Pakistan accusa Stati Uniti e India di aver fornito aiuti finanziari e militari al movimento separatista (addirittura di averlo fatto nascere essi stessi), ma sia negli Stati Uniti che in India negano tali accuse. La mancanza di istruzione, di infrastrutture, di lavoro, l’oppressione nei confronti delle donne, sono ragioni che gettano altra benzina sul fuoco. Il fatto che il Pakistan non fornisca proposte di risoluzione concrete a questi problemi è dunque una questione che genera grande preoccupazione, ed è per questo che il Belucistan sta chiedendo aiuto alle Nazioni Unite per essere sostenuto: situazioni disperate richiedono misure disperate. In un articolo pubblicato da Vision 21, Waheed Baloch (ex presidente dell’Assemblea provinciale del Belucistan) dice: “I giovani sulle montagne sono coloro che in passato hanno avuto fiducia nelle forze democratiche per ottenere uno stato di diritto, ma l’esitazione da parte dei governi successivi ha portato il risentimento in questi individui al livello attuale”. L’estremismo è la causa di tutti i mali del Belucistan, sia in campo religioso che politico. La mancanza di istruzione e di sensibilizzazione, i partiti e i gruppi disorganizzati hanno una grossa fetta di colpa, oltre al governo smantellato.
La politica disumana del “Kill and dump”
Negli ultimi anni, molti abitanti beluci sono stati rapiti dalle forze di sicurezza pakistane; in seguito sono stati uccisi e i cadaveri gettati in fiumi e fogne, dopo essere stati sottoposti a brutali torture, e tutto questo viene giustificato in nome della “contro-insurrezione”. Il Pakistan in questo modo viola delle leggi rappresentate dal codice dei diritti umani. Questa politica è nata durante il mandato del presidente Pervez Musharraf e è continuata da allora. L’obiettivo principale di tale violenza sono gli attivisti beluci, che dapprima passano attraverso dure persecuzioni, e poi finiscono per essere uccisi e gettati in particolare nella zona di Karachi (la città più popolosa del Pakistan, sulla costa del Mar Arabico al confine con la regione del Belucistan). Questo atteggiamento violento nelle intenzioni del governo pakistano ha lo scopo di sconvolgere e spaventare gli attivisti beluci, ma in realtà il risultato è esattamente l’opposto, poiché non solo aumenta il desiderio di ribellione degli oppressi, ma crea anche un grave precedente di governo brutale. L’approccio del Pakistan nei confronti della popolazione beluci è stato scorretto su moltissimi fronti, ma se riuscisse almeno a rinunciare alla politica “Kill and Dump” e iniziasse ad affrontare seriamente e concretamente i problemi della gente in Belucistan, lo stesso Pakistan otterrebbe immensi benefici da quella che potrebbe essere la sua più grande risorsa finanziariamente e politicamente. Il governo pakistano non si rende conto che il Belucistan, che copre quasi la metà del suo territorio, potrebbe essere una grande risorsa per risollevare l’economia anche grazie ad investimenti sui giovani e sull’istruzione, utilissimi sul lungo periodo. Eppure finora l’unico sostegno al Belucistan è arrivato da parte di insegnanti, giornalisti e attivisti dei diritti umani e sociali. È ora che il governo pakistano faccia un passo concreto per porre fine a questa strage continua, e riportare la pace in un Belucistan in preda al caos.


