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Italia, pianeta calcio alla deriva: prosegue l’inchiesta di Ventonuovo. Nello De Nicola dt delle giovanili del Latina: “I club italiani continuano a comprare stranieri quando ci sono tanti giovani italiani validi”

di Fabio Camillacci

Si gioca troppo. Si gioca praticamente sempre considerando gli impegni di campionato, Coppa Italia, Europa League e Champions League. Troppe partite per i club e di conseguenza poco spazio per le Nazionali che torneranno in scena soltanto a marzo 2015. A tal proposito, martedi 18 novembre (in occasione dell’amichevole Italia-Albania), il ct azzurro Conte si è sfogato dicendo che in questo modo non si può lavorare. Prima, da allenatore della Juventus, si lamentava delle Nazionali accusandole di portargli via i calciatori che a volte tornavano pure infortunati. Ora si lamenta dei club. E’ il cane che si morde la coda. Il gioco delle parti.

Ma esiste una soluzione per salvare capra e cavoli? La trasmissione tv “L’Asso nella manica” (in onda ogni sabato alle 15 su Teleromauno, canale 271 del digitale terrestre) lo ha chiesto a Nello De Nicola, direttore tecnico delle giovanili del Latina.

“Per accontentare i ct c’è una sola strada percorribile: quella di tornare a campionati a 16 squadre. Riducendo in tal modo il numero delle gare in calendario; dalle 38 attuali a 30. Tutto questo però andrebbe contro gli interessi dei club che pagano giocatori, allenatori e dirigenti; club che, spendendo tanto, hanno bisogno di introiti. Quindi, più partite si giocano e più si incassa, tra spettatori paganti e diritti tv. Per questi motivi ovviamente, le società sono contrarie ad una riduzione del numero delle partite. Per quanto riguarda nello specifico la Nazionale italiana posso solo dire che il suo miglioramento passa sicuramente dal miglioramento dei settori giovanili dei club”.

Ecco, i settori giovanili. E’ fondamentale ripartire dai settori giovanili e puntare sui vivai. Ma i club di casa nostra continuano ad acquistare calciatori stranieri: ormai i giocatori italiani in campo sono quasi mosche bianche. Soprattutto tra le big del nostro campionato.

“Infatti –risponde l’ex direttore sportivo della Juventus- è proprio così. Ad esempio, per quanto riguarda la difesa, Conte ha a disposizione di fatto solo i difensori juventini. Visto che le difese delle altre grandi della Serie A sono complessivamente formate da difensori stranieri. E la Nazionale ha bisogno di giocatori non solo di qualità, ma, anche esperti a livello internazionale. I buoni giocatori che militano in squadre di seconda o terza fascia, difficilmente hanno esperienza internazionale perché non disputano le Coppe europee. Diciamocelo chiaramente, quelli forti militano nei grandi club, ma, come ho già detto, tranne la Juve, le altre puntano su calciatori stranieri”.

E questo non vale soltanto per i difensori, ma, anche per centrocampisti e attaccanti. Non a caso attualmente tra i convocati del commissario tecnico ci sono giocatori che fino a qualche anno fa la maglia azzurra se la sarebbero potuta soltanto sognare. Però a mio giudizio i vivai, i settori giovanili italiani funzionano bene, il problema forse è un altro: i giovani e ottimi prodotti dei vivai non trovano spazio nei club di spicco. Perché?

“Purtroppo, spesso manca il coraggio di farli giocare nelle prime squadre. Si preferisce puntare sui giocatori stranieri. E non capisco perché questo tipo di politica sia ancora in auge; è vero che il calcio è globale ma io credo che sia sbagliato acquistare in continuazione all’estero quando nelle nostre squadre Primavera ci sono tanti calciatori validi sui quali sarebbe giusto puntare. Ragazzi di qualità che se avessero l’opportunità di giocare titolari nei grandi club, in 3-4 anni sarebbero pronti per la Nazionale. Le nostre società, soprattutto le big, dovrebbero avere più fiducia nei giovani”.

Sta di fatto che la Nazionale azzurra a Brasile 2014 ha toccato il fondo. Solo quella di Lippi, 4 anni prima in Sudafrica, fu capace di fare peggio. I problemi sono legati soltanto a questa mancanza di ricambio di calciatori o c’è altro come Ventonuovo scrive da tempo?

“No non è solo questa la causa della crisi del nostro calcio; ci sono anche altri problemi. Ad esempio, una volta i ragazzi crescevano in strada perché in strada si poteva giocare a pallone tranquillamente. Oggi gli spazi sono quelli che sono e se un bambino vuole giocare a pallone deve iscriversi necessariamente a una scuola calcio; ma soprattutto credo che la Figc dovrebbe investire a Coverciano su tecnici che lavorino molto sulla tecnica individuale. Basta con l’esasperazione della tattica, dei moduli e dei numeri in libertà: 4-3-3, 4-4-2, 4-2-3-1 ecc. Oggi si parla solo di tattica mentre non si parla mai di tecnica individuale, di possesso palla, di come proteggere il pallone o di come gestirlo. Oggi quando troviamo un giovane bravo nel dribbling e nella tecnica è facile sentire un allenatore che lo rimprovera o addirittura non lo fa giocare perché non passa la palla di prima. Così facendo si toglie al ragazzo quello spirito di iniziativa utile per esaltare le qualità individuali. Qualità che in tal modo vengono sacrificate sull’altare dello schema o della tattica. E purtroppo tutto questo si verifica anche nei “Giovanissimi” e negli “Esordienti”. Mentre secondo me fino alla categoria “Allievi” il ragazzino dovrebbe giocare per quello che sa, dev’essere libero di esprimersi in campo e non essere ingabbiato negli schemi”.

Un problema che esiste anche a livello mediatico purtroppo. Per la serie “piccoli Bacconi crescono”.

“Si si, infatti se ci fate caso ormai non si dice più, “che bel dribbling”, “che bell’assist”, che “bel passaggio in profondità”, ma si dice, “oggi hanno giocato col 4-4-2”, “oggi hanno fatto il 3-5-2” ecc. Ma voglio fare anche un altro esempio. Chi batte le punizioni in Italia oggi è rimasto soltanto Pirlo. Perché? Perché i tecnici oggi vogliono che il gol su punizione arrivi attraverso uno schema provato e riprovato in allenamento. E quando sono felici gli allenatori? Quando possono dire, “abbiamo fatto gol su uno schema provato in allenamento”. Cioè la punizione alla Pirlo oggi non si tira quasi più perché i mister vogliono soltanto lo schema, la giocata da schema; perché a quel punto il gol è come se lo avesse fatto l’allenatore perché lo schema da lui voluto ha portato al gol. L’esasperazione della tattica appunto”. L’inchiesta di Ventonuovo prosegue…

(Foto: 123RF)