Periferie e archistar

Periferie e archistar: facciamone a meno

Stanziati 750mila euro a un architetto milanese per ‘ridisegnare’ Roma, tralasciando le emergenze

Non sappiamo come definire l’antico vezzo delle amministrazioni cosiddette ‘progressiste’ di Roma, di usare la cultura come vetrina della politica. Neanche l’urbanistica si sottrae a questa abitudine che non possiamo non appellare come espressione di provincialismo”. Lo dichiara il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato. “Nonostante le evidenti emergenze di Roma – continua Maritato – temi di non poco conto come i rifiuti, l’invasione dei cinghiali, il parco mezzi pubblici in rovina, il manto stradale dissestato e ci fermiamo qui per pudore, l’amministrazione Gualtieri cosa fa? Ingaggia, per la modica cifra di 750mila euro, l’archistar milanese Stefano Boeri, per ‘ridisegnare’ le periferie sul modello della Garbatella. Si, avete capito bene, per fare (forse) ciò che cento anni fa Gustavo Giovannoni e Innocenzo Sabatini realizzarono, con pretese sicuramente più contenute. Di ‘visione futura’ della città si parla da sempre e non sempre a proposito ma se l’assessorato all’Urbanistica e il sindaco Gualtieri, piuttosto che risolvere immediatamente le emergenze che affliggono le periferie, invitano la cosiddetta archistar a elaborare un piano ambizioso chiamato Roma 50, che richiederà sicuramente tempo per progettare scuole, centri sportivi e trasporti, evidentemente c’è qualcosa che non quadra. Sorprende la necessità di un papa straniero, che non conosce la realtà romana, per ridisegnare Roma. Come ha dichiarato Boeri ‘ascolteremo le competenze degli esperti per delineare una città che risponda ai bisogni di tutti’ ovvero, una onesta ammissione di inadeguatezza. C’era proprio bisogno dell’archistar, per una Roma che sta affondando?”, chiosa il presidente. 

Redazione

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