Di Coppola Francesco

Il 28 novembre scorso è stata approvata dalla Camera la legge relativa alle “Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione Europea”. Il provvedimento andrà a sostituire la legge 11 del 2005 per far «fare un salto di qualità al modo in cui l’Italia si interfaccia con il processo di formazione degli atti e delle norme UE», ha sostenuto il Ministro per gli Affari Europei Enzo Moavero Milanesi. Il ministro ha infatti, durante la conferenza stampa conseguente l’approvazione, che «questa legge potrà aiutare l’Italia ad essere non solo “grossa”, ma anche grande» e che il provvedimento introduce «una riforma organica delle norme che regolano la partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa europea, anche in ragione delle modifiche intervenute nell’assetto dell’Unione Europea a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e in anticipatrice coerenza con gli obiettivi del cosiddetto “rapporto dei 4 presidenti” , presentato al Consiglio Europeo». Moavero ha spiegato come la nuova legge stabilisce «un maggior coinvolgimento del parlamento nazionale nella fase che precede la formazione delle norme europee, presupposto indispensabile per poi esercitare al meglio la fase che segue la formazione delle norme stesse e quella del loro recepimento nell’ordinamento nazionale», e che da adesso «i ministri prima di andare a partecipare ai Consigli europei potranno essere chiamati a riferire davanti alle Commissioni competenti», e che questo sarà obbligatorio nel caso in cui le delibere avessero «un impatto finanziario o economico sui conti dello Stato»; inoltre il Parlamento avrà «la possibilità di emanare degli atti di indirizzo» ai quali i ministri dovranno attenersi in sede europea e se non lo faranno «dovranno motivarlo» in modo da creare «un’interlocuzione dinamica», indubbiamente «molto più efficace a livello dei rapporti tra il parlamento e il governo che è fondamentale. Secondo Moavero la novità non è nel processo in sé, ma nell’«averlo reso obbligatorio e averlo codificato».

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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