consiglio_ue

Lo Spazio Schengen è in pericolo

Quel che l’Area Schengen rappresenta per l’Europa, non è chiaro per molti. Ciò è dovuto per la gran parte ad una mancata informazione negli anni, ma soprattutto sul mancato obiettivo primario dell’Europa, ossia creare europei anziché meri nazionalismi agglomerati in un’Europa un po’ asfissiante e inconcludente su molti fronti.

In questi giorni un “vertice UE non ufficiale” si prepara a chiudere l’area Schengen, quell’area che permette il libero passaggio di merci e di uomini, elemento fondamentale della Costituzione Europea così come pensata.

Tolti i proclama politici degni di una mera campagna elettorale perpetua, la situazione è grave e dev’essere risolta in maniera efficace e pronta.
Schengen è in bilico“: questo il monito europeo che si leva da più parti. E la motivazione è il flusso di migranti sempre maggiore provenienti dai paesi in guerra. Ma l’eliminazione di Schengen sarebbe un danno doppio. Se da un lato il ministro dell’Interno Alfano sostiene che “è salvo per ora”, il suo omologo austriaco Johanna Mickl-Leitner dichiara che “sta per saltare” e viene risollevata da Avramopoulus, Commissario UE all’Immigrazione che prova a stemperare le tensioni spiegando di aver riscontrato una forte volontà degli Stati a lavorare per attuare tutte le misure già varate per rafforzare le frontiere esterne e gestire i flussi.
Sta però di fatto che una “larga maggioranza” di Paesi, e non soltanto i sei che attualmente hanno ripristinato i controlli (Austria, Germania, Svezia, Norvegia, Francia, Danimarca), ha “invitato la Commissione a preparare le procedure per l’attivazione dell’articolo 26 nell’ambito del codice Schengen” (fonte ANSA), come spiega il ministro olandese alla Sicurezza Klaas Dijkhof, presidente di turno del consiglio europeo. L’articolo prevede la possibilità per uno o più Stati membri di estendere i controlli alle frontiere interne fino a due anni: una misura che di fatto scardina la filosofia su cui è nata l’area di libera circolazione.

La regola era stata inserita nel Codice Schengen nel 2013, dopo le Primavere arabe e le frizioni Berlusconi-Sarkozy, quando Parigi voleva bloccare il flusso di migranti a Ventimiglia. Il capo del Viminale, Angelino Alfano in un’intervista all’Huffington Post anticipa la posizione italiana: “Siamo contrari a passi indietro rispetto a Schengen, perché sarebbe un affossamento delle libertà faticosamente conquistate in decenni di integrazione”, e ribadisce il suo “sì ad un ferreo controllo delle frontiere esterne dell’Unione”. Sulla partita dei tre miliardi per i rifugiati in Turchia, spiega: “occorre difendere l’interesse nazionale senza arrivare al punto di rottura con l’Europa. Non esiste un no ideologico. C’è la semplice ma chiara esigenza di capirne le modalità e l’esclusione dal patto di stabilità. Detto questo, un attacco indiscriminato a Bruxelles è da evitare“.

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebook