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CALCIOMERCATO: IBRA E ROBINHO AL MILAN, LA ROMA PRENDE BORRIELLO

di Alessio Gizzi

Ultima giornata di calciomercato ricca di colpi di scena.
Il Milan, dopo aver preso Ibrahimovic dal Barcellona, acquista anche il fantasista del Manchester City Robinho. Lo svedese arriva con la formula del prestito con diritto di riscatto a 24 milioni, mentre il brasiliano arriva a titolo definitivo per una cifra vicina ai 15 milioni.

Così, dopo aver puntellato la difesa, con Papastathopoulos e Yepes, e il centrocampo con Boateng, chiude il mercato sistemando l’attacco, sia in entrata che in uscita, cedendo Borriello e Huntelaar.
Altro colpo dell’ultimo minuto è quello della Roma che prende l’attaccante Borriello proprio dal Milan: infatti l’ingaggio dei due attaccanti aveva di fatto chiuso la possibilità di essere titolare a Milano e quindi il giocatore ha deciso di cambiare aria.
Sempre da Milano, ma sponda nerazzurra, arriva un’altra pedina fondamentale per Ranieri: infatti con un ulteriore sforzo economico la Roma riesce a prendere a titolo definitivo Nicolas Burdisso e sistemare, insieme a Castellini, la difesa.
L’Inter, dopo aver preso a inizio sessione Coutinho e Castellazzi, lavora in uscita con le cessioni di Aranautovic, Balotelli, Burdisso, Quaresma e Obinna.
Ottima anche la campagna acquisti del Genoa, che prende Toni dal Bayern Monaco dopo le buone prestazioni fatte con la Roma e sistema il centrocampo con gli arrivi di Veloso, Boateng (poi girato al Milan), Rafinha e Zuculini. Buoni gli innesti anche in difesa, con il ritorno dal prestito di Ranocchia e l’ingaggio di Kaladze a parametro zero. Rinforzo anche in porta con l’arrivo di Eduardo, nazionale portoghese.
Buono il lavoro fatto dal presidente Ghirardi, presidente del Parma, che delizia i suoi tifosi con l’acquisto di Sebastian Giovinco dalla Juventus. A centrocampo arrivano anche Candreva e  Marques, mentre in difesa arrivano Paletta, Pisano e Diniz, per migliorare la rosa già ottima dell’anno scorso e puntare, magari, ad un posto in Europa.
Il Napoli, dopo il colpo Cavani, prende anche il giovane Dumitru dal Brescia e soprattutto Josè Sosa dal Bayern Monaco. Da registrare anche gli ingaggi di Cribari, Cristiano Lucarelli e Yedba.
Nonostante i tanti acquisti di lusso, la Juve è corsa ai ripari dopo la prima partita di campionato persa a Bari, e rinforza ancora la difesa con l’ingaggio di Traorè dall’Arsenal e Rinaudo dal Napoli.
In uscita, con l’arrivo di Quagliarella, si registra l’addio di David Trezeguet, che finisce all’Alicante.
Altri colpi da registrare sono il ritorno di Acquafresca al Cagliari, l’arrivo di Curci alla Sampdoria, di Maccarone e Pinilla al Palermo, di Hernanes e Garrido alla Lazio, Jimenez e Appiah al Cesena, Zebina e Diamanti al Brescia e Andreolli e Bogliacino al Chievo.

La prossima sessione di mercato inizierà il 1° Gennaio 2011 e terminerà il 31, con la speranza di vedere altri colpi di mercato come quelli degli ultimi giorni.

 

 

LA PENSIONE DI ANZIANITA’

di Emanuela Maria Maritato (*)

La pensione di anzianità è una prestazione previdenziale che i lavoratori dipendenti e autonomi possono ottenere prima dell’età prevista per la pensione di vecchiaia. In questo articolo maggiori informazioni sui requisiti per ottenere la pensione di anzianità.
La pensione di anzianità, trattamento previdenziale che spetta ai lavoratori dipendenti e ai lavoratori autonomi come artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, si può ottenere prima di aver raggiunto l’età prevista per la pensione di vecchiaia.

Attualmente i requisiti richiesti per la pensione di anzianità sono 35 anni di contributi e 58 anni di età. Se non si sono ancora raggiunti i 58 anni di età, si può comunque ottenere la pensione di anzianità se si possono far valere 40 anni di contribuzione. Le varie riforme che si sono succedute nell’ultimo decennio hanno innalzato sempre di più i limiti d’età e di anzianità contributiva necessari per ottenerla. Il sistema prevede l’innalzamento graduale dell’età pensionabile attraverso un meccanismo di scalini e quote, cioè la somma tra età anagrafica e periodo di contribuzione del lavoratore: questo determina un aumento progressivo dell’età pensionabile, in base al quale, fermo restando il periodo di contribuzione minimo di 35 anni, è possibile andare in pensione secondo una quota determinata da anzianità contributiva e età anagrafica. Vediamo nello specifico i requisiti per ottenere la pensione di anzianità. Dal 2008 si può andare in pensione di anzianità con 58 anni di età e 35 di contributi. Dal primo luglio 2009 si può andare in pensione dopo aver raggiunto quota 95 (cioè somma tra età anagrafica e periodo di contribuzione di 35 anni). L’età minima per ritirarsi dal lavoro è 59 anni. Dal 2011 il lavoratore deve raggiungere quota 96. L’età minima passa a 60 anni. Dal 2013 per ritirarsi dal mondo del lavoro occorre quota 97. Lo scalino prevede l’innalzamento dell’età minima a 61 anni. Per quanto riguarda i lavoratori autonomi, la scaletta si sposta di un anno: si può andare in pensione nel 2008 con 59 anni e nel 2013 con 62. Per poter accedere alla pensione di anzianità i lavoratori dipendenti hanno l’obbligo di dimettersi, mentre i lavoratori autonomi possono continuare ad esercitare la professione.
La pensione di anzianità è dunque una forma di tutela previdenziale anticipata rispetto alla pensione di vecchiaia.

MARITATO GROUP INSURANCE TEAM

(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

 

 

IL PRESIDENTE USA E IL SUO BEL GREGGIO

di Emanuela Maria Maritato (*)

In base ad un sondaggio fatto dalla Gallup,il 71% degli americani pensa che il presidente Barack Obama non abbia reagito con la giusta forza nei confronti della British Petroleum (BP), responsabile della più grossa crisi ambientale nella storia degli Stati Uniti. Gli americani sono convinti che il disastro petrolifero nel Golfo del Messico, dove una piattaforma per l’estrazione del petrolio è esplosa e in seguito è affondata, causando la morte di undici lavoratori, il ferimento di altri diciassette, e disperdendo nel mare un flusso continuo di petrolio grezzo da quasi due mesi, avrà un impatto ecologico ed economico che durerà oltre un decennio.

Il pessimismo degli americani in questa circostanza sembrerebbe contrastare, almeno per il momento, con lo stereotipo a stelle e strisce del “si può fare”. Il sondaggio, condotto pochi giorni prima del discorso alla Nazione che Obama ha tenuto la sera del 15 giugno 2010, e trasmesso dalle maggiori reti americane, indica che la maggioranza degli americani non ha nessuna fiducia nel lavoro che la BP sta facendo, mentre un quarto boccia completamente l’intervento presidenziale e federale. Tuttavia, il sondaggio rivela anche che sono di più gli americani che preferiscono lasciare che la BP risolva il problema, piuttosto che spostare la direzione delle operazioni al governo federale, il quale è considerato meno competente del gigante petrolifero nell’affrontare il tipo di problema posto dalla fuoriuscita di greggio dal pozzo petrolifero.

Il disastro ambientale è iniziato il 20 aprile 2010, quando esplode un pozzo di petrolio a 1.500 metri di profondità sotto piattaforma Deepwater Horizon, la quale s’incendia e affonda dopo due giorni. La fuoriuscita di greggio da quel che rimane del pozzo sul fondo marino ha contaminato vaste aree di mare, rendendo necessario alla Guardia Costiera americana di ordinare il 2 giugno 2010 l’interdizione della pesca per un totale di 228 mila chilometri quadrati, pari a trentasette percento delle coste Usa del Golfo del Messico. La fuoriuscita di greggio ha ormai superato l’ammontare che ha inquinato le limpide acque dell’Alaska nel 1989, quando la nave Exxon Valdez riversò 262 mila barili di greggio, pari a circa quarantadue milioni di litri, rendendo l’attuale “il peggior disastro ambientale della storia degli Stati Uniti” come ha dichiarato la Casa Bianca lo scorso 30 maggio.

Il presidente Obama ha forse sottovaluto, durante i primi giorni del disastro, la gravità degli eventi, sopravalutando, invece, la capacità della BP di tappare la falla. Nei primi giorni, o forse anche nelle prime settimane, l’atteggiamento della Casa Bianca sembrava indirizzata verso una generale politica di non interferenza governativa, puntando a un ruolo di monitoraggio, quasi passivo, della situazione in corso. Vari esponenti dell’amministrazione americana enunciavano dichiarazioni di circostanza, adducendo responsabilità specifiche della BP, ma sperando in una rapida soluzione del problema, che invece, ogni giorno diventava sempre più critica. L’atteggiamento del presidente Obama sembrava influenzata dalla necessità di tenere il disastro ambientale il più lontano possibile dalla sua amministrazione, cercando di convogliare tutta l’attenzione sul gigante petrolifero britannico.

Dopo che vari tentativi da parte degli ingegneri della BP di bloccare la fuoriuscita di petrolio sono falliti in diretta televisiva, e dopo che il petrolio ha iniziato a insidiare le bianche spiagge della Florida e le paludi salmastre della Louisiana, obbligando i rispettivi governatori a dichiarare lo stato di emergenza, la Casa Bianca non è più potuta rimanere in disparte, e ha dovuto prendere bposizioni nette nei confronti delle trivellazioni dei fondi marini e delle compagnie petrolifere, e il presidente è dovuto scendere in campo in prima persona, visitando per ben quattro volte la zona colpita dal disastro. E così, ai primi di giugno Obama ha cambiato rotta, attaccando apertamente la BP, dichiarando che la compagnia britannica avrebbe fatto meglio a spendere i soldi per ripulire le coste invece di auto promuoversi, causando poi una protesta da parte del governo di Londra per l’apparante atteggiamento anti-britannico da parte degli americani. La preoccupazione degli inglesi è anche giustificata dalla presenza dei titoli BP in molti fondi pensione britannici.

Obama, tuttavia, ben conscio che un attacco continuo e profondo alla BP non risolve la crisi, e alla fine non serve nemmeno da un punto di vista dell’immagine presidenziale, ha sviluppato una nuova strategia comunicativa basata su tre traiettorie, e l’ha presentata direttamente agli americani nel discorso del 16 giugno. La prima traiettoria garantisce agli americani che la BP pagherà tutti i danni senza che il contribuente spenda anche un solo dollaro. In questo senso, il presidente ha spinto la BP ha accettare di creare un fondo di garanzia, gestito da terzi, per le vittime del disastro, in cui verserà immediatamente una prima cifra di venti miliardi di dollari.

La seconda traiettoria sviluppa il tema della dipendenza americana sul petrolio e la necessità che il paese evitasse di continuare a versare circa un miliardo di dollari ogni giorno a potenze straniere che non sono necessariamente amiche degli Stati Uniti. Con questo proposito, Obama soddisfa, almeno in parte, chi suggerisce che l’America deve continuare a estrarre petrolio dai fondi marini per contare sulle proprie forze, piuttosto che arricchire petrolieri arabi.

La terza traiettoria è un attacco presidenziale contro l’inattività del Congresso nell’approvare le leggi che servono per proiettare l’America verso la produzione di energia pulita. Nel discorso del 16 giugno, Obama è particolarmente convincente, quando informa gli americani che i cinesi sono molto più avanti dell’America nello sviluppo di posti di lavoro legati all’energia pulita – posti di lavoro che dovrebbero stare in America. Obama invita i legislatori a produrre e ad approvare disegni di leggi per favorire la produzione di energia pulita, e la conseguente creazione di migliaia i posti di lavoro.

Obama è finalmente sceso in campo, e sembrerebbe, che, con il discorso di martedì, ha trovato una linea guida per collegare la necessità di continuare a estrarre petrolio anche dai fondi marini, con quella di dare un impeto alla trasformazione del Paese verso l’uso di fonti di energia pulita e rinnovabile, non tralasciando di soddisfare la necessità tipicamente americana di far pagare ai colpevoli le loro malefatte.


(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

 

PORCELLUM, MATTARELLUM, O MODELLO TEDESCO? IO SCELGO LA DEMOCRAZIA

di Roberta Catania

Lasciare il “Porcellum”? Ripristinare il “Mattarellum”? Adottare il modello tedesco?
Ormai da tempo, ma più che mai in questi ultimi giorni la problematica riguardo la legge elettorale sta imperversando tra le file dei partiti, diverse le opinioni riguardo l’idea di un possibile rinnovamento.
Il nodo da sciogliere è fondamentamente quello di mettersi d’accordo su come modificare la legge esistente.
Il Porcellum, o sistema proporzionale misto è stato introdotto nel 2005, a sostituzione del Mattarellum o maggioritario misto, dal Ministro Caldeeroli, il quale definì la sua stessa creazione una “legge porcata” (da qui il nomignolo affibiatogli). Parliamo quindi di una legge che da principio ha suscitato non poche perplessità e contestazioni.

 

Nel clima politico di disaccordo e di precarietà attuale, si è fatta più forte la voce di chi, sfruttando l’attimo, tenta il cambiamento.
“Bene ha fatto Bersani a lanciare l’appello a tutti gli italiani di “buona volontà” per una nuova stagione della politica italiana che punti al recupero dei valori fondamentali della democrazia: partecipazione, impegno civico, rispetto delle leggi, presupposti fondamentali per la ripresa del nostro Paese.” sostiene Dal Moro deputato del Partito Democratico e capo della segreteria politica di Enrico Letta.
Ripristinare la democrazia è la tesi sostenuta da Bersani, ridare cioè ai cittadini italiani la possibilità di scegliere i loro rappresentanti.
C’è da chiedersi infatti come sia possibile che un paese democratico fondi i propri indirizzi politici attraverso una legge che non permetta ai cittadini di scegliere liberamente in base alle proprie preferenze, ma condizioni il voto attraverso liste bloccate presentate dai vertici del partito.
Vero è che il ritorno al Mattarellum potrebbe non essere la soluzione migliore se si vuole apportare un vero miglioramento alla situazione ormai ingessata del nostro paese, e che, invero, il modello tedesco potrebbe essere una via d’uscita, sarebbe un patto di pacificazione, un compromesso, con uno sbarramento al 5%.
Di Pietro in un’intervista sostiene infatti: “Se sono troppe le proposte di legge elettorale meglio tornare al Mattarellum. Se però c’è una convergenza sul sistema tedesco con sbarramento andiamo a vedere di cosa si tratta”.
Di fatto comunque l’obiettivo di coalizzare una maggioranza solo sulla legge elettorale è forse meno remoto di quanto non si creda. Questo sarà infatti  il tentativo del Pd. Anche se per ora il segretario si mantiene sulle generali, cercando approfondimenti e studiando nuove ipotesi di riforma che presto metterà sul tappeto e sottoporrà a tutti.
Il problema è ridare significato politico e soprattutto sociale alla tecniche elettorali istituzionali. Come nei primi anni Novanta, quando i referendum elettorali divennero il simbolo della lotta contro il vecchio sistema. Oggi, quel sistema non c’è più, ma le cose, nel rapporto fra i cittadini e la politica, non sono cambiate molto. Nella società odierna la delusione ha preso il posto dell’indignazione. Per riattivare di nuovo i cittadini occorre convincerli che cambiare la legge elettorale significa cambiare davvero. Non sarà facile. Ma un tentativo va fatto.

PACCHERI CON RAGU’ BIANCO, GORGONZOLA E RUCOLA

di Angela Annunziata

Questa è una ricetta facile veloce e gustosa, da portare in tavola quando si ha poco tempo o si vogliono invitare amici per passare una bella serata….ovviamente il tipo di pasta, si può scegliere in base ai propri gusti, i paccheri si accompagnano bene con questo tipo di condimento….si può sostituire il gorgonzola con della mozzarella o formaggi tipo philadelphia….a voi la scelta….

Ingredienti: 500 g di paccheri, 500 g di macinato magro, gorgonzola o formaggio molle a piacere, un cucchiaio di panna vegetale, un mazzetto di rucola, olio evo, aglio, prezzemolo, sale

Procedimento: in una padella capiente mettere l’olio l’aglio il prezzemolo tritato e la carne, far soffriggere a fuoco basso avendo cura con una forchetta di dividere il macinato, aggiungere il sale e un po di vino lasciare evaporare e e aggiungere il gorgonzola fatto a tocchetti, lasciar sciogliere il formaggio e unire la panna, nel caso si aggiunga la mozzarella è preferibile aspettare che il composto si freddi.

Nel frattempo cuocere la pasta al dente.
Prima di utilizzare il condimento mettere la rucola spezzettata precedentemente
Condire la pasta con il composto e servire….BUON APPETITO

 

PER UN VISO PIU’ LUMINOSO

di Donna Cenfi & Francesca Tritelli

Spesso sentiamo dire che l’accurata detersione del viso è la condizione base per avere una bella pelle luminosa e per prepararla adeguatamente al trucco. Se la pulizia profonda a casa o dall’estetista va limitata a una volta alla settimana o anche meno, la beauty routine è fatta di gesti che compiamo ogni giorno mattina e sera. Innanzitutto bisogna chiarire che ogni incarna un mondo a se’, e non è assolutamente detto che i prodotti che garantiscono una pelle di pesca alla nostra vicina di casa vadano bene anche per noi.

In linea generale, ecco quali sono le regole da seguire per valorizzare al meglio la nostra carnagione.

Mattina
La mattina è solitamente il momento in cui abbiamo meno tempo da dedicare alla pelle. Niente paura! E’ la sera che la carnagione ha bisogno di più cure, sia per rimuovere il trucco e le impurità accumulate durante il giorno, sia per ricevere al meglio i trattamenti notturni. Di mattina la beauty routine può limitarsi al lavaggio con un detergente adeguato al nostro tipo di pelle. Il detergente può essere liquido o sottoforma di un leggerissimo gommage, e può essere accompagnato da un massaggio con un guanto o con un panno appositi per la pulizia del viso.
Dopodichè, va steso il trattamento da giorno: dall’idratazione profonda delle pelli mature ai prodotti astringenti per le cuti grasse, la scelta di formulazione e di marche è vastissima. Non sempre è facile trovare la crema perfetta per noi, che può essere un costosissimo prodotto di alta profumeria come uno da pochi euro del supermercato. La crema va poi adattata alle stagioni e alle temperature.

Sera
La sera bisogna ritagliarsi un po’ di tempo per svolgere una pulizia
accurata, soprattutto se ci si trucca. Bastano dieci minuti, ma sono necessari affinché la pelle sia sempre bella e non ci “tradisca” con noiosi inestetismi. Anche in questo caso è necessario investire un po’ di tempo nella scelta dei prodotti, che devono essere essenzialmente:
struccante;
latte detergente;
tonico;
crema da notte.
A questi prodotti base si possono associare specifici per il contorno degli occhi e delle labbra, per le ciglia, etc… Lo struccante va scelto, oltre che sulla base del tipo di pelle, a seconda del make-up che utilizziamo (24 ore, waterproof etc.). La prova del nove per verificare che uno struccante vada bene per noi è
la zona occhi, che spesso è quella più difficile da pulire perfettamente. Struccante e latte detergente possono essere costituiti da un unico prodotto, a cui far seguire da un buon tonico o un’acqua di bellezza,
che si può usare anche al mattino. Il tonico serve a purificare i pori, tonificare la pelle e prepararla alla stesura del trattamento notturno; può anche avere un’azione aromaterapica, e in questo senso si può optare per una profumazione energizzante al mattino e rilassante alla sera. Ci sono tonici che aiutano a prevenire gli arrossamenti, tonici antirughe, astringenti etc.
La crema da notte è importante in quanto agisce in ore in cui la pelle è libera e struccata, e quindi più ricettiva. Va quindi usata solo quando la pelle è perfettamente pulita con un’adeguata detersione che va eseguita anche se non si usa il make-up.

RC AUTO A PORTATA DI UN CLICK

di Emanuela Maria Maritato (*)

Nell’era di Internet anche la scelta dell’assicurazione auto si fa nel tempo di un click. L’aiuto arriva da Cercassicurazione.it, un broker assicurativo specializzato nella comparazione via internet delle Rc auto. Il sito web mette a disposizione in modo gratuito un servizio che confronta in modo
immediato le offerte di 18 compagnie assicurative, sia online sia tradizionali, per individuare la più conveniente e la più affine alle diverse esigenze di copertura. Il procedimento è piuttosto semplice: tramite un solo modulo accessibile direttamente in home page, il visitatore inserisce i dati richiesti e il gioco è fatto.

Il servizio compara le varie polizze facilitando e agevolando la scelta tra i vari prodotti con un colpo d’occhio. In caso di dubbi, cercassicurazione.it prevede anche una consulenza attraverso un numero verde gratuito al quale l’utente si può rivolgere per ottenere un’assistenza personalizzata. Tramite le offerte presenti sul sito, è inoltre possibile beneficiare di alcuni sconti che le diverse compagnie riservano agli utenti. Altri siti web che offrono un simile servizio sono: www.assicurazione.it, www.6sicuro.it. e www.guidassicurazioni.it.


(*) Giornalista Freelance e Direttore del Gruppo editoriale Maritato

 

LO STILE GOTICO: I TEMPLARI E LA MASSONERIA

di Alessandro Antoony Maritato (*)

I Templari, chiamati  così perchè avevano sede presso le rovine del tempio di Re Salomone a Gerusalemme, introdussero e patrocinarono la costruzione delle chiese, cattedrali gotiche in Europa. Lo stile gotico che alcuni ritengono evoluzione del romanico normanno, ha in realtà chiare influenze islamiche, le guglie e l’arco a tutto sesto e le ogive sono caratteristiche evidenti.

La Francia che era la terra d’origine dell’Ordine dei Templari con i suoi templi, si coprì di cattedrali gotiche, gotico  un dispregiativo, per indicare uno stile straniero non appartenente alla tradizione romanica.
Gli architetti aderenti all’Ordine si diedero delle regole, rifacendosi al mitico Hiram di Tiro. I massoni dal francese maon, vuol dire semplicemente muratore, e riflette chiaramente la gerarchia funzionale dei costruttori di cattedrali gotiche, l’unico stile che si può dire all’epoca moderno. Quindi le gerarchie di Gran Maestro, Maestro, Capomastro, Muratore, Apprendista, tipiche della massoneria ufficiale si strutturano all’ombra dell’Ordine dei Templari. La simbologia della squadra e del compasso sono evidenti richiami a tale costituzione. Il Massone come artefice ideale costruisce il grande edificio, partendo dalla pietra grezza, trasformandola in mattone e raffinandola unendola insieme alle altre costruisce il grande edificio della chiesa universale, il tempio astronave, che ricorda nel suo verticalismo le grandi piramidi e il tempio di Re Salomone. Lo stile flamboiant, fiammeggiante, richiama il legame alchemico fra i quattro elementi, fuoco, aria terra e acqua. L’astronave Gotica  pronta con le sue guglie e pinnacoli al suono degli organi, verso il suo viaggio all’infinito. I Francescani che avevano punti in comune con i Templari e che da questi presero esperienze per fondare Banche e Monti di Piet, introdussero tale stile in Italia, spogliandolo per degli orpelli d’oltralpe. Jacques de Molay l’ultimo dei Grandi Maestri, bruciato sul rogo da Re Filippo il Bello maledisse lui e il Papa che in poco tempo lo raggiunsero nella tomba. Il tesoro dei Templari non fu mai trovato, ma un massone nel 1700, Giuseppe Balsamo detto il Conte di Cagliostro, sembra che sapesse dove si trovava e da questi ne prendesse ricchezze.

(*) Pittore iscritto al GAI

COSI’ PUO’ ESSERE LA VITA

di Mario Codella

Andare avanti per un sentiero di montagna significa incontrare salite, discese, ostacoli, buche, tratti scivolosi, strettoie, mentre
c’è il sole oppure mentre piove; ma è bello andare avanti, salire e vedere il panorama sempre più ampio, sempre più bello.

A causa delle caratteristiche del sentiero è meglio andare piano, a piccoli passi, ben bilanciati, per evitare cadute e per godersi il percorso.

Ogni tanto si incontrano altre persone, poi qualche animale, tanta vegetazione, fiori e a volte, con un po’ di fortuna, si incontra anche un ruscello per dissetarsi.

Possiamo fare questa passeggiata distrattamente, quasi automaticamente, oppure possiamo farla con curiosità, attenzione, concentrazione ed allora i colori, gli odori e i rumori si moltiplicano e diventano sempre più belli e intensi e la stanchezza del cammino scompare e riusciamo addirittura ad amare tutto ciò che ci circonda, persino noi stessi.

E finalmente si può riuscire a capire che non è importante la meta finale ma quei piccoli passi in questa bellissima passeggiata.

INTERVISTA AL DIRETTORE MICHEL EMI MARITATO: UN GIOVANE CONTRO L’INERZIA DELLA SOCIETA’ MODERNA

di Roberta Catania

Salve Direttore, la ringrazio per avermi concesso un po’ del suo tempo per questa intervista, cominciamo con la prima domanda.

1) Direttor Maritato, per iniziare, ci spiega brevemente in cosa consiste questo particolare abuso conosciuto come anatocismo bancario e quale è la sua corretta inquadratura giuridica?

Certamente. Partiamo dunque da una semplice quanto mera analisi etimologica del termine possiamo affermare che  il termine anatocismo (dal greco anà – di nuovo, e tokòs – interesse)  sta ad indicare l’azione con cui si sommano gli interessi al capitale sul quale sono stati calcolati, in modo che detti interessi producano a loro volta altri interessi supplementari

In altre parole si tratta del cosiddetto calcolo degli interessi sugli interessi.
Da un punto di vista strettamente giuridico, in un’obbligazione pecuniaria l’utilizzo dell’anatocismo comporta, per il debitore, il pagamento non solo del capitale e degli interessi già computati e già scaduti, comportando conseguentemente una crescita esponenziale del debito, soprattutto in presenza di tassi di interesse elevati.
Il divieto dell’anatocismo bancario e non è sempre esistito nell’ordinamento giuridico italiano in virtù dell’art 1283 del Codice Civile. Ciò nonostante, le Banche agivano leggittimamente quando applicavano la metodologiadi calcolo degli interessi, perchè tale comportamento era stato ampiamente avallato dalla giurisprudenza almeno, fino al momento in cui è iniziato tutto il processo  di revisione interpretativa  delle norme riguardanti l’anatocismo, che ha portato dopo molti anni alla famosa sentenza della Corte di Cassazione del 4 Novembre 2004, n 21095.
In italia la disciplina di riferimento è individuata dall’articolo 1283 del C.C, il quale stabilisce che,in mancanza di usi contrari,gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda   giudiziaria o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi.
La frase in mancanza di usi contrari significa che eventuali passi possono derogare a questa norma,rendendo di fatto possibile la capitalizzazione sugli interessi.E’ dunque su tale incertezza che le banche hanno giocato nel corso  degli anni, di applicare nella pratica la cosiddetta capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi sui conti correnti in rosso.

2)facendo una piccola ricerca Sappiamo di lei che nel 1999 si è specializzato nei ricalcoli dell’usura bancaria dell’anatocismo e degli interessi ultralegali e che è stato candidato più volte nel consiglio regionale del Lazio, interessato nel sociale e nei sindacati. é inoltre Direttore, cofondatore non che’ copresidente della testata Ventonuovo, della Maritato Group casa editrice, cofondatore e consigliere dell’associazione a fine sociale iniziativa domani, fondatore e presidente della camera sindacale aldepi castrense, e per finire ma non di meno rilevanza, giornalista pubblicista impegnato politicamente nella lotta al signoraggio. Questo piccolo excursus personale mi porta a domandarle: da cosa nasce il suo impegno?

La risposta è molto semplice, il mio impegno nasce dall’esperienza. Tutto quello che ha elencato pocanzi su di me è completamente vero, ho infatti spesso messo me stesso e con il tempo, le mie conoscenze a disposizione delle persone comuni, delle persone che come me lavorano sodo e ogni giorno lottano per non perdere la propria dignità, difronte ad istituti come in questo caso le Banche, le quali è ormai risaputo speculano sulle nostre finanze. La mia però non vuole essere una critica senza seguito, nè un attacco a qualcuno in particolare, la mia infatti è una lotta per e con il popolo, con il quale mi immedesimo, una lotta al fianco del cittadino.

3) Ha le idee molto chiare Direttore e questo non può che essere un bene, qual’è il segreto per non perdere mai di vista l’obiettivo senza lasciarsi influenzare?

Io non credo di essere un supereroe, o un salvatore, sono un uomo comune che ha fatto delle sue idee, dei suoi valori un punto di forza. Quando sono le tue personali idee a guidare le tue azioni è difficile perdere di vista la meta. L’importante è rimanere sempre con i piedi ben piantati a terra e cercare di valorizzare nel modo più consono le opportunità che la vita ci offre. L’impegno politico è una pietra miliare nel mio percorso di vita, partendo da quelle che sono le esigenze della comunità a cui appartengo. Del resto converrà con me che i migliori cambiamenti sono sempre partiti dal basso.

4) Come non essere d’accordo, vuole concludere dicendo qualcosa in particolare ai nostri lettori?

Concludo salutando calorosamente i lettori invitandoli a riflettere. Non sottomettetevi al potere coatto ma riacquistate il vostro potere di uomini combattendo con dignità.

La saluto anche io Direttore, arrivederci e grazie ancora per il suo tempo!

IL GECO LEOPARDINO

di F. Borrini

Il geco leopardiano, o Eulepharis Macularis, è un piccolo sauro originario dell’ Afghanistan, Iraq, Iran Pakistan e di alcun regioni dell’ india. Questo animale e diffuso soprattutto  nel Pakistan, a partire dalle zone pianeggianti sulla costa, fino ai 2000-2500 metri sopra al livello del mare. Smentendo quello che molti pensano le zone prettamente desertiche e sabbiose vengono evitate da questi gechi. I quali preferiscono un habitat roccioso con presenza di arbusti bassi. Questi animali passano le giornate nascosti in tane ed anfratti frequentati da più esemplari d’età e misure differenti. Appena cala il sole le tane si svuotano e ogni sauro esce per conto suo per procacciarsi il cibo.

Una cosa molto curiosa è che questi animali così apprezzati dai terrariofili per la loro indole docile, vengono invece temuti ed uccisi alla più minima occasione nelle loro terre d’origine. Si crede infatti che siano velenosi e portatori di sciagure.

Corpo: Questi gechi sono sostanzialmente terricolo, non sono dotati infatti di lamelle sub digitali, che permetterebbero loro di arrampicarsi anche sulle pareti lisce. Hanno corpo e coda massicci e cilindrici. Una caratteristica di riconoscimento è la coda, che mostra il loro stato di salute. 1 dettaglio della coda di forma cilindrica. Essi infatti accumulano i grassi in questa, che si presenterà tonda e paffuta se l’animale mangia a sufficienza

Muta: Tutti i rettili e quindi anche i leopardiani fanno la muta. Questo è dovuto al fatto che l’ epidermide non cresce con il resto del corpo e quindi va cambiata. Il periodo in cui il geco cambia la pelle è delicato e fonte di stress. Cercherà un posto umido, buio e caldo per stare tranquillo; l’ exuvia verrà tolta a brandelli con l’aiuto della bocca e successivamente mangiata. Con i nostri amici in terrario dovremmo stare attenti agli eventuali residui di pelle che potrebbero rimanere attaccati al corpo, e prontamente eliminarli con un po’ di cotone imbevuto di acqua o di camomilla tiepida.

Dimorfismo sessuale: La differenza tra maschi e femmine si inizia a notare verso il quarto mese d’età, grazie all’ apparizione di pori posti appena sopra alla cloaca nei maschi, e saranno molto marcati a formare una “V”, nelle femmine invece saranno meno visibili, fino ad essere totalmente assenti in alcuni esemplari. Si noteranno poi all’ attaccatura della coda, nei maschi, due rigonfiamenti che non sono altro che le sacche contenenti gli emipeni.Altri depositi adiposi
Una domanda che spesso si legge sui vari forum da parte dei neofiti è: “il mio geco presenta dei rigonfiamenti sotto le ascelle, cosa sono?”. Non sono altro che grassi in eccesso accumulati dietro le zampe anteriori. Segno che bisognerà modificare la dieta!

Organo di Jacobson: Tutti credo che conoscano questo organo. Ma per lo più si associa ai serpenti. Anche il geco leopardiano ne è dotato. E’ un organo molto simile a quello olfattivo che permette di analizzare le particelle raccolte con la lingua, ed è posto alla sommità del palato.

Sistemazione: Prima di tutto bisogna porsi una domanda…. Vogliamo un terrario scenico, e quindi biotopo, però più complicato dal punto di vista manutentivo? Oppure una teca sterile, con semplice manutenzione?

Se optiamo per il primo tipo, dovremmo scegliere un terrario interamente in vetro, o in legno con le porte frontali in vetro scorrevole. Le misure dovranno essere di almeno 50x40x40 per il singolo, per poi aumentare con l’eventuale arrivo di altri esemplari. Dovranno sempre esserci delle prese d’ aria posizionate sui lati opposti rispettivamente in alto e in basso.

Come substrato bisognerà assolutamente evitare la sabbia in tutte le sue forme!!! In maggior modo quelle specifiche per rettili. Spesso la sabbia sen ingerita causa occlusioni intestinali che possono portare alla morte. Opteremo infatti per ciottoli delle giuste dimensioni, oppure per torba o scaglie di faggio, il tutto sterilizzato.  Potremmo aggiungere alcune piante (meglio se finte) per abbellire il tutto. Useremo anche dei rami o sassi di grosse dimensioni (lastre di ardesia), l’importante è come ho gia detto è che sia tutto sterilizzato e ben stabile. Ci dovranno essere almeno due tane, una asciutta nella zona riscaldata, e una umida (riempita di torba o fibra di cocco) sempre bagnata.

Il riscaldamento sarà fatto usando un cavetto o tappetino posto sotto due terzi del terrario, oppure usando una lampada( preferibilmente in ceramica, così che la luce emessa da uno spot non infastidisca l’animale) posto in un angolo del terrario. Le temperature dovranno cambiare in base alla zona del terrario e alle ore del giorno. La teca sarà divisa in zona calda, cioè quella riscaldata. Dove le temperature oscilleranno tra i 30-32 gradi, e quella fredda dove ci saranno 25-26 gradi. Tutto questo durante il giorno, di notte invece potremmo staccare qualsiasi tipo di riscaldamento (a patto che la temperatura naturale della stanza non scenda mai sotto i 18 gradi). Queste regole cambiano solo se avremmo a che fare con degli esemplari piccoli o deabilitati, e quindi sarà buona regola scaldare la teca anche di notte.
 
Sarà indispensabile posizionare delle ciotole che serviranno come contenitori per l’ acqua e per alcuni tipi di cibo.
Se invece optiamo per una teca sterile potremmo alloggiare i nostri animali anche in box di plastica delle giuste dimensioni. Come substrato useremo carta assorbente o dei tappetini di erba sintetica. Le regole per il riscaldamento, la posizione delle tane e delle ciotole non cambieranno da come descritto sopra.

Alimentazione: Questi sauri, come molti altri, sono insettivori e si cibano solo di prede vive. Gli offriremo insetti come grilli, blatte, locuste, tarme della farina e saltuariamente camole del miele (perché molto grasse e a lungo andare possono dare problemi). Gli insetti offerti dovranno essere delle giuste dimensioni, cioè la larghezza della preda non dovrà mai superare la larghezza tra gli occhi del geco! I piccoli mangeranno tutti i giorni fino ad arrivare ad un’ alimentazione a giorni alterni, o anche meno, al raggiungimento della taglia adulta.

Integrazione: Un altro tassello molto importante per l’allevamento di questi animali è l’integrazione di calcio e vitamine. Non è necessaria una lampada UVA/UVB però sarà indispensabile integrare la dieta con calcio e D3 in polvere ( da cospargere sulle prede). Se vorremmo potremmo lasciare un tappino di calcio puro nel terrario. Eviteremo accuratamente integratori che oltre al calcio e la vitamina D3 contengano altre vitamine.

Riproduzione e bruma: Se volessimo provare a riprodurre i nostri animali sarà buona regola fargli fare un periodo di riposo invernale. Abbassare cioè le temperature gradualmente fino ad arrivare a tenere i nostri animali sui 18 gradi costanti, nei mesi da dicembre a febbraio. In questo periodo non dovremmo alimentarli, ma lasciare sempre a disposizione la ciotola con l’acqua. Al termine del periodo prefissato per la bruma, inizieremo ad alzare di nuovo le temperature fino a farle tornare a regime. Una volta che i gechi avranno ripreso a mangiare inizieranno ad accoppiarsi ( io preferisco dividerli in questo periodo così da monitorarli meglio). La femmina deporrà dopo circa 3-4 settimane dall’ accoppiamento (in una tana riempita di torba umida). Potrà fare fino a 10 deposizioni da due uova ciascuna. Da una deposizione all’ altra passeranno dalle 2 alle 3 settimane.

Le uova andranno spostate in un incubatrice con temperature sui 30.32 gradi, se vorremmo delle nascite maschili, e sui 27-28 gradi se vorremmo invece nascite femminili. Il tempo di schiusa è indirettamente proporzionale alla temperatura. Più alta sarà e meno tempo impiegherà il feto a svilupparsi, la temperatura però non dovrà mai superare i 33-34 gradi, perché rischieremo la vita dei nascituri. L’umidità dovrà oscillare tra il 60% e il 70%.

Grazie alle mie esperienze avute con questi splendidi gechi, mi sento di consigliarne l’ allevamento a tutti! Non solo ai neofiti ma anche a chi li ha sempre “snobbati” perché molto comuni.

IL CLAMIDOSAURO

di F. Borrini

Il clamidosauro è un animale australiano. Si distingue dai suoi simili per la membrana scagliosa dai bordi dentellati posta sotto il capo, normalmente è ripiegata sui fianchi come un mantello che avvolge il corpo, ma che può aprire quando si sente minacciato, ciò gli conferisce la tipica forma a ventaglio aperto che gli aumenta di circa quindici centimetri il volume apparente della testa dandogli un aspetto terribile con lo scopo di allontanare il predone.

 Nell’eventualità che questo tentativo finisse vanamente il clamidosauro tenta di fuggire sulle sue gambe posteriori fino ad un posto sicuro o ad un albero per mimetizzarsi.

 

CARATTERISTICHE GENERALI DEI COCCODRILLI

di F. Borrini

I coccodrilli sono grossi rettili anfibi, che si sono ben adattati alla vita acquatica, delle regioni tropicali. Hanno la testa grossa, il corpo tozzo, il collo poco distinquibile e le zampe corte e robuste. La coda è lunga e robusta e gli permette di nuotare velocemente. Gli occhi sono vicini e sporgenti, posti sulla sommità del capo. Le narici si trovano nella parte superiore della mascella così quando il resto del corpo è immerso può comunque respirare.

I fianchi e l’addome sono coperti di scaglie. Il coccodrillo è carnivoro, e la quantità di cibo che mangia dipende dalla sua mole. L’accoppiamento avviene in acqua, la femmina depone le uova sulla terra ferma, in genere da venti a ottanta, a seconda della specie, ma non più grandi di quelle di oca. I grossi coccodrilli hanno come nemici soltanto i cacciatori, i piccoli di circa un metro e mezzo sono cacciati dai grossi felini e anaconde, le uova e i giovani coccodrilli sono vittime di più predatori

LE ZAMPE DEGLI INSETTI

di F. Borrini

Le zampe sono appendici articolate del torace deputate in genere alla locomozione terrestre ma, in diversi casi, adattate a svolgere altre funzioni, come accessorie o alternative.Nella generalità degli Insetti è presente una coppia di zampe per ogni segmento toracico, dette, rispettivamente, zampe anteriori o protoraciche, medie o mesotoraciche, posteriori o metatoraciche. Questo carattere è condiviso con tutti gli Artropodi della superclasse Hexapoda e, quindi, anche con i Collemboli, i Dipluri ed i Proturi.

Il numero delle zampe può ridursi come adattamento secondario, come avviene ad esempio nei Lepidotteri Ninfalidi per forte riduzione delle zampe protoraciche, oppure scomparire del tutto, come avviene ad esempio nelle forme adulte degli insetti catametaboli (femmine dei Rincoti Coccidi, femmine degli Strepsitteri, ecc.). In altri casi, pur essendo presenti, le zampe mostrano adattamenti morfologici tali da perdere la loro primitiva funzione per svolgerne altre.La presenza di tre coppie di zampe toraciche si rileva anche nelle forme
giovanili degli eterometaboli, degli pseudoametaboli e degli ametaboli. Negli olometaboli sono presenti in alcuni tipi di larve (larve campodeiformi, onisciformi, ecc.).Nella generalità delle larve polipode, tipiche dei Lepidotteri, dei Mecotteri e in alcuni raggruppamenti di Hymenoptera (Tentredinidi), sono presenti anche organi di locomozione addominali, detti pseudozampe. In altre forme larvali, invece, le zampe possono essere atrofiche o del tutto assenti (larve cirtosomatiche, larve apode, ecc.).Zampa mesotoracica di un Coleottero. a: ca; b: trocantere; c: femore; d: tibia; e: speroni; f: tarsomeri; g: unghie.La zampa primitiva è costituita da una porzione libera e una fissa. Quella fissa, detta subcoxa, con il procedere dell’evoluzione è divenuta parte integrante del torace, originando le pleure e il trocantino, una struttura dell’esoscheletro del segmento toracico in cui si articola l’arto libero.

L’arto libero si presenta come un’appendiche pluriarticolata e nettamente staccata dal torace.
Gli articoli sono in grado di assumere posizioni reciproche differenti, grazie alla presenza di muscoli intrinseci ed estrinseci che agiscono in modo differenziato. Questo fa sì che le zampe possano svolgere la loro funzione in modo ottimale. Procedendo in senso prossimale-distale, gli articoli prendono rispettivamente le seguenti denominazioni:

coxa o anca;

 

trocantere;

 

femore;

 

tibia;

 

tarso;

 

pretarso;

 

unghie.

 

Pretarso di mosca, del quale sono visibili solo le unghie.

In generale gli articoli di maggiore sviluppo in lunghezza sono il femore e la tibia. La coxa e il trocantere sono generalmente brevi e isodiametriche. Il tarso è suddiviso in più articoli,

detti tarsomeri. Il pretarso è in genere nascosto nell’ultimo tarsomero e ad esso si articolano le unghie. Nei diversi gruppi sistematici possono presentarsi marcate differenziazioni, come ad esempio lo sviluppo più marcato delle coxe o la presenza di appendici accessorie articolate al pretarso. In molti insetti è presente un processo spinoso, detto sperone, situato nella faccia ventrale dell’estremità distale della tibia. Strutture simili possono essere presenti anche sulla faccia dorsale. Gli speroni sono utili elementi di classificazione per alcuni Insetti, oppure coadiuvano la funzione dell’arto grazie ad una loro particolare conformazione.

Fra le appendici accessorie, sono presenti frequentemente l’arolio, a forma di lobo, l’empodio, a forma di stilo, i pulvilli, a forma di lamina. L’empodio e l’arolio sono organi impari disposti fra le unghie, mentre i pulvilli sono organi pari inseriti sotto le unghie. Tali accessori servono nel complesso a migliorare la funzione ambulatoria delle zampe. Le unghie permettono infatti l’adesione a superfici scabrose, mente l’arolio e i pulvilli sono usati a guisa di ventosa facendo aderire l’insetto a superfici lisce, come ad esempio il vetro.

Di particolare importanza è il numero di tarsomeri in quanto usato spesso come elemento di determinazione sistematica. La forma, lo sviluppo dei vari articoli e la presenza di eventuali elementi morfologici particolari influiscono sulla funzionalità delle zampe, potenziandone quella primaria oppure adattandole a svolgere altre funzioni. Ne consegue una classificazione morfofunzionale che individua diversi tipi di zampe.

COME VEDONO GLI INSETTI

di F. Borrini

Gli Insetti percepiscono gli stimoli luminosi mediante semplici unità sensoriali diffuse. Gli organi visivi sono situati nel capo, a secondo della loro complessità si distinguono in occhi composti e ocelli. In entrambi i casi sono costituiti da una prima struttura denominata apparato diottrico formata da una lente biconvessa, una seconda parte è costituita da un insieme di cellule nervose fotosensibili e una terza parte costituita da un apparato catadiottrico con funzioni di isolamento luminoso.

Ocelli: formati da un solo strato cuticolare trasparente che forma una lente corneale. Ocelli dorsali: ccupano un’area frontale del cranio, sono in numero di uno, due o tre, ma in questo ultimo caso l’ocello mediano è il risultato della fusione di due ocelli.

Di frequente gli ocelli coesistono in presenza degli occhi composti. La parte cuticolare è formata da uno strato trasparente di epidermide al disotto della quale si trovano le cellule nervose disposte in retinule che vanno a costituire il rabdoma.

L’isolamento luminoso è assicurato da delle cellule “pigmentate”.

L’ocello non sembra possa essere in grado di percepire immagini nitide ma si limita a regolare l’attività recettiva delle cellule sensoriali degli occhi composti. Ocelli laterali: Sono presenti da poche unità fino a qualche decina ai due lati del capo, la struttura degli ocelli laterali più essere simile a quella degli ocelli dorsali o possedere una lente supplementare. Costituiscono gli unici organi visivi nelle larve di talune specie, la loro funzionalità è molto imitata rispetto a quella degli ocelli dorsali.

Occhi composti: Sono disposti lateralmente al capo, gli occhi composti sono costituiti da più unità ottiche autonome coordinate. L’esame di un occhio composto consiste nella presenza di molteplici ommatidi ognuno dei quali costituito da una corniola trasparente prodotta da delle cellule specializzate dell’epidermide, un cristallino anch’esso secreto da cellule epidermiche, al di sotto otto neuroni appressati a formare un cilindro “retinula” sensibile alla radiazione luminosa.

Il numero degli ommatidi varia a seconda della specie da uno a 20.000, i valori più elevati si riscontrano in specie che cercano cibo e partners in volo, in questi casi si osservano grandi complessi visivi che possono occupare gran parte del capo. Negli Insetti diurni ogni ommatide è completamente isolato dagli altri in modo che ogni unità percepisce un immagine di poco diversa dall’altro, si viene a formare così un mosaico di minuscole immagini tanto più definito quanto più sono gli ommatidi; questo tipo di visione viene definito per: apposizione.

Negli Insetti notturni invece l’occhio è strutturato per ricevere più luce possibile, la luce che penetra in un ommatide può essere captata anche dall’organo visivo adiacente come raggio obliquo perché riflesso da cellule pigmentate che rivestono l’interno degli organi visivi; questo tipo di visione viene chiamata per superposizione.

La visione a mosaico in certi Insetti si configura come una immagine finale scorta come completa dalla parziale soma di tutti gli occhi.

Negli Insetti volanti che adoperano la vista per la ricerca di cibo come le api devono agire in un tempo molto breve per esaminare ciò che vedono gli innumerevoli occhi, in questo caso allora effettua un rapido esame detto “scanning” scorrendo uno a uno tutte le immagini inviate dagli organi visivi che contengono l’obbiettivo da osservare.

La percezione della distanza è importantissima per gli Insetti cacciatori che assicurano la propria sopravvivenza sull’assalto, non a caso infatti queste specie posseggono le masse oculari sporgenti dal cranio in modo da favorire l’incrocio degli assi visivi. La percezione dei colori non è la stessa che si nota nei vertebrati, infatti un ape riesce a vedere differenze di colori da 650 a 300 nm con notevole attenzione per gli ultravioletti. Mentre un uomo da 800 a 400 nm.