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8.42 cronaca marina patriti

E’ stato trovato ieri sera il corpo di Marina Patriti, la casalinga di cui non si avevano piu’ notizie dal febbraio scorso e per il cui caso sono in carcere, da venerdi’ scorso, tre persone.

Il cadavere era a Sant’Ambrogio, in valle di Susa (Torino) in un’area di cantiere non lontano dall’abitazione di Maria Teresa Crivellari, la donna arrestata con i due complici ed ex amante del marito della vittima Sul posto si e’ recato il comandante provinciale di Torino dei carabinieri, colonnello Antonio De Vita.

08.36 L’Ue rafforza le norme sulla protezione dei dati in Rete

La Commissione europea rafforza le norme a protezione dei dati personali dei cittadini dell’Unione Europea. Attraverso il cosiddetto “diritto all’oblio” – che l’Ue prevede di ufficializzare entro il 2011 – sarà possibile controllare le informazioni che ci riguardano, avere accesso ai dati, modificarli o cancellarli. Per l’ente governativo sono tutti diritti essenziali che devono essere garantiti nell’attuale era digitale.

08.31 Michele Misseri, “Sabrina ha ucciso Sarah”

Misseri ha addossato le maggiori responsabilità nell’uccisione della nipotina Sarah Scazzi alla figlia Sabrina. “Quando Sarah è stata uccisa io stavo dormendo in casa”. Nell’interrogatorio di venerdì scorso nel carcere di Taranto lo zio ha poi ribadito di aver abusato del cadavere della nipote Sarah Scazzi, vicino ad un rudere in campagna prima di nascondere il corpo. Misseri infine avrebbe fornito indicazioni su una cintura, usata per uccidere la ragazza

08.29 I rottamatori del Pd, il giorno dopo

I rottamatori Matteo Renzi e Filippo Civati chiudono la kermesse di Firenze con le loro parole d’ordine: politica, bellezza, vento. Politica che deve riconquistare dignità, bellezza che “salverà il mondo”, vento del rinnovamento e del cambiamento. E Renzi sottolinea: “Noi non siamo un pericolo per il Pd” e “abbiamo unito, non diviso”; non faremo “correnti o spifferi”, abbiamo fatto una cosa “inedita ed entusiasmante”.

LA NAUSEA IN GRAVIDANZA

di Stacchiotti Gabriella

La nausea è spesso uno dei primi sintomi di gravidanza e colpisce, soprattutto con vomito al mattino, il 50% delle mamme in attesa.
  E’ una sensazione come “soffrire il mal di mare”, ma naturalmente può avere vari gradi d’intensità: vi sono donne che hanno solo una lieve nausea mattutina ed altre che hanno nausee, spesso accompagnate da vomito, per tutto il giorno. Nella gravidanza gemellare i sintomi sono molto più forti perchè circola nel sangue una quantità doppia di HCG, un ormone importante per la gravidanza, ma che determina appunto in molte donne nausea e/o malessere al mattino. Dopo la 16° settimana di gestazione la placenta produce meno HCG e più progesterone e allora la nausea scompare.Vi sono piccoli accorgimenti che permettono di controllarla, evitando così l’uso di farmaci: consumare pasti leggeri e ben distribuiti durante la giornata ( “piccoli e frequenti”, come si è soliti dire) può aiutare sia per la nausea che per altri sintomi spesso frequenti come “bruciori di stomaco” e/o rigurgiti. Durante l’attacco di nausea possono essere utili alimenti come il pane o i cracker, patate o riso, mentre il caffè non aiuta affatto.

 I cibi salati sono da preferire a quelli dolci. Quando la nausea non scompare dopo il 4° mese è utile auto convincersi che essa è un segnale che a gravidanza sta procedendo regolarmente dal punto di vista ormonale e che, comunque, è un fatto transitorio. Mantenere lo stress ad un livello minimo è importante per controllare meglio la situazione e dunque è utile un pò di riposo.La situazione è da ritenersi normale fino a che il vomito non è eccessivo e consente di bere e quindi di urinare a sufficienza. Se non si riesce a trattenere nè cibi solidi nè liquidi bevuti lentamente, e si inizia anche ad urinare di meno, va consultato il proprio medico per il rischio di disidratazione. Lo stesso va fatto se si nota una perdita di peso. Queste circostanze sono però davvero rare.

IL DIRITTO ALL’ONORE E AL DECORO

di Emanuela Maria Maritato

La legge punisce l’ingiuria e la diffamazione sia con sanzioni penali che con l’obbligo di risarcire il danno subito, danno che può essere anche di natura non patrimoniale (il dolore,la sofferenza ecc).
Peraltro, il diritto all’onore o al decoro trova un limite nella libertà di manifestazione del pensiero, nel diritto di critica politica e nel diritto di cronaca.

Qual è il limite tra diffamazione e critica politica?
Per quanto riguarda concerne il diritto di critica politica, la giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che i limiti della critica ammessa nei confronti del privato cittadino. Il politico, infatti, si espone consapevolmente al controllo dei suoi atti da parte dei giornalisti e della massa di cittadini e, pertanto, le esigenze di tutela della sua reputazione devono essere bilanciate con l’interesse pubblico alla libera discussioni delle questioni politiche.

I GIUDICI HANNO DECISO CHE…La libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, sancito dall’art. 21 della Costituzione, consente nelle competizioni politiche e sindacali e nelle campagne giornalistiche, anche espressioni di una certa durezza e toni accesi e aspri. Tuttavia, la critica politica non deve sconfinare in un vero en proprio attacco personale con cui si intenda colpire la sfera privata dell’offeso, né deve sconfinare nell’ingiuria e nella lesione della reputazione dell’avversario (Cass. Pen., sez. V, 2-10-1992).

 

Cosa fare se…
Qualcuno ci offende o infanga la nostra reputazione?
In questi casi ci sono tre possibilità:
-si può sporgere querela per diffamazione e ingiuria (artt. 594 e 595 c.p.)e, nel futuro processo penale, costituirsi parte civile per il risarcimento del danno;
-ci si può rivolere direttamente al Giudice Civile per il solo risarcimento del danno;
-si può sporgere querela e contemporaneamente rivolgersi al Giudice Civile per il risarcimento del danno.

CALAMARO GIGANTE

di F. Borrini

Il calamaro gigante è il più grande cefalopode conosciuto, il più grande mollusco e probabilmente il più grande invertebrato esistente. Il calamaro gigante possiede gli occhi più grandi del regno animale: ognuno può essere grande come la testa di un uomo.

Questa caratteristica dipende dal fatto che il calamaro vive nelle profonde acque oceaniche, laddove ogni minima fonte luminosa deve essere captata.
La misura media dei calamari giganti è di 6-9 metri, ma sono stati fotografati individui lunghi 18 metri e pesanti fino a una tonnellata.
Il calamaro gigante vive nelle acque profonde e per questo poco si conosce sulle sue abitudini. Si pensa che sia un predatore solitario, a differenza del suo “fratello” minore che vive in banchi.
Come scegliere e consumare il calamaro
La pelle del calamaro deve essere umida, ma non bagnata, i tentacoli integri e sodi, il colore della sacca che contiene l’inchiostro deve risultare metallico, di consistenza oleosa.

 Gli esemplari più giovani possono essere lavati e consumati, quelli più grandi vanno trattati rimuovendo la pennetta, gli intestini, il fegato, eventuali uova, gli occhi e il becco.
Con una mano si afferra la testa del calamaro e con l’altra il corpo, si tira delicatamente la testa in modo da staccare gli intestini, quindi si sfila la pennetta trasparente e si toglie la pelle. La testa va separata dagli intestini e dalla sacca con il nero, dagli occhi e dal becco, quindi il tutto va ben sciacquato sotto l’acqua corrente.
Il calamaro è un mollusco e come tale ha pochissime calorie e perde molta acqua in cottura: da cotto, è equivalente a un pesce magro, ma più saziante per via della consistenza più soda.
Come si pesca
Il calamaro si pesca con reti a strascico e con reti da traino pelagiche.

UNA STRETTA SULLE AGENZIE DI RATING

di Michel Emi Maritato

In arrivo in Europa una nuova stretta sulle agenzie di rating. La Commissione Ue ha infatti avviato  alla vigilia del G20 di Seul – una consultazione con gli operatori del settore, con l’obiettivo di arrivare nel 2011 a regole più ferree. Soprattutto per quel che riguarda le valutazioni date dalle agenzie sui debiti sovrani e sulla capacità di rimborso da parte dei singoli Paesi.
L’esecutivo europeo, insomma, vuole evitare che si ripetano in futuro casi in cui un drastico taglio del rating di Paesi in difficoltà – come accaduto per Grecia, Portogallo e Spagna – porti a conseguenze ancor più pericolose per la stabilità dell’eurozona.
Tra le misure ipotizzate, per esempio, quella di informare il Paese di cui si vuole abbassare il rating almeno tre giorni prima (oggi serve solo un preavviso di dodici ore). Nel mirino anche il sistema di remunerazione in funzione nel settore delle agenzie di rating, con tutti i rischi di conflitto di interesse connessi.

Inoltre, la Commissione Ue intende porre mano una volta per tutte alla situazione di oligopolio che caratterizza il settore delle agenzie di rating, dominato dalle cosiddette ‘big three’: Standard and Poor’s, Moody’s e Fitch. Tra le ipotesi messe a punto dagli esperti dell’esecutivo europeo, anche quella di poter chiedere alla Bce o alle banche centrali nazionali di emettere dei rating, in particolare sui debiti sovrani.
”Abbiamo già introdotto regole per migliorare la vigilanza e aumentare la trasparenza delle agenzie di rating. Ora – ha sottolineato il commissario Ue ai servizi finanziari, Michel Barnier – dobbiamo fare un passo ulteriore, che riguarda l’impatto che le decisioni di tali agenzie hanno sui mercati”.

UNA STRETTA SULLE AGENZIE DI RATING

di Michel Emi Maritato

In arrivo in Europa una nuova stretta sulle agenzie di rating. La Commissione Ue ha infatti avviato  alla vigilia del G20 di Seul – una consultazione con gli operatori del settore, con l’obiettivo di arrivare nel 2011 a regole più ferree. Soprattutto per quel che riguarda le valutazioni date dalle agenzie sui debiti sovrani e sulla capacità di rimborso da parte dei singoli Paesi.
L’esecutivo europeo, insomma, vuole evitare che si ripetano in futuro casi in cui un drastico taglio del rating di Paesi in difficoltà – come accaduto per Grecia, Portogallo e Spagna – porti a conseguenze ancor più pericolose per la stabilità dell’eurozona.
Tra le misure ipotizzate, per esempio, quella di informare il Paese di cui si vuole abbassare il rating almeno tre giorni prima (oggi serve solo un preavviso di dodici ore). Nel mirino anche il sistema di remunerazione in funzione nel settore delle agenzie di rating, con tutti i rischi di conflitto di interesse connessi.

Inoltre, la Commissione Ue intende porre mano una volta per tutte alla situazione di oligopolio che caratterizza il settore delle agenzie di rating, dominato dalle cosiddette ‘big three’: Standard and Poor’s, Moody’s e Fitch. Tra le ipotesi messe a punto dagli esperti dell’esecutivo europeo, anche quella di poter chiedere alla Bce o alle banche centrali nazionali di emettere dei rating, in particolare sui debiti sovrani.
”Abbiamo già introdotto regole per migliorare la vigilanza e aumentare la trasparenza delle agenzie di rating. Ora – ha sottolineato il commissario Ue ai servizi finanziari, Michel Barnier – dobbiamo fare un passo ulteriore, che riguarda l’impatto che le decisioni di tali agenzie hanno sui mercati”.

E NACQUE AZIONE DONNA, COORDINAMENTO FEMMINILE DEL MOVIMENTO PATRIA NOSTRA

di Alessandra Morelli
 
Carissimi Camerati/e,
A pochi mesi dalla nascita di MPN, Valerio Arenare ci propose di creare il coordinamento donne, ovvero Azione Donna, in un primo momento pensai al solito coordinamento che creano gli altri partiti e movimenti, per dare un contentino a qualche signora amica o per dare visibilità a qualche ragazza da lanciare o per far vedere all’esterno che il partito o movimento non è maschilista! rimasi titubante, non ne vedevo la necessità, era superfluo, inutile…ma poi Valerio spiegò il progetto:”Creare un Movimento nel Movimento!”. Creare una struttura indipendente con un suo direttivo, un suo organigramma e attività proprie! Un qualcosa che nessun altro movimento aveva…”un Movimento Femminile Fascista!”. Valerio ci parlò di uomini e donne uniti come ieri (R.S.I. e S.A.F.) rubando il testo alla sua canzone preferita (270 bis – Oceano di Guerrieri)! Ci parlò di associazioni collegate, iniziative indipendenti, crescita parallela, non un movimento femminista, anzi, un movimento che esalti le donne nel ruolo di Madre e Moglie, ma allo stesso tempo rivendichi il loro diritto di realizzarsi diversamente e lotti per la loro sicurezza ed affermazione nella società! ….era un progetto ben architettato, ma difficilmente realizzabile!

 Le donne, diversamente dagli uomini hanno maggiori impegni, sono meno abituate a confrontarsi con la politica, hanno più difficoltà ad affermarsi come personaggio politico, non sono incoraggiate…e soprattutto, la difficoltà, era trovare una donna capace di fare la voce grossa e dimostrare che le donne:”unite possono tutto…”! il primo passo era trovare, quindi, la direttrice d’orchestra e, quasi per caso, arrivò Alessandra Bologna da Agrigento, che entrava nel direttivo nazionale dove già, comunque, erano presenti (oltre alla sottoscritta), Barbara Bartorelli Responsabile Nazionale del Dipartimento Sanità e Giulia Sasso dell’Associazione Ambientalistica e naturalistica Terza Era, che stavano già impegnadosi con grandi risultati in MPN! fin da subito capimmo che era la donna giusta, grinta e determinazione…questo cercava il direttivo nazionale di MPN e questo trovarono in Alessandra! Sembrava fatta, Azione Donna prendeva vita, il Direttivo si aspettava che da li a pochi mesi AD potesse iniziare a creare eventi e iniziative, ma ci sbagliavamo, perché AD iniziò “subito” a diventare protagonista, proponendo campagne di sensibilizzazione importanti come il cucina italiano ( Che si proponeva di affiancare e sostenere la storica campagna di MPN “Compro e sostengo prodotto italiano!”), la campagna di sensibilizzazione: “Siamo Madri, Siamo Mogli, Siamo Figlie…unite nessuno potrà fermarci!”. E Poi le prime aderenti, Barbara De Propris, Anna Maria Carlini, Aurelia Tursini, Lara Colombini (Maria Scalise invece entrava in MPN come referente per Monza e Beatrice Feo Filangeri come responsabile Dipartimento cultura)…. E le prime iniziative con MPN, il volantinaggio a Roma ed Agrigento, i progetti da realizzare e la manifestazione di Domenica prossima contro la violenza sulle donne a Piazza del Popolo a Roma!!Le Guerriere di MPN, iniziano a combattere e lo fanno con forza ed orgoglio! E ora guardo su FB le loro iniziative e mi sento orgogliosa, orgogliosa di essere di MPN, orgogliosa di essere donna! Orgogliosa di essere una guerriera di Patria Nostra! Barbara Bartorelli, Alessandra Bologna, Giulia Sasso, Barbara De Propris, Anna Maria Carlini, Maria Scalise, Aurelia Tursini, Beatrice Feo Filangeri,Lara Colombini e tutte le altre! Azione Donna, lotta con le donne per le donne! Ora lo vedo anche io, come la videro Pino, Valerio e Angelo alcun mesi fa, vedo questo oceano di Guerrieri che inizia il suo viaggio, uomini e donne di coraggio, Che hanno un solo sentimento nel cuore: l’amore per l’Italia e per il Popolo Italiano! MPN lotta di popolo per il popolo…ONORE A CHI LOTTA! ONORE A MPN! ONORE ALLE GUERRIERE DI PATRIA NOSTRA! CAMERATE….A NOI!
 

Coordinatrice Centro Italia Movimento Patria Nostra

IL SOLARE TERMODINAMICO

di Francesco Bruni

Avendo precedentemente discusso circa il problema dell’energia ed avendo, seppur in maniera non dettagliata, parlato della fonte nucleare e eolica (con relative innovazioni), è doveroso illustrare un progetto differente che affiancherebbe le due precedenti fonti: il solare termodinamico che in Italia sembra avere degli orizzonti lungimiranti visto il buon livello di insolazione presente nel Belpaese.
Il principio di funzionamento alla base di questa particolare tecnologia è il seguente: alcuni specchi parobolici lineari riflettono le radiazioni solari le quali vengono intercettate da fluido (in grado di assorbire le suddette onde elettromagnetiche e convertire la loro energia in calore) posto lungo la linea che congiunge i fuochi degli specchi. Non è un accorgimento banale quest’ultimo, in quanto permette che le radiazioni assorbite siano nel numero più grande possibile (grazie ad una particolare patina che riveste gli specchi ad alta riflettività). Il fluido che scorre nel tubo ricevitore viene convogliato in un serbatoio definito “caldo” dove si “costituisce” l’accumulo di calore ad alta temperatura.

 Da qui, (il fluido) prosegue verso uno scambiatore dove viene ceduto calore, trasformato in vapore, elemento utilissimo per azionare turbine, produrre energia meccanicae trasformarla in elettrica come avviene in una normale centrale termoelettrica. Infine raggiunge un serbatoio freddo dove, raffreddato, è pronta per scorrere nuovamente nel tubo ricevitore e ricominciare il suo ciclo.
Detto così, potrebbe sembrare semplice una centrale del genere. Evidentemente, non lo è affatto.
Prima questione. Implementare un tubo ricevitore con le suddette caratteristiche non è affar semplice. Occorre infatti progettarne uno che riesca ad assorbire le radiazione quanto più possibile (come gli specchi parabolici) e fornire un ottimo isolamento termico al fine di non dissipare troppo calore all’esterno, perchè questo comporterebbe un accumulo minore nel serbatoio caldo. Fare un tubo molto spesso risolverebbe certo il secondo problema, ma non automaticamente il primo.
Seconda questione. Il liquido del termovettore usato fino ad adesso era un olio. Minerale, tossico, pericoloso e infiammabile. L’ENEA che è responsabile di un progetto come quello illustrato in questo articolo in Sicilia, ha ideato un fluido basato sulla combinazione di due sali che si usano in agricoltura come fertilizzanti. Esso, entro una temperatura di 550° (oltre i 600° potrebbe essere responsabile della corrosione dei materiali) rappresenta un’ottima alternativa all’olio attuale.
Terza questione. I serbatoi non sono semplici come si potrebbero immaginare. Essi devono accumulare una tale quantità di energia tale da garantire l’erogazione di energia elettrica 24 ore al giorno, che non avviene con le attuali centrali di questo tipo.
In tutto ciò, evidenti i vantaggi. Impatto ambientale basso, se si accetta il fatto che ampi spazi disabitati e non coltivati possono essere adattati a questo tipo di produzione; smantellamento economico e in grado di garantire un successivo uso del terreno senza alcun compromesso; una lunga vita dell’impianto e un (relativamente) breve tempo per la costruzione dello stesso.
Pare che non ci siano svantiggi “materiali”. In realtà no, dato che il costo di produzione (KWh) è ancora alto e non particolarmente competitivo. Ma questo è un problema che troverà concreta soluzione quando impianti di questo genere saranno prodotti su larga scala in un futuro che sembra essere non particolarmente lontano.
Per informazioni molto più dettagliate, qui.

SERIE A: LA ROMA VINCE IL DERBY TRA LE POLEMICHE, 2-0 ALLA LAZIO

di Alessio Gizzi

Dopo la solita fase iniziale di studio si fa viva la Lazio con una bella azione in verticale partita dal lancio di Brocchi per Mauri che, dal vertice dell’area di rigore, crossa in mezzo per Rocchi che manca di pochissimo l’impatto con il pallone.
La Roma tiene bene il campo ma è ancora la Lazio vicina al gol con il “profeta” Hernanes, che spara alto sopra la traversa da ottima posizione.
A metà primo tempo si sveglia la Roma con uno schema su calcio piazzato che porta la tiro Perrotta, ma la palla è fuori di poco.
Ancora Roma, 5 minuti più tardi, con Borriello, abile a difendere palla in area e a calciare: palla fuori.
Al 40° esce Menez ed entra Greco, che si rende subito protagonista raccogliendo il cross di Borriello e mettendo alle spalle di Muslera, ma l’arbitro ferma tutto per un dubbio fuorigioco dell’attaccante romanista.

La ripresa si apre con il rigore per la Roma: grandissimo recupero di Cassetti, che ruba palla a Dias e serve Vucinic sul lato corto dell’area, palla per Greco che scarica fuori per Simplicio  che batte a colpo sicuro ma colpisce il braccio largo di Lichtsteiner e per Morganti è rigore.
Batte Borriello che non sbaglia, ma Muslera non è sembrato prontissimo.
La Lazio prova a reagire e sfiora il gol con Floccari, ma il suo colpo di testa finisce a lato con Julio Sergio immobile.
Passano 5 minuti e Lazio ancora pericolosa con Hernanes, ma Julio Sergio si supera a tu per tu con l’attaccante e respinge.
Poi proteste laziali per un tocco con la mano di Simplicio su cross di Foggia, ma la palla sembrerebbe colpire prima la gamba e poi la mano.
La Lazio attacca e si scopre ai contropiedi della Roma che va vicina al 2-0 con Simplicio, che su cross di Riise centra la traversa, poi Vucinic non trova la porta sul tap-in.
Poi proteste laziali per un probabile rigore per fallo su Mauri da parte di Riise, anche se sembrava esserci fuorigioco di Dias sulla punizione di Ledesma.
I biancocelesti attaccano a testa bassa e sfiorano ancora il gol con Foggia, che solo al limite dell’area piccola centra il palo.
Poi a 5 minuti dalla fine arriva il secondo rigore in favore dei giallorossi, per un fallo di Dias su Julio Baptista, appena entrato al posto di Borriello.
Sul dischetto va Vucinic che non sbaglia e chiude la gara.
Nel finale ancora proteste laziali per un presunto fallo di mano di Simplicio, ma la palla sbatte prima sulla coscia e poi sulla mano, e come da regolamento l’arbitro lascia correre.
Non succede più nulla fino al fischio finale che da 3 punti importanti alla Roma e frena la marcia della Lazio, che comunque a disputato una buona gara.

 

INTERVISTA AD ANGELANTONIO MASTRILLO, SEGRETARIO NAZIONALE PROFESSIONI SANITARIE

di Michele Caruso (*)

BOLOGNA – Buongiorno gentilissimo prof. Angelantonio Mastrillo, Segretario nazionale della Conferenza dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie. Un grazie particolare per aver accettato di prendere parte a questa intervista. Ma partiamo pure con le domande.

1) Lei è nato a Rignano Garganico, un piccolo paesino sul promontorio garganico. Quanto di Gargano porta dentro di sé, quanto dei suoi colori e dei suoi profumi?
Essere nato a Rignano ma averci vissuto poco è il mio più grande rammarico. Così quando ci torno, purtroppo sempre più raramente, faccio il pieno di aria, di profumi e di affetti.
La natura, i pascoli e i profumi che vedo salendo la montagna o nei miei giri per i boschi sono un qualcosa di unico ed inebriante. Ma soprattutto cerco di portarmi dietro il carattere dei rignanesi, che come è noto si contraddistingue per laboriosità, onestà, mitezza e bonomia.


2) Da quanto ho avuto modo di comprendere, lei è uno di quei pochi che fanno esattamente il lavoro che desideravano fare…
Sì, è proprio così. L’attività che svolgo mi fa sentire appagato al massimo. Ho dato, ma ho anche ricevuto tanto. La scelta di puntare su una professione sanitaria la feci quando ero al 4° anno di Istituto Tecnico a S.Giovanni Rotondo. Già allora scelsi l’Università in cui andare a studiare: Bologna, sia per il prestigio di questa Università che per ragioni affettive con la famiglia di mia moglie Rosetta.
Quella di fare il Tecnico sanitario fu una scelta precisa: non potendomi permettere l’iscrizione a un corso di laurea di 5-6 anni, nel 1973 feci domanda d’ammissione alla Scuola biennale per Tecnico di Neurofisiopatologia dell’Università di Bologna: eravamo 45 concorrenti e io risultai 7° per coprire i 15 posti disponibili. Conseguito il diploma nel 1976, tornai per un anno a Rignano con la vana speranza di trovare impiego in Puglia. Ma dovetti andare in Calabria e dopo breve parentesi vinsi due concorsi presso gli Ospedali S.Orsola e Malpighi di Bologna e me ne tornai a Bologna, per sempre. Oggi sono il Coordinatore del Corso di Laurea ed opero nella stessa scuola e Università in cui insigni maestri mi hanno formato. Più di così non potevo chiedere e ne sono davvero orgoglioso e soddisfatto.


3) Dove sta il segreto di tutto questo? Qual è il modo migliore per perseguire i propri obiettivi?
Impegno e perseveranza per ogni cosa che faccio, sapendo che il mio operato deve essere corretto, ottimale e a favore degli altri: all’inizio lo era per i malati e per i pazienti ed ora lo è per gli studenti o più precisamente per il sistema formativo universitario. Cercare di fare il bene degli altri è una prerogativa che mi porto dietro geneticamente dalle mie famiglie, perfezionata poi dal mio periodo di studi liceali di 5 anni nel Seminario dei Monaci Benedettini di Montenero Livorno, dove il noto motto “ora et labora” mi ha segnato, specie per il secondo aspetto; il lavoro e la dedizione, senza alcun tornaconto. E così che la stima e la gratitudine altrui non mi manca mai ad ogni livello. Ad esempio, l’attuale lavoro di collaborazione che svolgo da una decina di anni con il Ministero dell’Università è diventato un servizio, nel più alto significato del termine. Servizio messo a disposizione di autorevoli e importanti personalità del mondo accademico e dell’editoria, che mi onorano della loro stima, come (**) Luigi Frati, Andrea Lenzi, Aldo Pinchera, Giovanni Danieli, Luisa Saiani, Paolo Del Bufalo e molti altri.


4) Quest’anno, come ben ricorderà, sono state sollevate svariate polemiche sul modo in cui sono strutturati i test d’ingresso alle Facoltà mediche e sanitarie, qual è la sua opinione in merito?
In genere le polemiche sono sollevate da chi non ha superato l’esame di ammissione. Per questo, secondo me le critiche, oltre che di parte, sono soprattutto ingiuste. La selezione a numero chiuso su 80 quiz è al momento il metodo migliore, perché equo, imparziale, celere e non manipolabile.
La graduatoria che si ottiene potrebbe in qualche caso non essere il massimo della coerenza selettiva, ma almeno è oggettiva e come dicevo prima non alterabile. Qualche anno fa, quando a prevalere erano i vari colloqui attitudinali, si sapeva a priori chi doveva entrare, sovente anche a discapito di persone meritevoli, ma non facenti parte di un certo ceto. Oggi ci sono gli 80 quiz e basta e per me va bene così. Condivido tuttavia che potrebbe essere utile qualche modifica sulla qualità e la ripartizione del numero dei quiz sui 4 temi previsti Forse non lo si percepisce, ma posso testimoniare che il Ministero dell’Università è alla continua ricerca di migliorare il sistema.


5) Si sente tanto parlare in Italia di malasanità, dove sono da ritrovare le cause della nostra situazione sanitaria attuale? La chiusura degli ospedali è, secondo lei, sintomo di inefficienza del sistema oppure, riducendo la quantità, si cerca di investire in qualità dei servizi ?
Il sistema sanitario Italiano è considerato fra i migliori al mondo, ma accanto a punte di eccellenza si accompagnano situazioni di bassissimo livello. Sarebbe semplice fare la equazione o differenza Nord-Sud. Come in tutti contesti sociali ed economici, anche per la sanità il gap è purtroppo a sfavore del Sud. Lo sappiamo tutti e insigni sociologi ne rimarcano le ragioni.
Non vi è dubbio che la chiusura degli ospedali viene percepita con un penalizzazione per il cittadino, che vorrebbe il servizio bello e pronto “sotto casa”. Però occorre considerare che in una razionalizzazione della destinazione delle risorse economiche e dell’efficienza è meglio investire su pochi centri, magari differenziando il tipo di assistenza per le malattie croniche e quelle acute.


6) Quale consiglio si sente di dare ai giovani per le proprie carriere e per la vita?

Apprendere, apprendere e imparare quanto più possibile, fin dalla scuola media. Una formazione di base fatta in modo ottimale costituisce un punto cruciale sia per l’inserimento nel mondo del lavoro che per il proseguimento degli studi all’Università.
Ai miei studenti dico spesso che non bisogna studiare per l’esame, ma piuttosto per imparare, perché alla fine più che il bel voto conta dimostrare di “sapere, saper fare e saper essere”, come recita una nota trilogia sulla formazione.
Consigli per la vita ? Applicarsi sempre con dedizione e caparbietà: sono due virtù che permettono di superare ostacoli anche quando sono apparentemente impossibili da affrontare. Infine, lavorare e vivere come ci hanno insegnato i nostri avi, con impegno, onestà e altruismo.


Grazie mille per queste sagge parole!

(*) Studente di Ingegneria Gestionale all’Università “Sapienza” di Roma, Scrittore, Giornalista Pubblicista e Freelance
(**)
· Luigi Frati, Rettore dell’Università Sapienza di Roma
· Andrea Lenzi (Università Sapienza di Roma), Presidente del CUN Consiglio Universitario Nazionale
· Aldo Pinchera (Univeristà di Pisa), Responsabile Scuole di Specializzazione Mediche
· Giovanni Danieli (Università di Ancona), Direttore della rivista “Medicina e Chirurgia”
· Luisa Saiani (Università di Verona), Segretario generale della Conferenza Corsi di Laurea Professioni Sanitarie
· Paolo Del Bufalo (Roma), Giornalista de Il Sole 24 Ore e Sole 24 Ore Sanità

UNA PRENOTAZIONE SU DUE NON SEGUE LA PROCEDURA

di Pietro Bardoscia

Controllo: Il call center della Regione non ha tutte le agende di Asl e ospedali
Il Recup, il centro unico di prenotazione sanitaria regionale, ha a disposizione appena la metà delle agende degli ospedali di Roma e del Lazio, come testimoniano i dati sulle prestazioni fornite dalle strutture sanitarie pubbliche. Insomma, se le liste d’attesa si allungano a vista d’occhio e per fare un esame occorre aspettare anche dieci mesi, un motivo c’è. E la colpa non è certo del Recup. I dati, a tal proposito, parlano chiaro. Al 31 maggio 2010, al San Filippo Neri solo il 41,58% delle prestazioni effettuate è stato fornito attraverso la prenotazione al Recup. Alla Asl RmA il dato si attensta sul 42,82%; alla Asl RmB sul 41,06%. Alla Asm RmC invece le prestazioni effettuate tramite Recup sono il 46,69% sul totale; alla RmD il 41,96%; alla RmE il 33,12%; alla RmF il 23,99%, alla RmG il 32,10%; alla RmH, infine, il 29,47%. Per quanto riguarda invece policlinici e aziende ospedaliere, all’Umberto I il 45,12% delle prestazioni è stato fornito attraverso prenotazione Recup; al Sant’Andrea il 44,07%; a Tor Vergata il 65,41%. Che fine fanno il resto delle prestazioni? Vengono gestite internamente da aziende sanitarie e aziende ospedaliere, ma non per eseguire esami nei casi di pronto soccorso o di degenza ospedaliera.

Per farla breve, oltre la metà delle prestazioni sanitarie viene effettuata in «registrazione diretta», come si dice in gergo. In pratica, si tratta di forzature alla prassi regolare: la Regione, infatti, prevede che il servizio unico di prenotazione gestisca direttamente almeno il 70% delle agende. Il presidente del Gruppo Darco che gestisce il Recup, Maurizio Marotta, fa spallucce: «Gestiamo appena la metà delle agende delle strutture pubbliche. Certo, siamo molto lontani da quell’obiettivo del 70% che la Regione si è più volte prefissata. Per quanto riguarda invece le agende dei privati, noi non le gestiamo, se non in casi limitatissimi. Tecnicamente sarebbe possibile, ma, nonostante tanti proclami, ancora non se ne è fatto nulla». Ma c’è di più. Se prendiamo in considerazione solo il rapporto tra le percentuali prenotate dal Recup e quelle totali effettuate attraverso la prenotazione nei Cup aziendali (comprendendo anche le registrazioni dirette e le agende esclusive) sia attraverso, la percentuale si riduce ulteriormente: 12,11% al San Filippo Neri; 29,15% alla RmA, 30,09% alla RmB; 35,08 alla RmC; 33,83% alla RmD; 11,49% alla RmE; 14,24% alla RmF; 21,15% alla RmG; 15,05% alla RmH; 8,54% all’Umberto I; 17,10% al Sant’Andrea; 33,38% a Tor Vergata. Da questo conteggio vengono escluse le prestazioni del laboratorio analisi. Insomma, i dati parlano chiaro: se per fare una visita si aspettano in media otto-dieci mesi un motivo c’è. Il ministero della Salute, inoltre, prevede che le visite specialistiche vengano erogate entro 30 giorni, mentre gli esami diagnostici strumentali entro 60 giorni. Ma praticamente nessuno rispetta il diktat ministeriale: la scadenza dei 30 giorni è rispettata mediamente nel 10% dei casi; quella di 60 giorni invece è rispettata mediamente nel 25% dei casi. «Il servizio Recup – attacca il segretario provinciale Uil-Fpl Paolo Dominici – lamenta da tempo la mancanza di idonei punti di riferimento per il suo miglior funzionamento. Sembra essere venuta amancare la figura di riferimento di direzione politica regionale, in grado di sovraintendere al funzionamento e di rapportarsi con le direzioni generali. Il mancato controllo sulle aziende ha avuto come conseguenza un rallentamento del processo di trasparenza sulle agende. Di fatto più del 50% delle prestazioni che vengono erogate attualmente risultano essere effettuate con accettazione diretta e senza prenotazione. Ciò significa che né il Recup e spesso neppure il Cup aziendale dispongono in trasparenza delle agende di prestazioni con un grande riflesso negativo sui tempi di attesa che vengono attualmente registrati per effettuare una prestazione sanitaria. I tempi si allungano sempre di più e molte agende vengono addirittura chiuse, non si prenotano cioè più esami. Prova ne sono i tempi di attesa che fanno registrare un dato tendenzialmente in aumento dei giorni di attesa per effettuare sia visite specialistiche che prestazioni diagnostiche. Il piano del Governo per le liste di attesa approvato dalla conferenza Stato Regioni di fatto rischia di produrre un grandissimo vantaggio per tutti i medici che per snellire i tempi di attesa chiederanno di operare in regime di intramoenia». Secondo la Uil-Fpl per uscire dalla crisi servono scelte drastiche e coraggiose: l’inserimento nel Recup delle agende dei privati classificati e accreditati; l’unificazione dei Cup aziendali al Recup; l’aumento dell’offerta da parte anche delle strutture sanitarie pubbliche, dall’attuale 35/40% ad almeno il 70% delle proprie agende.

COSA SI INTENDE CON IL TERMINE ASSICURAZIONE

Maritato Emanuela Maria
 Tramite un contratto di assicurazione ci si garantisce contro il verificarsi di un evento futuro e incerto (rischio), generalmente dannoso per la propria salute o patrimonio. L’assicurazione ha lo scopo precipuo di “trasformare il rischio in una spesa”. Infatti attraverso la stipula di un contratto, l’assicurando “quantifica” il danno patrimoniale che esso avrebbe se l’evento garantito (il rischio) si verificasse.
Più precisamente, si parla dell’esistenza di un’alea di rischio (rischio aleatorio). Affinché si possa concludere un contratto di assicurazione, occorre che l’eventuale verificarsi del rischio non sia controllabile da nessuna delle due parti (né da parte di colui che intende assicurarsi, né da parte della società di assicurazione).
Attraverso il versamento del premio, la società accolla a sé la gestione dell’eventualità del verificarsi dell’evento (detto “sinistro”) al concretizzarsi dello stesso, corrispondendo all’assicurato (ovvero agli eventuali eredi e/o beneficiari da quest’ultimo indicati) il capitale (o la rendita nel caso ad esempio di assicurazioni sulla vita) pattuito.

Il costo determinato, detto “premio (dal latino pretius) assicurativo” viene calcolato in base alla probabilità che l’evento stesso si verifichi. Questa viene determinata sulla base di svariati elementi, i cui principali possono così essere riassunti:
a) tavole statistiche (attuariali);
b) esperienza mutualistica dell’impresa (fabbisogno dell’impresa);
c) esperienza mutualistica del mercato nel detto rischio.
I contratti assicurativi possono essere sottoscritti come libera scelta tra individui (o società) e società di assicurazione e possono riguardare i più svariati campi (assicurazioni sul verificarsi di infortuni, di malattie, di incidenti, di eventi naturali, ecc.).
Una tipologia particolare di questi contratti riguarda gli eventi della vita umana, intesi come morte o sopravvivenza; in quest’ultimo caso, il rischio è rappresentato dal venir meno dei mezzi economici per mantenere il tenore di vita acquisito