Precisazioni del Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi sull’articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 7 marzo dal titolo “Magistrati fuori ruolo e conflitti d’interessi” a firma Milena Gabanelli.
Innanzitutto è privo di fondamento che all’ordine del giorno del consiglio dei ministri ci sia alcun provvedimento inerente i magistrati fuori ruolo, come invece riportato nell’articolo. Lo schema di decreto legislativo di cui si parla nell’articolo è stato predisposto secondo la delega prevista nella legge anticorruzione approvata lo scorso 6 novembre, che rimette il compito al Governo, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e con il Ministro della giustizia.
Lo schema di decreto legislativo è stato approvato in via preliminare il 22 gennaio 2013 dal Consiglio dei Ministri e, munito del visto della Ragioneria generale dello Stato, è stato trasmesso il 29 gennaio 2013 alle Camere per l’acquisizione del parere delle Commissioni competenti, le cui osservazioni sono state puntualmente riprese in un nuovo schema di decreto in elaborazione. La delega scade il 28 marzo 2013, per cui la prosecuzione dell’iter è imposta anche durante il periodo elettorale secondo quanto previsto dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 dicembre 2012 in materia di svolgimento delle funzioni proprie dell’Esecutivo nel periodo della crisi di Governo.
Lo schema di decreto non disciplina quali siano gli incarichi consentiti ai magistrati fuori ruolo, né li modifica né li aumenta, perché la legge delega non lo prevede. Indica, tra gli incarichi già consentiti dalle leggi vigenti, quali debbano essere svolti per garantire al massimo la terzietà dei giudici in posizione di fuori ruolo. Inoltre il provvedimento, al contrario di quanto affermato nell’articolo, non interviene sull’istituto dell’aspettativa, già disciplinato dalla legge n.145/2002.
Non corrisponde al vero, inoltre, che la maggior parte degli incarichi comporta il cosiddetto “doppio stipendio”: chi va in aspettativa non percepisce assegni dalla propria amministrazione. Chi è fuori ruolo, proprio in forza di una legge e di un decreto approvati su iniziativa di questo Governo, può al massimo percepire, anche se svolge due attività consentite, una maggiorazione fino al 25% dello stipendio di provenienza.
Inoltre non corrisponde al vero che dei 227 magistrati fuori ruolo la maggior parte provenga da Consiglio di Stato, Tar e Corte dei Conti, come affermato nell’articolo. Questo numero si riferisce esclusivamente ai magistrati ordinari, mentre i magistrati amministrativi (Tar e Consiglio di Stato) fuori ruolo sono 19, di cui 9 presso i ministeri. Non corrisponde al vero neanche quanto affermato sul capo di gabinetto del ministro della Funzione Pubblica, il consigliere Garofoli in quanto non è fuori ruolo.


