Santori FabrizioDeluso da Alemanno, giudicato “tentennante” nelle decisioni più importanti, prova a fare il salto di qualità con Storace. Fabrizio Santori, classe ’76, è sicuro che il centrodestra riuscirà a rimontare e vincere contro Zingaretti nella sfida per la Pisana.
Santori, il rapporto con Alemanno si è deteriorato. Addirittura lei ha chiesto le dimissioni del sindaco. Cosa è successo?
Non ho mai chiesto le dimissioni del sindaco Alemanno, ma un confronto che invece non c’è stato. E’ mancato un congresso e non sono state fatte le primarie per la scelta del candidato sindaco, altre due questioni che ritenevo importanti, ma sulle quali non sono stato ascoltato. Alemanno non è riuscito a portare a compimento quel programma grazie al quale aveva ottenuto la fiducia di migliaia di romani, quelli che hanno decretato la vittoria del centrodestra nel 2008 e che puntavano ad un deciso cambio di rotta nella politica dopo decenni di sinistra.
A cosa si riferisce in particolare?
I problemi legati alla presenza di nomadi, con un piano che doveva essere il fulcro del cambiamento e che invece è rimasto incompiuto, i temi della sicurezza e del decoro, a poco a poco sono stati imbrigliati nei lacci di un atteggiamento tentennante, che poco somiglia ad una posizione di destra e nel quale io non sono più riuscito a riconoscermi. Per questo mi sono candidato per La Destra al Consiglio regionale del Lazio perché credo nella possibilità di lavorare bene per tutto il territorio, e anche per Roma, in un ente che ha anche un potere legislativo e dunque più ampie possibilità di indirizzo ed intervento concreto.
Nessuna crisi per la destra romana?
No, solo che chi è di destra vuole vedere compiuti atti che siano riconducibili al suo sistema di valori. Questo non significa che non ci siano stati cambiamenti positivi rispetto alle gestioni di Veltroni e di Rutelli, ma è mancata quella scintilla del cambiamento che avrebbe dovuto far rinascere la città.
Mi sembra molto severo il suo giudizio sulla gestione Alemanno.
Quella del sindaco Gianni Alemanno è stata una gestione timida, che non ha saputo andare fino in fondo per eliminare i problemi che era stata chiamata a risolvere. Le ordinanze per il decoro, contro i lavavetri, il bivacco, i venditori abusivi, l’intensificarsi della lotta ai parcheggiatori illegali, lo sgombero delle baraccopoli sono stati atti importanti, ma il sindaco di una grande città come Roma avrebbe dovuto lottare di più perché a questi primi atti seguissero gli allontanamenti e le espulsioni degli irregolari.
A Roma è frequente vedere rom che rovistano nei cassonetti e lasciano l’immondizia sulle strade per andare poi a vendere le cianfrusaglie in mercatini abusivi. Abbiamo chiesto più volte di fermare questo scempio con un’ordinanza ad hoc. Ma la giunta Alemanno ha dovuto, e voluto, fare i conti con troppi poteri, con i troppi moralismi di un buonismo di comodo e di falsa tolleranza.
Il suo slogan è “Noi possiamo ancora guardarti negli occhi”. E’ sicuro che lo possano fare tutti i cittadini, dopo quello che è successo in Regione?
I cittadini sono delusi, se non addirittura disgustati da certa politica e da certa gente che fa politica. Io sono per la politica con la “P” maiuscola, quella vera. Voglio cancellare l’onta dei Fiorito e dei Maruccio. Fuori dalle logiche delle correnti e delle spartizioni, libera da incapaci e faccendieri raccomandati. Ho accettato la proposta di candidarmi con La Destra al Consiglio regionale del Lazio, dopo un sofferto travaglio che mi ha indotto ad abbandonare il Pdl, per poter lavorare alla Regione nella garanzia della trasparenza e della meritocrazia, con serietà, ogni giorno accanto e con i cittadini, come ho sempre fatto, e saremo leali con tutto il centrodestra e con il partito di Berlusconi. Io posso guardare tutti i cittadini negli occhi, conoscono il mio modo di operare, le mie convinzioni, per questo sono sicuro che anche coloro che non si riconoscono nella mia posizione politica possono guardarmi negli occhi. La coerenza e la buona fede sono condizioni che vengono prima del colore politico.
Cosa farete per ridurre quella distanza di voti, che sembra incolmabile, tra voi e Zingaretti?
La distanza non è incolmabile. Sondaggi alla mano rimontiamo ogni giorno. Il centrosinistra a pochi giorni dal voto non ha nemmeno una straccio di programma. Noi lo abbiamo, semplice e chiaro. Non abbiamo paura di dire ai cittadini che cosa pensiamo, cosa vogliamo fare per risolvere i problemi di Roma e del Lazio. Siamo certi che la chiarezza darà i suoi frutti, e prenderemo molti punti vincendo le elezioni contro personaggi che contano su una tradizione di ideologismo e su uno zoccolo duro di votanti che invece scricchiola. Perché la gente vota per un’amministrazione, e chiede amministratori che sappiano amministrare senza buttare il denaro pubblico dalla finestra, come invece ha fatto Zingaretti quando era presidente della Provincia, un ente destinato a sparire, per la cui nuova sede ha speso 280 milioni di euro edificando vergognoso monumento allo spreco. L’ultima di Zingaretti denunciata dai Radicali di Pannella alla Procura di Roma ha poi dell’incredibile: è stato assunto un giorno prima delle elezioni del 2008 dal Partito Democratico con un profumato stipendio di 8000 € che viene pagato dai contribuenti. La gente vuole votare persone oneste, limpide e capaci di stare al passo con i tempi, senza filosofeggiare ripetendo le stesse trite litanie che ci hanno assordato per decenni e hanno perduto ormai qualunque significato per coprire misfatti che dobbiamo evitare vengano ripetuti alla guida della Regione Lazio.

Quali sono le prime tre proposte che porterebbe alla Pisana nel caso vincesse la sua coalizione?

1) Punterei prima di tutto alla trasparenza, alla razionalizzazione dei costi della politica, alla lotta alla corruzione, e lo farei proponendo immediatamente una nuova legge per offrire strumenti semplici e adeguati per realizzare questi scopi.
2) Fondamentale è anche un riordino della sanità, con presidi efficienti, a misura di malati, con un controllo serio sulle spese e lottando contro le baronie e quei poteri che negli anni hanno condotto a poco a poco un settore nevralgico per Roma ed il Lazio allo sfascio. Mai più commissari burocrati che tagliano in maniera lineare. La politica deve tornare ad essere responsabile delle proprie scelte e avere il coraggio di perseguire i propri obiettivi. Non promettiamo aperture di nuovi ospedali ma quelli che ci sono non devono essere chiusi, ma riordinati e riqualificati, le liste di attesa devono essere ragionevoli: non si può concepire un’attesa di quasi un anno per un’ecografia o una risonanza magnetica. La sanità occupa il 70 per cento del bilancio della Regione: questi soldi devono essere spesi, e mai più sprecati e il controllo di gestione e l’accentramento dei costi saranno le nostre armi.
3) Un altro tema importantissimo è quello dell’ambiente: basta discariche, basta Malagrotta, basta con il sacrificio della Valle Galeria alla cui riqualificazione è necessario puntare da subito. La Regione deve fare la sua parte fino in fondo ed intervenire per promuovere un ciclo dei rifiuti che li trasformi da problema in risorsa, evitando di spostare la preoccupazione delle discariche da un sito all’altro del territorio regionale. Punteremo sulla raccolta dei rifiuti porta a porta per far sì che la differenziata decolli pienamente. Pensiamo alla riqualificazione delle aree golenali, a rilanciare l’agricoltura promuovendo la possibilità di concedere aree pubbliche per la coltivazione, per realizzare percorsi natura, centri di agriturismo.

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