Attacco a Bruxelles

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Attacco a Bruxelles

A scuola ci insegnano quanto sia importante lo studio della storia, cui spetta (o meglio, spetterebbe) il compito di impedire la reiterazione di atti disumani e funesti per l’umanità. Una sorta di insegnamento e monito ai posteri, ma anche un atto d’amore verso la collettività. Qualcosa, però, non torna. Perché le immagini di Bruxelles non fanno altro che riportare alla mente quelle di Parigi; le dichiarazioni di Putin sulla priorità di rafforzare il potenziale bellico nucleare non possono far altro che rammentarci i tragici avvenimenti di Hiroshima e Nagasaki..per non parlare della Comunità Europea, che si sta dimostrando un colossale fallimento: gli stati erano – ahimè – più uniti quando terminologie quali globalizzazione e UE non avevano significato alcuno (basti pensare alle vicende legate alle Guerre Mondiali e alla conquista di nuovi territori).

Ogni giorno i politici – nelle interviste – parlano di “vertici decisivi”, cui fa seguito il nulla.
Aprendo un qualsiasi libro scolastico in materia, vi stupirete nel leggere che le lunghe trattative dell’Italia cui si fa riferimento in vari momenti storici (es. in fase di stipulazione di alleanze o dichiarazioni di guerra e/o neutralità) duravano pochi mesi, in alcuni casi addirittura settimane..non un’intera legislatura!
Ora ditemi, per caso vi ricordate l’ultima volta che l’Italia ha preso posizione su una tematica internazionale rilevante? E l’ultima volta in cui i mezzi di comunizazione ne hanno parlato? Certo che no! Perché mentre il mondo va a rotoli, i Tg – su mezz’ora di messa in onda – ci parlano per venti minuti del DDL Cirinnà, del dramma di Totti, delle uova di Pasqua. Poi, se rimane tempo – e solo se non si sfora (guai a rubare un minuto a “I pacchi” o a “Striscia”), dedicano qualche istante alle vicende più serie, facendo attenzione a non entrare troppo nei dettagli. Così noi continuiamo ad assistere a dichiarazioni generiche, promesse ideali, partnership formali prive di qualsiasi fondamento sostanziale. La verità è che l’Italia, per paura di rimanere sola, sta cercando di mantenere i legami con realtà tra loro agli antipodi: dagli Stati Uniti – responsabili di gran parte degli ultimi accadimenti disastrosi – alla Russia – primo fornitore di gas dell’UE e detentrice del 45% delle riserve mondiali comprovate di petrolio, eccetto OPEC e Stati Uniti – alla Germania – accentratrice ed individualista da sempre – e via discorrendo. Risultato?
L’Isis padroneggia ovunque e noi – in Italia – stiamo a discutere su chi si meriti lo scettro di mamma dell’anno tra Nichi Vendola e Giorgia Meloni.

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Articolo di Thérèse Salemi

therese salemi..,

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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