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Conte c.t. azzurro: i retroscena di un accordo pianificato a tavolino. Intanto: buona la prima

di Fabio Camillacci

Ottobre 1991: Azeglio Vicini lascia la guida della Nazionale. Novembre 1991: l’Italia viene affidata ad Arrigo Sacchi. Da quel giorno, gli azzurri del calcio hanno avuto soltanto commissari tecnici di scuola milanista o juventina. Una strana alternanza, come nella spartizione della torta tricolore. C.t. e scudetti dal ’91 a oggi, sono stati appannaggio del “Potere”, quello con la “p” maiuscola: Milan e Juventus, a seconda dei cicli influenti targati Berlusconi e Fiat.

In tema di titoli vinti, negli ultimi 23 anni ci sono state poche eccezioni: Lazio, Roma e il ciclo Inter post-Calciopoli. Sul fronte commissari tecnici, invece, totale alternanza rossonera e bianconera, con quest’ultima dominante: Arrigo Sacchi (Milan), Cesare Maldini (Milan), Dino Zoff (Juventus), Giovanni Trapattoni (Juventus), Marcello Lippi (Juventus), Roberto Donadoni (Milan), Marcello Lippi (Juventus), Cesare Prandelli (Juventus) e ora Antonio Conte, fresco vincitore di tre scudetti di fila con la Vecchia Signora. Niente di strano, è l’Italia del “gattopardismo”: tutto deve cambiare perché tutto resti come prima. Lo abbiamo scritto spesso su Ventonuovo.

Quindi, niente di nuovo. Il c.t. della Nazionale ha il potere di valorizzare i giocatori convocandoli in azzurro; pertanto, simpatizzando per una determinata scuola calcistica e dietro pressioni dei “poteri forti pedatori”, suoi amici, il commissario tecnico favorisce questo o quello, a seconda dei desideri di Juventus e Milan. Appunto. Potremmo fare un lungo elenco di calciatori scarsi convocati in Nazionale solo perchè stipendiati da “Madama” e dal “Diavolo”. Non a caso Mario Balotelli è stato subito escluso dalla prima lista di convocati di Antonio Conte: perché non è più un giocatore del Milan, è tornato in Premier League e ora gioca col Liverpool. Altro esempio? Nei convocati per il doppio impegno contro Olanda (amichevole gioca a Bari e vinta 2-0) e Norvegia (martedi 9 settembre a Oslo per il primo match valido per le qualificazioni agli Europei del 2016), c’è a sorpresa Giovinco: che nella Juventus era (con Conte allenatore) ed è tutt’ora la quarta scelta per l’attacco. Però è di proprietà della Juve e quindi deve giocare in Nazionale per essere valorizzato.

Tutto torna. Noi di Ventonuovo sapevamo benissimo che dopo le sorprendenti (non per noi, ci teniamo a ribadirlo) dimissioni da allenatore della Juve, Conte sarebbe diventato il nuovo commissario tecnico dell’Italia. “Tutto sc…sc…scientifico”, avrebbe commentato tartagliando Vittorio Gassman, alias “Peppe er Pantera” nel popolare film “I soliti ignoti”. Oggi invece potremmo parlare di “soliti noti” a proposito del nuovo importante ruolo affidato ad Antonio Conte. Tutto pianificato a tavolino, con grande cura dei particolari. Il gran ciambellano di Ponte Lambro Carlo Tavecchio mentiva sapendo di mentire quando il 12 agosto scorso da neopresidente della Figc dichiarava: “Per il ruolo di c.t. ho contattato Conte e altri 3-4 tecnici”. In realtà l’ex allenatore della Juve sapeva da un mese che la panchina della Nazionale sarebbe stata sua. Non a caso Tavecchio, a luglio, era già il candidato forte e unico per la guida della Federcalcio, anzi doveva ancora scivolare sulla ormai famosa buccia di banana che successivamente ne ridimensionò i numerosi voti a disposizione.

Il retroscena. E’ il 30 giugno quando Tavecchio decide di scendere in campo sapendo di avere dalla sua i suffragi necessari per essere eletto successore di Giancarlo Abete, caduto a Natal. Nel frattempo, la Juventus e Conte sono ai ferri corti, lo sono da molto tempo per la verità; la Vecchia Signora non sopporta di veder oscurato il proprio blasone dal vincente tecnico di Lecce. Si parla solo di lui, per i tifosi bianconeri e per i media è lui il vero artefice del tris tricolore. Ecco perché la Juve non rinnova il contratto all’allenatore (scadenza 2015) e fa di tutto per spingerlo alle dimissioni. Come? Mandando in fumo le trattative di mercato messe in piedi per i rinforzi chiesti dal mister (quella di Iturbe su tutte). A questo punto, per la Juve e per Conte l’unica via di uscita (di “buonuscita” per la verità) è la Nazionale. Tavecchio, in odore di elezione da l’ok e Conte (non proprio un campione di stile e signorilità) si dimette da tecnico juventino per sposare la causa azzurra. E così vissero tutti felici e contenti.

Antonio Conte, buona la prima. Su questo non avevamo dubbi, perché non abbiamo mai avuto dubbi sulle doti di Conte come allenatore; sull’uomo preferiamo non ribadire il nostro punto di vista, già espresso sopra, ma sulle qualità da tecnico nulla da eccepire. E all’esordio l’allenatore salentino non ha deluso le attese. Dopo convocazioni complessivamente buone e la scelta di lasciare a casa il viziato Balotelli, il commissario tecnico ha preparato benissimo l’amichevole di Bari vinta 2-0 contro l’Olanda giunta terza al Mondiale di Brasile 2014; anche se sulla panchina olandese non c’è più Van Gaal ma Hiddink. In tal modo Conte ha pure interrotto la lunga striscia sfortunata di c.t. azzurri all’esordio: l’ultimo a vincere alla prima era stato Dino Zoff, nel 1998. Italia dunque rigenerata dopo la disastrosa gestione di padre Cesare Prandelli: il don Abbondio del calcio.

Balotelli a casa. A proposito di Super Mario, le coccole di Prandelli hanno fatto più male che bene all’ex attaccante del Milan: il ragazzo, che non crescerà mai, forse aveva bisogno di una scossa. Non puoi giocare in Nazionale, anzi esserne il simbolo, solo perché ti chiami Balotelli, perché sei di colore e soprattutto perché sei un personaggio che piace ai media. Il Time nel 2013 lo inserì, impropriamente, tra le 100 persone più influenti del mondo insieme a Papa Francesco e Barack Obama. Follia mediatica. Quindi, bravo Conte: forse, e sottolineo forse, questa scossa aiuterà Mario a crescere. Ci credo poco, ma potrebbe accadere.

Stesso modulo: il 3-5-2. Stesse decisioni tecnico-tattiche: semplicità, perché il calcio è una cosa semplice e se fai lo scienziato diventi un “perdente di successo”. Stesso approccio alla gara: il “martello” Conte martella come sempre i giocatori, li prepara alla sfida come faceva il re spartano Leonida con i suoi 300 guerrieri alle Termopili contro il re persiano Serse, e cioè urlando: “Non cedete loro niente! Ma prendete da loro tutto!”. Insomma, grinta e fame non mancano a questa bella Nazionale, e si è visto. Senza Pirlo (infortunato), è De Rossi il leader. In attacco, la coppia Immobile-Zaza va che è una bellezza. Nota su Zaza, sosia di Anelka: è bravissimo e a tratti devastante per le difese avversarie, ma deve imparare a essere più incisivo sotto porta. E adesso sotto con la Norvegia, primo impegno per le qualificazioni a Euro 2016: si gioca a Oslo.

In sintesi, dopo il disastro Mondiale, al San Nicola di Bari si sono visti i primi segnali di svolta; speriamo di continuare su questa strada per evitare di continuare a raschiare il fondo del barile e cominciare finalmente una pronta risalita nel ranking Fifa. E speriamo pure che il “Sistema Calcio Italia” abbandoni una volta per tutte, le sue proverbiali e pessime abitudini politiche. C’è da recuperare competitività anche nelle competizioni europee per club. Mission impossible? Se “il gattopardismo” all’italiana persiste, si: non c’è speranza.