Sono passati solo pochi giorni dall’estremo gesto di protesta contro la repressione cinese, dei due giovanissimi tibetani Rinchen e Sonam Dargyen (il primo di 17 anni e il secondo di 18), che si sono dati fuoco presso la città di Dzorge nella regione del Sichuan, la provincia a sud-est della Repubblica Popolare Cinese.La provincia del Sichuan non è nuova a questi terribili fatti di cronaca; il 3 Febbraio scorso infatti, un monaco tibetano di 33 anni si era dato fuoco al grido di “Lunga vita al Dalai Lama”. Il Sichuan è la terza provincia cinese per numero di abitanti, con circa 87 milioni di persone appartenenti a ben 53 etnie differenti, tra cui la minoranza tibetana. La provincia confina infatti ad ovest con quella che dal 1965 (anno della definitiva annessione armata del Tibet alla Cina), le autorità cinesi definiscono la regione “autonoma” del Tibet.
Pochi giorni prima, nella cittadina di Xiahe, un uomo sulla quarantina si era dato fuoco per protesta, invocando la libertà tibetana ed inneggiando al Dalai Lama; come del resto aveva fatto il giovane tibetano di 26 anni, Drukpa Khar, autoimmolatosi una settimana prima, presso il monastero Labrang della stessa città.
Ieri sera, stando a quanto riporta Voice of America, l’ennesimo caso. Un altro giovane tibetano di circa 20 anni, Phakmo Thondup, intorno alle 20 (ora locale), si è dato fuoco in un monastero della prefettura di Haidong. Il motivo del gesto esasperato è ancora una volta la volontà di protestare contro la dominazione cinese del Tibet. Ancora non si sanno con certezza le condizioni di salute del giovane, anche se lascia ben sperare la prontezza con cui è stato trasportato dai monaci nel vicino ospedale.
Con il gesto di Phakmo Thondop, dal 2009 ad oggi si contano centocinque casi di autoimmolazione, il ripetersi costante ed inesorabile di questi gesti estremi e disperati, da parte di monaci e laici tibetani, dovrebbe far riflettere sull’entità e la gravità della situazione della popolazione tibetana. Situazione che troppo spesso per interessi economici viene sottaciuta o volutamente ignorata dalla comunità internazionale e dal cosiddetto mondo libero.



