di Federica Pacilio
“Spero che mio fratello Alberto si svegli, che esca dal coma. Ha già lottato in passato contro una grave malattia. Ce la può fare…E’ solo la vittima gratuita di un gruppo di teppisti. Mio fratello non farebbe male ad una mosca; è un sognatore, un artista, vive per la musica e tutto nella sua vita ruota intorno a quello. Lavora la mattina come operaio della Zecca, va scuola di musica il pomeriggio, e la sera suona con il suo gruppo nei locali del centro”.
Sono le parole di Ludovica Bonanni, sorella di Alberto, il ventinovenne musicista brutalmente picchiato la notte di sabato 25 giugno dopo essere uscito con alcuni amici-colleghi dal “The Saylor’s”, locale di via Leonina. Erano sul punto di lasciare il bar quando un uomo, affacciatosi dal secondo piano e munito di bastone, ha gridato : “La dovete finire, qui non si può più dormire, è un’indecenza”. L’uomo è sceso e ha cominciato a rincorrere i quattro fino a via dei Serpenti, dalla quale sono sopraggiunti altri ragazzi. L’uomo, calmatosi, è ritornato a casa; i quattro balordi, invece, si sono avvicinati ai musicisti e hanno cominciato ad insultarli…subito è scoppiata la rissa. Alberto Bonanni è stato buttato a terra e ricoperto di calci e pugni, come se non bastasse, lo hanno violentemente colpito alla testa con un casco, facendogli perdere conoscenza. Adesso è in stato di coma, ricoverato in rianimazione all’ospedale San Giovanni di Roma. I due aggressori, ventiduenni, Cristian Perozzi e Carmine D’Alise, fronteggeranno l’accusa di tentato omicidio. Anna Maria Liguori di Repubblica fornisce ulteriori dettagli…il profilo Facebook di Perozzi esibisce una galleria di foto in cui posa, diverse volte, col braccio alzato, simulando il saluto romano, il ragazzo ha anche un tatuaggio col simbolo delle “Brigate Rione Monti”, in una delle foto pubblicate ce n’è una che ritrae uno striscione che inneggia a Luciano Liboni, detto il “Lupo”, l’assassino di un carabiniere ucciso nel 2004.
“Roma non è una città insicura, basta guardare il numero dei reati che cala e fare un confronto con le altre capitali”, così difende Roma il sindaco Gianni Alemanno…”C’è una cultura della violenza che esiste in tutte le grandi metropoli ed è un serio problema, ma accusare sulla base di questo la città e metterla sul banco degli imputati con la nostra amministrazione è una cosa fuor d’opera…siamo molto vicini alla famiglia e al ragazzo aggredito, lo dimostreremo in tutti i modi. Il fatto che in 24 ore sono stati assicurati alla giustizia due degli aggressori dimostra che l’impegno è fortissimo anche dal punto di vista della sicurezza e nessuno può metterlo in discussione”.


