di Stefania Paradiso
E alla fine anche il “guappo” è crollato. All’indomani della sentenza all’ergastolo per l’uccisione della moglie Melania Rea, Salvatore Parolisi ha proclamato la sua innocenza: “Non mollo. E’ una sentenza ingiusta, non ho ucciso io Melania. Voglio conoscere le motivazioni dei giudici – ha aggiunto – per capire perché mi hanno condannato”. Il lungo applauso che ha accolto la sentenza emessa dal gup Marina Tommolini al termine di quasi quattro di camera di consiglio, la quale ha accolto in toto la richiesta dei pm Greta Aloisi e Davide Rosati fa capire cosa pensasse e volesse la gente. A Parolisi il Gup ha comminato anche tutte le sanzioni accessorie, come la perdita della patria potestà genitoriale, stabilendo inoltre il pagamento di una provvisionale di un milione a favore della figlia Vittoria e du 500mila euro per i genitori di Melania. Doccia fredda, dunque per la difesa, rappresentata dagli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, che oggi avevano chiesto per il loro assistito l’assoluzione piena. Il caporalmaggiore è dunque colpevole di omicidio aggravato dalla crudeltà, dal vincolo di parentela e dalla minorata difesa. Per il giudice quel 18 marzo 2011 nel bosco di Ripe di Civitella è stato Parolisi ad uccidere la moglie Melania con 35 coltellate, mentre la figlia Vittoria, di 18 mesi, aspettava in auto. In casa Rea non si è chiuso occhio nemmeno stanotte, e forse, non lo si farà per molto. Gennaro Rea, padre di Melania, ha detto: “Giustizia è stata fatta, ma resta comunque un giorno doloroso perché Melania non ritornerà in vita.” Per Salvatore Parolisi è stato uno dei giorni più lunghi della sua vita. Quel Salvatore che ha mentito dall’inizio sulle relazioni extraconiugali, sulle telefonate. Quel viso e quello sguardo inarrivabili, al limite della strafottenza. E le parole ripetute dai media su, invece, quanto fosse bella e solare Melania. Una sentenza di colpevolezza è stata emessa da un Tribunale. Ed effettivamente, al di là dell’antipatia o simpatia che si possa provare per Parolisi e al di là della bellezza di Melania, resta il crudo fatto di un’altra vita femminile spezzata. E resta Vittoria, una bambina che a soli 18 mesi ha perso la mamma e ha un padre, condannato per l’omicidio, che dovrà scontare un ergastolo. L’unico auspicio che resta, quindi, dopo tanta crudeltà e violenza, è quello di sperare che questa bambina, per quanto possibile, cresca serena.


