Maurizio Zipponi, sul settimanale Gli Altri di venerdì 14 dicembre, dichiara:
“Tra meno di tre mesi, finalmente, arriveremo al voto. Dopo un anno di letargo, nell’ultimissimo scorcio di legislatura le forze politiche hanno preso la rincorsa e si muovono con molta convulsione e poca compostezza per approntare in quattro e quattr’otto le proposte politiche che non hanno saputo mettere in campo nel tremendo anno di Monti.

Non sono nemmeno riusciti a cambiare il Porcellum come legge elettorale, nonostante siano state consegnate 1milione e 200mila firme, raccolte anche dall’Italia dei Valori, per riconsegnare ai cittadini il diritto di scelta tra chi deve andare o non andare in Parlamento.
Ma basta uno sguardo per accorgersi che dal quadro manca qualcosa, il tassello più importante: una proposta di governo diversa e alternativa rispetto a quella della Bce, incarnata in Italia dal governo Monti. Non è un’assenza trascurabile dal momento che la partita politica della prossima legislatura verterà di fatto solo intorno a quella agenda di governo, dettata nell’agosto del 2011 dalla lettera di Trichet e Draghi e messa in opera sinora dall’esecutivo “dei tecnici”.
Berlusconi intende lucrare sulla rabbia dei cittadini contro le tasse ingiuste e il rigore cieco di Monti sventolando lui la bandiera dell’anti-montismo. E’ una pura messa in scena. Le leggi di Monti, Berlusconi le ha votate tutte, una per una. Molte ne aveva anticipate col suo governo. Altre, come la cancellazione dell’art. 18, avrebbe tanto voluto farle lui ma non ne aveva la forza.
E’ vero che Berlusconi e Monti non sono affatto la stessa cosa. Al primo si attaglia davvero l’abusato termine “populismo”, perché del consenso popolare ha effettivamente un bisogno vitale . Quello dei professori è invece un compiuto progetto di destra: elitario e tecnocratico considera il popolo alla stregua di uno strumento e ritiene che il consenso sia nemico delle giuste e severe decisioni da prendere. Però quando si arriva al sodo, ai diritti dei lavoratori, alla capacità di progettare una politica industriale strategica e al conflitto di interessi, tale da far ripartire davvero il Paese, l’inconsistenza del professore è pari a quella del cavaliere.
La sesta discesa in campo di Berlusconi in nome della crociata antimontiana spingerà ancora di più Bersani verso politiche che tutt’alpiù potranno definirsi di “montismo ben temperato”. Come nelle sue eterne abitudini già dai tempi del Pds e poi dei Ds, il Pd cercherà di mitigare, non di cambiare strada.
Il Movimento 5 Stelle si pone effettivamente in contrapposizione frontale e trasparente con le politiche della Bce e di Monti. Ma lo fa in nome di una pura protesta che, pur se giustificatissima, da sola non può rappresentare un’alternativa valida e credibile. Le risposte a: come faccio ad arrivare a fine mese, come posso pagare il mutuo o l’affitto, quanto dura il posto di lavoro precario, come far ripartire l’ascensore sociale attraverso il merito, con una scuola pubblica, si possono trovare solo con un programma di governo e un’idea delle alleanze.
Manca un progetto che sia sì in aperto contrasto con il rigorismo cieco, l’impoverimento generale, il declino industriale e l’arrembaggio contro i diritti dei lavoratori, cioè i capisaldi del montismo, ma che sappia anche mettere in campo una concreta e pragmatica proposta di governo.
Di qui a poche settimane questo progetto vedrà la luce. Quel che sta nascendo non sarà un altro classico “soggetto politico”: ce ne sono già troppi e usano tutti identità e ideologia come paravento per nascondere l’ambiguità dei contenuti e il vuoto progettuale. E’ invece un progetto politico preciso e articolato quello che vogliamo mettere in campo, legato alla trasformazione della comunità europea in Stati Uniti d’Europa, quali motore della pace e del disarmo come risposta concreta alla crisi. Per restituire ai lavoratori i diritti rubati da questo governo e da quello precedente. Per combattere davvero, come Monti non ha saputo o voluto fare, la corruzione, il falso in bilancio, i privilegi della casta che sono un problema non solo etico ma anche economico. Ma soprattutto per prospettare una diversa e lungimirante politica economica, centrata sulla ricerca e sull’innovazione, tale da mettere al centro della sua progettazione i settori che saranno nel prossimo futuro determinanti, quello della green economy, della ricerca scientifica e del diritto gratuito di accesso a tutte le forme della comunicazione.Italia dei Valori è tra i promotori di questo progetto. Abbiamo messo al suo servizio i nostri mezzi, la nostra esperienza, le nostre idee, la nostra presenza nella società italiana, in particolare tra i lavoratori e tra i piccoli e medi imprenditori. Sappiamo che solo un patto tra lavoro e impresa, i due grandi soggetti entrambi penalizzati dai governi Monti e Berlusconi, potrà tirare l’Italia fuori da queste sabbie mobili mentre il filo conduttore della Costituzione repubblicana torna a dare il vero significato alla parola legalità.
Sono queste le alleanze che ci interessano: quelle tra soggetti reali per operare cambiamenti concreti. La differenza tra gli antichi “cartelli”, sommatorie di forze politiche diverse strette insieme come passeri nella tempesta per cercare di sfondare le soglie di sbarramento, è tutta qui, e non è una differenza da poco.
Di questo progetto siamo e saremo parte integrante, senza nascondere la nostra storia e la nostra identità. Ci saremo apertamente ed esplicitamente, come Italia dei Valori.”

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebookPinterest

Di Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)