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EDITORIALE – L’analisi di Iniziativa Comune sul nuovo governo Conte

Ad ognuno il suo dna, ma quando si parla da Autorità Costituita, testimone delle pubbliche Istituzioni, non basta guardare la propria stella, bisogna contemplare il resto del firmamento. Siamo consapevoli che il Vascello “Italia” da tempo viaggia  in mare aperto, con una rotta incerta, la traccia debole, la visibilità è scarsa, e per giunta imbarca acqua. I passeggeri, come nulla fosse, chiacchierano, si divertono e danzano sul ponte, indifferenti a ciò che accade, presi dall’euforia della vittoria. La vittoria, non il traguardo, ma semplicemente la linea di partenza, la strada è lunga, tortuosa e impervia e per trasformare le intenzioni in fatti, va percorsa tutta. Ma davvero si vuole fare qualcosa per fare ripartire il Paese? Non fiumi di parole e discorsi forbiti, la realtà del Belpaese  è complessa,  i dati dell’economia sono incerti e raccontano un’altra storia. La produzione industriale oscilla, la disoccupazione è altalenante, anche gli addetti ai lavori, sembrano preoccupati, sono meno arroganti perché i numeri ci mortificano. Quando un’impresa è sana e, per restare a galla deve  fare i debiti, se non si gestisce con intelligenza e parsimonia, nessuno gli fa più credito e nell’illusione di salvarsi cade nella morsa dei cravattati. Il “virus” dell’indebitamento è pericoloso perché a livello di Stato si trasforma in un rischio sistemico. Se poi questo rischio è in capo alla terza economia dell’Eurozona e supera i 2.300 miliardi di euro, non è difficile comprendere le preoccupazioni dei partner europei.

Non c’è dubbio che la perdurante incertezza politica, abbinata ad una serie di proposte improbabili, abbia contribuito non poco a far scattare tutti gli allarmi sulla tenuta del nostro debito pubblico. E, poiché questa pericolosa variabile viene attualmente trattata con una certa disinvoltura, forse è il caso di precisare che l’eccesso di indebitamento è una variabile delicatissima in quanto trasversale: colpisce indistintamente, producendo danni anche irreparabili, la persona fisica, la famiglia, l’azienda, la banca e lo Stato.  Finché i parametri dello stivale saranno lontani dalla media UE e la spesa pubblica non cambia i connotati  della disorganizzazione e sarà in preda alla burocrazia, finché la giustizia civile e quella amministrativa continueranno a gettare sabbia negli ingranaggi delle leve dell’economia, l’Italia non sarà in condizione di riprendere una navigazione sicura. Ove non si metta ordine alle regole fiscali, con una lotta senza quartiere alle mafie e agli evasori, il Paese segnerà il passo.

Lo vogliamo dire subito, siamo con chi vuole costruire un argine ma senza miracoli. L’Italia ha bisogno semplicemente di più gente onesta e del rifiuto di ogni ipocrisia e doppiezza. Nulla da suggerire al nuovo  timoniere. L’unica risposta da dare subito è la garanzia di conoscere la rotta ed essere in grado di raddrizzare la nave. Perché la nave Italia, tra ufficiali che rubano e passeggeri senza documenti, è senz’altro un problema da affrontare subito pena il naufragio.

INIZIATIVA COMUNE intende continuare ad alimentare il progetto culturale di analisi politica e condivisione opinion Leader, senza sconti e senza bandiere. La nostra compagine è fatta di gente semplice, piccole imprese a conduzione familiare, che vivono del proprio lavoro ammesso che ci sia, diversamente sono destinate a morire, perché tagliate da ogni opportunità di rilancio, quindi accomunate  dal desiderio di riscatto e ricercare soluzioni per dare un segno di speranza alle generazioni che verranno.

L’Italia ha un nuovo governo, il percorso per arrivare alla sua formazione, come sappiamo, è stato tribolato. Ai consueti passaggi e alla prassi istituzionale si sono alternati veri e propri colpi di scena con cambiamenti repentini di prospettive. A dire il vero i social sono stati la carta vincente nel poker tra Giallo-Verdi, i partiti di sempre e l’alto Colle. Hanno belligerato a colpi di video e post su Facebook.  Se nello specifico guardiamo i dati statistici nostrani, si evince che nel 2011 gli italiani dedicavano 37 minuti al giorno a navigare da pc, nel 2018 solo 11. Da mobile invece si è passati dai 25 minuti del 2014 ai 49 minuti attuali. Detto in altri termini, la combinazione tra dispositivi mobili e social network permette alle notizie di raggiungerci ovunque e in qualunque momento.

Il rischio, in realtà, nelle democrazie occidentali è che si stia lasciando ai nazionalisti il ruolo di alfieri dei new media, in grado di coinvolgere le persone, farle partecipare ed esprimere, mentre agli altri resta la difesa, quasi corporativa  dei  megafoni dell’establishment. Insomma bisogna prendere atto che è in essere un’accelerazione del processo di ibridazione dei media, perché soprattutto televisione e piattaforme digitali vengono coinvolte entrambe dalla narrazione politica spesso anche in maniera simultanea. Ed è su questo punto che cresce una differenza grande tra vecchi e nuovi mezzi di comunicazione, artefici primari del successo delle nuove formazioni politiche. Ciò che ci preme sottolineare è il senso d’incertezza quando si offre il fianco ai soliti tromboni: “……. ha già indossato gli stivaloni, e minaccia i Sindacati di intervenire con le leggi sulla rappresentanza”.  Sembra di essere tornati al passato, ma quel passato al quale non vorremmo ritornare. Le politiche delle contrapposizioni non hanno mai funzionato, specialmente verso i corpi intermedi. La cronaca riporta che chi pensava di avercela fatta, ci ha rimesso le penne, basta ascoltare  cosa ha replicato ieri, nel Senato della Repubblica.

Rocco Tiso, portavoce di Iniziativa Comune