Uno degli aspetti che caratterizzano ogni mutamento politico significativo in Italia è una affannosa corsa al carro del reale o presunto vincitore. Corsa che non si manifesta solo col brutale cambio di casacca, ed assume il più delle volte aspetti più sfumati, ma non per questo meno evidenti: in una sorta di progressione logica e comportamentale, spuntano intellettuali, opinionisti, politici, a interpretare, spiegare, comprendere, far proprie le ragioni della novità, immaginando a seconda dei casi, di poter cavalcare la nuova situazione, o di poterla utilizzare, quando non di potervisi mettere direttamente al servizio.
A parte i casi topici del 25 Luglio e del 25 Aprile, così fu all’avvio del centrosinistra, con la corsa alla stanza di bottoni che in buona parte si scoprì poi esser stati disconnessi prima di aprire la stanza; durante il periodo d’oro di Craxi, in cui si plaudeva al decisionismo; in occasione di Mani Pulite, quando molti arrivarono a farneticare la funzione supplettiva della magistratura rispetto alla politica; e con l’affermarsi della Lega e con la prima vittoria di Berlusconi, quando, scambiando fischi per fiaschi, si discettò sull’affermazione di un movimento liberale di massa.
Oggi si sono già messi in movimento meccanismi di questo genere, che hanno trovato una corrispondenza politica nella proposta preferenziale di Bersani alle 5 Stelle, approvata dalla Direzione del PD sotto il manto di una apparente unanimità; unanimità che ha cercato di nascondere le più che evidenti crepe tra coloro che erano convinti dell’utilità e della bontà della proposta, e coloro che vi si sono adattati scetticamente ed in termini di pura rassegnazione.
A precorrere questa linea di apertura alle 5 Stelle, subito dopo gli scrutini, era stato Nichi Vendola, preoccupatissimo per il pessimo risultato d’insieme del Centrosinistra, ed in particolare per un risultato del suo partito molto peggio che deludente ed attutito solo da un premio di maggioranza alla Camera che ha “regalato” a SEL oltre 15 deputati.
Già nei primissimi commenti sui risultati elettorali, Nichi Vendola aveva infatti avviato una lettura del voto alle 5 Stelle che sostanzialmente era articolata attorno a due considerazioni:
- Quella di poter operare una sorta di tripartizione tra: a)- gli elettori che hanno dato fiducia alle 5 Stelle, in gran parte provenienti da sinistra e riconosciuti, nelle loro aspirazioni, come facenti parte effettiva o potenziale della “koinè” del popolo della sinistra; b)- gli eletti, che si ritiene o spera possano rapidamente convertirsi ai canoni di comportamento di una “normale” forza di sinistra; c)- il vertice Casaleggio-Grillo, di cui si tende a sottovalutare il potenziale e le finalità distruttive, mettendo invece in luce le affinità con tematiche o sensibilità più o meno largamente diffuse in una parte della sinistra (ad esempio, il referendum sull’euro, le teorie sulla decrescita, l’interpretazione complottista circa le difficoltà del Paese).
- Il sottolineare come una parte delle suggestioni, delle motivazioni, dei disagi, ed anche dei modelli di forme partecipative, che hanno indotto molti elettori a votare 5 Stelle, non siano distanti dalle aspirazioni e dalle sensibilità di movimenti di base, gruppi spontanei, collettivi, espressioni di quel “popolo della sinistra” di cui SEL ha cercato di essere interprete e razionalizzatore. Suggestioni che, se oggi si sono espresse nel ricorso frequente a tesi complottiste per spiegare le difficoltà del Paese, nel concetto del “sono tutti eguali”, in slogan e parole d’ordine quali l’uscita dall’euro e l’indifferenza nei confronti della questione del debito pubblico, nella visione di una società deindustrializzata, e nella distanza dalle forme politiche della democrazia rappresentativa, avrebbero comunque, secondo questa interpretazione, motivazioni compatibili con il rilancio di una sinistra di movimento.
Su queste premesse, sarebbe risultata possibile la ricerca di un’intesa preferenziale tra una Sinistra ritornata in Parlamento ed il movimento antisistema di Grillo e Casaleggio, magari con la debole condizione che questi ultimi attenuassero almeno in parte le loro dichiarazioni più estreme circa la distruzione del nostro sistema politico.
Da considerazioni di questo tenore, e nella debole speranza di imbrigliare e ridurre a più miti consigli il Movimento o almeno una parte di esso, è partita l’iniziativa politica sviluppata dal PD di prefigurare un ipotetico governo fondato sul rapporto preferenziale con i “grillini”, o meglio, con i loro eletti.
Ma tutto ciò appare in stridente contrasto con le affermazioni e le dichiarazioni dei leaders del movimento, che appaiono improntate a ben altro che a concedere un sostegno ad un ipotetico governo Bersani. La cui richiesta di incarico per la formazione del futuro governo è partita sostanzialmente dal considerare il Movimento 5 Stelle come un qualsiasi partito operante in una democrazia, e quindi soggetto ad quadro di riferimenti metodologici simile a quello delle altre forze politiche. Così non è, in quanto la finalità del Movimento appare sempre più chiaramente non quella di riformare un sistema politico-istituzionale che, per quanto sia andato degenerando, è comunque quello previsto dalla nostra Costituzione, e che da essa trae legittimità, ma quella di sostituirvi un qualcosa che ne differisce profondamente nella forma e nella sostanza.
A questo punto sorge il problema se, pur ammettendo che un’intesa del genere possa andare in porto, questa sia sufficiente ad assicurare governabilità e credibilità al Paese e, cosa ancor più importante, quello del prezzo che il Paese dovrebbe pagarvi in termini di democrazia, di prospettive economiche e sociali, di rapporti con l’Europa.
E’ una questione non da poco, in quanto se. come è probabile, è un tentativo destinato ad un fallimento più che annunciato, non si vede perché lo si sia voluto avviare indebolendo ulteriormente la credibilità della democrazia italiana ed avendo come unica probabile conseguenza il ritorno quasi immediato alle urne; e, in questo caso, con quale legge elettorale e con quali prevedibili risultati? Se invece dovesse risultare praticabile, il Paese ha il diritto di sapere per andare dove, posto che gli 8 punti di Bersani sono ampiamente indeterminati e, aprendo la porta a diverse possibilità di sbocco, la loro attuazione sarebbe condizionata dai continui ricatti di chi dovrebbe votare poi i singoli provvedimenti o dare la fiducia al governo.
E’ infatti illusorio nascondersi il fatto che, nelle motivazioni, nelle parole d’ordine e nei comportamenti del Movimento, non si trovano solo questioni che potrebbero essere affrontate efficacemente da una seria azione riformatrice, quali l’iniziale e più che motivata repulsione per la casta, cui si sono aggiunti più di recente la constatazione dell’innegabile disagio sociale e della mancanza di prospettive per i giovani.
Vi si ritrovano anche la declinazione in chiave sbrigativamente populista di tematiche riprese dal lessico della sinistra antagonista (come un antieuropeismo diffuso, la proposta del referendum sull’euro o l’idea di liberarsi del debito con soluzioni di tipo argentino) e, cosa ancor più grave, atteggiamenti che hanno riferimenti di ben altra natura ed individuabili in quell’avversione alle complessità della democrazia rappresentativa che nel corso dell’ultimo secolo ha visto accomunate la destra più estrema e le concezioni leniniste, concordi nel definirle come gli imbrogli di una democrazia borghese.
E’ già stato notato come le stesse dichiarazioni di Casaleggio e Grillo stiano ad indicare che la strategia del movimento abbia per scopo non la riforma, ma l’abbattimento di un sistema politico fondato sui partiti.
Proclamare come obbiettivo il raggiungimento del 100% non è una boutade pubblicitaria, ma indica una concezione: quella di considerare inutili e superate le dinamiche politiche fondate sulle rappresentanze elettive, da sostituirsi con una sorta di a-democrazia diretta del secolo XXI°, passante attraverso canali quali il web e la comunicazione carismatica. Ad ispirare da lontano queste concezioni si trova la figura di Jean Jacques Rousseau, nell’immaginazione di forme di controllo politico diretto da parte del popolo, respingendo la funzione dei corpi intermedi della società ed il concetto di rappresentanza politica che comunque, ove necessaria, andrebbe sottoposta a mandato imperativo.
La concezione dei gruppi parlamentari come semplici ed obbedienti portavoce del movimento, manifestata nell’attacco all’Art. 67 della Costituzione, indica come gli eletti debbano rispondere non tanto al corpo degli elettori, quanto ai vertici del movimento ed alla linea da questo stabilita attraverso canali misteriosi e di fatto sottratti al controllo dal basso. Le costituzioni dei Paesi del socialismo reale adottarono tale principio, cui si è ispirata la totale subordinazione dei relativi gruppi parlamentari agli organi dirigenti dei partiti comunisti dei Paesi dell’Europa Occidentale.
C’è poi da chiedersi come ci si debba regolare nell’eventualità in cui si arrivi a stabilire, come da più parti oramai si inizia a sostenere, che partiti e movimenti politici debbano darsi regole e statuti democratici e tali da consentire dialettica e ricambio interno, quando, secondo il Regolamento del Movimento 5 Stelle (vedi in calce a questo articolo il suo Regolamento, ripreso dal sito ufficiale del Movimento), basta un “click” per eliminare un aderente, non a caso definito come “Utente”.
E quel tanto di discussione che riesce a trasparire tra i neo parlamentari lascia intendere come le opzioni in campo siano comprese in un arco di opzioni che, escludendone ogni altra, va quella del rifiuto di ogni dialogo con partiti definiti come cadaveri da seppellire e dimenticare, a quella dell’uso strumentale, ed ai fini del movimento, del gioco politico.
Queste considerazioni dovrebbero, da sole, bastare a far considerare o inutile o pericoloso, ed anzi, più probabilmente, entrambe le cose insieme, ogni tentativo di coinvolgimento preferenziale ed unilaterale delle 5 Stelle.
Ma non di sola democrazia si tratta. Se a tutto ciò si aggiungono iniziative annunciate quali il referendum per l’uscita dall’euro, c’è da chiedersi come un’intesa con il dr. Casaleggio possa esser compatibile con l’intenzione annunciata da Bersani che l’Italia debba essere parte attiva nel promuovere comuni politiche europee indirizzate allo sviluppo. Prospettiva che, per essere credibile e praticabile, richiederebbe maggiori, e non minori, affidabilità e convinzioni europeiste.
Abbiamo già visto qualcosa di simile, nell’atteggiamento assunto a suo tempo dalla destra berlusconiana in primis (ma non solo da essa) nei confronti della Lega. Anche allora, quel fenomeno, motivato anch’esso da insoddisfazioni largamente diffuse ed in parte fondate, circa il funzionamento e gli sprechi della cosa pubblica, fu sottovalutato nel suo potenziale eversivo e si accettò di subire l’ipoteca padana, che dura tuttora, sull’evolversi e l’indebolirsi della politica italiana. Anche in quel caso, si è cercato di operare lo scambio tra un sostegno politico dato in termini puramente strumentali e concessioni politiche e di potere che hanno screditato e leso l’unità nazionale sancita dalla Costituzione.
E come si fa a vedere nell’evocazione della possibilità dello scatenarsi della violenza di piazza fatta pochi giorni fa da Grillo qualcosa di diverso dalle minacce leghiste di secessione padana, anche per vie di fatto? Al di là della possibilità o meno del verificarsi di simili eventi, il fatto stesso di evocarli appare già di per sé un attentato alla Costituzione e dovrebbe indurre chiunque veda nella democrazia la precondizione di ogni progresso a prender nettamente le distanze da chiunque li evochi.
Al di là del risultato della proposta di Bersani, il fatto che il centrosinistra, cercando di ovviare ad una fragilità politica che, nascendo soprattutto dalla carente capacità di proposta, non sta solo nei numeri, abbia rivendicato un debole diritto a governare (come se si fossero vinte le elezioni) grazie ad un’ipotetica intesa con le 5 Stelle, porta comunque all’aver perso credibilità e ceduto terreno a chi è indifferente alla posizione italiana in Europa e non intende riformare la democrazia italiana, ma sostituirvi qualcosa di diverso.
Il che, alla lunga, porterebbe, come unica alternativa al caos ed alle visioni esoteriche di Casaleggio, alla proposta, che peraltro la destra ha già avanzato, di una società oligarchica che trovi le sue forme istituzionali nel presidenzialismo, nel mito dell’uomo forte, nell’indebolimento delle autonomie e dei meccanismi di bilanciamento e controllo reciproco dei poteri istituzionali, nello svuotamento delle funzioni della rappresentanza parlamentare, e nel restringimento della sfera dei diritti individuali, civili e sociali.
Il centrosinistra, ed in modo particolare chi al suo interno ne esprime la componente più sensibile alle condizioni di disagio sociale, deve quindi stare attento a non fare una pericolosa confusione tra le motivazioni che hanno determinato l’ampiezza del risultato elettorale di Grillo & C e quelli che in effetti sono gli indirizzi del movimento, tutt’altro che rivolti a rendere effettivo ed aperto il funzionamento della democrazia.
Non è pensabile che il superamento delle difficoltà economiche e sociali dell’oggi possa prescindere dal pieno funzionamento di una democrazia rappresentativa che rappresenta l’unico terreno sul quale possano svilupparsi i diritti individuali, civili, sociali, e sul quale possa esser mantenuto l’equilibrio tra diritti e doveri.
Il funzionamento di una democrazia comporta la presenza di meccanismi articolati e complessi, non semplificabili o riducibili attraverso per via di artifici controproducenti quali la riduzione del numero dei parlamentari o l’indebolimento dei criteri di rappresentatività politica: abbiamo già visto dove ci ha portato il Porcellum. Detto per inciso, se 15 giorni fa avessimo votato con la legge elettorale del 1948, molto probabilmente oggi non saremmo in questa situazione.
E non si deve dimenticare come i meccanismi della democrazia siano intrinsecamente deboli nei confronti di chi intenda sfruttare le potenzialità che il sistema democratico offre per poi svuotarlo e metterlo in crisi.
Quando ciò avvenga, la difesa della democrazia nei confronti di chi la avversa diventa il primo compito di chi, a prescindere dalle diversità politiche, dichiara di sostenerla, essendo questa affidata essenzialmente all’azione politica ed alla capacità di riforma delle forze democratiche.
Gim Cassano (Alleanza Lib-Lab),
N.B. Su questo argomento, vedi anche altri interventi del sottoscritto (p=3821,p= 2828), di Pier Paolo Caserta (p=3866,p=3844,p=3842,p=3729), di Andrea Cabassi (p=3869) e di Mauro Del Bue (p=3857), pubblicati tutti su “Spazio Lib-Lab”
Allego, per opportuna conoscenza, il Regolamento del Movimento 5 Stelle (tratto dal sito ufficiale del movimento).
Non statuto
Articolo 1 – Natura e Sede
Articolo 2 – Durata
Articolo 3 – Contrassegno
Articolo 4 – Oggetto e finalità
Articolo 5 – Adesione al MoVimento
Articolo 6 – Finanziamento delle attività svolte sotto il nomedel “MoVImento 5 Stelle”
Articolo 7 – Procedure di designazione dei candidati alle elezioni
REGOLAMENTO
ARTICOLO 1 – NATURA E SEDE
Il “MoVimento 5 Stelle” è una “non Associazione”. Rappresenta una piattaforma ed un veicolo di confronto e di consultazione che trae origine e trova il suo epicentro nel blog www.beppegrillo.it.
La “Sede” del “MoVimento 5 Stelle” coincide con l’indirizzo web www.beppegrillo.it.
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ARTICOLO 2 – DURATA
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ARTICOLO 3 – CONTRASSEGNO
Il nome del MoVimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso.
ARTICOLO 4 – OGGETTO E FINALITÀ
Il “MoVimento 5 Stelle” intende raccogliere l’esperienza maturata nell’ambito del blog www.beppegrillo.it, dei “meetup”, delle manifestazioni ed altre iniziative popolari e delle “Liste Civiche Certificate” e va a costituire, nell’ambito del blog stesso, lo strumento di consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati a promuovere le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo così come le proposte e le idee condivise nell’ambito del blog www.beppegrillo.it, in occasione delle elezioni per la Camera dei Deputati, per il Senato della Repubblica o per i Consigli Regionali e Comunali, organizzandosi e strutturandosi attraverso la rete Internet cui viene riconosciuto un ruolo centrale nella fase di adesione al MoVimento, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione.
Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro.
Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.
ARTICOLO 5 – ADESIONE AL MOVIMENTO
L’adesione al MoVimento non prevede formalità maggiori rispetto alla registrazione ad un normale sito Internet. Il MoVimento è aperto ai cittadini italiani maggiorenni che non facciano parte, all’atto della richiesta di adesione, di partiti politici o di associazioni aventi oggetto o finalità in contrasto con quelli sopra descritti.
La richiesta di adesione al MoVimento verrà inoltrata tramite Internet; attraverso di essa, l’aspirante Socio provvederà a certificare di essere in possesso dei requisiti previsti al paragrafo precedente.
Nella misura in cui ciò sia concesso, sulla scorta delle vigenti disposizioni di legge, sempre attraverso la Rete verrà portato a compimento l’iter di identificazione del richiedente, l’eventuale accettazione della sua richiesta e l’effettuazione delle relative comunicazioni.
La partecipazione al MoVimento è individuale e personale e dura fino alla cancellazione dell’utente che potrà intervenire per volontà dello stesso o per mancanza o perdita dei requisiti di ammissione.
ARTICOLO 6 – FINANZIAMENTO DELLE ATTIVITÀ
SVOLTE SOTTO IL NOME DEL “MOVIMENTO 5 STELLE”
Non è previsto il versamento di alcuna quota di adesione al MoVimento. Nell’ambito del blog www.beppegrillo.it potranno essere aperte sottoscrizioni su base volontaria per la raccolta di fondi destinati a finanziare singole iniziative o manifestazioni.
ARTICOLO 7 – PROCEDURE DI DESIGNAZIONE
DEI CANDIDATI ALLE ELEZIONI
In occasione ed in preparazione di consultazioni elettorali su base nazionale, regionale o comunale, il MoVimento 5 Stelle costituirà il centro di raccolta delle candidature ed il veicolo di selezione e scelta dei soggetti che saranno, di volta in volta e per iscritto, autorizzati all’uso del nome e del marchio “MoVimento 5 Stelle” nell’ambito della propria partecipazione a ciascuna consultazione elettorale.
Tali candidati saranno scelti fra i cittadini italiani, la cui età minima corrisponda a quella stabilita dalla legge per la candidatura a determinate cariche elettive, che siano incensurati e che non abbiano in corso alcun procedimento penale a proprio carico, qualunque sia la natura del reato ad essi contestato.
L’identità dei candidati a ciascuna carica elettiva sarà resa pubblica attraverso il sito internet appositamente allestito nell’ambito del blog; altrettanto pubbliche, trasparenti e non mediate saranno le discussioni inerenti tali candidature.
Le regole relative al procedimento di candidatura e designazione a consultazioni elettorali nazionali o locali potranno essere meglio determinate in funzione della tipologia di consultazione ed in ragione dell’esperienza che verrà maturata nel tempo.
Versione del 10/12/2009



