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Elezioni GB, vince il conservatore Cameron

Concluse da poco le elezioni nel Regno Unito, le più serrate negli ultimi dieci anni secondo Repubblica, e il risultato consegnato è stato inequivocabilmente conservatore. David Cameron e il suo partito occuperanno 325 seggi su 650, mentre il partito laburista ne avrà a disposizione 228. La soglia, fissata in realtà a 326, è stata raggiunta poiché i quattro deputati di Sinn Fein hanno rifiutato l’incarico.

Ma a saltare subito agli occhi dell’opinione pubblica, sono le dimissioni di Ed Miliband, leader del partito laburista che su Twitter si assume “la piena responsabilità” della sconfitta elettorale, comunicando ai sostenitori come sia “tempo che qualcun altro prenda la guida del partito”. A prenderne il posto Harriet Harman, sino a quando un successore sarà eletto.

Miliband si è detto “molto dispiaciuto” per i colleghi che hanno perso i loro seggi in Parlamento. “La lotta continua”, ha però aggiunto, sottolineando che ora il partito deve ricostruirsi. “Tutti noi dobbiamo aderire alla sfida di tenere il insieme il nostro Paese”.

Il leader del partito liberaldemocratico britannico Nick Clegg ha perso 47 seggi sui 57 ottenuti nel 2010. Il vicepremier nel governo uscente di Cameron ha definito “semplicemente straziante” vedere molti colleghi e amici perdere i loro seggi alla Camera dei Comuni.

Parlando dinanzi alla leadership del partito, Nick Clegg, che è stato visto lasciare la stanza con le lacrime agli occhi, ha detto che “hanno vinto la paura e il risentimento”, che “sono in crescita il nazionalismo e il ‘noi contro voi’, e che “in assenza di una forte leadership è a rischio la tenuta stessa del Regno Unito”. “Ha perso il liberalismo – ha aggiunto – che però è più prezioso che mai e per il quale dobbiamo a continuare a lottare. Sarebbe facile immaginare che non si può tornare indietro. Non è così. E’ un’ora molto buia per il nostro partito, ma non possiamo e non permetteremo che i valori liberali evaporino con questa notte”.

Secondo il vicepremier, i Lib-dem sono riusciti ad ammorbidire le misure di austerità più pesanti promosse da Cameron, innalzando ad esempio la soglia di esenzione fiscale per i lavoratori meno pagati.

Come lui anche Nigel Farage, leader carismatico del partito anti-immigrati e anti-europeo britannico Ukip, ha lasciato la guida del partito dopo la sconfitta elettorale. Almeno per il momento. Farage non è riuscito a ottenere un seggio al parlamento britannico nella circoscrizione di Thanet South, assegnata al candidato conservatore. “Sono un uomo di parola”, ha detto riferendosi alla propria promessa sul fatto che avrebbe lasciato la guida del partito in caso di mancata elezione a Westminster.

In Italia, invece, sono i giorni in cui si gioca ancora a dimettersi/non dimettersi e chi ha perso getta tutte le responsabilità sugli elettori, i quali -cito testualmente- “non capiscono nulla” o che magari “sono collusi”.
Ce ne sarebbero cose da imparare dagli inglesi, ma ritengo che il buon gusto politico e il rispetto della parola data possano essere degli ottimi punti da cui iniziare!

Referendum per restare nell’Ue

ue di Federico Cirillo

Congetture, pensieri, intenzioni, allusioni e, infine, l’annuncio, in qualche modo atteso anche se non come previsto, in termini di contenuti: il primo ministro inglese, David Cameron ha dichiarato oggi di star pensando ad un referendum per decidere la permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea, in caso di rielezione nel 2015.

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