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PANE E PALLONE/ Profondo rossonero: la Fiorentina manda in crisi il Milan e il suo allenatore Giampaolo. Dzeko lancia la Roma a Lecce, poker della Lazio al Genoa

di Fabio Camillacci

Vincenzo Montella e un intramontabile Ribery mandano il Milan all’inferno: la panchina di Marco Giampaolo scricchiola sempre di più. Il club per ora conferma la fiducia al tecnico, ma, si fanno i nomi di Spalletti, Ranieri e Garcia per un’eventuale sostituzione. Al Meazza, per il posticipo di questo sesto turno di campionato, finisce 3-1 per la Viola (stasera in un’orribile e anti-storica maglia verde). A segno Pulgar su rigore, l’ottimo 22enne Castrovilli e Franck il francese, migliore in campo e nuovo “Mostro di Firenze”. Espulso Musacchio con la Var, nel finale inutile ma bellissimo gol del 20enne portoghese Leao. Dunque, terza sconfitta di fila per questo disastroso Milan. Giampaolo e la squadra sprofondano, sommersi dai gol viola. La Fiorentina di Montella gioca benissimo, i rossoneri sono inguardabili e soprattutto senz’anima. Così a San Siro esplode la contestazione: fischi assordanti al termine del primo tempo con i gigliati avanti per 1-0, fischi reiterati e continui in tutto il secondo tempo, alternati a cori pesanti. Successivamente, prima della fine della partita, la Curva Sud milanista si svuota. Applausi invece per Ribery (autentica standing-ovation) e per questa bella Fiorentina.

Tutti sul banco degli imputati: società, tecnico e calciatori. A livello dirigenziale, il Milan non è più quello di una volta dal 2011, anno dello scudetto vinto con Allegri in panchina, Ibrahimovic in campo, Berlusconi presidente e Galliani amministratore delegato. Oggi c’è grande confusione tra tanti galli che cantano: Scaroni, Gazidis, Massara, Boban e Maldini. L’ennesimo allenatore sta per fallire: evidentemente i mali del Milan sono soprattutto colpa delle fallimentari proprietà che si sono succedute negli ultimi anni. A oggi il club, escluso dalle Coppe europee per problemi di bilancio, è in mano al fondo americano Elliott. E il futuro non è certo roseo. In estate, dirigenti rossoneri e giornali del Nord hanno sbandierato l’ingaggio di Giampaolo, dipinto come il nuovo Guardiola; ed esaltato gli acquisti fatti facendo passare il Milan per una squadra costruita per tornare in Champions League. In realtà i reali valori di questo “povero Diavolo” non sono nemmeno da Europa League.

Napoli-Brescia 2-1. Riscatto del “Ciuccio” con Mertens e Manolas, ma Balotelli spaventa Ancelotti. Gli azzurri dominano il primo tempo, nella ripresa il Brescia accorcia le distanze con Super Mario e tiene aperta la partita. Annullati con la Var un gol per parte. I partenopei dunque dopo la brutta caduta interna di mercoledi con il Cagliari, riassaporano la vittoria grazie alle reti di Mertens (ora a una sola rete da Maradona) e Manolas: arrivate entrambe nel primo tempo. Il Brescia dimezza lo svantaggio con il gol di Balotelli che torna così a segnare in serie A dopo ben 4 anni. L’ultima rete l’aveva realizzata a Udine nel settembre del 2015. Tutto immutato in classifica per gli azzurri: il distacco dal primo posto occupato dall’Inter resta ancora di sei punti. Ma per lo scudetto c’è anche il Napoli.

Roma sulle spalle di Dzeko: contro un bel Lecce decide lui, finisce 1-0 per i capitolini. Allo stadio Via del Mare, primo tempo equilibrato, poi la squdra di Fonseca si aggrappa al totem bosniaco che segna nella ripresa su assist di Mkhitaryan. Gabriel para un rigore allo specialista Kolarov e impedisce alla Roma di chiudere in anticipo il match. Basta il quarto gol in campionato di Edin Dzeko: il 92esimo in giallorosso, il numero 31 in trasferta in Serie A. Il bosniaco peraltro inserisce anche la città salentina nella sua collezione personale di città italiane dove ha esultato per una rete. Per la Roma invece è una vittoria salutare dopo il capitombolo di mercoledi scorso all’Olimpico contro l’Atalanta. Il Lecce ha tenuto bene per un tempo, a tratti ha anche spaventato la Roma. Nella ripresa però non c’è stata storia: Dzeko e compagni padroni del campo seppur incapaci di uccidere la partita. Così nel finale, i ragazzi di Fonseca hanno sofferto rischiando di subire il pareggio beffa. Questa Roma deve ancora crescere.

Poker Lazio: Milinkovic, Radu, Caicedo e Immobile mandano a picco il Genoa. La squadra di Inzaghi reagisce alla sconfitta con l’Inter dominando i rossoblu. Annullato un gol a Luis Alberto. “Inzaghino” aveva chiesto soprattutto i tre punti, ma la Lazio risponde anche con una prova bella e convincente impacchettando quattro gol che annientano i liguri. I primi sigilli stagionali di Milinkovic, Radu e Caicedo rendono in discesa la gara, liberando la Lazio dalle incertezze palesate nelle sconfitte recenti, compresa quella infrasettimanale contro l’Inter. Il gol di Immobile archivia il risultato, poi esplode la pace in casa con Ciro che abbraccia Inzaghi dopo le schermaglie degli ultimi giorni. Piccola crisi per il “Grifone” di Andreazzoli: appena un punto conquistato nelle ultime giornate. Oggi la squadra ha faticato a reggere l’urto dell’attacco laziale e non è mai riuscita a dare continuità alla manovra.

Gli altri match della domenica. Castro lancia il Cagliari poi Faraoni pareggia e salva il Verona. Sfida equilibrata alla Sardegna Arena, una bella partita con tante emozioni: palo di Rog e grandi parate dei portieri. Il Cagliari si conferma a ridosso delle big in zona Europa League. Udinese, basta Okaka: alla Dacia Arena i friulani stendono per 1-0 un Bologna che gioca bene ma non punge. Un gol di testa del centravanti e una partita di fisico regalano a Tudor tre punti molto preziosi. Mihajlovic non fa turnover e i rossoblù non capitalizzano la manovra. Completerà il quadro di questo spezzatino il “Monday Night” Parma-Torino.