Papa Benedetto XVI nel suo studio durante le vacanze a les Combes in Val d'Aosta in una foto di archivio ANSA

Quasi un testamento spirituale: in libreria “Che cos’è il Cristianesimo” di Benedetto XVI

di Luca Marrone

Roma. È appena uscito un libro postumo di Benedetto XVI, il Papa emerito scomparso lo scorso 31 dicembre.

Si intitola Che cos’è il cristianesimo (Mondadori) e raccoglie testi editi e inediti del periodo successivo alle dimissioni del 2013. Il volume è stato definito un libro “asistematico”, raccolta di “piccoli e medi contributi” sia editi che inediti (lezioni, lettere, articoli, prefazioni, precisazioni, etc.) idonei comunque a restituire la statura dello studioso Ratzinger, un testo di una profondità teologica e biblica non sempre semplice da avvicinare, l’opera appunto di un teologo, non di un catechista. È, anche, tra le altre cose, un libro tragicamente realista “di fronte all’incredibile sporca quantità di male, di violenza, di menzogna, di odio, di crudeltà e di superbia che infettano e rovinano il mondo intero.”

Lo stesso Ratzinger, in una lettera del primo maggio 2022, ha chiesto ai curatori, Elio Guerriero e monsignor Georg Gaenswein: “Questo volume, che raccoglie gli scritti da me composti nel monastero Mater Ecclesiae, deve essere pubblicato dopo la mia morte.” E tale scelta viene così motivata: “Da parte mia, in vita, non voglio più pubblicare nulla. La furia dei circoli a me contrari in Germania è talmente forte che l’apparizione di ogni mia parola subito provoca da parte loro un vociare assassino. Voglio risparmiare questo a me stesso e alla cristianità.”

Nel libro, Benedetto XVI considera: “Vi furono singoli vescovi, e non solo negli Stati Uniti, che rifiutarono la tradizione cattolica nel suo complesso mirando nelle loro diocesi a sviluppare una specie di nuova, moderna cattolicità. Forse vale la pena accennare al fatto che, in non pochi seminari, studenti sorpresi a leggere i miei libri venivano considerati non idonei al sacerdozio. I miei libri venivano celati come letteratura dannosa e venivano per così dire letti solo di nascosto.”

Non sorprenderebbe se anche questo volume si rivelasse idoneo a suscitare polemiche. Contiene, secondo il Giornale, capitoli che potrebbero perfino apparire anticonciliari: Musica e liturgia e Teologia della liturgia. Come ha sempre fatto, sia da cardinale che da Papa, Ratzinger attribuisce le degenerazioni liturgiche non al Concilio Vaticano II bensì al post-concilio (la “ricezione del Concilio”). Propone affermazioni all’insegna dell’eurocentrismo: “In nessun altro ambito culturale c’è una musica di grandezza pari a quella nata nell’ambito della fede cristiana: da Palestrina a Bach, a Handel, sino a Mozart, Beethoven e Bruckner. La musica occidentale è qualcosa di unico, che non ha eguali nelle altre culture.”

Nel capitolo Monoteismo e tolleranza, prende le mosse dal Primo libro dei Maccabei e propone questa riflessione su cristianesimo, stato e cultura gender: “Il moderno Stato del mondo occidentale si considera come un grande potere di tolleranza che rompe con le tradizioni stolte e prerazionali di tutte le religioni. Con la sua radicale manipolazione dell’uomo e lo stravolgimento dei sessi attraverso l’ideologia gender, si contrappone in modo particolare al cristianesimo. Questa pretesa dittatoriale esige l’abbandono dell’antropologia cristiana e dello stile di vita che ne consegue.”

Ancora: “L’intolleranza di questa apparente modernità nei confronti della fede cristiana ancora non si è trasformata in aperta persecuzione e tuttavia si presenta in modo sempre più autoritario, mirando a raggiungere, con una legislazione corrispondente, l’estinzione di ciò che e essenzialmente cristiano.”

Parole forti, forse destinate a far discutere: il Foglio parla di questo libro addirittura come di una sorta di “istigazione a delinquere”. “La citazione biblica più importante”, scrive, “è quella del sacerdote Mattatia: ‘Non ascolteremo gli ordini del re per deviare dalla nostra religione a destra o a sinistra’. Il vecchissimo, debolissimo Papa negli ultimi suoi giorni rileggeva il Primo libro dei Maccabei”, continua il quotidiano, “e non come un erudito ma come un combattente”, concludendo che “l’atteggiamento di Mattatia è quello dei cristiani. Dunque l’atteggiamento dei cristiani, l’atteggiamento giusto, l’atteggiamento necessario, è la ribellione.”

In conclusione, che cos’è dunque il Cristianesimo per Benedetto XVI? Gesù e nient’altro che Gesù, “l’unico Dio che entra nella storia delle religioni e depone gli dei.”

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