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L’ACCESSO AL CREDITO RESTA UN PROBLEMA PRIORITARIO E LA CONFESERCENTI LAZIO AVANZA LA SUA SOLUZIONE

di Emanuela Maria Maritato (*)

L’attuale momento di crisi economico finanziaria sta determinando gravi difficoltà e rendendo ancora più problematico l’accesso al credito da parte delle PMI. Aumenta dunque a livello di selettività delle banche nelle’erogazione di finanziamento, aumentando di conseguenza i tassi e le condizioni per le imprese, diventando sempre più sempre più onerose.
Alle piccole e micro imprese in particolare, viene destinato soltanto il 16% del totale degli impieghi bancari. In questo contesto è sempre più difficile garantire continuità nell’afflusso di credito alle piccole e medie imprese, fornendo ad esse i capitali necessari per affrontare la crisi, in vista di una auspicabile ripresa economica.
IL RUOLO DI GARANZIA.
Il ruolo di garanzia dei confidi riveste un importanza fondamentale, per cui occorre esaminare le prospettive che essi hanno di fronte, in termini di assetti patrimoniali: competenze tecniche e modelli organizzativi.
Quotidianamente i confidi devono confrontarsi con problemi legati al break even, alle risorse tecniche, ai vincoli operativi, agli strumenti  di gestione, ai percorsi organizzativi, ai rapporti costi/benefici delle soluzioni alternative.

Tutte questioni che richiedono un approfondimento complessivo per le scelte importanti che devono compiere.
In questo contesto la Confesercenti di Roma e del Lazio ha compiuto un percorso importante, ed innovativo al riguardo dei propri strumenti di assistenza alle imprese.
Tra questi il più rilevante è stato la nascita di un nuovo Confidi, laCONFESERCENTI FIDI LAZIO, uno strumento della confesercenti, per dare risposta alla crescente richiesta di credito delle piccole e medie imprese del Lazio, in un momento nel quale l’accesso al credito si è trasformato da una possibilità per sviluppare la propria impresa ad una necessità sempre più difficile da raggiungere. A livello Regionale e Nazionale, stiamo dunque assistendo ad un percorso di riposizionamento e razionalizzazione dei Confidi, che sta offrendo lo stimolo per percorsi di aggregazione.

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario

L’ACCESSO AL CREDITO RESTA UN PROBLEMA PRIORITARIO E LA CONFESERCENTI LAZIO AVANZA LA SUA SOLUZIONE

di Emanuela Maria Maritato (*)

L’attuale momento di crisi economico finanziaria sta determinando gravi difficoltà e rendendo ancora più problematico l’accesso al credito da parte delle PMI. Aumenta dunque a livello di selettività delle banche nelle’erogazione di finanziamento, aumentando di conseguenza i tassi e le condizioni per le imprese, diventando sempre più sempre più onerose.
Alle piccole e micro imprese in particolare, viene destinato soltanto il 16% del totale degli impieghi bancari. In questo contesto è sempre più difficile garantire continuità nell’afflusso di credito alle piccole e medie imprese, fornendo ad esse i capitali necessari per affrontare la crisi, in vista di una auspicabile ripresa economica.
IL RUOLO DI GARANZIA.
Il ruolo di garanzia dei confidi riveste un importanza fondamentale, per cui occorre esaminare le prospettive che essi hanno di fronte, in termini di assetti patrimoniali: competenze tecniche e modelli organizzativi.
Quotidianamente i confidi devono confrontarsi con problemi legati al break even, alle risorse tecniche, ai vincoli operativi, agli strumenti  di gestione, ai percorsi organizzativi, ai rapporti costi/benefici delle soluzioni alternative.

Tutte questioni che richiedono un approfondimento complessivo per le scelte importanti che devono compiere.
In questo contesto la Confesercenti di Roma e del Lazio ha compiuto un percorso importante, ed innovativo al riguardo dei propri strumenti di assistenza alle imprese.
Tra questi il più rilevante è stato la nascita di un nuovo Confidi, laCONFESERCENTI FIDI LAZIO, uno strumento della confesercenti, per dare risposta alla crescente richiesta di credito delle piccole e medie imprese del Lazio, in un momento nel quale l’accesso al credito si è trasformato da una possibilità per sviluppare la propria impresa ad una necessità sempre più difficile da raggiungere. A livello Regionale e Nazionale, stiamo dunque assistendo ad un percorso di riposizionamento e razionalizzazione dei Confidi, che sta offrendo lo stimolo per percorsi di aggregazione.

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario

HO BISOGNO DI POESIA

di Carmela Maraglino (*)

“Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole,
di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.”
(Alda Merini)

Questa mattina ho letto casualmente questa poesia di Alda Merini.
Mi sono iscritta al gruppo a lei dedicato e, nel curiosare leggendo i commenti dei suoi estimatori, ho letto questa sua poesia.
Poesia della poesia, elogio della poesia, celebrazione della poesia.
Ho sentito allora il profumo di queste parole entrare nella mia anima e ho immaginato fossero quei “SOGNI CHE ABITINO ALBERI”.
Ho pensato all’effetto che può avere “UN SOGNO CHE VA AD ABITARE UN ALBERO”.

Nello stesso tempo ho udito quelle canzoni che “FANNO DANZARE LE STATUE” e un moto si è impossessato di me: una statua che danza al suono di canzoni.. ..e così, d’un colpo, è svanita la staticità della statua e si è animata di suoni, di suoni vibranti, potenti, di suoni reconditi e atavici, di suoni che nascono dal profondo e, dal profondo, fanno smuovere l’anima.
E ho immaginato questo movimento.
E ho vissuto questo movimento, come il vibrare di corde remote, le corde del cuore, le corde dell’anima.
Quelle corde ferme e morte nella statua, sono diventate corde vibranti e vive nella mia anima.
E nell’anima ecco che non esiste più la materia, ma i “fiori sono detti pensieri”, mentre “le rose dette presenze”.
Presenze.
Presenze vive. Vive nei fiori, vive nelle rose, vive negli alberi, vive nelle statue.
E tutto si anima, come in un sogno incantato, che incantato non è.
Tutto si alleggerisce e il peso delle parole viene bruciato in una fiamma che dà calore e toglie la rudezza alle parole, toglie il ruolo ai gesti consueti e dà loro una forza nuova.
E così, in questa “MAGIA”, si dice la VERITA’, quella che si è soliti negare persino a se stessi : “NON HO BISOGNO DI DENARO. HO BISOGNO DI SENTIMENTI, DI PAROLE, DI PAROLE SCELTE SAPIENTEMENTE”, parole piene di sapienza, parole che sanno parlare al cuore perché la sapienza è questa.
E Alda, in un’altra sua poesia, spiega da dove ritrae questa sapienza e come sono le “PAROLE SCELTE SAPIENTEMENTE”: “MA IO COME VOI SONO TORNATO ALLA SCIENZA DEL DOLORE DELL’UOMO, CHE E’ LA SCIENZA MIA”, la scienza del dolore dell’uomo che le ha permesso di conoscere ciò di cui ha veramente bisogno ciascuno di noi.

(*) Docente di Economia Aziendale – Scuole Medie-Superiori

PROBLEMI PER LE PULIZIE CONDOMINIALI? ORA NON E’ PIU’ UN PROBLEMA

di Emanuela Maria Maritato (*)

Il contratto tipo in materia li risolve. Elaborato dalla ciaa di Roma un nuovo schema contrattuale sui servizi di pulizia delle parti comuni, un supporto utile per gli addetti del settore.

Già dal 2006 la Camera di Commercio di Roma ha avviato un progetto riguardante i contratti di condominio con lo scopo di migliorare la qualità dei lavori svolti nell’ambito dei condomini e di fornire un quadro certo alle imprese operanti in questo settore.
La gestione dei condomini non è affatto semplice, spesso devono essere applicate delle normative tecniche decisamente complesse riguardati la manutenzione degli stabili, degli impianti di riscaldamento, degli ascensori ecc, che richiedono qualificate e regolate discipline apposite.
Secondo la giurisprudenza, il condominio nei suoi rapporti contrattuali con le imprese, va considerato alla stregua di un consumatore e gode quindi delle garanzie approntate dal codice del consumo.
Si è pensato così di fornire a tutti gli operatori del settore ovvero amministratori imprese e condomini degli strumenti che risultassero d’ausilio sia a livello giuridico che di rapporti tra le parti coinvolte, cioè degli schemi contrattuali standard riguardanti le più importanti tematiche di interesse condominiale.

Gli schemi sono stati realizzati ed elaborati sulla base di normative valide in tutta Italia senza alcuna distinzione e spesso anche di derivazione europea.

(*) Laureata in Diritto Internazionale Umanitario

ELEZIONI REGIONALI 2010: IN DUE SCARPE NON SI PUO’ TENERE IL PIEDE

di Andrea Vitale (*)

Elezioni regionali 2010 – tutto pronto per l’atteso evento elettorale di domenica 28 e lunedì 29 marzo: in quell’occasione concorreranno per la poltrona ben 13 consigli regionali ed altrettanti presidenti della giunta regionale.
Ma perchè così tanto interesse sia dai politici che dagli elettori? A seguito della riforma del titolo V della Costituzione avvenuta nel 2001 alle regioni è stato riconosciuto un ampio potere amministrativo e legislativo, fra cui spicca particolarmente quello sulla gestione della sanità. Ma a prescindere da queste autonomie costituzionalizzate ciò che da sempre suscita interesse sono i risultati elettorali quali segnali di consenso/dissenso del governo in carica: un’eventuale vittoria schiacciante del centrodestra permetterebbe al consiglio dei ministri di affrontare con maggior forza le prossime ed importanti riforme nell’agenda di governo, come quella sulla costituzione e sulla giustizia. Inoltre “PdL” ed alleati cercheranno di rifarsi per l’umiliante sconfitta subita alle regionali del 2005, dove l’allora “Casa delle Libertà” ottenne il controllo delle sole Lombardia e Veneto contro le rimanenti 12 assegnate all’allora “Unione” del centrosinistra.
Come riportato da “Wikipedia.org” in ogni regione verranno presentati i consueti 2 partiti di centrodestra e centrosinistra, rispettivamente “Popolo della Libertà” e “Partito Democratico”.

I primi per le candidature di tutte le Regioni troveranno gli immancabili alleati della “Lega Nord”, cui si aggiungeranno per quest’occasione “La Destra” di Storace, il “Movimento per l’Italia” della Santanchè, L’ “Alleanza di Centro” e la “Democrazia Cristiana”(quella attuale si intende); i secondi invece hanno alleanze frammentarie a seconda del territorio: con l’amico-nemico dell’ “Italia dei Valori” troveremo i “Radicali Italiani” dell’ormai consolidata coppia Bonino-Pannella, la nuova “Alleanza per l’Italia” di Rutelli e la “Sinistra Ecologia Libertà”.
Tuttavia c’è chi il sistema del bipolarismo ha deciso di rappresentarlo al meglio anche all’interno dello stesso partito: è il caso dell’ “UDC” che ha optato per l’alleanza col “PD” in Piemonte, Liguria, Marche e Basilicata e col “PDL” in Lazio, Campania e Calabria; ma come ha precisato lo stesso leader del partito Pier Ferdinando Casini a “La telefonata” su canale 5 << Le alleanze di queste elezioni riguardano le regionali, le alleanze nazionali si faranno al termine della legislatura>>. Tenere il piede in due staffe è sempre conveniente ma ciò non può che condurre ad una mancanza di credibilità agli occhi della gente: nella vita le decisioni vanno assunte e difese fin dall’inizio, è la storia stessa che lo insegna. E come disse Emilio De Marchi nel celebre “Demetrio Pianelli” <<o si serve alla giustizia o si serve agli appetiti nostri; o si vuole il regno di Dio o si vuole quello delle tenebre. In due scarpe non si può tenere il piede!>>

(*) Studente di Giurisprudenza  all’Università di Torino

LA ROMA ACCORCIA. IL NAPOLI FERMA L’INTER. PRIMO SQUILLO JUVE

di Sergio Cimmino (*)

Il nostro week-end calcistico incomincia questa settimana il venerdi. L’anticipo serale mette di fronte il Milan e l’Udinese. I rossoneri ultimamente un po’ sottotono affrontano i friuliani galvanizzati dalla vittoria sul Napoli. Partita scoppettiante, vanno a segno prima il Milan con Pato e Huntelaar, nel finale di primo tempo accorcia Floro Flores. La ripresa parte a toni blandi, ma ci pensa di nuovo l’olandese a portare il risultato sul 3-1. Finale con il brivido: a cinque minuti dalla fine accorcia il solito Di Natale, ma non basterà ad evitare la sconfitta ai ragazzi di De Biasi.
L’anticipo pomeridiano del sabato offre la sfida dell’ Olimpico tra Roma e Palermo. In chiave europea è una partita dai tre punti pesanti. Praticamente non c’è storia: i giallorossi surclassano i rosanero, dimostrando di essere in una forma smagliante. Doppietta di Brighi e Julio Baptista, per i siciliani realizza Miccoli. Chiude definitivamente la partita Riise. Sogna la capitale con il secondo posto in classifica, si ridimensiona invece il sogno europeo dei rosanero. In serata va di scena il match di Marassi tra Sampdoria e Fiorentina. I doriani infilano la quinta vittoria consecutiva. Ci pensano Semioli e Pazzini.
I viola hanno raccolto solo un punto in cinque gare. Sarà crisi?
Eccoci arrivati alla nostra cara e vecchia domenica. Pareggio senza reti tra Catania e Atalanta. Il Cagliari invece batte per 3-1 il Bari di Ventura. I puglesi stoppano la loro corsa all’Europa. I sardi pensano ad una salvezza tranquilla, con un Allegri in odore di grandi squadre. Prima vittoria esterna del Siena di Malesani sul campo del Chievo-Verona, ci pensa Reginaldo.

A Torino invece la Juve ottiene il primo successo dell’epoca Zaccheroni, molto contestato il rigore concesso a Del Piero, il fallo commesso almeno un metro fuori l’area di rigore e un contatto inestitente. I bianconeri vanno sotto con il goal di Rossi, pareggiano con Amauri e vanno in vantaggio con Del Piero. Ancora per i rossoblu Rossi, poi il finale molto discutibile con un rigore molto “generoso”. Successi esterni per il Bologna sul campo di Livorno, grazie al goal di Di Vaio e della Lazio del neo tecnico Edy Reja ci pensano Zarate e Stendardo ad espugnare il campo di Parma. Il big match serale vede la capolista Inter di scena al San Paolo. In un clima di festa e da tutto esaurito gli azzurri mettono sotto la squadra di Mourihno e colpiscono due legni. Ma i nerazzurri resistono, la partita finisce a reti bianche.

(*) Edicolante in Napoli ed appassionato di Sport

FILM: THE WOLFMAN

di Francesco Losito (*)

Questo film, a mio parere, fa parte di un filone di storie sempreverdi come anche Frankenstein, Dracula, che hanno affascinato persone di ogni età a partire dall’infanzia.   

Ecco a voi la trama…
Il film, ambientato in Inghilterra in epoca vittoriana, parla della storia di Lawrence Talbot, un celebre attore che dopo la tragica morte della madre si era trasferito negli Stati Uniti.
Dopo molti anni lontano da casa per voler dimenticare e riprendersi dalla tragedia, Lawrence torna nel villaggio di Blackmoor, a causa della scomparsa del suo amato fratello, reincontrando suo padre Sir John Talbot, con cui non aveva mantenuto buoni rapporti in seguito alla perdita della madre. Verrà a sapere che la morte di suo fratello è avvenuta a causa di un essere mostruoso e pericolosissimo che sta  sterminando gli abitanti del villaggio, e che sul caso sta indagando un investigatore di Scotland Yard.
Quindi Lawrence decide di uccidere la creatura ma questa riesce ad assalirlo e azzannarlo, trasmettendogli così una maledizione, che trasforma chi ne è colpito, nelle notti di luna piena, in un lupo mannaro.
Il film è un rifacimento di un classico della cinematografia, L’uomo lupo del 1941 con Lon Chaney Jr. e Bela Lugosi, che comunque non fu il primo film sui licantropi.
Infatti, la prima pellicola che affronta la magia e le conseguenze delle notti di luna piena
risale al 1935, Il Segreto del Tibet della Universal, film per collezionisti, che alla sua uscita fu molto sottovalutato ma che comunque ispirò il film del ’41.

Il regista del film in uscita è Joe Johnston, già regista di Jumanji (1995) e Jurassic Park III (2001) scelto dagli Universal Studios dopo l’abbandono del regista Mark Romanek per motivi legati alla lavorazione del film.
Il budget a disposizione per la produzione del film è di circa 100.000.000 di dollari
La sceneggiatura è stata scritta da Devid Self, il quale, (restando in tema di scenari  paurosi
e ottocenteschi) ha scritto la sceneggiatura del film Hauting – Presenze (1999).
Le musiche composte sono di Danny Elfman ,compositore di colonne sonore dei film Batman (1989) e Batman il ritorno (1991) di Tim Burton, Man in black (1997) Spiderman (2001) e Spiderman 2 (2004), Terminator Salvation (2009) e il film non ancora uscito nelle sale Alice in Wonderland (2010).

(*) Studente di Lettere Moderne all’Università di Bari

UNIVERSITARI REPORTER

di Silvia Quaranta (*)

La sfida del giornalismo partecipativo

È partita da Bologna, dove ha avuto inizio l’innovativo progetto di citizen journalism (che vede coinvolti alcuni studenti impegnati in inchieste sul campo pubblicate sull’edizione locale di Repubblica) la sfida lanciata a tutti gli studenti universitari, ai neo laureati da non più di un anno e ai docenti: produrre documenti multimediali (video, audio, immagini), inchieste, documentari o servizi giornalistici, che raccontino come le nuove tecnologie influiscono sull’evolversi
della società.
L’incontro attraverso cui è stata presentata l’iniziativa è il primo di sei “u-day”: una serie di appuntamenti organizzati in diversi atenei italiani, incontri destinati ad approfondire il rapporto tra informazione, comunicazione e nuovi media nell’ambito del progetto Ustation Challenge, organizzato in collaborazione con Tim, il brand di telefonia mobile di Telecom Italia.
L’Uday di Bologna, che s’intitola “I media del domani: siamo tutti reporter – La sfida del giornalismo partecipativo”, si è tenuto il 9 Febbraio presso l’Alma Mater Studiorum. Al dibattito hanno preso parte numerosi professionisti tra cui Federica Cellini, responsabile del progetto Citizen Report di Rai Educational (che a breve sbarcherà in tv sotto la guida di Giovanni Minoli), Giampaolo Colletti, fondatore di Altra Tv (il quale ci ha regalato una panoramica sul fenomeno in crescita delle micro tv), Sara Paci dell’Osservatorio sull’informazione, Ilaria Alpi con il progetto CityLabTv e Marcello Presicci, responsabile del programma Io Reporter di Sky Tg24, giovane giornalista pieno di entusiasmo e grande professionalità. L’incontro, inoltre, è stato chiuso da Alberto Nerazzini, giornalista di Report-Rai, 36 anni e già alle spalle numerose inchieste ed esperienze, che ha dichiarato: «Io dal giornalismo partecipativo prendo costantemente spunto per i miei lavori e ritengo sia importante in questo Paese alimentare questa cultura affiancandola al professionismo dei giornalisti sul campo».

Il Challenge si configura come una sfida per gli studenti universitari e i loro docenti, chiamati a dare il proprio punto di vista sulla società attuale e su quella del futuro, in un mondo dominato dalle tecnologie. Uno degli obiettivi del progetto è mettere in pratica i concetti studiati nelle aule universitarie, dando voce  ai giovani e alle loro idee sui cambiamenti della società.
Per i vincitori del concorso ci sono in palio dei MacBook Pro. Per partecipare è sufficiente accettare il regolamento e registrarsi sul sito (http://www.ustation.it/) entro il 14 marzo 2010.

 

(*) Studentessa di Lingue all’Università “Sapienza” di Roma, Vicepresidente dell’associazione “La Testata” e attivista “Azione giovani”

ECCO UNA STORIA D’AMORE DI MEZZO SECOLO FA

San Valentino, un evento “amoroso” che ha radici profonde in tutto il Gargano

di Angelo Del Vecchio

FOGGIA. Anche a Rignano Garganico (FG), piccolo paesino sui monti garganici, c’è un luogo caro agli innamorati. Tutto quanto qui si promette va a buon fine, cioè si conclude con un felice matrimonio, specie se lo “scambio” di promesse e baci lo si fa il giorno di San Valentino. La dice lunga la storia d’amore tratta dal libro “Racconti e leggende del Gargano” di chi scrive, pubblicato nel 2003. Tanto per ricordare… e coinvolgere i “deboli” di cuore, eccone il resoconto: “…durante un 14 febbraio freddo e povero come non mai, accadde a Rignano un qualcosa di “miracoloso” nel vicolo dei baci, meglio noto con il nome di “strettola”. 
Precisamente correva l’anno 1952. All’epoca non si conosceva la festa di San Valentino, ma protagonisti della nostra vicenda sono comunque due innamorati del posto, emigrati in America e qui accasatisi. Michele e Rocchina (i nomi sono di fantasia, scelti da chi scrive per preservare la memoria di chi non c’è più), appena sposi, si trasferirono a Little Italy (New York). In una Rignano povera, resa ancora più misera dagli effetti economici e sociali legati alla seconda guerra mondiale, i nostri due innamorati, tutti e due provenienti da famiglie disagiate, decisero di convolare a nozze e poi partire per le terre americane in cerca di miglior fortuna. Fidanzati da ormai sei anni, passati a far l’amore alla “strettola”, una sorta di cunicolo largo appena trenta centimetri, lo stesso che unisce due zone storiche del paese, Via Padre Antonio Maria Fania a Via Carmine, comunicarono ai rispettivi genitori di voler convolare a nozze. Viste le misere condizioni delle famiglie, il rifiuto da parte dei genitori fu praticamente totale. Non c’erano soldi per il matrimonio, figuriamoci per la loro partenza per la terra di Colombo. I due invocarono la Madonna del Carmine perché li aiutassi ad esaudire il loro più grande desiderio, quello di lavorare e di metter su famiglia. Come fare? Si invocò pure San Rocco e la Madonna di Cristo, perché intercedessero per la risoluzione del loro problema.

Michele era un bravo bracciante agricolo. Nei periodi caldi scendeva a piedi o a dorso d’asino, lungo le mulattiere di montagna, fin giù a Villanova. La strada preferita era quella per Marcivico. Alla “pugghja” (in campagna) lavorava come un mulo. Sgobbava per ore ed ore nel tentativo di racimolare qualcosa. Mangiava pane e pane e beveva acqua quanto bastava. A febbraio, tuttavia, non c’era nulla da fare nei campi. Se ne stava quindi in paese in cerca di qualche lavoretto da svolgere. Anche a Rignano non è che c’era molto da fare. La moneta circolava poco e la fatica spesso e volentieri veniva barattata con frutti della terra, con sckanate (pannotte) di pane, un po’ d’olio e qualche pezzotta di formaggio. Anche Rocchina lavorava e faceva di maglia. Cuciva, ricamava e sognava il giorno delle nozze, i suoi tre figli che avrebbe chiamato Carmelo, Rocco e Maria, se solo i “suoi” Santi avessero deciso di aiutarla e di aiutare il giovane e aitante Michele. Anche la “mammaranne” Nunzine (nonna Nunzia) cercava di aiutarla. Lei era l’unica donna della famiglia. I tre fratelli, tutti maritati, avevano ben altro da fare che pensare al matrimonio di Rocchina. Pure loro avevano una famiglia sulle spalle e tanto da sgobbare per dar da mangiare a mogli e figli. Michele, dal 2 febbraio, aveva iniziato un nuovo mestiere. Riparava sedie, cesti e canestri. Un anziano artigiano del paese lo aveva ingaggiato come ragazzo di bottega. Non si guadagnava molto, anche perché ormai la gente si stava man mano abituando ad uno stile di vita più moderno e più consumistico. Mastre Pètre (mastro Pietro), il vecchio artigiano, lo ripagava a pezzotte di cacio, che poi Michele provvedeva a rivendere al miglior offerente. C’era molto da lavorare per poter pagare il biglietto d’imbarco per lui e per la sua futura sposa. Il cugino Nicolino aveva già provveduto da qualche mese a fargli arrivare dall’America la richiesta d’assunzione in una ditta di carbone. Correva ormai il 14 febbraio. Michelino decise di chiedere la mano di Rocchina a cumpare Savérje (compare Saverio, il papà della nostra protagonista). A malincuore l’anziano genitore rispose che non era possibile, occorreva che Michele si trovasse un lavoro più stabile e redditizio. Rocchina scoppiò subito in lacrime e scappò via lungo Vico Orso. “Mio cugino dall’America mi ha inviato la richiesta d’ingaggio – disse il ragazzo, sconfortato dal diniego di cumpare Savérje, ma rinvigorito dall’affetto fuori dal comune per la sua amata Rocchina – mi basta trovare i soldi per salpare da Napoli e andremo fin laggiù a far fortuna”. Il vecchio rispose ancora una volta negativamente. Così anche Michele decise di andar via e di corsa. Raggiunse Rocchina che, ancora piangente, lo attendeva al “vicolo dei baci”. “Rocchì non ti preoccupare – gli disse l’innamorato – prima o poi qualcosa deve pur accadere, sono fiducioso nella Madonna e in San Rocco, vedrai che ci aiuteranno”. Fu allora che accadde qualcosa di inimmaginabile e che rende questa vicenda ricca di mistero e simile più ad una favola che ad una storia realmente accaduta. Infatti, mentre stavano amoreggiando, in un’epoca in cui “fare l’amore” significava ancora scambiarsi qualche bacio o qualche carezza, Rocchina pestò un sacchetto malconcio e unto da anni e anni di utilizzo e apri e chiudi. Lo raccolse e, con sommo stupore dei due, tirò fuori una serie impressionante di banconote. Erano tanti quei soldi, più che sufficienti per partire in America. Il loro sogno d’amore stava per esaudirsi. San Rocco, la Madonna del Carmelo e la Madonna di Cristo li avevano ascoltati. Nonostante ciò, tuttavia, dopo un lungo consulto con i rispettivi genitori, decisero di consegnare il fardello a Don Matteo (uno dei preti del paese), perché ritrovasse il legittimo proprietario. Svanirono i sogni, ritornò la disperazione e l’esigenza di sgobbare ancor più di prima. Passarono mesi. Venne il caldo. Michele continuava a sgobbare alla “pugghja”, Rocchina a cucire e a rassettarsi gli occhi arrossiti dal pianto. Era giunto già Natale e l’anno nuovo era ormai alle porte. Scattò il primo gennaio 1953. Venne anche il 10 del mese. Michele se ne stava a rattoppare sedie, cesti e canestri da mastre Pètre. Nicolino dall’America aveva provveduto a fargli rilasciare un’altra richiesta d’assunzione. Questa volta doveva lavorare in un campo di patate. Aveva già in tasca il permesso per l’espatrio. Il lavoro lo allettava, ma i soldi messi da parte in quasi un anno di duro lavoro non gli bastavano. Il 30 gennaio accadde un altro evento che nessuno si aspettava. Bussò alla porta di cumpare Francèske (compare Francesco, il papà di Michele) un sacerdote con un enorme copricapo. “Sono Don Luigi, il nuovo prete – disse l’esile figuro, appena maritatosi col Signore – mi manda Don Matteo. Vi ricordate quella sacca piena di banconote? Non è stata mai richiesta da nessuno, forse era di qualche mercante di passaggio da Rignano. Don Matteo mi ha detto che potete tenervela. E’ vostra”. Fu così che Michele e Rocchina convolarono a nozze di lì a pochi giorni. Il 14 febbraio del 1953 partirono per Napoli, dove una nave portò loro, alcuni giorni più tardi, e tanti altri disperati in cerca di fortuna verso la terra della speranza. Qui i nostri due protagonisti, dopo anni passati a sgobbare e a spaccarsi la schiera nei campi di patate e a riscaldarsi alla meno peggio nella loro lurida catapecchia di legno e buatta, misero su famiglia. Pian piano trasformarono la loro baracca in una nuova abitazione in muratura, piena di ogni conforto. Non fecero più ritorno a Rignano. Oggi riposano a Little Italy, nella parte di camposanto riservata agli italiani. Ebbero tre figli, Carmelo, Rocco e Maria”.

TUMORI: TEINA E CAFFEINA CONTRO IL RISCHIO DI NEOPLASIE AL CERVELLO

di Cristina Caruso (*)

Il caffè, “la bevanda del diavolo” come venne definito dalla chiesa fino a prima del ‘400, e il tè, la “spuma di giada” poeticamente citato da uno scrittore cinese, sono stati oggetto di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra e pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention. Bere cinque tazze di tè al giorno o cinque tazze di caffè aiuta contro l’insorgenza di tumori al cervello: è quanto si è potuto evincere dai risultati ottenuti.
I ricercatori hanno esaminato più di 300 uomini e donne con diagnosi di glioma e confrontato i loro risultati con quelli di soggetti sani. È emerso che coloro che bevevano almeno cinque tazze di tè o caffè al giorno avevano il 40% in meno di probabilità di sviluppare il cancro. Inoltre gli uomini si sono dimostrati più sensibili a questo tipo di prevenzione rispetto alle donne.
Tra le teoria avanzate per spiegare l’effetto preventivo di tè e caffè, la più accreditata è quella che vede teina e caffeina quali responsabili della riduzione dell’apporto ematico al cervello, e quindi al tumore.

Anche contro l’Alzheimer: lo affermano i ricercatori americani del Florida Alzheimer’s Disease Research Center nello studio pubblicato sul Journal of Alzheimer. “Abbiamo le prove – spiega Gary Arendash- che la caffeina potrebbe diventare una cura per l’Alzheimer, e non una semplice strategia di prevenzione.

(*) Studentessa di Medicina e Chirurgia all’Università “Sapienza” di Roma

UN’ATTESA NEL CUORE

di Carmela Maraglino (*)

“Scopro invece che i tuoi progetti per me non sono finiti e
quando le parole ormai vecchie muoiono sulle mie labbra
nuove melodie nascono dal cuore.” (TAGORE)

Ho riflettuto spesso sul concetto di attesa.
Aspettare.
Aspettare un gesto.
Aspettare una parola.
Aspettare una persona.
Aspettare.
Aspettare nella passività più totale. Senza fare nulla.
Solo aspettare e rimettersi totalmente nelle mani dell’altro.
Sperare in lui. Avere fiducia in lui.
Credere in lui, sapendo che l’altro agirà e continuerà a farlo, anche senza nessun nostro agire.
Sì, ma questa è un’attesa PAZIENTE E SOTTOMESSA che può derivare solo da anni di non attesa, da anni di rinuncia ad attendere.
Solo chi aveva rinunciato ad attendere può vivere una situazione del genere. Altrimenti, non potrebbe vivere con pazienza e rimettersi nelle mani dell’altro.

Solo chi non si aspettava più nulla dalla vita vede in ciò che gli arriva UN DI PIU’, un dono gratuito che gli è capitato, senza neppure cercarlo.
Solo chi credeva di non vivere più l’attesa e la speranza, sa vivere questa passività.
Ma, se si è capaci di questa passività, è perché, forse, si ha TOTALE fiducia nell’altro e si crede nella sua PERSEVERANZA e nella sua FEDELTA’, per cui si sa già come continuerà a comportarsi, anche di fronte al nostro essere passivi.
E’ come l’AMORE di DIO: non può mai finire e non viene mai meno, dura in eterno, è stabile e fedele per sempre.
Solo se si nutre nel cuore questa certezza, si può essere fiduciosi e attendere, con pazienza e passività, ciò che verrà.
Si sa già, in anticipo, che non potrà che essere il BENE che ci verrà da Dio.
E Dio non smetterà mai di operare il BENE, neppure quando noi non lo cercheremo più, oppure, lo rifiuteremo.
Una volta, un mio amico sacerdote disse questa frase: “Voi credete che Dio sia più TESTONE di voi? Se sì, allora, questa è la FEDE!”
Bellissimo. Dio è più “testone” di noi, perché NON SI ARRENDE di fronte alla nostra testonaggine.

E allora sì che è possibile aspettare, con fiducia, che ciò che deve accadere, accada.

Le parole di Tagore, allora, giungono a proposito:

“Credevo fossi giunto alla fine
mancandomi oramai le forze.

Credevo che la strada
davanti a me
fosse chiusa
e le provviste esaurite.

Credevo che fosse giunto
il tempo
di trovare riposo
in una oscurità pregna
di silenzio.

Scopro invece che i Tuoi
progetti
per me non sono finiti
e quando le parole ormai
vecchie
muoiono sulle mie labbra
nuove melodie nascono dal
cuore;
e dove ho perduto le tracce
dei vecchi sentieri
un nuovo paese mi si apre
con tutte le sue meraviglie.”
(TAGORE)

(*) Docente di Economia Aziendale – Scuole Medie-Superiori

L’INCREDIBILE FORZA DI CORIOLIS

di Filippo Gurgoglione (*)

A tutti capita di imbattersi, una o più volte al giorno, nei cosiddetti loop satellitari, cioè nella sequenza di immagini che mostrano la nuvolosità presente sull’Europa. Molti di voi avranno notato che i corpi nuvolosi generalmente tendono a muoversi da ovest verso est. E non solo: quando il maltempo è forte e persistente le nubi si invorticano più o meno visibilmente rispetto a un punto centrale. Inoltre sicuramente avrete visto le immagini dall’alto degli uragani che ogni anno flagellano Caraibi e la costa sud-orientale degli Stati Uniti. Si tratta di fenomeni a prima vista diversi ma tutti riconducibili ad un’unica causa: l’effetto di Coriolis.

Due secoli fa un fisico francese, Jean Baptiste Foucault, attaccò una sfera di bronzo del peso di 28 kg alla cupola del Pantheon di Parigi con una corda lunga oltre 60 metri. Il piano di oscillazione del pendolo cominciò a ruotare lentamente. L’osservazione che un pendolo, soggetto alla sola forza di gravità, conserva il proprio piano di oscillazione portò Foucalt a concludere che su di esso agisse una forza apparente associata alla rotazione della Terra e a considerare la propria esperienza come una dimostrazione che la Terra gira. In effetti la superficie terrestre non costituisce un sistema di riferimento inerziale: rispetto ad esso un corpo soggetto ad una risultante di forze nulla (e quindi, svincolato dall’attrito con la superificie) si muove di moto accelerato, come se agisse una forza: si tratta proprio della forza di Coriolis, alla base della circolazione atmosferica globale e, indirettamente di quella oceanica.
L’atmosfera è un fluido soggetto a continui rimescolamenti sottoforma di venti e correnti; nel loro insieme generalmente si parla di circolazione atmosferica. Ciò è dovuto principalmente dalle differenze di temperatura tra regioni diverse: quando una regione si riscalda la sua densità diminuisce e l’aria, essendo più leggera, tende a salire formando un’area di bassa pressione e richiamando altra aria dalle zone circostanti. Ipotizzando che la nostra depressione abbia una forma circolare, ci si aspetta intuitivamente che i venti siano diretti radialmente verso il suo centro. Ma l’atmosfera risente dell’attrito con la superficie terrestre in misura via via minore man mano che aumenta l’altezza: è qui che entra in gioco la forza di Coriolis! I venti non riescono ad assumere una velocità tale da inseguire – per così dire – la rotazione terrestre e subiscono una modifica della traiettoria. Nell’emisfero boreale i venti che vanno da nord a sud vengono deviati verso est, quelli da sud a nord sono deviati verso ovest. In generale si verifica che i venti, in prossimità della depressione, si invorticano in senso orario e si dispongono in direzione parallela alle isobare (caratterizzate da stessa pressione). Per gli anticicloni vale un discorso simile, con la differenza che il senso diventa antiorario.

(*) Studente di Ingegneria Informatica-Automazione all’Università Politecnica delle Marche

DESIDERI

di Lucia Gemma (*)

I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire pur di star dietro a un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi la si paga. E solo questo è davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante.
– Alessandro Baricco –

Io non lo so, sinceramente. Non so quanto sono lontana ancora. A dir la verità, non so neppure se la strada che ho preso sia giusta.
Giusta.
Sto cercando di capire cosa ci sia di giusto nelle decisioni che noi non possiamo prendere, che da noi non dipendono. E’ tutto nelle nostre mani! Ah si? Mah. Parla, parla… Clichè dopo clichè… Che senso ha? Non è così. Non funziona che tu vuoi una cosa e te la prendi! “ Basta allungare la mano”. Se sento di nuovo questa frase mi si ritorce contro il sistema nervoso. Se la gente ASPETTA, un motivo ci sarà?? Ma no, secondo il sapientone ultimo modello parlo-per-frasi-fatte non è così. Caro il mio intelligente scaduto, tu non hai capito proprio niente della vita. Forse neppure io, ma almeno ho l’umiltà di ammetterlo. L’attesa è dura, che credi? Sta zitto, và. Spegni il cervello.
E’ che se stai lì a cercare di capire, non solo non capisci mai ma perdi di vista anche i desideri veri. Quelli che non ti scivolano via dal cuore neppure se cadi sul pavimento bagnato, perché ti ci sono inchiodati alla perfezione. Penso che certi sentimenti siano come la fame improvvisa che ti viene a cercare mentre studi, quando non vuoi essere distratta neppure dal fruscìo del vento. Lo stomaco brontola…

Vuoi la cioccolata. Finisse il mondo, ti metti a fare i capricci come quando avevi tre anni se non la trovi. Svuotata la dispensa, amara delusione. Ah ah. Ops. Non c’è! E urla. Tanto il commesso del supermarket non sta certo a sentire te. Non te la porta a domicilio. E va bè, vuol dire che andrai tu a prenderla. Perché hai il controllo di te stessa e che sarà mai un po’ di cioccolata. Ti vesti, tu che eri in pigiama e con la mente connessa sulla stazione “Non ho voglia di uscire”. Pazienza, la vuoi ed uscirai.
Infinite corsie. Ti ci perdi in quel labirinto di scaffali… Ma dove sarà? Ooh, eccola qua. Devi solo passare dalla cassa ed è fatta. C’è la fila interminabile ma tu aspetterai il tuo turno. Dieci persone, cinque, ora una. Tocca a te! Si, proprio a te! … Perché la cassiera va via? Ma che succede? No!! Hanno chiuso la cassa, la tua cassa, quella dove avresti dovuto pagare la cioccolata. “Sono arrivata troppo tardi” Pensi. E pensi male. Avanti, voltati. Guarda bene. Ti sembra che ci sia una sola cassa? “No”. Risposta esatta.
“Ci sono altre file e io ho solo voglia di un po’ di cioccolata. Ho in mano un unico pezzo. Non so se ne valga la pena. “
” La sai quella della cioccolata che fa bene, che fa stare meglio, che fa tornare il sorriso?
“Lasciamene ridere in pace per favore.”
“Allora cosa fai? La riporti al suo posto?”
“Mi è passata la voglia. Non ci sto.”
Eri titubante mentre la mettevi al suo posto. Infatti poi sei tornata a casa con le calorie strette nella mano.
“Sono ingrassata!!” Ah, ma davvero? Assumitene le responsabilità. Sei stata tu a togliere la carta perché ne avevi voglia.
La mangiavi. E aumentavano i chili di pensieri nella tua testa. C’eravate solo voi: tu e tuoi sogni.
Sogni ingrassati dalla dolcezza del cioccolato che fa sorridere. Certo, hai sorriso. Per poco, però. Ti sei messa a correre dignitosamente. Per bruciare il peso che non era più tuo. Per toglierti di dosso i macigni di “schifezza”. Tocca farci i conti. Non è un bene colorarsi di un arcobaleno di bugie. Ma chi l’ha detto che il cioccolato fa bene? E’ buono da gustare, da assaporare sulla lingua e mandare giù. Arriva nello stomaco a razzo. E là resta. E tu, credi di aver zittito il bisogno di dolce. Non è proprio così. Un pezzo tira l’altro. Forse diventerai dipendente. Potrebbe essere. Tutto o niente. Non ti sono mai piaciute le mezze misure. Bene. L’importante è che tu stia lì, a pagare ciò che hai voluto. Lo so, certe volte è impensabile farne a meno. Che sia cioccolata o bisogno d’amore… E’ lo stesso. Se hai gli occhi spalancati e il sonno, esterrefatto, se ne torna nel buio da cui è arrivato, non sarà giunto il momento di decidersi?
E’ un reato abortire i propri sentimenti.
Ogni istante, ci sono terremoti di cuori che si scatenano all’unisono. In un silenzio impercettibile. E nessuno se ne accorge. E’ terrificante.
Io credo che, sostanzialmente, nessuno è nessuno per comandare nessuno. Chi sei tu per dare ordini al tuo cuore? Tolto il piccolo inconveniente che lui non ascolta mai, noi non abbiamo il diritto di dettare legge. Bè, verrebbe da chiedere… Che diritto ne ha lui allora. Io non credo di sapere quale sia la risposta. Neppure voglio cercarla. Neppure credo che esista. E il mondo se ne frega. Non che io voglia la sua attenzione. Ma almeno mi sono posta il problema. Che poi l’abbia messo da parte – tutta scena – è un altro paio di maniche.

(*) Studentessa di Lettere Moderne all’Università di Foggia

‘AL FARO’ DI VIRGINIA WOOLF

di Angela Lombardi (*)

[…] “E ci stanno ancora.” “E questa è la fine”, disse, e negli occhi di lui, appena l’interesse della storia si spense, vide qualcos’altro prenderne il posto, uno stupore, una specie di riflesso luminoso, ma pallido, che lo rendeva insieme attento e rapito. Si voltò e guardò al di là della baia, da dove, ma certo, eccolo, attraverso le onde, a tratti regolari prima due tempi veloci, poi uno lento, veniva la luce del Faro. L’avevano acceso. Tra un attimo le avrebbe chiesto: “Andiamo al Faro, domani?” E lei gli avrebbe dovuto dire: “No, non domani. Tuo padre dice di no”. Fortunatamente Mildred lo portava via, continuò a guardare all’indietro, ed era sicura che stava pensando, non andremo al Faro domani, e lei rifletté, se lo ricorderà per tutta la vita.

È così che la Woolf ci preannuncia quello che sarà l’apice, la risoluzione e il finale de “Al Faro” nella prima parte del libro, La Finestra. Il libro è infatti strutturato in tre parti, la prima delle quali sembra svolgersi in giorni o addirittura mesi, ma in realtà sfiora soltanto le ventiquattro ore. Vengono descritti una serie di personaggi con le loro relazioni e le loro abitudini. Vi è la signora Ramsay, luce, guida, portatrice di speranza e di fiducia. Cinquant’anni, otto figli, tanti problemi celati, eppure, ancora così bella, così ammirata. Il signor Ramsay, ormai un vecchio burbero, troppo razionale, troppo pessimista, troppo cinico per i suoi figli. Lo odiavano. James lo odiava. A soli sei anni, era riuscito a fargli desiderare la sua morte. Perché James, lo voleva morto. Era riuscito a spezzargli il suo unico sogno, la sua unica ingenua speranza: la gita al faro.

Lily Briscoe questo lo sapeva bene, disprezzava il signor Ramsay e il suo modo di fare, ma era affascinata da sua moglie, questa donna che riusciva in tutto con solo uno sguardo. I suoi occhi esprimevano conforto, dolcezza, tenerezza, erano un porto sicuro per tanti nella loro affollata casa sull’isola di Skye. Charles Tansley l’adorava. Lui, che continua a ripetere come la vita sia dura, come le donne non riescano in nulla, come sia colto e stimabile il signor Ramsay. Non poteva mostrare a tutti quanto elogiasse la signora Ramsay e perciò si limitava ad ammirare lui. Erano l’uno la copia dell’altro, solo di diversa età. William Bankes  amico ormai da tanto, da troppo di Ramsay, non riusciva a sopportarlo. Solo la presenza di quell’amabile donna che era sua moglie poteva lasciarglielo sopportare, in ricordo di quegli anni ormai andati. E c’erano Prue, Andrew, Rose, Cam, Paul, Minta… Tutte vittime di quello strano destino, tutti predestinati ai cambiamenti che la mancata gita al faro porterà. Così “Il tempo passa”, seconda parte del romanzo, la natura è stata cruenta, incessante, selvaggia con tutti. La casa ormai è abbandonata, qualcuno è morto e qualcun altro va avanti nel suo cammino, sono passati dieci lunghi anni, e i loro cuori piangono la perdita della loro dolce guida. Senza di lei ormai il faro sembra lontano. Un desiderio non è più lo stesso se lo si trascura per troppo, troppo tempo. Eppure nella terza parte della storia, la tanto bramosa gita si farà. Nulla sembrerà come prima, eppure, i protagonisti scopriranno, che la natura, il tempo, la morte, il dolore, niente, potrà allontanarli dal loro ricordo, la dolce luce della signora Ramsay è ancora viva nei loro cuori, e proprio come il faro, continua a vigilare su di loro, e continua a confortarli là dove la dura vita non può. Qualsiasi dramma ha bisogno di un lieto fine per essere superato. Un lieto fine che può essere anche semplice stabilità o il portare a termine un lavoro che si era iniziato o l’andare avanti in una relazione ormai da tempo sospesa. Al faro è questo. Ricongiungimento. Ricordo. Scorrere del tempo. Luce dopo il buio, quiete dopo la tempesta. I Ramsay hanno perso il loro punto fermo. E nel faro, lo ritroveranno. Ancora una volta Virginia Woolf riesce a farci osservare il mondo in maniera incantata. Riesce a farci apprezzare le piccole cose. Ma soprattutto a farci amare quelle piccole grandi persone che a volte la mente o il nostro cuore non vogliono, o non riescono, a ricordare.

(*) Studentessa di Lettere Moderne all’Università “Aldo Moro” di Bari

DOMENICO PRENCIPE RAPPRESENTANTE DEI COMMERCIANTI DI MONTE SANT’ANGELO (FG)

Domenico Prencipedi LG

FOGGIA – “Chiederemo la collaborazione di tutti, dai cittadini alle forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione… le linee programmatiche saranno progettazione, comunicazione, promozione e formazione”.

I commercianti di Monte Sant’Angelo (FG) si uniscono e fanno sistema. Lo fanno costituendosi in associazione. 

I tanti operatori commerciali della Città dell’Arcangelo hanno iniziato, da qualche mese, ad incontrarsi, a confrontarsi e a dialogare. Circa 70 le attività che hanno aderito sin da subito al progetto. Tutte le altre saranno presto coinvolte per creare e poter realizzare una struttura al servizio di tutti i commercianti di Monte Sant’Angelo.
“Tra i tre candidati abbiamo scelto Domenico Prencipe anche per lanciare una scommessa a tutta la città e alla nostra classe dirigente. Bisogna credere, dare spazio e voce ai nostri giovani perché con le loro idee e con la loro creatività possano rappresentare il volano della nostra amata cittadina.” – questo il commento dell’assemblea – “Domenico Prencipe ha lanciato una grande ‘rivoluzione culturale’ per la nostra città, dal portale di informazione (il diario Montanaro) a tutte le attività portate avanti con il mondo dell’associazionismo. Ha costruito una rete di rapporti e sinergie a livello non solo locale. Crediamo possa fare molto bene alla guida della nostra associazione”.

Domenico Prencipe, eletto Presidente dichiara: “credo che quest’associazione potrà produrre dei grandi risultati e quindi partiremo sin da subito a realizzare progetti e mettere in campo le idee che daranno sicuramente respiro al commercio ed all’immagine della città” – e aggiunge – “intendo procedere a gradini, ma con decisione, e senza perder tempo. Le linee programmatiche saranno progettazione, formazione, comunicazione e promozione. Poi partiremo con un’importante campagna di sensibilizzazione per invogliare i montanari a spendere di più in loco”. 

Sin da subito incalzanti le proposte del Presidente alle istituzioni della Città: “chiediamo il sostegno dell’amministrazione comunale per poter essere presenti con uno stand all’interno della manifestazione “Euro Med & Food”. Sarà l’occasione per poter iniziare a fare promozione dei nostri prodotti tipici e non solo”.

Ampio spazio alla comunicazione e alla promozione con l’istituzione di un ufficio stampa, che divulghi ogni singola promozione avviata dai commercianti che aderiranno all’associazione; la collaborazione con tutti gli organi di stampa, dai siti di informazione ai quotidiani, chiedendo loro spazio e visibilità; la produzione di materiale informativo cartaceo e digitale. 

Dal punto di vista progettuale bisogna ampliare la visione dei mercati. Non è più possibile fermarsi a guardare solo nel nostro territorio, credendo che sia impossibile guardare oltre. La globalizzazione dei mercati impone di fare ciò, e non riguarda solo gli operatori del turismo. E’ una sfida da affrontare e la progettualità sarà di grande ausilio. L’associazione dovrà partecipare a bandi provinciali, regionali, europei per cercare di intercettare fondi per sviluppare idee ed iniziative di ogni singolo commerciante o di giovani che vogliono entrare a far parte di questa categoria.

Ma anche la formazione e la consulenza tecnica avranno una centralità rilevante. L’Associazione sarà vicina ai commercianti e invoglierà i giovani ad intraprendere questa strada. Darà loro, con l’ausilio di tecnici ed esperti, la formazione e i giusti mezzi per poter programmare e pianificare e meglio scegliere, come e dove investire i propri risparmi”. 

L’assemblea ha approvato lo statuto, l’atto costitutivo, eletto il Consiglio Direttivo e il Presidente:

Presidente
Domenico Prencipe

Direttivo
Nicola Lauriola

Giuseppe Gentile
Graziano Guerra
Silvia di Iasio
Gegè Mangano
Massimo Saracino
Pasquale Mazzone
Pietro Ciuffreda

Per info e contatti:
Associazione Commercianti di Monte Sant’Angelo
Via Gambadoro, 27 (sede provvisoria) 
71037 – Monte Sant’Angelo (FG)
e-mail: commercianti@montesantangelo.org 
Presidente: Domenico Prencipe
Mobile: +39.347.1028195