destra-sinistraStrana destra, quella italiana. Un tempo, i politici di sinistra usavano osservare con timore l’andamento dei mercati finanziari e delle quotazioni della Borsa, essendo generale la convinzione che l’andamento dei titoli fosse inversamente proporzionale alle prospettive ed ai successi della sinistra, ed invece direttamente proporzionale a quello delle forze di destra e di centro. Per fare un esempio, l’avvento del Centrosinistra fu salutato in Borsa da una lunga fase di depressione delle quotazioni e degli indici azionari, pur considerati al netto dell’andamento dell’inflazione.
Oggi, avviene invece il contrario: ogni volta che, quale che ne sia la ragione, Berlusconi risale nei sondaggi, il famigerato spread aumenta e la Borsa scende. Segno evidente, questo, del credito che gli investitori attribuiscono a questo signore, ai suoi avventurismi, ai suoi fuochi d’artificio.
Europa e mercati non temono il fatto che egli possa dar seguito alle sue estemporanee trovate, della cui irreazzabilità, cinicamente, è proprio lui il primo ad esser convinto, ma quello che il più screditato dei leaders europei riesca a perseguire il suo intento di condizionare e paralizzare la politica italiana.
Infatti, e con tutta evidenza, la strategia della destra prevede oggi un obbiettivo dichiarato ed un obbiettivo effettivo e più realisticamente perseguibile.
Il primo, dichiarato e propagandato è quello massimo, cioè di riprendere in mano il governo del Paese; a tal fine, la destra sta conducendo una campagna elettorale condotta unicamente sul fronte fiscale e su quello dell’avversione nei confronti di quei provvedimenti, in gran parte avviati dallo stesso precedente governo Berlusconi, che il governo Monti ha avviato o confermato. Si sorvola sul fatto (tanto gli italiani sono distratti), di averli a suo tempo sostenuti convintamente e di averne più di una volta apprezzato, in Parlamento e fuori, gli aspetti di continuità con il suo precedente governo, mentre oggi sostiene di averli votati per puro stato di necessità e per senso di responsabilità. Ma, se tali provvedimenti erano così sbagliati, perché la destra li ha votati?
In realtà, il fatto che il governo Monti sia succeduto al governo della destra, consente a questa di far passare il messaggio che tutte le responsabilità dell’attuale situazione siano da addebitare al governo oggi in carica, e non al precedente; e che le “tasse”, ed in particolare l’aborrita IMU, siano da addebitare esclusivamente a questo governo e non a quello presieduto da Berlusconi, che pure, costretto dalla situazione in cui ci si era andati a cacciare e dai rilievi della BCE, pur di cercare di restare in carica, aveva già stabilito forti incrementi del carico fiscale.
E si evita di ricordare il fatto che l’impopolarità dell’IMU ed il suo eccessivo peso sui patrimoni modesti non siano altro che l’effetto della mancata progressività e della mancata imposizione fiscale su tutti i patrimoni, ivi compresi quelli mobiliari: provvedimenti preclusi dal preventivo veto del PdL.
Il secondo obbiettivo della destra, non dichiarato, ma inconfessabile ed inconfessato, è invece quello più realisticamente e concretamente perseguibile, e che determina in effetti le strategie e le mosse del cavaliere e dei suoi complici. Ed uso motivatamente il termine “complici”, perché si tratta di una strategia che coscientemente e cinicamente danneggia il Paese, i suoi interessi, la democrazia: cose queste, che non paiono interessare granchè chi per anni le ha sistematicamente trascurate, disprezzate, posposte ai propri interessi.
Sapendo di non poter vincere in toto, si tratta di condizionare e paralizzare la politica italiana al punto di mostrare agli italiani l’impossibilità di un governo di centrosinistra, in attesa di potere, da condizioni più favorevoli, cercare di riprendersi la rivincita dopo un periodo di difficoltà e di paralizzante attesa, del quale a far le spese saremo tutti.
Per conseguire ciò, non occorre vincere le elezioni superando il Centrosinistra: basta che il centrosinistra non ottenga la maggioranza al Senato (cosa altamente probabile), ed in più che la destra distacchi i centristi al punto da rendere esigua una eventuale maggioranza al Senato composta da Centrosinistra e Centro.
In ciò contando anche sull’astensionismo e sulla speranza che circa il 20% o poco più dell’elettorato, al di là delle intenzioni dello stesso, finisca per votare Grillo ed Ingroia,
E’ chiaro che questo scenario non consentirebbe alla destra di governare; ma le assicurerebbe comunque un adeguato potere di interdizione su ogni provvedimento significativo, sia che si tratti di fisco, che di spesa, che di temi etici o di riforme, elettorali, della giustizia, del lavoro, delle autonomie, della burocrazia.
Si tratta di un obbiettivo tutt’altro che irraggiungibile, e questo spiega al tempo stesso il timore col quale l’Europa osserva la nostra campagna elettorale e la diffidenza dei mercati. E questa è la ragione per la quale sostengo che la transizione italiana sia tutt’altro che finita (vedi: Elezioni: la transizione non è finita).
Che questo sia, al di là delle speranze di una effettiva vittoria, il reale obbiettivo del cavaliere, è dimostrato dal fatto che egli, individuando nei centristi i principali avversari, ha incentrato la polemica in termini diretti e personali sui traditori Casini e Fini e, soprattutto, sul senatore Monti e sulle politiche che il suo governo ha posto in atto, verso i quali, invece, se il vero ed unico obbiettivo fosse quello di governare, non potendo farlo che in coalizione, dovrebbe piuttosto cercare di cogliere tutti gli spunti per possibili convergenze.
Come tutti, il cavaliere sa perfettamente che la vera partita politica si gioca al Senato. E lì, in virtù dei premi di maggioranza regionali, gli occorre strappare voti ai centristi, più ancora che al centrosinistra: nelle Regioni nelle quali il Centrosinistra conseguirà comunque la maggioranza, un voto in più o in meno al Centrosinistra non sposterà nulla, mentre gli occorre distanziare quanto più è possibile i centristi per ottenere la quota più alta possibile dei seggi attribuiti alle coalizioni arrivate dopo la prima; e, nelle Regioni in bilico, gli occorre sottrarre voti all’elettorato a lui più contiguo, augurandosi che, sull’altro versante, Grillo ed Ingroia ne sottraggano al centrosinistra. In entrambi i casi, l’avversario da attaccare per primo è il centro.
Nel far questo, cercando di radunare il più possibile del suo vecchio elettorato, non si risparmiano colpi ad effetto: condono, restituzione dell’IMU, cancellazione delle sanzioni. Poco importa che tali promesse non potranno esser mantenute da nessun governo, potendo trovar copertura solo in altre tasse (e allora, che senso hanno?), o nell’aumento del deficit e del debito (strada preclusa dagli impegni presi in sede internazionale e che non farebbe che riconsegnarci la questione, aggravata, di qui ad un paio di anni), o ancora, nella riduzione della spesa (e allora, perché non è stata fatta negli anni dal 2008 al 2011: quelli del più indecente governo della storia della Repubblica?). Le fonti di copertura affannosamente e frettolosamente indicate sono risibili ed inadeguate nell’entità e nei tempi (accordo con la Svizzera) o inaccettabili esempi di finanza onirica, ancor più che creativa, e piuttosto simili ai comportamenti di un baro nel gioco delle tre tavolette (accollare il tutto alla Cassa Depositi e Prestiti).
Ma ad una parte degli italiani che, inebetita da venti anni di berlusconismo, non aspira ad altro che a sentire ciò che gli va di sentire, che trova più comodo seguire un pluriindagato che praticare le fatiche della democrazia ed i rigori di una vera ricostruzione del Paese, e che per questo è disposta a dimenticare i bunga-bunga, le leggi ad personam, le equivoche collusioni, tutto ciò, in definitiva, può anche star bene. In fin dei conti, Ruby val bene una tassa. Se poi le promesse non saranno state mantenute, come sempre è avvenuto, pazienza; almeno, sarà stata allontanata ogni idea di rigore (ovviamente, solo per alcuni).
Questo teme l’Europa oggi; e lo teme chi debba stabilire se dare o meno credito all’Italia: il fatto che l’infezione non sia stata ancora debellata. Lo spread rispetto ai titoli tedeschi sale ogni volta che le quotazioni della destra appaiono in salita per la semplice ragione che ci si interroga sul fatto che l’Italia possa o meno avere un governo serio, credibile, in grado di governare, e sul fatto che colui che è stato definito come un clown possa, non dico governare, ma paralizzare la politica italiana.
Di fronte al timore di questo rischio, che accomuna la stragrande maggioranza della politica europea a chi, in Italia, crede che l’interesse del Paese stia nella serietà, non c’è che una possibile risposta: quella di una chiara maggioranza al Centrosinistra, e di un risultato il più basso possibile ad una destra che fa proprio il peggio dei nostri vizi, e ben poche delle nostre virtù.
In ultimo, e detto per inciso, di fronte all’affermazione del cavaliere di infischiarsene mussolinianamente dello spread, è utile ricordare che, a regime, su oltre 2000 miliardi di euro debito pubblico, ogni incremento di dieci punti- base del famigerato spread, a regime, vale un maggior onere per gli italiani di 2 miliardi di euro (4.000 miliardi delle vecchie lire). Quanti asili, strade, è possibile realizzare con quella somma? Di quanto si potrebbe ridurre l’imposizione su lavoro e produzione? Quante scuole si potrebbero mettere in sicurezza?
Ebbene, nell’ultima settimana, lo spread è cresciuto di 30-35 punti-base: a regime, 6-7 miliardi di euro l’anno, più di 100 euro ad italiano.
Gli italiani sentitamente ringraziano.

Redazione

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