BERLUSCONI IS BACK (purtroppo)

Ho passato i 20 anni. Vivo da quando son piccino con la figura di un Silvio Berlusconi, idolo di una metà del Paese e incubo per l’altra. Vivo in un Paese che, al di là delle appartenenze politiche (opinabili ma pur sempre libere secondo la Costituzione) è arenato da 20 anni sul dibattito pro/contro Berlusconi.


Vivo da 20 anni in un Paese che è stato schernito, insultato, violentato dalle tristi parole dei ‘cugini’ americani, francesi, tedeschi, inglesi che all’estero, guardando italiano, l’hanno appellato con “Italia? Ah, Berlusconi!”, annettendo ghigno e gesti manuali più eloquenti di un calcio negli stinchi.
Oggi, con l’assoluzione di uno degli uomini tristemente più discussi del pianeta, un po’ come Gaber anch’io non mi sento italiano. E non mi sento italiano non perché, come tanti, sostengo l’ingiustizia di tale assoluzione, poiché il mio rispetto per la magistratura non mi permette di dire ciò. Io oggi non mi sento italiano poiché questi giovani vecchi nelle idee e nelle azioni, sminuiscono il futuro di un Paese per farlo giungere al minimo comune multiplo della chiacchiera da bar. A 18 anni squallidi e senza sogni come (e forse più!) di certi 60enni.
Nessun reato, dunque. Dopo anni di processi e trivelle mediatiche che siamo stati costretti a sorbirci. Solo un’infinita e incontrollabile generosità. E se pensiamo alla filantropia come un incondizionato atteggiamento d’amore verso il genere umano, rivolto indistintamente a uomini e donne con continui atti di beneficenza, nulla vieta di considerare gli atti di beneficenza sbilanciati verso destinari di sesso prettamente femminile, magari di bella presenza e magari avvezze per puro spirito di reciprocità a ricambiare con sporadiche prestazioni sessuali, una pura e semplice attività di figantropia.

Chapeau al cavalier Silvio che fregò l’Italia. Ancora una volta…

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

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