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“L’abbiamo preso!” e adesso?

Nella notte di ieri è stato ucciso il terrorista responsabile della strage di Berlino, che con un tir aveva falciato cittadini e turisti in visita ai mercatini di Natale. Una levata di scudi collettiva sull’affidabilità dei sistemi di sicurezza tedeschi e subito era partita una ricerca furiosa dell’attentatore e di presunti complici che aveva giustamente coinvolto le forze dell’ordine di tutta l’Europa.

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CHAMPIONS LEAGUE/ L’Europa è di un’altra categoria per la Juventus dominatrice in Italia: il Lione pareggia allo Stadium e complica il cammino della Vecchia Signora che perde il primo posto nel girone a vantaggio del Siviglia

di Fabio Camillacci

Il Lione come tante altre squadre europee ha dimostrato che lo “Juventus Stadium” non è un tabù a prescindere, come accade invece puntualmente alla maggior parte delle compagini italiane: soprattutto le medio-piccole. E chiariamo: il Lione gioca in Champions League ma non è certo uno squadrone, anzi. Forse, rispetto a tanti club di casa nostra è solo più abituato ai grandi stadi d’Europa. Questione di sudditanza psicologica. Il Napoli sabato scorso, pur senza entusiasmare, ha fatto la sua onesta partita e solo per sfortuna, o fortuna bianconera decidete voi, non è uscito dallo Stadium di Torino con un pareggio. Al contrario, la Sampdoria di Giampaolo, per stessa ammissione del tecnico blucerchiato, nel turno infrasettimanale si presentò in casa Juve con le seconde linee in versione vittima sacrificale. Cioè il ragionamento fatto da Giampaolo è il seguente, “tanto perdo lo stesso, meglio risparmiare qualche giocatore importante per la prossima sfida con l’Inter”. E infatti: Sampdoria-Inter 1-0. La Samp andrebbe perseguita per scarsa sportività o comportamento anti-sportivo. Tutte le squadre devono affrontare tutti gli impegni con la massima concentrazione. Altrimenti, la Vecchia Signora già forte e fortunata rischia di uccidere il campionato con ampio anticipo.

Juventus-Lione 1-1: i bianconeri si complicano la vita in Champions. Una dormita e svanisce tutto. Non è un sonno che cancella la stanchezza, ma gli sforzi. Non è un riposo pieno di sogni, ma che ripropone qualche spettro: quello per esempio del secondo posto nel girone (ancora da conquistare, peraltro), con i suoi annessi di avversari enormi negli ottavi di finale, vedi Bayern Monaco nella scorsa edizione della Coppa Campioni. Il sonnellino che colpisce la Juve arriva al minuto 84: su una punizione di Ghezzal, Tolisso stacca in area piccola fra due compagni, mentre la linea juventina sbaglia il fuorigioco. Pareggio in extremis e Lione ancora in corsa, seppur a -4 da Madama (nella foto: tutta la gioia di Tolisso). Ma soprattutto svaniscono in un colpo solo: la qualificazione con due turni di anticipo, la difesa imbattuta, la sicurezza di aver trovato qualche soluzione in più. Alla luce di tutto questo perde importanza il 100° gol italiano di Higuain; anche perchè nell’altra sfida del raggruppamento, il Siviglia batte 4-0 la Dinamo Zagabria e vola al primo posto con 10 punti, la Juve è a 8. Pensate quale sarebbe ora la classifica se la Juventus invece di vincere immeritatamente per 1-0 nel match d’andata a Lione, avesse perso come avrebbe meritato? Intanto, preoccupa pure l’infortunio di Bonucci.

Alti e bassi juventini. Per la Juventus torna una costante storica: grande in Italia, piccola in Europa. Finora in 4 gare: 2 pari interni con Siviglia e Lione e due successi esterni, in Francia come detto e a Zagabria. In estrena sintesi, la Juve ha stravinto solo in terra croata contro la mediocre Dinamo. Per il resto, più ombre che luci. Col Lione allo Stadium, un’altra partita contraddittoria, quella bianconera, con alcuni segnali positivi nel primo tempo e poi un calo improvviso, visibile e preoccupante nella ripresa. Una ripresa peraltro chiusa con una fuga di Lacazette che avrebbe potuto fare anche danni maggiori. Allegri prima gongola per aver ritrovato il “regista” Marchisio, per aver trovato in Sturaro una valida alternativa per il centrocampo e per aver varato in Europa la difesa a 4, continuando a non prendere gol. Poi però vede i suoi perdere il pallino del gioco e metri di terreno. A quel punto prova a correre ai ripari: fuori Pjanic, ancora spento anche da trequartista (nulla di nuovo: il bosniaco è quello visto in 5 anni di Roma, discontinuo come tutti i plavi), ritorno al 3-5-2 con le frecce Alex Sandro e Cuadrado sulle corsie esterne. Ma la Juve non c’è più.

La partita. I francesi si erano presentati per primi al tiro, con Rybus (resterà l’unica parata di Buffon), confermando di avere ottime individualità davanti, con Ghezzal che fa impazzire Evra. Dietro, però, soffrono: Diakhaby al 12′ atterra goffamente Sturaro in area, servito da Higuain, mandando proprio Gonzalo alla prova del dischetto: portiere spiazzato. Dopo l’1-0 la Juve ha le occasioni migliori, con un palo scheggiato da Marchisio e due occasioni sfruttate male dal numero 9 e da Mandzukic (nella ripresa). Poi piano piano Lacazette e compagni prendono fiducia, serve una chiusura delle sue di Barzagli per evitare il pari a metà ripresa, le corse in pressing di Mandzukic si fanno meno frequenti e efficaci, dietro si balla, a tre o a quattro.

Il nuovo modulo. Due anni fa Allegri passò dalla difesa a tre al modulo a quattro nella quarta partita del girone, con l’Olympiacos. Allora la situazione era molto più in salita di oggi, ma la Juve poi arrivò in finale. Stasera per la quarta di Champions fa la stessa cosa (4-3-1-2). La mossa ha l’effetto di aggiungere un uomo in mezzo a centrocampo: il reparto risulta così più compatto e attivo, anche perché Marchisio dà altri giri rispetto ad Hernanes, e perché l’aggiunta è Sturaro, che interpreta il match con la solita “garra”, caratteristica non sempre presente nei compagni di reparto. Soprattutto in Pjanic ombra di se stesso. L’idea sarebbe anche quella di liberare lo stesso Pjanic e quindi vederlo al suo meglio: in realtà il bosniaco fatica ancora a farsi trovare. Un problema da risolvere, per il futuro, così come la tenuta atletica e psicologica. La qualificazione resta a un passo, il primo posto un po’ più lontano. Così come le certezze sulla squadra. Questi gli ultimi impegni bianconeri: Siviglia-Juventus e Juventus-Dinamo Zagabria. L’Europa per la Vecchia Signora è un’altra cosa, ma al di là di tutto, la qualificazione agli ottavi non dovrebbe essere in discussione.

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Se l’Europa non è più un sogno

Il giorno dopo la fine della II Guerra Mondiale, ci si è resi conto di essere usciti più sconfitti che vincitori. Tutti, non solo quelli che sul campo avevano “perso di più”, ma anche chi sulla carta aveva vinto, in realtà hanno perso una guerra fatta di dolore, morte e atrocità come poche altre guerre prima. E con questi presupposti, gli stati europei si erano promessi di non far ripetere più tutto questo. Niente più filo spinato o muri a dividere le persone per etnie, religioni e cultura, niente più morti innocenti, niente più guerre e povertà.

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I popoli europei in silenzio guardano con fiducia al Brexit

L’invasione di migranti che occupano le piccole città tedesche e stravolgono la vita delle comunità locali, e i continui accadimenti criminali che stanno insanguinato la Germania, apportano sfiducia nei cittadini, diventati improvvisamente uomini ostaggio di questi individui che la Merkel ha accolto a braccia aperte senza prima fare uno screening dei richiedenti asilo in uno stato di limbo. Continue reading…

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HIGUAIN “CORE ‘NGRATO”/ Blitz Juventus: visite mediche a Madrid e accordo col “Pipita”, contratto di 4 anni da 7,5 milioni a stagione. I bianconeri pagheranno al Napoli i 94,7 milioni previsti dalla clausola rescissoria fissata da De Laurentiis

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“Pipita”, tradotto: un altro “core ‘ngrato”, come lo fu Josè Altafini tanti anni fa, ma, per aver segnato al Napoli da ex e con la maglia dell’odiata Vecchia Signora. Sempre lei, Madama, storica rivale dei partenopei. Non a caso Napoli-Juventus è il derby non cittadino all’ombra del Vesuvio. Higuain dunque “core ‘ngrato”: se ne va alla Juventus dopo aver cantato sotto la curva del San Paolo “un giorno all’improvviso”, al termine di Napoli-Juve della stagione appena finita (2-1 con rete dell’argentino). D’altronde, il calcio di oggi è questo: è pieno di “cori ‘ngrati” come il “Pipita”, basta guardare quello che succede nelle altre big italiane. Solo le società solide e forti sono in grado di limitare i “mal di pancia”; anche se fino a un certo punto, perchè poi quando un calciatore si mette in testa di andare via, alla fine se ne va sempre. Potere dei soldi. E il calcio, rispetto al passato, diventa così sempre meno interessante, appassionante e affascinante. Da tifoso, non fai in tempo ad affezionarti a un giocatore che se ne va in un’altra squadra. Amore, passione, attaccamento alla maglia non esistono più, tranne rarissime eccezioni. E’ il calcio moderno: prendere o lasciare. Continue reading…

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Euro 2016. Cristiano Ronaldo, dalle lacrime di dolore a quelle di gioia: Portogallo sul tetto d’Europa. Dramma sportivo per la Francia sconfitta in casa da un gol di Eder nei tempi supplementari

di Fabio Camillacci

Ederzito Antonio Macedo Lopes, semplicemente: Eder. È lui, nel secondo tempo supplementare, a regalare al Portogallo il primo grande torneo internazionale di una storia che fin qui, era stata da perdenti di successo. Una punta vera, che incide più di tanti palleggiatori alla scuola portoghese: Eder spara una cannonata da lontano e via, verso la gloria. Ironia della sorte, il ragazzone nativo della Guinea-Bissau gioca in Francia, a Lilla. Che botta per i parigini, per Deschamps, per la Nazione ospitante che già pregustava il titolo, dopo il trionfo sulla Germania. Invece niente: 1-0 per i lusitani e tanti saluti alla malinconia del “fado”. Continue reading…

WASHINGTON, DC - JANUARY 16:  Former U.S. Labor Secretary Robert Reich testifies before the Joint Economic Committee January 16, 2014 in Washington, DC. Reich joined a panel testifying on the topic of "Income Inequality in the United States.Ó  (Photo by Win McNamee/Getty Images)

L’ECONOMIA CHE NON C’E’ (prt. 2)

A dispetto di quanto pensiamo, la misura migliore di una buona economia non è tanto il tasso di crescita o l’andamento di Borsa, bensì la qualità della vita che l’economia garantisce alla popolazione. Al netto di requisitorie contro gli attuali sistemi economici, se riusciamo a comprendere il miglioramento del tenore di vita della popolazione come “elemento fondamentale” abbiamo compreso bene come debba -almeno in astratto- funzionare l’economia.

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QUESTIONE GRECA: arriva dai creditori una proposta anti-default

Oggi la risposta del premier a EuroGruppo e banchieri riuniti a Berlino.

È l’ultima chance. Differenze tra Fmi e Bruxelles su surplus e debito.

In queste ore sembra partita la corsa per recuperare la borsa di Atene, salvandola così dall’incubo ‘default’. Prendere o lasciare: questa è la scelta che il governo greco dovrà fare tra oggi e domani.

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