di Chiara Cristina Lattanzio

La perizia di 190 pagine non conferma il pestaggio da parte degli agenti della polizia penitenziaria: “Il quadro traumatico osservato si accorda sia con un’aggressione, sia con una caduta accidentale, né vi sono elementi che facciano propendere per l’una piuttosto che per l’altra dinamica lesiva” ed attribuisce a malnutrizione e mancanza di cure la morte di Stefano Cucchi: “Tutti i sanitari della Medicina protetta del Pertini  ebbero una condotta colposa, a titolo sia di imperizia, sia di negligenza, quando non di mancata osservanza di disposizioni comportamentali codificate”. “I medici del reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini non si sono mai resi conto di essere (e fin dall’inizio) di fronte a un caso di malnutrizione importante, quindi non si sono curati di monitorare il paziente sotto questo profilo, né hanno chiesto l’intervento di nutrizionisti (o di altri specialisti in materia), e, non trattando il paziente in maniera adeguata, ne hanno determinato il decesso”.

Ma la sorella di Stefano Cucchi pone altre domande: “Rispetto profondamente la corte d’Assise di Roma e quindi non posso non rispettare i periti da essa nominati. Essi smentiscono la consulenza del Pm. Laddove riconoscono perfettamente compatibile con i plurimi traumi subiti da Stefano, il pestaggio.
Le lesioni risalgono al 16 ottobre e si evidenziano per la prima volta nel pomeriggio. Se fosse caduto tutti lo avrebbero visto refertato e testimoniato, era sotto custodia.” e continua “Non entro nel merito della consulenza, ma fatico a comprendere come si possa dire che da quelle lesioni non si sarebbe reso necessario nemmeno il suo ricovero in ospedale, quando però si riconosce che la frattura del sacro ha provocato la paralisi della vescica con apposizione del catetere. Se quelle lesioni non hanno avuto alcuna influenza sul suo stato di salute, dobbiamo capire che sarebbe morto comunque? E che quindi sarebbe morto per colpa sua? Sarebbe morto comunque anche a casa? O è rimasto per caso vittima della sua protesta? Se era così magro come si può pensare che la frattura del sacro, il dolore fortissimo, l’incapacità di urinare non abbiano avuto alcuna influenza sul suo stato? I miei consulenti hanno opinioni diverse. Tutti hanno opinioni diverse.
Poco importante. Preoccupiamoci di spread od altro, tanto era un tossico e poco importa se faceva una vita assolutamente normale fino al suo arresto.”

Dopo la morte di Stefano si sono accesi i riflettori su tante realtà taciute e su molti altri casi simili.
Sono stati scritti libri e girati documentari sul caso e su casi analoghi. Uno di questi è “148 Stefano – mostri dell’inerzia” il documentario di Maurizio Cartolano dal quale apprendiamo che fino  al mese di ottobre 2009 in carcere erano già morte 147 persone. A dicembre dello stesso anno il numero arriverà a 177.
Stefano Cucchi è stata la 148esima persona deceduta in un carcere italiano.
La causa del decesso di 26 di loro è ancora da accertare. Una media di 150 all’anno. La maggior parte sono giovani.
Il documentario, per il forte impatto e interesse che ha e sta suscitando ha spinto “L’associazione Articolo21” – che lo patrocina – a lanciare una campagna di sottoscrizione on-line per chiedere che sia acquisito e trasmesso dal servizio pubblico radiotelevisivo italiano.

Tra una settimana ci sarà la prossima udienza del processo che vede imputati sei medici, tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria.

Redazione

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