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IL COMPLESSO DI EDIPO

di Enrico Ferdinandi

Il complesso d’Edipo è una fase normale nello sviluppo emotivo di ogni bambino. Con Complesso d’Edipo si comprendo tutti gli impulsi che , verso i due-tre anni, inducono il bambino ad essere attratto da sua madre, provando invece ostilità nei confronti del padre. Vi è quindi un rifiuto incosciente del genitore del proprio sesso dovuto ad una propensione amorosa verso il genitore del sesso opposto.

L’origine del termine deriva dagli studi condotti da Sigmund Freud, secondo il quale si può spiegare il fenomeno con facendo riferimento alla pièce di Sofocle, l’Edipo re. Abbandonato alla nascita, Edipo uccide il padre, che non conosce, e sposa sua madre. Per le bambine, si utilizza anche l’espressione “complesso di Elettra”, dal nome dell’eroina greca che uccise la madre, Clitemnestra, per vendicare suo padre Agamennone. Normalmente fra i tre ed i sette anni i bambini superano da soli questa fase, difatti i bambini rinunceranno a prendere il posto del genitore del loro stesso sesso, per incominciare ad assomigliargli, compiere le sue stesse azioni.

 

Momento chiave per lo sviluppo della sessualità e della personalità d’ogni individuo, il complesso d’Edipo è una fase normale, ma che richiede un’attenzione particolare da parte dei genitori. Occorre spiegare al bambino, che può diventare aggressivo, che non potrà mai sposarsi né con suo padre, né con sua madre, ma che troverà un’altra persona con la quale potrà fare ciò che fanno i genitori.

 

 

“SILENZIO E ONORE” DI DANIELLE STEEL

di Angela Lombardi (*)

Kyoto, 1923. Hiroko-san viene al mondo. Bella, delicata e dal candido viso, proprio come sua madre Hidemi. Masao-san era orgoglioso di lei, sarebbe diventata una donna moderna, diversa dalle altre, una ragazza intraprendente che non avrebbe avuto paura di conoscere il mondo. Hidemi non la pensava così, era troppo legata ad una visione ben diversa del mondo, ad un Giappone più tradizionalista e proibizionista. L’aveva messa al mondo in casa, le aveva dato lei stessa l’istruzione necessaria, le aveva insegnato a ricamare la seta e a fare gli onori di casa. Suo padre le aveva insegnato l’inglese invece, e l’aveva istruita sulla politica e sugli accadimenti necessari a capire l’evoluzione del mondo attorno a lei. E’ l’estate del 1941 quando al compimento del suo diciottesimo anno d’età Masao decide che per Hiroko è arrivato il momento di conoscere meglio il mondo e di visitare gli Stati Uniti. I suoi cugini americani la aspettano con gioia così come avevano aspettato per anni suo padre che non aveva mai avuto il coraggio di raggiungerli. Hiroko doveva riuscire là dove lui non aveva potuto. Doveva andare oltre le tradizioni. Seppur a malincuore giunge in questa terra così  diversa, così moderna, così affascinante. Peter è affascinante. La timida e ingenua Hiroko se ne innamora fin da subito e lui prova una strana attrazione, una strana forza inebriante quando si trova accanto a lei. Ma siamo in un’ America non del tutto moderna, e un ragazzo bianco non era di certo un buon partito per una come Hiroko. Così la loro strana relazione viene portata avanti con clandestinità e passione ed una promessa di amore eterno. Promessa ostacolata da non pochi avvicendamenti. Pearl Harbor è stata attaccata dal Giappone e gli Stati Uniti, ormai al culmine, sono costretti ad entrare in guerra. Shikata ga nai. Nulla, ormai, sarà più come prima.

Nisei, isei, sansei, chiunque con origini o parenti giapponesi deve lasciare la propria dimora, i beni, il lavoro, la città e con essa quindi, anche la propria dignità. I campi di internamento li attendono e le loro sorti sono ormai nelle mani del governo e dell’intero mondo bellico. Hiroko deve dire addio al suo Peter, costretto a rendere onore alla sua patria, in guerra. Mandata in America per divenire una donna moderna ed emancipata, e invece costretta alle restrizioni di un paese troppo sconvolto per accettarla. Sarà costretta a dimenticare quelle che sono le sue tradizioni, dare via i suoi amati kimono, non fare più inchini o non parlare piu la sua lingua. Quel paese la odiava già abbastanza, non c’era bisogno che lei glielo ricordasse con i suoi modi. La vita nei campi è dura, il cibo insufficiente, il freddo al culmine, lo spazio al limite, la privacy ormai inesistente, e le condizioni  poco igieniche permanenti. Il tempo passa e porta via con sé anche tanta povera gente, bambini innocenti, anziani e gente cara alla povera Hiroko. Il destino non risparmia nessuno, la guerra nemmeno. Nel 1945 finalmente la guerra è finita, la libertà è tornata e tutti possono tornare a casa, anche se ormai nessuno ha piu una casa e molti non hanno parenti o amici da cui tornare. Hiroko non riceve notizie di Peter da più di un anno, secondo lo stato è disperso, ma il suo cuore continua a credere e a sperare che un giorno forse tornerà. Decide così di tornare dopo ben quattro anni nella sua amata,  ma ormai sconosciuta, terra. Purtroppo non l’aspetteranno belle sorprese, Hiroko è sola, in una terra che ormai non sente più sua. E’ cambiata. Non è la ragazzina timida e volubile che aveva lasciato il Giappone quella lontana mattina del 1941. E’ una donna adulta adesso. Emancipata, ma con un pezzo di cuore ormai perduto, e più di una ferita causata dalle tante perdite che forse solo il tempo, potrà alleviare. O che forse, qualcuno potrà presto ricolmare. Un libro davvero emozionante, che apre alla conoscenza di una cultura a noi ancora troppo ignota e forse erroneamente giudicata. Danielle Steel riesce a raccontarci le emozioni e le speranze di due nazioni in lotta, riuscendo a farcele apprezzare e ad amare entrambe con i loro modi e le loro tradizioni. In fondo, la guerra ha tolto un pezzo di cuore ad entrambe e ha fatto apprezzare le diversità imparando dai vecchi errori proibizionistici e razziali, unendo là dove prima qualche sciocca idea culturale era riuscita facilmente a separare.

(*) Studentessa di Lettere Moderne all’Università “Aldo Moro” di Bari

IO VOTO GARGANICO E TU? SECONDA PUNTATA DA SAN GIOVANNI ROTONDO

Io voto garganico e tu? Secondo appuntamentoSecondo appuntamento con ” Io voto Garganico. E tu?” la trasmissione web dove giornalisti e candidati del Gargano si confrontano. Dopo la prima puntata registrata a Monte Sant’Angelo il 19 marzo si registrerà la seconda puntata presso la Biblioteca Comunale di San Giovanni Rotondo, alle ore 17.00. Le testate che hanno aderito sono: Idm Tv, Il Corriere Del Sud, Garganopress.net, Ildiariomontanaro.it, Sanmarcoinlamis.eu, Sangiovannirotondonet.it, Radiocapitanata, Rignanonews.com, Bolognapugliese.com, Newsgargano.it, La Mia Città, Sannicandro.org e Ventonuovo.eu. 

La trasmissione sarà on line a partire dalle ore 13.00 del giorno successivo della registrazione su http://www.idmtv.it e su tutte le testate aderenti all’iniziativa.

NON HO POSSIBILITA’ D’INVENTIVA, SE NON NEL REGNO DELL’IGNOTO

di Lucia Gemma (*)

“Non ho possibilità d’inventiva se non nel regno dell’ignoto.
La vita non mi ha mai interessato quanto l’evasione lontano dalla vita.”
(H. P. Lovecraft)

Capita di tuffarsi nei sogni e stare lì in apnea, senza che altri se ne accorgano. Ci siamo noi e le bollicine del mare. Noi e il raggio di sole che illumina la mano sulla sabbia. E proprio qui, nello spazio tra le dita, la vediamo. La conchiglia più bella. Come splende! Neanche fosse un diamante. La contempliamo silenziosi, in tranquillità. Ma basta poco e il respiro inizia a mancare. Ops. Non ci vogliamo tornare lassù, non c’è la pace del nostro sogno. E’ caos, fumo, inquinamento di finzione. Tutto è così… Asfissiante. Ci fingiamo nuotatori provetti. Oppure lasciamo credere di saper trattenere il respiro per un’infinità sperduta. Chissà dove! Che ridicoli. Essere umani significherà pur qualcosa: limite. Perché girarci attorno oppure impuntarci nel credere che tanto non è così? Non è forse una sfida meravigliosa quello stesso “limite”?
Io voglio correre, voglio fare LA pazzia, riderne a squarciagola e dire al mondo, tutto, che si… Io l’ho fatto davvero! Quanti scettici che parlano la stessa lingua, che ripetono sterilmente lo stesso alfabeto di paure. Là, messe in coda.. Che aspettano di essere buttate addosso al primo disincantato sognatore. Ma povero. E’ un essere pensante… Può farlo, può volare! Perché tu, scialbo cinico, devi ridurre tutto ad un cumulo di futili illusioni? Io abbraccio il mio sogno, neanche dovesse scappare da un momento all’altro. Non voglio che fugga via. E’ perfetto. Se giocherella davanti a me lo seguo con lo sguardo, lo accompagno col cuore, lo afferro prima che cada, lo aiuto a coprirsi dalla pioggia di bugie, lo riparo dal vento di sciocche invidie… E se si nasconde, mi metto a cercarlo. Oh sogno, vieni qua. Sta con me… Ti cullerei per sempre. E poi lo trovo, finalmente! Il suo sorriso splendido. Accecante. Eccoti!

Ciascuno di noi è un fiore selvatico, prezioso… Può capitare che uno sciocco lo strappi con forza dalla sua vita. Tira via un petalo alla volta, lo lacera, lo butta via. Senza rendersi conto di cosa abbia appena distrutto con tutta quella vana inconsapevolezza! Colpevole! Eppure possiamo farci del male da soli, anche. Ridurci a brandelli col sorriso. Quei delicati petali del nostro cuore… Siamo in grado di usarci una violenza inaudita. Sappiamo essere irrazionalità distillata. Se, se e se? Se. Preferisco rispondermi con un altro se. Quelle congetture pazzesche che i nostri cuori sono in grado di costruire, totalmente indisturbati, nel silenzio sovrumano dei lavori in corso… Nello spazio indisturbato dell’ignoto… Mi spaventano. I sentimenti sono così svelti… Sono cemento armato a presa rapida. Capita di metterci i piedi sopra e di restare immobilizzati. Guaio. Allora non importa a che punto era la favola, siamo incatenati senza via di fuga…
E no! E’ il nostro cuore ad essere legato! Non dimentichiamo di possedere anche una mente! Accettiamo perché vogliamo accettare. E siamo così deboli che non ci figuriamo solo due, ma mille e mille vie da attraversare, senza che neanche si sia aperto un solo, piccolo sentiero davanti a noi… Non esiste. Ci sono cumuli di terra ovunque. Non un colore caldo. Allora realizziamo che quello spettacolo non è che la conseguenza di pestilenze che hanno preso altri cuori. Bè, devo dire che la scena è “spaventevolissima”. Ma io non ho paura. Mi etichettassero pure come una folle sprovvista… Ma si… Che lo facciano! La loro incredulità è la mia forza! Varrà la pena rischiare. Immergo i remi nella mia favola. Che incanto!

(*) Studentessa di Lettere Moderne all’Università di Foggia

LETTERA APERTA A JOHN ELKANN

di Silvia Quaranta (*)

Sono una ragazza di Padova, ho 22 anni, sono laureata in Lingue e ho avuto la “fortuna”, come si deduce dall’articolo di Annachiara Sacchi – apparso sul Corriere di qualche giorno fa –, di frequentare un liceo del Nord. Leggo con dispiacere i dati sulla disparità delle scuole italiane, ma ciò che più ha colpito la mia attenzione non sono i dati, è il modo privo di senso in cui vengono interpretati, in particolare dal signor Elkann. Certe affermazioni non soltanto sembrano fatte da chi dei banchi di scuola non ha il benché minimo ricordo, ma, probabilmente, non ha nemmeno ben chiara un’idea di che cos’è la cultura. Leggo nell’intervista che quello con gli studenti è un «dialogo impossibile» in quanto i ragazzi di oggi vivono in un «mondo digitale» e la scuola di oggi non riesce a comunicare con loro. Un problema molto grave, secondo il signor Elkann, «quando i ragazzi, abituati a ricevere informazioni in modo veloce e digitale, non appena si siedono sul banco perdono concentrazione e si annoiano». Beh, la mia era una scuola del Veneto (una delle regioni, secondo le statistiche apparse su La Stampa di oggi, in cui l’istruzione è di migliore qualità) e ricordo distintamente che c’era una bella aula di informatica in cui non andavamo praticamente mai. Mi pare che la sfruttassimo per vedere le slide di Storia dell’Arte, cosa che in realtà avremmo potuto fare benissimo con una vecchia “lavagna luminosa”. Sicuramente, non era il fatto di usare l’aula di informatica che faceva aumentare ipso facto il livello della nostra attenzione, anzi. Mi sono diplomata nel 2006, non moltissimo tempo fa. Ora sono una studentessa universitaria, ho un cellulare, uso Internet, Messenger e Facebook perché è divertente, ma se devo parlare con una persona preferisco guardarla in faccia. Leggo i giornali, guardo la televisione, sento parlare tutti i giorni dei problemi legati al mondo giovanile e la mia nettissima impressione è che chi si occupa di giovani, troppo impegnato ad imporre loro la propria visione, sia poi totalmente incapace di capire meccanismi in realtà molto semplici.

Senza uscire dal tema, qualcuno pensa davvero che la tecnologia sia un incentivo al progresso dell’istruzione? Nessuno pensa che, nel momento in cui un’insegnante è in grado di spiegare, la sua presenza in classe è più che sufficiente? Io penso che il problema non sia nell’arretratezza tecnologica (di per sé irrilevante, da un punto di vista didattico) ma nella qualità dell’insegnamento. Un bravo insegnante non ha bisogno che della propria voce (e di una lavagna, per alcune materie) per mantenere alto il livello dell’attenzione. Forse, allora, bisognerebbe chiedersi se gli insegnanti hanno tutti la stessa preparazione (non solo tra Nord e Sud) e, dopo essersi risposti, forse bisognerebbe interrogarsi sulla conclusione. Forse, infine, bisognerebbe interrogarsi sul concetto di cultura. Oggi imperversano molte teorie sulle modalità in cui questa “cultura” deve essere “iniettata” (il termine rende bene l’idea) nella mente degli studenti. Dicono che è inutile imparare a memoria, che è inutile studiare senza capire e una quantità di altre baggianate. Beh, prima di tutto vorrei spezzare una lancia in favore dell’apprendimento a memoria: si, è una cosa noiosa, molto noiosa, e certe persone sono veramente negate, è ingiusto fargliene una colpa. Ma è un modo per interiorizzare. Io le ho imparate le poesie a memoria, sia alle elementari che alle medie, e quel che anni fa mi è sembrata un’inutile e ingiusta fatica ora è una ricchezza. Se Primo Levi non avesse studiato a memoria il ventiseiesimo dell’Inferno, il Canto di Ulisse, l’umanità avrebbe perso un intero, bellissimo capitolo di un libro di indiscutibile valore. Si può leggere il Canto di Ulisse senza ricavarne una riflessione? Si può leggere il Simposio di Platone senza rimanerne incantati? Forse sì: basta avere un insegnante che non ama la propria materia o che è del tutto incapace di raccontarla, spiegarla, farla amare. La cultura ha un valore istruttivo assolutamente intrinseco che non necessita di ulteriori artifizi o ausili tecnologici. Forse chi si occupa di scuola dovrebbe preoccuparsi meno degli aspetti meramente partici e tecnici e rendersi conto che la scuola non è solo un edificio fisico, ma anche e soprattutto un’istituzione da tutelare.

(*) Studentessa di Lingue all’Università “Sapienza” di Roma, Vicepresidente dell’associazione “La Testata” e attivista “Azione giovani”

STUDENTI DI TUTTA EUROPA, UNITEVI!

di Silvia Quaranta (*)

Si svolgerà a Roma, in occasione del decimo anniversario, la Conferenza Studentesca intitolata “Europe through students’ eyes” (L’Europa attraverso gli occhi degli studenti). L’evento sarà ospitato dalle tre università pubbliche della capitale: Roma Tre, Tor Vergata e La Sapienza. Parteciperanno all’incontro numerosi studenti provenienti dalle Università di tutta Europa, selezionati nel numero massimo di dieci per ogni nazione: si tratta di un’iniziativa di respiro internazionale cui le Università italiane hanno già aderito in passato, nel 2006 e nel 2008, apportando il proprio contributo.
La Conferenza avrà luogo nei giorni dal 22 al 25 settembre 2010, ma i preparativi hanno preso il via già il 19 Febbraio scorso. Le tre università stanno promuovendo, infatti, la costituzione di un gruppo di studenti per la preparazione dei lavori. Le riunioni avverranno con cadenza quindecenale e serviranno a preparare i “binari” sui quali dovranno scorrere le discussioni di settembre (attraverso schemi, slides, attività..). La partecipazione è aperta a tutti ma si richiede (per ovvi motivi) una buona conoscenza della lingua Inglese sia scritta che parlata. È già online una piattaforma su cui è possibile trovare informazioni sul forum e l’elenco dei vari topics proposti, dai quali ne verranno selezionati alcuni (secondo una votazione aperta a tutti coloro che scelgono di registrarsi al sito) che verranno effettivamente dibattutti nei giorni della Conferenza. I temi proposti sono 20 e spaziano dal ruolo delle Università nella società contemporanea, all’innovazione e l’istruzione, la mobilità studentesca (The European mobility programmes – Erasmus, Erasmus placement, Erasmus Mundus, Leonardo da Vinci, Marie Curie, etc.- : toward the 20% mobility by the year 2020 ?), l’ampliamento e consolidamento della comunità europea anche attraverso le istituzioni universitarie, l’educazione formale e non formale e tanti altri.

I vari gruppi di discussione saranno tenuti a creare una sorta di report che dovrà poi confluire in un documento unico, una “carta” del forum studentesco la quale riunirà le riflessioni e le proposte nate e approfondite durante i prossimi mesi.

Per maggiori informazioni visita il sito: http://unicaroma2010.it

(*) Studentessa di Lingue all’Università “Sapienza” di Roma, Vicepresidente dell’associazione “La Testata” e attivista “Azione giovani”

 

ROMA E MILAN SENZA RETI. PAREGGIA L’INTER. NAPOLI SECONDA SCONFITTA

di Sergio Cimmino (*)

Tra un goal e l’altro, eccoci arrivati al nostro appuntamento settimanale. L’anticipo pomeridiano di questo week-end mette di fronte Fiorentina e Juventus. Questa partita è considerata una classica tra due rivali, ma entriamo subito nel vivo. Passano solo un paio di minuti e i bianconeri sono in vantaggio con Diego, i viola reagiscono ma non trovano i varchi giusti. Nella ripresa Marchionni si inserisce bene e anticipa di testa Mannniger. La partita sembra avviarsi sul pareggio, ma nel finale Grosso trova con un tiro sotto la traversa la vittoria per la Juve. La partita serale invece vede il Milan ospite all’Olimpico di Roma. Pienone nella capitale, i giallorossi premono, ma nel finale è il Milan a sciupare una ghiotta occasione con Hunteelar. La partita termina a reti bianche. Al quarto posto si riconferma il Palermo: rosanero vincenti con il Livorno (1-0) . Nella volata per l’ultimo posto disponibile in Champions League non molla la Sampdoria che batte in rimonta la Lazio 2-1, rimanendo così in corsa per l’Europa che conta. Sembra aver perso colpi invece il Napoli che non vince ormai da 6 giornate; i partenopei perdono a Bologna, in quest’ultimo periodo rigenerato e guidato da un super Adailton, (2-1) e rischiano di rimanere fuori anche dall’Europa League.
Cagliari e Genoa avanzono di un gradino per i rispettivi pareggi contro Catania e Inter, mentre si fa sempre più consistente il gruppo di centro classifica: Fiorentina, Chievo, Bari, Bologna e Parma sono divise da un solo punto. Sembra essere uscito definitivamente dalla crisi il Catania che con Mihajlovic in panchina sono risaliti dall’ultima posizione al 15esimo posto, in coabitazione con l’Udinese, a 5 punti dalla zona retrocessione.

Zona retrocessione che in questo momento vede coinvolte Livorno (23 punti), Atalanta (22), Siena (21) e incredibilmente la Lazio (26) ancorata al quart’ultimo posto e che nemmeno con la cura Reja è riuscita a risollevare da una posizione in classifica che scotta sempre di più.

 

(*) Edicolante in Napoli ed appassionato di Sport

TUTTO COMINCIO’ CON NOE’

di Elettra Marricco (*)

 

Si racconta che tutto iniziò con Noè e il suo diluvio. La sua Arca, fu il primo condominio forzato tra uomo e animale. Prima nessuno era stato costretto a condividere i propri spazi con gli animali.
Ma le cose cambiarono con il diluvio Universale.
La moglie di Noè guardava spaventata i topolini del “terzo piano”, chiedendosi perché li avevano presi con loro, mentre i figli di Noè si divertivano come pazzi in mezzo a tutta quella folla di animali e i cani sembravano essere molto più simpatici di come erano sempre stati considerati e i gatti non erano niente male.
Finito il diluvio, ognuno andò per i fatti propri: alcuni divennero domestici, seguendo di qua e di là i figli di Noè, altri decisero di continuare la loro vita per conto proprio ed altri infine di vivere con Noè anche se non erano addomesticati.
Da questo momento in poi le cose presero un’altra piega: gatti e cani sono stati più fortunati scegliendo di vivere con noi, anche se a tutt’oggi c’è ancora chi li abbandona.

La sindrome di Noè, è tipica di una civiltà avanzata e sostanzialmente ricca come quella attuale, ma a volte sembra che l’esigenza di mettere la natura al “guinzaglio” diventi eccessiva.
Quindi, se durante il picnic veniamo attaccati da un “branco” di formiche, o un uccellino ci manda un regalino dall’alto: forse significa che, dato che noi non siamo riusciti a controllare la natura, magari ci stanno provando loro…
Almeno fino al prossimo diluvio Universale!

(*) Volontaria canile “Quinto mondo, la nuova cuccia!”     

GLI ANIMALI FANNO BENE ALLA NOSTRA SALUTE

di Elettra Marricco (*)

Un certo psichiatra infantile, tale BORIS LEVINSON, si accorse già negli anni ’50 che gli animali in casa avevano effetti benefici sui suoi pazienti.
Secondo il medico avere cura di un animale, calma l’ansia, assorbe lo stress e la depressione, instaurando uno scambio affettivo che influenza l’intera sfera mentale.
Tantissimi studi, dimostrano che tutti coloro che possiedono un animale, e in special modo un cane, fanno più movimento, conducono una vita più attiva ed hanno valori di colesterolo più bassi e si riprendono molto più velocemente da una malattia, infarto compreso.
Inoltre, numerose ricerche dimostrano che i bambini che nel primo hanno di vita sono a contatto con gli animali sono meno soggetti a sviluppare allergie.
In conclusione le ragioni per adottare un animale non mancano di certo!!!

(*) Volontaria canile “Quinto mondo, la nuova cuccia!”       

IO VOTO GARGANICO E TU? EVENTO WEB SULLE PRINCIPALI TESTATE GIORNALISTICHE DEL PROMONTORIO

Io voto garganico e tu?

CLICCATE QUI PER VEDERE LA TRASMISSIONE

Evento Web-Radio-Tv sulle principali testate giornalistiche del promontorio di San Michele – Sarà “on line” a partire dalle ore 13.00 del 13 marzo 2010 su tutti i portali aderenti all’iniziativa per permettere al popolo dei fuori sede all’estero di meglio seguire l’iniziativa e poi visibile su ogni sito con il sistema del “play per view”.

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All’evento mediatico, a cui parteciperanno i candidati consiglieri regionali di Rignano Garganico, San Marco in Lamis, San Nicandro Garganico, San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo, hanno aderito Idm Tv, Il Corriere Del Sud, Garganopress.net, Ildiariomontanaro.it, Sanmarcoinlamis.eu, Sangiovannirotondonet.it, Radiocapitanata, Rignanonews.com, Bolognapugliese.com, Newsgargano.it, La Mia Città, Sannicandro.org e Ventonuovo.eu.

Diretta/differita in mondovisione:

12 MARZO 2010 DA MONTE SANT’ANGELO (ORE 17.00) – Auditorium delle Clarisse – La puntata sarà trasmessa a partire dalle ore 13.00 del 13 marzo 2010 per permettere al popolo dei fuori sede all’estero di meglio seguire l’iniziativa e poi visibile su ogni sito con il sistema del “play per view”.

19 MARZO 2010 DA SAN GIOVANNI ROTONDO (ORE 17.00) – Biblioteca Comunale (o altro luogo da comunicare)

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Editoriale – IL NOSTRO RIFUGIO, LA NOSTRA PREGHIERA

di Michele Caruso (*)

Con questo piccolo articolo, scritto un po’ di tempo fa, voglio festeggiare con voi l’inizio del mio terzo anno da giornalista pubblicista e la fondazione ufficiale di “Vento nuovo” come giornale valido a tutti gli effetti di legge, nonché il fatto di essere ancora il più giovane giornalista d’Italia!

Bernardo di Chartres disse una volta che noi giovani siamo come nani sulle spalle dei giganti, così che possiamo vedere più lontano degli adulti “non a causa della nostra statura o dell’acutezza della nostra vista, ma perché –stando sulle loro spalle- stiamo più in alto di loro”. Siamo, dunque, proprio come quei nani, come le foglie verdi di un albero che, stando in superficie, captano meglio la luce del sole. Così, se gli adulti fossero un giardiniere, noi saremmo il loro fiore più bello; se gli adulti fossero una montagna, noi saremmo la coltre di neve che la ricopre; se gli adulti fossero le onde del mare, noi saremmo gli erranti gabbiani che da esse si dipartono.

Ma esistono davvero queste sinergie? Purtroppo no. C’è, infatti, nel dire comune, una costante nota di disprezzo nei confronti dei giovani, visti come esibizionisti, violenti e anaffettivi. Ma l’universo giovanile è molto più variegato. Noi sogniamo in silenzio, siamo un esercito silenzioso, spesso invisibile. Ma ci siamo. Voliamo con la fantasia. Approntiamo progetti irrealizzabili. Sogniamo un mondo migliore. Siamo dei costruttori e non dei distruttori. Noi non siamo un partito come qualcuno ritiene, ma molto di più. Non abbiamo un’ideologia, perché siamo un insieme di ideologie. Noi non siamo un filo d’erba secca, inaridito dall’ozio o dall’alcol o dalle droghe, ma un prato dove nascono speranze.
Ed è per questo che dobbiamo continuare a vivere di sogni, a nutrire quella voglia, “ch’entro ci rugge”, di cambiare questo mondo. E non è vero che i giovani sono insensibili, cinici, aridi sentimentalmente. Quanti giovani, infatti, passati sotto silenzio dai media, si dedicano alla danza, cercando in una piroetta la loro creatività. Quanti alla musica, cercando di ritrovare in un’ignota sequenza di note la geometria del proprio spirito. Quanti alla scrittura, al giornalismo, alla poesia, riconoscendo se stessi ed il proprio mondo nella potenza di un verso; cercando, in silenzio, di toccare un punto della propria anima, di esternare il desiderio di salire sulle spalle dei giganti, di tendere verso la luce del sole come le foglioline di un albero, e di guardare come un asceta all’ingiù questo regno materico.                                
Così, proprio la danza, la scrittura, il giornalismo, la musica e la poesia, sono diventati il nostro rifugio o, forse, la nostra preghiera. Buona lettura.

(*) Studente di Ingegneria Gestionale all’Università “Sapienza” di Roma, Scrittore e Giornalista pubblicista

Editoriale – IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA

di Carmela Maraglino (*)

“C’è felicità e felicità.
Ce n’è una fuggevole e relativa, perché legata a qualcosa fuori di noi.
E ce n’è un’altra, indistruttibile e assoluta, che si trova dentro ognuno.
Non in un altro mondo lontano dalla realtà di tutti i giorni, o in un’altra vita.
Non riservata a pochi, ma neppure facile da ottenere senza sforzi.
E’ la chiave d’accesso a una nuova dimensione umana.
Dà un altro senso al tempo e all’esistenza.”
(Andreana Ruggiero)

E’ vero, c’è felicità e felicità.
Una fuggevole e relativa, perché legata a qualcosa fuori di noi.
Penso a tutte le occasioni di felicità che ci vengono dall’esterno.
Occasioni fugaci, occasioni usa e getta, occasioni … occasioni, appunto.
E penso alla frenetica ricerca di tali occasioni, penso alle file in macchina, agli esodi dei ponti festivi, alle uscite del sabato sera.
Occasioni… occasioni… ricerca di occasioni…

E, dopo averla trovata, l’occasione, la si consuma e si trova la “felicità”.
Felicità fuggevole, fugace, come una bolla di sapone che scompare nel nulla e, di quell’occasione di felicità, non resta che il nulla.
Ecco che occorre trovarne un’altra, poi un’altra ancora… Occasione fugace… ricerca… e ancora ricerca…
Questa è la frenesia che vive chi non trova che all’esterno la propria felicità.
E’ in costante ricerca di qualcosa che non ha e che gli serve per essere felice.
Penso allora ai giovani, agli adolescenti, e alla loro frenetica ricerca di occasioni di felicità, occasioni molto spesso illusorie, anzi, molto spesso, ingannevoli.
Ma, come si fa ad offrire ai giovani occasioni di felicità che non siano illusorie ed ingannevoli?
Come si fa a creare, in loro, gioia che non derivi dalle cose e dal possesso delle cose?
Come si fa a proporre un’idea diversa di vita e di relazioni umane, se intorno a noi c’è tutto questo?
Sì, è vero, c’è una felicità STABILE, ASSOLUTA ED INDISTRUTTIBILE ed è quella che si trova dentro di noi.
E allora è lì, DENTRO DI NOI, che bisogna cercarla.
Bisogna cercarla nel proprio intimo, nel proprio cuore.
Ma, se nel nostro cuore non c’è felicità, se il nostro intimo fosse povero e misero, cosa potremmo mai trovare che ci dia felicità?
L’altra sera ascoltavo un’intervista ad un adolescente che diceva una frase che mi ha fatto molto riflettere.
“Cosa torno a fare a casa presto? Non ho niente da fare lì. Non ho nessuno con cui parlare e, allora, resto fuori tutta la notte, fino alle 6 di mattina”.
Ecco la miseria in cui siamo. Ed è una ben grande miseria.
E’ un vuoto immenso, da riempire con tutto.
Ma, in questo tutto, ci può essere anche quello che, spesso, non viene neppure preso in considerazione e che, invece, potrebbe essere davvero la via d’uscita da questo senso di vuoto che viviamo.
E mi riferisco all’impegno verso gli altri.
Io credo che le persone più realizzate e più felici non siano quelle che hanno raggiunto risultati brillanti nella carriera, oppure abbiano accumulato ricchezze.
Non sono quelle le persone più felici.
Quelle più felici sono coloro che riescono a dedicarsi agli altri, quelle che fanno volontariato, quelle che dedicano il loro tempo per un ideale, quelle che hanno un sogno nel cassetto e che cercano di non nasconderlo, ma di realizzarlo.
Le persone più felici sono quelle che, con il poco che hanno, riescono a fare anche grandi cose, trasformando la loro vita, ordinaria e semplice, in qualcosa di straordinario e complesso.
Non è il mito della ricchezza che porta felicità al cuore, ma sentirsi utili lì dove si è, anche con tutti i limiti e tutte le contraddizioni che si vivono.
Credo che si dicesse di più in giro che in questo ci può essere più soddisfazione e felicità che non nei MIRAGGI del LUSSO e del DENARO, forse, molti giovani inizierebbero a riflettere sul senso vero della vita e ad andare oltre ciò che il mondo propone.
Tutto sta ad avere coraggio di dire come stanno le cose, anche se si rischia di essere controcorrente ed impopolari.
Ecco, allora, che giungono a proposito le parole che De Andrè ci lasciò nella canzone “SMISURATA PREGHIERA”, che molti considerano il suo testamento spirituale e che racchiude l’intera ricerca da lui fatta nella sua vita.
“Ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere… “

(*) Docente di Economia Aziendale – Scuole Medie-Superiori

REGIONALI 2010: IN MONDOVISIONE SUI SITI WEB E LE RADIO DEL GARGANO

FOGGIA – IO VOTO GARGANICO E TU? EVENTO WEB-RADIO-TV SULLE PRINCIPALI TESTATE GIORNALISTICHE DEL PROMONTORIO DI SAN MICHELE ARCANGELO. ALL’INIZIATIVA HANNO ADERITO FINORA IL CORRIERE DEL SUD, GARGANOPRESS.NET, ILDIARIOMONTANARO.IT, SANMARCOINLAMIS.EU, SANGIOVANNIROTONDONET.IT, RADIOCAPITANATA, RIGNANONEWS.COM, BOLOGNAPUGLIESE.COM, NEWSGARGANO.IT, SANNICANDRO.ORG E VENTONUOVO.EU

DIRETTA IN MONDOVISIONE:

12 MARZO 2010 DA MONTE SANT’ANGELO (ORE 17.00) – Convento delle Clarisse (o altro luogo da comunicare)

19 MARZO 2010 DA SAN GIOVANNI ROTONDO (ORE 17.00) – Biblioteca Comunale (o altro luogo da comunicare)

Sei un candidato del Gargano meridionale alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2009? 

Vuoi partecipare all’evento mediatico del secolo? 

Non vuoi perdere l’occasione di far conoscere il tuo programma e quello della tua lista al vasto mondo del popolo dei fuori sede? 

Sarai intervistato dai giornalisti o dai direttori delle testate organizzatrici sui principali problemi che attanagliano il Gargano meridionale, la cui risoluzione è di competenza regionale.

Ti aspettiamo!

L’OCCASIONE SARA’ UTILE ANCHE PER SPERIMENTARE LA RETE DELLE TESTATE GIORNALISTICHE DELLA MONTAGNA DEL SOLE, GESTITE DIRETTAMENTE O INDIRETTAMENTE DALL’ASSOCIAZIONISMO ATTIVO DEL GARGANO

Contattaci al 3494009003 o via e-mail al 3494009003@libero.it

 

SERENA PASQUA 2010

SERENA PASQUA 2010

VOLEVAMO ESSERE LA SORPRESA DEL VOSTRO UOVO, MA DATO CHE CI STAVAMO STRETTI, CI SIAMO MANGIATI TUTTO IL CIOCCOLATO. NON CI RIMANE PERCIO’ CHE UN ABBRACCIO MOLTO DOLCE PER AUGURARVI UNA BUONA E SANTA PASQUA.

Con affetto

La redazione

FESTA DELLA DONNA 08.03.2010


FESTA DELLA DONNA 08.03.2010

“L’ITALIA DELLE DONNE CHE VOGLIONO CAMBIARE LA SOCIETÀ, NON SOLO PER ACQUISIRE LA PARITÀ DEI DIRITTI EFFETTIVA PER L’ACCESSO AL LAVORO, ALLE PROFESSIONI, ALLE CARRIERE, MA PER AFFERMARE NELLA SOCIETÀ QUEI VALORI GENERALI DI CUI ESSE SONO LE PECULIARI PORTATRICI DOPO SECOLI DI OPPRESSIONE ED EMARGINAZIONE.
(Enrico Berlinguer – Padova, 07/06/1984)