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Famiglie invischiate: confini labili e confusione dei ruoli familiari

Come dice Luciano De Crescenzo “Una famiglia non si sceglie, nasci e te la ritrovi dinanzi che ti sorride”. Bisogna anche dire che ogni individuo è il risultato anche delle esperienze extra-familiari e della sua capacità di riadattamento.

Famiglie invischiate

Nelle famiglie invischiate vi è la tendenza dei suoi membri a manifestare intrusioni nei pensieri, nei sentimenti, nelle azioni e nella comunicazione degli altri. In queste famiglie c’è una labilità dei confini tra gli individui e i sottosistemi generazionali con conseguente confusione delle funzioni e dei ruoli. Non c’è autonomia né spazi personali.Minuchin definì queste famiglie come “famiglie con le porte aperte”. È evidente che queste caratteristiche della struttura familiare, limitano e rendono impossibile lo sviluppo dei processi di autonomizzazione e di individuazione.

Partiamo dal presupposto che un figlio che vive in una famiglia invischiata , divenuto adulto,decida di costruirsi una vita insieme alla propria compagna e di lasciare il “nido “ .I genitori potrebbero ostacolare l’emancipazione dal nucleo familiare .Nel caso in cui avvenisse il distacco la madre potrebbe ammalarsi e manifestare attraverso il sintomo il suo disappunto e nello stesso tempo trovare un modo per riavere tutta la famiglia accanto a e sentirsi di nuovo gratificata nel suo ruolo di madre.

Le famiglie invischiate erano quelle da cui provenivano i giovani pazienti ricoverati nella Child Guidance Clinic of  Philadelphiadove lavorava Minuchin e che presentavano  malattie psicosomatiche come l’asma, l’anoressia e il diabete. Questi disturbi dipendevano dai modelli di comportamento eccessivamente rigorosi imposti dalla famiglia, che presentava regole rigide ma confini diffusi tra i genitori e il figlio sintomatico, mentre i confini tra la famiglia e il mondo esterno erano troppo marcati. In sostanza, il figlio si trovava intrappolato tra i genitori e estraniato dai rapporti sociali e quindi non riusciva ad esprimere la sua personalità. La mancanza di confini all’interno del nucleo familiare  causava, secondo Minuchin, un senso di appartenenza e di invischimento patologicamente intenso.

Il ruolo del terapeuta difronte a famiglie invischiate

Il terapeuta difronte ad una famiglia invischiante mette in atto delle

operazioni di sfida che si possono dividere in tre categorie :

– Sostenere lo spazio vitale individuale : L’incoraggiamento che il terapeuta dà a ciascun individuo affinchè parli ed esprima il suo punto di vista rinforza il diritto alle operazioni individuali e tende ad aumentare la differenziazione

– Sostenere la definizione dei sottosistemi ( coniugi, figli e fratelli)

– Sostenere l’organizzazione gerarchica del sistema familiare : Nel sostenere la gerarchia, il terapeuta cerca non di creare una struttura autoritaria patriarcale, ma di rinforzare il rispetto per le posizioni personali all’interno della famiglia.

A cura di Dott.ssa Alessandra Del Pozzo

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Alessandra Delpozzo

Mi chiamo Alessandra Del Pozzo e sono una psicologa clinica e Psicoterapeuta Sistemico Relazionale e familiare. Ho studiato presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II” e mi sono laureata con una tesi intitolata “Mobbing in gravidanza: Un’esperienza di ricerca”. Durante il percorso universitario ho svolto attività di tirocinio presso l’Istituto per i Tumori “ Pascale “. Nel periodo di tirocinio post-lauream mi sono occupata di due progetti: "Progetto Viole-Non Violenza" presso AOU II Policlinico e "Progetto di ricerca per malati oncologici" Ospedale Cardarelli". Abilitata alla professione di psicologa e iscritta all’albo dell’ordine degli Psicologi della Campania n. 5874 nel 2014, mi sono iscritta alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Sistemico Relazionale e familiare “I.S.P.P.R.E.F.” e a Luglio 2018 sono diventata Psicoterapeuta Sistemico relazionale e familiare. Dal 2014 al 2018 ho svolto attività di tirocinio presso il CSM dell’Asl Na 1 centro. Mi occupo di Psicoterapia individuale e di coppia . Sono anche educatrice e ho avuto esperienze con i bambini oncologici presso il reparto di Oncologia pediatrica del I Policlinico, con ragazzi a rischio e con bambini diversamente abili (disturbi generalizzati dello sviluppo, ritardo psicomotorio).

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