immigrazione-italia_1297208852

“Il mio sangue è rosso come il tuo!”

Estate 2015. Tanti giovani si preparano agli Esami di Stato, tanti altri affrontano la sessione d’esami estiva, altri ancora si preparano per alcuni mesi di vacanza prima di iniziare nuovamente con il classico trantran scolastico, universitario o lavorativo.

Ma una cosa mi turba. Sono ormai passati due anni dal primo sbarco che la mia città ha affrontato e sono sempre più le vittime del mare, così come coloro i quali sono riusciti a sopravvivere alla traversata. Io a quello sbarco ho dato una mano, per tradurre, per provare a far ridere un bambino piuttosto che dare semplicemente un aiuto quando c’era da spostare qualcosa. E ho pregato. Sì, ho pregato in un mondo di atei e agnostici, quasi sperando che il mondo, colmo di guerra e dolore, ferite dell’animo, che questi ragazzi si lasciavano alle spalle, l’indomani non esistesse più.

Molto tempo dopo (ma sembrano giorni) non è cambiato nulla. Anzi, la situazione è peggiorata. Ci si è divisi tra chi è “pro” e chi è “contro” l’immigrazione, senza comprendere come si tratti piuttosto di un fatto umano, da affrontare in maniera più lungimirante possibile, tenendo conto di chi abbiamo davanti e della sfida che il nostro senso di umanità ci chiama a sostenere.

Non voglio entrare nel merito politico della questione, ma i discorsi che si stanno levando dagli schieramenti sono di una povertà intellettuale disarmante: è giusto, è sbagliato, è male, è bene… come se tutti questi fossero argomenti assoluti con cui giudicare e con cui decidere della vita o della morte di queste persone. Fratelli.

-Centinaia di migliaia di italiani non specializzati cercano lavoro in Germania.
Sono quelli che parlano peggio il tedesco, irritano la gente del posto. Sono il secondo nucleo straniero in Germania.
Mentre nel passato era la ristorazione il settore privilegiato, oggi si accontentano di tutto, abbassano i salari locali e ciò irrita la gente del posto.
Dopo qualche mese di lavoro possono accedere alle graduatorie per le case popolari ed altri benefit dei poveri, e ciò irrita la gente del posto.
Non sono i primi criminali, ma appaiono anche nelle classifiche dei criminali, per loro non si può invocare il reato di clandestinità, perché per quel tipo di confine, se noi facciamo la stessa identica cosa che fa un senegalese, non siamo clandestini.

Ovviamente si possono cambiare connotati e nomi, questa situazione è identica in tutto il mondo.
I colpevoli sono gli stranieri, ma gli stranieri siamo anche noi in tanti casi, siamo uno dei Paesi con maggiore emigrazione in tutto il mondo, certamente ci consoliamo col mito che abbiamo esportato tanto benessere grazie alla nostra inventiva, ma grazie a quella abbiamo esportato anche mafie e delinquenza. Se tutti gli italiani del mondo fossero rimasti a casa loro, in Italia ci sarebbe ben poco spazio, stiamo parlando di decine di milioni di persone.

Nel mondo non ci sono stranieri, siamo noi che li abbiamo inventati, coi nostri confini.
E così se una volta nascevi a Fiume eri italiano, oggi sei croato, domani sarai qualcos’altro o, meglio, crederai di essere qualcos’altro.

Perché la cosa evidente, se si guarda da un po’ più lontano, è che se c’è uno straniero che si accontenta di pochi soldi e zero sicurezza sul lavoro, c’è sempre un datore di lavoro che accoglie di buon grado la soluzione, anche se la legge non lo permette.
Chi è dunque a delinquere? Solo lo straniero che fa il conto del cambio di moneta col suo Paese?

Possiamo andare avanti fin che vogliamo a luoghi comuni, tipo che gli africani ci portano l’Ebola, che è un virus che si sviluppa in una manciata di giorni e ucciderebbe un intero barcone che fa una traversata in mare di settimane, l’Ebola arriva con l’aereo ovviamente, il più delle volte portato da occidentali che l’hanno contratto in Africa, o meglio, nei tre Paesi africani che ne sono contagiati.

Possiamo dire che gli stranieri delinquono, certo, le statistiche sostengono questa tesi.

Ma se invece di dire stranieri, dicessimo poveri, sarebbe la stessa cosa.
I poveri delinquono, i disoccupati delinquono più degli occupati.

È assai raro che uno straniero benestante ti minacci con un coltello chiedendoti i soldi, è più facile che lo faccia un italiano povero.
Possiamo dire che gli stranieri commettono reati sessuali o sociali, certo, le statistiche lo sostengono, ma se invece di stranieri dicessimo disperati o disequilibrati, allora capiremmo perché nelle statistiche ci siano anche tanti italiani, se capissimo i meccanismi della convivenza, della frustrazione, della scarsa educazione alla gestione dei sentimenti, capiremmo come mai a uccidere la moglie ci siano tanti italiani.

L’esperimento di Laborit parla chiaro: due topi costretti a convivere in una gabbia stretta, colpiti da piccole scosse elettriche provenienti dal pavimento, cominciano a lottare fra di loro, per loro non c’è dubbio… la colpa è dell’altro! Se prima della scossa elettrica arriva un segnale acustico, i topi cominciano a lottare anche senza motivo: basta il segnale.

Perché lo fanno? Perché così stanno meglio di salute.
Perché se non lo facessero si ammalerebbero, se fossero da soli, se non avessero nessuno a cui dare la colpa sarebbero depressi.

I due topi non si chiedono chi li abbia messi nella gabbia né chi mandi la scossa elettrica, non hanno questo tipo di memoria, pensano che nella gabbia ci sono e questo è quello che succede.

L’esperimento di Laborit è una crudeltà sugli animali. È vero.

Ma chi ci ha messo in queste gabbie e, soprattutto, se non siamo diversi dai topi, davvero pensiamo di essere diversi da uomini che vengono da una gabbia che non è la nostra?

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebook