di Chiara Cristina Lattanzio

Patrizio Franceschelli di 26 anni, già precedentemente noto alle forza dell’ordine per spaccio di droga, è stato condannato a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela. Lo ha deciso al termine del processo svolto con rito abbreviato, il Gup del Tribunale di Roma Adele Rando.

Claudio aveva 16 mesi quando, lo scorso 4 febbraio, il padre lo prelevò dalla casa della nonna materna, alla quale era temporaneamente affidato a causa del ricovero della madre in ospedale per una grave forma di anoressia e depressione  e, dopo la fuga, lo gettò  nelle acque del Tevere dal Ponte Mazzini.

L’uomo aveva minacciato più volte la compagna, dicendole: “Se mi lasci uccido tuo figlio!”

Il nucleo Subacquei dei carabinieri cercò, senza esito, il corpo che riaffiorò nelle acque del Tevere a Fiumicino il 29 marzo.

Germano Paolini , il legale della mamma di Claudio, ha dichiarato: “È stata una grande vittoria. Il giudice ha riconosciuto che l’imputato ha agito per motivi abietti e futili e per crudeltà.  Sono state accolte le richieste del pm Attilio Pisani e sono state rigettate le richieste di ulteriori perizie psichiatriche”.

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