Teschio.Pic  Non passa giorno che non si parli quotidianamente ed in modo martellante nei notiziari ed i programmi di intrattenimento italiani, di femminicidio. Tuttavia, guardando le statistiche pubblicate sugli omicidi intenzionali nei confronti delle donne dall’organismo delle Nazioni Unite UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime), risalta subito che dall’analisi di 193 paesi, di cui 13 non si hanno dati, l’Italia risulta essere al 164mo posto insieme all’Irlanda, Norvegia, Danimarca, Olanda, Vietnam e Singapore e “meglio” hanno fatto solo paesi come il Giappone, Vanuatu, Marocco, Egitto, Tunisia, Fiji, Sri Lanka, Samoa, Brunei, Emirati Arabi Uniti, Maldive e la Grecia. “Peggio” dell’Italia, hanno fatto paesi come Stati Uniti e Canada ed in Europa: l’Austria, Portogallo, Germania, Francia e Regno Unito. Questo argomento, pertanto, più che spinto da motivazioni di cronaca, in Italia sembra essere diventato una moda per incrementare ascolti e finalizzato a suscitare sentimenti conflittuali di genere. Nulla togliendo alla gravità del problema, purtroppo i fatti molto spesso sembrano essere viziati da interpretazioni bizzarre e riportati in modo alquanto opinabile. E’ il caso, per esempio, della notizia di questi giorni in cui, una violenza sessuale su una bambina di 7 anni in India, viene fatta risaltare come una violenza sulle donne invece di un ignobile atto di pedofilia. Ma facciamo un passo indietro e torniamo alla definizione del termine femminicidio. Da Wikipedia, l’enciclopedia virtuale per eccellenza, con questo termine ci “si riferisce alle violenze che vengono perpetrate dagli uomini ai danni delle donne in quanto tali, ossia in quanto appartenenti al genere femminile. Il femminicidio comprende, inoltre, tutti quei casi di omicidio in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi relativi alla sua identità di genere.” Da questa definizione è evidente, ed è importante evidenziarlo di nuovo, che un omicidio per essere definito femminicidio, deve avere una movente sessista, cioè un uomo deve uccidere una donna per motivi relativi alla sua identità, ucciderla in quanto appartenente al genere femminile. Pertanto, in mancanza di queste caratteristiche, l’omicidio dovrebbe essere categorizzato come tale e non come femminicidio. Tuttavia, è inconfutabile che un’importante mole di omicidi degli ultimi anni sia stato perpetrato ad opera di uomini nei confronti di donne (conviventi, fidanzate e mogli) ed accompagnato spesso dall’omicidio dei figli per poi terminare, in moltissimi casi, con il suicidio dell’omicida stesso. Inoltre, è altrettanto inconfutabile che molti di questi uomini erano considerati socialmente rispettabili e persone nella norma, prima di compiere certi atti. Le domande che pertanto sorgono spontanee riguardano il cosa possa aver scaturito certe reazioni in questi individui. Perché uomini senza particolare problemi, che spesso hanno convissuto con donne per molti anni, di qualsiasi ceto sociale e considerati normali, fino a quel momento dalla società (parenti, colleghi di lavoro, vicini di casa), poi improvvisamente impazziscono ed arrivano a compiere gesti così estremi ed ingiustificabili che oltretutto sembrano oggettivamente ricalcare uno schema abbastanza ripetitivo? Evidentemente le motivazioni vanno ricercate in altre problematiche e non certo in quelle di tipo sessista. E pertanto, invece di gridare allo scandalo e sollevare il polverone mediatico sui messaggi inviati dal sito cattolico Pontifex.com, forse bisognerebbe invitare tutti ad una seria e costruttiva riflessione interrogandosi sulle reali motivazioni di quanto troppo spesso accade, ed in quest’ottica leggere ed interpretate le parole dello stesso sito quando scrive che “gli uomini non sono di certo tutti impazziti. Il nodo sta nel fatto che sempre più spesso le donne provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti”. Alla luce di quanto appena detto, eliminando la componente sessista dell’omicidio nei confronti delle donne, per capire le reali motivazioni del fenomeno e perché nella maggioranza dei casi certi gesti vengono maturati all’interno di un ambiente familiare, bisogna avere il coraggio e la volontà di cambiare prospettiva e, senza pregiudizi, cominciare ad analizzare le motivazioni che, più in generale, possono portare ad un omicidio (anche di donne) ma, soprattutto, bisogna avere l’onestà intellettuale di cominciare a descrivere gli eventi non in termini strumentali e chiamare le cose con il proprio nome.

Giuliano Raponi

Coordinatore Esteri e Bigenitorialita’ di ASSOTUTELA

Fonti: http://www.unodc.org/unodc/en/data-and-analysis/homicide.html http://it.wikipedia.org/wiki/Femminicidio http://www.pontifex.roma.it

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