di Elisabetta Bolondi

Un filmetto di Natale, una commedia cosiddetta sofisticata, un gruppo di attori di nome e fama, insomma il film poteva essere piacevole e divertente, e magari far riflettere su temi come verità e finzione, famiglia allargata e non, tradizione e modernità, figli naturali e adottivi, matrimonio stanco e rapporti clandestini….

Insomma tutto questo c’è nel film “La famiglia perfetta”, girato in un casale di Todi dove un ricco e solitario cinquantenne, Leone,che ha il volto sardonico e un po’ matto di Sergio Castelletto, paga una compagnia di attori di teatro(naturalmente in crisi economica, visto che sono due anni che non vanno in scena) per fingere di essere la propria famiglia unita, in modo da trascorrere un Natale (finto) sereno. C’è l’anziana mamma Rosa ( una bravissima Ilaria Occhini), c’è la moglie di Leone, la procace Carmen ( Claudia Gerini molto truccata!) , ci sono i figli ormai adulti Luna e Pietro, c’è il piccolo Daniele ( grasso e con gli occhiali, sgradito a Leone, sarà affiancato da un bambino “professionista”, Angelo), e poi il fratello Fortunato ( Marco Giallini,il migliore fra gli interpreti) con la bionda e piacente moglie Sole (Carolina Crescentini, dolente e depressa)….Ovviamente il copione consegnato per contratto agli attori da Leone subisce una serie di fuori programma, di colpi di scena inattesi che sono poi il senso finale del film. Nulla va come previsto, gli attori hanno delle loro tensioni, delle resistenze, dei rapporti irrisolti al loro interno, tutti ostacoli alla riuscita dell’improbabile messa in scena. L’idea del regista era buona, gli attori bravi, la resa molto discutibile: il film è troppo lungo e ripetitivo, alcuni episodi del tutto improbabili, l’arrivo della sconosciuta Alicia, Francesca Neri, decisamente forzato.

Ma soprattutto dispiace un uso impietoso dei primi piani, che mostrano le plastiche e i ritocchi estetici a cui le nostre attrici si sottopongono nella loro brutalità: la Neri, la Gerini appaiono dei mascheroni non certo in sintonia con la parte a loro assegnata; la stessa Ilaria Occhini, la nonna, bella solo quando esce dall’acqua dello stagno dove si è gettata in un ennesimo colpo di scena.
Un film che vuole somigliare troppo ad una fiction televisiva, che pecca di velleitarismo quando mescola lo stage di Grotowsky alla parte agognata nel Grande Fratello senza nessun tentativo di approfondimento. Alcune gag strappano la risata, la tombola con i suoi riti è divertente, la visita al cimitero del paese ben recitata, la messa di Natale con l’intervento di Leone sul pulpito, invece, del tutto improbabile. Il finale piuttosto scontato, con la Carmen e Fortunato che brindano con la stile dello Champagne da premiazione della Formula 1.
Peccato, scomodare Pirandello poteva risolversi in un risultato migliore.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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