KNUTSFORD, UNITED KINGDOM - JUNE 24:  A European Union flag, with a hole cut in the middle, flies at half-mast outside a home in Knutsford Cheshire after today's historic referendum on June 24, 2016 in Knutsford, United Kingdom. The results from the historic EU referendum has now been declared and the United Kingdom has voted to LEAVE the European Union.  (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

POST BREXIT

Sono passati ormai più di due mesi dal fatidico referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’UE.

Ebbene, la maggior parte degli economisti aveva paventato una ipotetica situazione catastrofica nel post-Brexit. Quella che vige in Inghilterra,però, ha poco di catastrofico. Dopo un primo impatto negativo,infatti, i consumi non sono affatto scesi e nel mese di Agosto il settore dei servizi ha addirittura registrato una crescita superiore al livello medio. La sterlina debole,tra l’altro, ha incentivato gli acquisti, soprattutto quelli dall’estero; esempio pratico è rappresentato dalla crescita registrata nel campo dei voli.

Molti economisti avevano sottovalutato, nelle loro ipotesi, il fatto che le banche anglosassoni avrebbero attuato opportune strategie per consentire all’economia di proseguire nel suo percorso. Esse, infatti, hanno tagliato i tassi d’interesse, portandoli allo 0,25%,hanno espanso il programma di acquisto dei titoli di stato ed hanno acquistato debiti dalle imprese per circa 10 miliardi. Parallelamente a ciò, secondo quanto dichiarato dalla Banca d’Inghilterra, si registrerebbe una diminuzione della concessione dei prestiti,ma il Council of Mortgage Lenders, un’associazione che rappresenta gli enti che concedono mutui nel Regno Unito, dice che dopo Brexit sarebbe,invece, aumentata.

Ad ogni modo, dopo due mesi, ancora il neo-premier May non ha adottato le misure necessarie per portare aventi la “separazione” dall’Unione,spingendo molti a parlare di “molto rumore per nulla”. Secondo il “The Telegraph”, invece, il successore di Cameron starebbe valutando di evitare il voto in l’Aula ed avviare direttamente il negoziato, onde non incorrere in possibili ostacoli posti dai fautori del “Remain”. Molte incertezze rimangono sul futuro degli scambi economici. Il Giappone, per esempio, ha presentato 15 pagine nelle quali chiede al Regno Unito di rimanere nel mercato unico europeo. Questo,naturalmente, sarebbe incompatibile con quanto emerso dal referendum. In molti hanno cercato di trovare una soluzione per non perdere un partner colossale quale la Gran Bretagna; si è giunti a pensare,quindi, ad una possibile “Partnership continentale” alla quale potrebbero prendere parte anche Turchia,Ucraina e Svizzera. Si tratterebbe di un’integrazione economica in merci,servizi,capitale e forza lavoro alternativa.

Sono, comunque, tutte ipotesi, in quanto il Regno Unito non ha ancora comunicato la linea che intende adottare per questa “secessione”;solo allora si potrà parlare di uno scenario realistico, anche se il parere più diffuso è che ciò non avverrà prima del 2017,se non addirittura del 2020.

 

Immacolata Teresa Madarena

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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