Juventus - Fiorentina - TIM Coppa Italia Ottavi di finale 2005 2006

Esclusiva Ventonuovo. Moggi: “I troppi stranieri scarsi e la politica dei parametri zero sono i mali del nostro calcio”

di Fabio Camillacci

Figc, qualcosa si muove? I recenti provvedimenti adottati dalla Federcalcio possono rappresentare un buon punto di partenza, soprattutto la norma che fissa un limite alle rose dei club. Dal prossimo anno, massimo 25 giocatori per club, di cui 4 cresciuti in Italia e 4 nel vivaio della società per la quale sono tesserati. Una proposta che da tempo abbiamo lanciato dalle pagine di Ventonuovo e dai microfoni di Teleromauno, in occasione della trasmissione tv, “L’Asso nella manica”, prodotta da AssoTutela. Inoltre, fair play finanziario nel sistema delle licenze nazionali, libero tesseramento degli Under 21 e curriculum sportivo obbligatorio per uno dei due extracomunitari tesserabili ogni anno. Peccato che sia arrivato il parere contrario di Assocalciatori e Assoallenatori

Ricordiamo inoltre che è stata approvata anche la riforma dei cosiddetti “giovani di serie”. Ovvero: il giovane extracomunitario al primo tesseramento deve essere residente in Italia ed essere entrato nel nostro Paese con i genitori non per ragioni sportive; e comunquedeve aver frequentato la scuola per almeno 4 anni (tali calciatori non possono essere utilizzati per la sostituzione di un nuovo calciatore extracomunitario); la sostituzione del calciatore extracomunitario sarà possibile solo nel caso di esistenza di un contratto da professionista da almeno 3 anni (dal 2012). Di questo e altro abbiamo parlato con l’ex direttore generale della Juventus Luciano Moggi: uno che di calcio ne capisce, e tanto.

Direttore, ma il calcio italiano è veramente in mano all’onnipresente Claudio Lotito?

“Assolutamente no, sono tutte cose che si dicono perché magari il presidente della Lazio è vicino al presidente della Figc Tavecchio, ma questo non significa avere il calcio in mano. E’ come quando dicevano che ce l’avevo io il calcio in mano. In realtà, il calcio in mano ce l’hanno solamente quelli che sanno fare le squadre: solo questo ti da potere”.

E le sanno fare le squadre oggi coloro che sono chiamati a costruire i team di calcio?

“A vedere quello che succede direi poco. Perché escluse Roma e Juventus, il resto è poca roba; probabilmente mancano i dirigenti capaci. Però, quando si parla di calcio e di calcio che praticamente non è più quello di prima, bisogna trovare le cause e non blaterare sempre. Ognuno dice la propria e poi finisce tutto nel nulla. Quando per esempio è stato detto di ridurre gli stranieri e di fare quello che è stato fatto in Inghilterra, cioè ingaggiare calciatori stranieri che hanno un curriculum decente e che giocano o hanno giocato nella propria Nazionale, io credo che quello sia il sistema per migliorare il calcio italiano. Adesso invece qualsiasi giocatore, di colore e non, viene in Italia e magari nel suo Paese ha fatto ben poco. Ad oggi in Serie A ci sono delle partite in cui praticamente tutte e due le squadre in campo sono formate da giocatori stranieri, ricordate Inter-Napoli? Soltanto due italiani tra i 22 titolari. Allora mi chiedo, in questa situazione i calciatori italiani che sbocco possono avere? Un altro punto negativo è il troppo stress che c’è attualmente nel nostro calcio: troppa moviola e troppe polemiche. Tutto questo ovviamente porta i giocatori migliori ad andarsene, vedi Cavani o Ibrahimovic tra gli stranieri, oppure Verratti e Immobile tra gli italiani. I nostri, quelli bravi e giovani, se ne vanno soprattutto perché non hanno la possibilità di mettersi in mostra. Al contrario, quelli che vengono, sono tutti giocatori di seconda mano, tutti a parametro zero, tutti scarti delle big d’Europa. Così vengono qui da noi e ovviamente non entusiasmano rendendo di conseguenza mediocre lo spettacolo complessivo del campionato”.

Un club su tutti che incarna questa politica al ribasso?

“Il Milan. I tifosi rossoneri abituati a veder giocare gente come Gullit, Rijkaard e Van Basten, oggi devono accontentarsi di Muntari, De Jong e Torres. Ecco, Torres: un attaccante che non è mai sbocciato, e infatti il Milan lo ha preso a parametro zero. Ma che se ne fa? Nulla, lo manda in panchina. Se Torres fosse stato forte, il Chelsea non lo avrebbe lasciato andare via. Ho fatto alcuni nomi di elementi del Milan tanto per fare degli esempi, ma ne potrei fare 100 di nomi di giocatori stranieri mediocri, al massimo discreti, che militano in Serie A”.

Ma anche l’Inter non scherza a proposito di calciatori stranieri in rosa e del valore reale degli stessi, presi singolarmente.

“Certo, infatti l’ultimo derby milanese è stato un pianto totale”.

Il calcio italiano ha raggiunto forse il punto più basso della sua storia; un periodo paragonabile a quello dell’immediato dopoguerra, il periodo dei cosiddetti “oriundi”. A giudizio di Luciano Moggi, la Federazione, Tavecchio e gli altri, si stanno muovendo bene per risorgere dalle ceneri?

“Certo, gli ultimi provvedimenti presi dalla Figc vanno in una buona direzione. Limitando il numero di calciatori in rosa, limitando soprattutto l’ingresso degli stranieri, perché questo in particolare è il male cronico del calcio italiano. Ripeto, l’esempio da seguire è quello della Premier League. In Inghilterra sbarcano soltanto giocatori di valore, ma, perché non lo dobbiamo fare anche in Italia? Io credo che la Federazione si stia attivando per questo. Almeno spero: i primi passi sono buoni”.

Direttore ma perché continuiamo a ingaggiare giocatori stranieri che nel loro Paese avrebbero fatto ben poco, invece, di valorizzare i nostri giovani calciatori?

“Allora, torniamo a Fernando Torres. Torres non è un attaccante bensì uno che va in area di rigore di rincorsa, è un giocatore che segna sempre pochi gol, è sempre stato un giovane di belle speranze e basta, Mourinho lo ha scaricato e lui è venuto in Italia. Adesso dicono, “ma è venuto a parametro zero”, si rispondo io, però prende 4 milioni di euro netti all’anno. Il che vuol significare che non è più a parametro zero, è la somma di quello che prenderebbe la società che lo cede, più lo stipendio del giocatore. Bisogna stare attenti quando si parla di parametro zero perchè il parametro zero è uno specchietto per le allodole, il giocatore prende il doppio dello stipendio che meriterebbe. Torres è un caso ma ce ne sono tantissimi, cioè giocatori stranieri mediocri che aspettano di andare a parametro zero per poi venire in Italia e arricchirsi ulteriormente. Di conseguenza la qualità del nostro campionato non migliora, anzi peggiora. Quindi, la politica dei “parametri zero” è un male importante che affligge il nostro mondo della pedata. Senza i parametri zero probabilmente si punterebbe di più sui vivai e sui settori giovanili, sempre più trascurati. E invece si continua a puntare sui parametri zero. Una politica che rischia di far morire il calcio”.

Voltiamo pagina Direttore. Ha fatto pace con Andrea Agnelli dopo le recenti schermaglie dialettiche?

“Ma veramente io non ho mai litigato col presidente della Juventus, sono stati i giornali e i media in generale ad amplificare il tutto”.

In chiusura Moggi, da grande competente di calcio ci faccia qualche nome di possibile futuro crack di mercato.

“No, mi dispiace, su questa domanda mi avvalgo della facoltà di non rispondere (e ride ndr)”.