Serie A : Parma - Milan

Calcio, il campionato ai raggi X: giocatori italiani in via d’estinzione, imperversa la “legione straniera”

di Fabio Camillacci

Abbiamo superato il limite! Il massimo campionato italiano di calcio è sempre più una “legione straniera”. Squadre imbottite di giocatori venuti dall’estero: i calciatori italiani in molte partite si contano sulle dita di una mano. Prendiamo ad esempio il “derby della Madonnina” Milan-Inter, posticipo della 12° giornata: su 27 atleti scesi in campo (panchinari compresi), solo 5 erano italiani. Così pochi che possiamo anche elencarli: De Sciglio, Bonaventura, El Shaarawy e Poli (entrato a partita in corso) nel Milan, Ranocchia nell’Inter. Il club dell’indonesiano Thohir si conferma dunque il meno “autarchico” d’Italia. Ovviamente, l’1-1 finale porta la firma di due stranieri: Menez e Obi. Breve nota: chapeau al monsieur rossonero Menez, autore di una rete bellissima che ci ha riportato alla memoria un famoso gol dell’interista Beccalossi in un derby del 20 ottobre 1979. Ben 35 anni dopo: stessa porta, maglia diversa. Menez, giocatore talentuoso proprio come il vecchio “Bec”: italianissimo. Magie come quella di Menez sono lampi che illuminano un deserto. Un deserto tricolore (nella foto: Menez abbracciato da Muntari).

Poi non lamentiamoci se la Nazionale è piccola piccola; Antonio Conte è costretto a fare quel che può con ciò che passa (poco…) il convento. Il manico azzurro è buono ma i calciatori di qualità scarseggiano. Ovvia conseguenza di un “Sistema Calcio Italia” che non investe sui giovani calciatori italiani ma preferisce puntare sugli stranieri. Una volta era diverso. Tanto per fare un nome già fatto, un talento come Evaristo Beccalossi non ha mai indossato la maglia della Nazionale maggiore. Un po’ per il carattere e per il pessimo rapporto con i ct dell’epoca, ma, molto anche perché l’Italia negli 70 e 80 abbondava di centrocampisti di qualità; così come abbondava di difensori, portieri e attaccanti. Già, una volta. La realtà purtroppo è ben diversa.

Derby milanese mediocre. A parte qualche fiammata, è stata una stracittadina complessivamente brutta. Tanti errori da una parte e dall’altra: svarioni e brividi. Inoltre, un legno per parte. Roberto Mancini al timone dell’Inter da pochi giorni non poteva certo fare miracoli, soprattutto alla luce del materiale umano che ha a disposizione. Rispetto alla gestione Mazzarri però è cambiato il modulo: ora l’Inter gioca con un 4-3-3 a doppio rombo. Un trequartista e un regista basso. La rivoluzione del “Mancio” è cominciata, per carburare serve solo tempo. Con Mancini al posto del “tenero Walter” il terzo posto è alla portata dell’Inter. L’ambiente nerazzurro deve dargli tempo e serenità.

Dal 3-5-2 al 4-3-1-2, ma lentamente. Questione di numeri e di grande intelligenza tecnico-tattica. E’ il capolavoro di Massimiliano Allegri in salsa bianconera. Non era facile sostituire Antonio Conte reduce da uno straordinario tris tricolore. Max lo sapeva e ha agito da vecchio saggio della panchina, anche se ha soltanto 47 anni. Nessuna rivoluzione del modulo. “Continuate a giocare come state facendo da tre anni, il resto verrà da sé”, ha detto Allegri ai suoi calciatori a inizio stagione. Tradotto: iniziamo da dove avete finito (il modulo 3-5-2), il cambiamento dovrà essere graduale. Ci siamo. La Juventus ha affrontato “step by step” la metamorfosi passando da un modulo stantìo e poco europeo al più moderno 4-3-3, o meglio 4-3-1-2: il classico rombo col trequartista alle spalle delle punte. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: 31 punti in 12 gare di campionato. E ancora: 28 gol fatti (miglior attacco) e appena 4 subiti (miglior difesa). Allegri, un autentico “Conte Max” come lo ribattezzammo dopo le prime uscite.

Juventus rullo compressore. Lo strapotere bianconero deflagra in tutta la sua forza nell’Olimpico laziale. Ed esplode grazie ad un’altra invenzione di Allegri: Pogba trequartista. Il talento francese fa numeri circensi e gol bellissimi. Il “Polpo” juventino è un mix esplosivo tra un fuoriclasse del calcio e un cestista Nba. Pogba segna il primo e il terzo gol nel 3-0 Juve. Impressionante. Impressionante come Tevez. “Carlito” fa il brigante pure in casa Lazio e sigla il raddoppio con una rasoiata delle sue. “L’Apache” adesso è capocannoniere con 9 gol. Lazio non pervenuta, ma, questa Juve fa paura e non si intimorisce nemmeno quando resta in 10 uomini per l’espulsione di Padoin. Anzi, Allegri getta nella mischia Federico Mattiello e il 19enne sfiora il quarto gol con un’iniziativa personale. Complimenti a Mattiello.

La Roma tiene il passo della Vecchia Signora vincendo a fatica a Bergamo. Le tante assenze importanti si fanno sentire. La difesa giallorossa è decimata. Per Rudi Garcia è emergenza continua a causa degli infortuni. A proposito, in bocca al lupo a Castan. La retroguardia perde pezzi. Contro l’Atalanta si è fatto male anche Torosidis sostituito dal 19enne Michele Somma che così ha esordito in Serie A. Un’ammonizione, qualche ingenuità ma buona personalità e corsa. Somma e Mattiello: due goccioline di azzurro nel deserto tricolore. Il 2-1 centrato allo stadio Atleti Azzurri d’Italia dalla Roma è pesantissimo, soprattutto alla luce di quanto visto in campo. Ancora una volta, pessimo approccio alla partita da parte dei giallorossi che vanno subito in svantaggio per effetto del gol di Moralez. La difesa romanista sbanda. La perla di Ljajic e il raddoppio di Nainggolan firmano un successo tanto sofferto quanto prezioso per non perdere terreno dalla vetta. Nella ripresa, Roma inesistente: tanto stucchevole possesso palla e nessun tiro in porta. Era comunque importante tornare alla vittoria in trasferta dopo un lungo digiuno. Forse, Pjanic e compagni hanno anche pensato a gestire in vista della trasferta di Mosca: martedi c’è la prima delle due finali del girone di Champions League. Contro il CSKA è vietato sbagliare.

Super Totò. C’è un calciatore “made in Italy” intramontabile, è Di Natale che taglia un grande traguardo: contro il Chievo al Friuli ha segnato il suo gol numero 200 in Serie A. Vantaggio Udinese annullato dal pareggio di Radovanovic. Di Natale, l’unico bomber italiano in grado di tenere testa agli attaccanti stranieri: con 7 reti (come Higuain e Icardi) Totò in classifica marcatori è terzo alle spalle di Tevez (9) e Callejon (8).

Il Napoli torna all’antico. Dopo un bel filotto di vittorie, i partenopei steccano al San Paolo contro il Cagliari. Una stecca pirotecnica: 3-3. I soliti problemi di sempre in fase difensiva per la squadra di Don Rafè che si fa raggiungere dai rossoblu di Zeman dopo essere andata sul 2-0 prima e sul 3-2 poi. Una battuta d’arresto che fa perdere al Napoli ulteriore terreno rispetto alle prime due della classe.

Un altro pareggio per la Sampdoria che impatta 1-1 a Cesena. Fanno tutto i romagnoli: gol e autogol. Torna a sorridere la Fiorentina di Vincenzo Montella che batte l’Hellas a Verona. 6° risultato utile per il Sassuolo: colpo gobbo firmato Floro Flores in “zona Cesarini” nella Torino granata. Toro contestato dai tifosi: e nel prossimo turno ci sarà il derby con la corazzata Juve capolista.

Sprofonda il Parma. Crisi di gioco, di risultati, di punti e di soldi per i ducali di patron Ghirardi. Nonostante lo 0-2 casalingo contro l’Empoli, Donadoni resta alla guida della squadra e la penalizzazione per le irregolarità amministrative è dietro l’angolo. Il Parma a questo punto rischia seriamente la retrocessione in Serie B. Tutto questo in attesa del “Monday Night” Genoa-Palermo. Dalle probabili formazioni possiamo già anticiparvi che lunedi sera al Barbera saranno soltanto 8 su 22 gli italiani che partiranno titolari. Abbiamo proprio superato il limite.