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VIVERE LA VERITA’

di Carmela Maraglino (*)

Ci vuole un grande coraggio per sostenere la verità.
La verità, questo concetto così difficile da comprendere e da esprimere. La verità non è qualcosa di assoluto e non è qualcosa di astratto.
Sembrerebbe un controsenso ciò che ho appena affermato, eppure non lo è.
Per “verità” io non intendo il possedere la verità assoluta dentro di sé, ma il “VIVERE la VERITA'” dentro e fuori di sé.
Ora, se possedere la verità assoluta NON è concesso a noi uomini, proprio a causa della nostra limitatezza e della nostra natura umana, VIVERE LA VERITA’ è possibilissimo e praticabile.
VIVERE LA VERITA’ DENTRO DI SE’ significa, semplicemente, essere onesti con se stessi, nel senso che sì è capaci di ammettere a se stessi la verità su di noi, senza barare con noi stessi.
VIVERE LA VERITA’ FUORI DI SE STESSI, invece, comporta uno sforzo che è quello di riuscire a dire agli altri ciò che si pensa veramente, senza mascherarsi dietro false ipocrisie.
Ora, forse, con se stessi è più facile vivere la verità, perché, in fondo, si tratta di un dialogo interiore che noi instauriamo con noi stessi e con la nostra coscienza.
In quel profondo, nessuno può vedere, salvo Dio, e lì siamo liberi di essere noi stessi e quindi VERI.
Invece, nei rapporti con gli altri, vivere la verità comporta un confronto che può diventare anche rischioso e può portare conseguenze negative per la nostra vita.
Ecco che, allora, ci si rifugia nel fare “buon viso a cattivo gioco”, oppure si dicono solo MEZZE VERITA’, lasciando apparire quelle che sono più gradite e CENSURANDO quelle più ostiche e difficili da accettare.
Ecco, in questo, sta il VERO CORAGGIO ed il vivere secondo verita’.
Non è una via facile, questa. Anzi, è una via in salita e piena di insidie!
Tuttavia, chi sceglie di vivere secondo verità, in altre parole, secondo coerenza ed onestà, ha dalla sua parte una forza che non ha chi vive nella falsità e nell’incoerenza.

E la forza consiste in questo: l’impossibilità di essere contraddetti, perchè la verita’ farà il suo corso, sempre e comunque, anche se in alcuni momenti sembrerebbe che la falsità abbia la meglio.
E’ solo una vittoria momentanea! Non c’è da temere!
C’è solo da fidarsi, perchè, CHI CERCA LA VERITA’ e VIVE NELLA VERITA’, sia dentro di sé che fuori di sé, cerca DIO.

(*) Docente di Economia Aziendale – Scuole Medie-Superiori

OMAGGIO A DARWIN

di Francesco Bruni (*)

Son passati 200 anni dalla nascita di Darwin. Uno che ha dato decisamente una scossa nuova, rivoluzionaria al modo di pensare. Prima c’era Aristotele. Poi la Chiesa. E poi lui. Un’ondata dirompente, che spazza quasi tutto quello che c’è prima.
“L’origine della specie”, il suo capolavoro,  nonché l’emblema della sua teoria, è l’opera che ricordiamo con assoluta facilità. Ma prima di intraprendere qualsiasi riflessione, proviamo a sfatare qualche mito.
Darwin parla di evoluzione. E bisogna sottolineare che il termine precedente non è sinonimo di “progresso”. Infatti il termine progresso non compare una volta nell’opera Darwiniana. È il nostro senso comune che ci fa accostare il termine “evoluzione” a “progresso”. Ma la differenza che intercorre tra i due termini, linguisticamente parlando, è visibile. Per evoluzione si intende una trasformazione. Per progresso una trasformazione in uno stato migliore del precedente. Quindi, non è vero che l’essere successivo della scala evoluzionistica è migliore del precedente. Ma è semplicemente differente.
Il progresso, dunque, è un’idea sociale, non naturale. E Darwin era un biologo. Non un sociologo.
Lo stadio umano, alla luce di quanto detto, potrebbe non essere l’ultimo. Quando penso a Darwin, penso alla catena evoluzionistica che inizia con una scimmia e trova la fine nell’uomo alto, bianco, occidentale. Perché fino ad adesso non c’è uno stadio successivo all’uomo. Il motivo per il quale si ha quest’evoluzione, però, al contrario di qualsiasi forma di progetto, dall’alto o dal basso, è dettata dal caso, da una non-pianificazione a tavolino, da una possibilità scelta che prevale sulle altre. Ecco la rivoluzione del darwinismo. Un qualcosa non affidata alla relazione causa-conseguenza, in cui è possibile individuare sempre un filo logico, ma un rapporto consequenziale che al momento sfugge. E questo occorre ribadirlo.
Ecco dunque, il contrasto con Aristotele per quanto riguarda, per esempio, il motore immobile; o il creazionismo della Chiesa.
Ci si potrebbe chiedere allora, cosa ha di “sociale” la teoria darwinista. La risposta, non banale, è semplicemente nulla.
Proviamo a spiegare perché facendo degli esempi.

Il marxismo crede di prender spunto dalla teoria dell’evoluzione. Falso. In quanto, mentre il marxismo parla di progresso, dovuto alla nascita di un sentimento di fratellanza ed eguaglianza portato agli estremi, il darwinismo non cita nemmeno per sogno la parola progresso. Ribadendo che non è detto che uno stato successivo di qualcosa sia migliore del precedente.
Nietzsche afferma l’ “oltre – uomo”, uno stadio successivo all’uomo. Il terzo tipo di evoluzione. Dopo la scimmia l’uomo, e poi la creatura in Nietzsche dice di credere. La teoria evoluzionistica non dice nulla di tutto ciò. Non prevede, né fa ipotesi su un qualcosa oltre l’uomo come lo conosciamo adesso. Semplicemente non si esprime.
Spesso si sente che anche il nazismo prenda qualche linea-giuda dal darwinismo. Hitler credeva che prima di tutto, i malati psichiatrici, omosessuali fossero da eliminare affinché la futura società tedesca fosse perfetta. E spendesse meno denaro per curare queste malattie. Da investire, come si è visto, nella guerra, nella ricerca, secondo criteri molto discutibili. Ma Darwin non propone di uccidere nessuno. Né tantomeno di sterminare alcun popolo. Al contrario egli propone di curare i problemi, piuttosto che brutalmente estirparli.
Con questi tre esempi, pertanto, ho semplicemente voluto chiarire, che tutte queste teorie, discutibili quanto si vuole non hanno nulla a che vedere con la teoria dell’evoluzione. Un semplice omaggio a Darwin.

(*) Studente di Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Bari

PENSIONI: DA GENNAIO SCATTA SOLO UN PICCOLO AUMENTO

di Michel Maritato (*)


COMUNICATO PREVIENZIALE

A gennaio torna con un aumento piccolo piccolo la scala mobile per 18 milioni di pensionati. Con la cosiddetta perequazione automatica i trattamenti saliranno appena dello 0,7% in linea con l’andamento dell’inflazione ufficiale registrata dall’Istat. Per pagare puntualmente i nuovi importi in gennaio gli enti previdenziali si basano sull’inflazione degli ultimi 12 mesi fino al mese di settembre (settembre 2008 – settembre 2009), salvo poi fare un conguaglio l’anno successivo con il dato definitivo del mese di dicembre. A rigore sulla base di questo meccanismo, i pensionati dovrebbero restituire uno 0,1% con la prossima rata di gennaio, visto che gli aumenti del 2009 sono stati calcolati con una percentuale (3,3%) superiore a quella spettante in base all’inflazione effettiva (3,2%). Non si può escludere però che il decreto governativo che ufficializza l’ennesimo aumento, non ancora emanato, stabilisca di abbuonare il conguaglio negativo vista l’esiguità dello scarto e il modesto importo dell’aumento di quest’anno. Ma vediamo come si rivalutano in concreto tuttti i trattamenti pensionistici con la percentuale dello 0,7% fissata per l’anno 2010.

(*) STUDIO MARITATO
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
STUDIO.MARITATO@GMAIL.COM
tel.0645421734.
www.studiomaritato.it

PENSIONI: DA GENNAIO SCATTA SOLO UN PICCOLO AUMENTO

di Michel Maritato (*)


COMUNICATO PREVIENZIALE

A gennaio torna con un aumento piccolo piccolo la scala mobile per 18 milioni di pensionati. Con la cosiddetta perequazione automatica i trattamenti saliranno appena dello 0,7% in linea con l’andamento dell’inflazione ufficiale registrata dall’Istat. Per pagare puntualmente i nuovi importi in gennaio gli enti previdenziali si basano sull’inflazione degli ultimi 12 mesi fino al mese di settembre (settembre 2008 – settembre 2009), salvo poi fare un conguaglio l’anno successivo con il dato definitivo del mese di dicembre. A rigore sulla base di questo meccanismo, i pensionati dovrebbero restituire uno 0,1% con la prossima rata di gennaio, visto che gli aumenti del 2009 sono stati calcolati con una percentuale (3,3%) superiore a quella spettante in base all’inflazione effettiva (3,2%). Non si può escludere però che il decreto governativo che ufficializza l’ennesimo aumento, non ancora emanato, stabilisca di abbuonare il conguaglio negativo vista l’esiguità dello scarto e il modesto importo dell’aumento di quest’anno. Ma vediamo come si rivalutano in concreto tuttti i trattamenti pensionistici con la percentuale dello 0,7% fissata per l’anno 2010.

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SALDO ICI CON LE ALIQUOTE 2009

di Michel Maritato (*)

COMUNICATO FISCALE

Ultimo appuntamento con l’Ici del 2009: il saldo si paga entro il 16 dicembre, ma l’obbligo nella maggior parte dei casi resta soltanto per gli immobili diversi dall’abitazione principale. L’Ici sull’abitazione principale, infatti, non si paga più, tranne che per le abitazioni classificate nelle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli) che continueranno a pagare l’imposta. L’esenzione scatta, oltre che per l’abitazione principale (cioè quella in cui si ha la residenza, salvo prova contraria) anche per le relative pertinenze, come ad esempio, il box, la cantina, la soffitta, ecc. Qui, però valgono le regole stabilite dal Comune, per cui, se ad esempio, un comune ha deliberato un numero massimo di pertinenze agevolate (ad esempio un solo box o posto auto e una sola cantina o soffitta), l’esenzione dall’Ici varrà solo per questi immobili.
L’esonero dal pagamento dell’Ici è esteso anche agli immobili assimilati all’abitazione principale (per esempio, l’appartamento concesso in uso gratuito a parenti), ma anche qui occorre verificare la delibera del Comune. Chi, invece, possiede abitazioni principali di lusso, continua a pagare l’Ici (usufruendo, comunque, dell’aliquota ridotta e della detrazione stabilite dal comune). Resta obbligato al pagamento ovviamente chi possiede immobili diversi dalla “prima casa”.
Ricordiamo che il decreto 93/2008 ha bloccato le aliquote, ma molti Comuni hanno limitato le agevolazioni.

(*) STUDIO MARITATO
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SALDO ICI CON LE ALIQUOTE 2009

di Michel Maritato (*)

COMUNICATO FISCALE

Ultimo appuntamento con l’Ici del 2009: il saldo si paga entro il 16 dicembre, ma l’obbligo nella maggior parte dei casi resta soltanto per gli immobili diversi dall’abitazione principale. L’Ici sull’abitazione principale, infatti, non si paga più, tranne che per le abitazioni classificate nelle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli) che continueranno a pagare l’imposta. L’esenzione scatta, oltre che per l’abitazione principale (cioè quella in cui si ha la residenza, salvo prova contraria) anche per le relative pertinenze, come ad esempio, il box, la cantina, la soffitta, ecc. Qui, però valgono le regole stabilite dal Comune, per cui, se ad esempio, un comune ha deliberato un numero massimo di pertinenze agevolate (ad esempio un solo box o posto auto e una sola cantina o soffitta), l’esenzione dall’Ici varrà solo per questi immobili.
L’esonero dal pagamento dell’Ici è esteso anche agli immobili assimilati all’abitazione principale (per esempio, l’appartamento concesso in uso gratuito a parenti), ma anche qui occorre verificare la delibera del Comune. Chi, invece, possiede abitazioni principali di lusso, continua a pagare l’Ici (usufruendo, comunque, dell’aliquota ridotta e della detrazione stabilite dal comune). Resta obbligato al pagamento ovviamente chi possiede immobili diversi dalla “prima casa”.
Ricordiamo che il decreto 93/2008 ha bloccato le aliquote, ma molti Comuni hanno limitato le agevolazioni.

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QUANDO LA PIOGGIA DIVENTA UN EVENTO

di Filippo Gurgoglione (*)

Nella straordinaria varietà di ambienti che il nostro pianeta ci offre, uno di quelli che esercita maggiore fascino è il deserto. E’ qui che, l’uomo, tra brulle distese sassose, antichi alvei di laghi salati corrugati dal vento, pianure ghiacciate, guardandosi intorno scopre quanto sia piccolo rispetto alla natura e in solitudine impara a guardare in se stesso. Nei suoi orizzonti sconfinati incute talvolta inquietudine e serenità allo stesso tempo, talvolta religioso rispetto ma in ogni caso non può lasciare indifferenti. 
Seppure la scarsità di acqua limita le possibilità di sviluppo vegetativo, la vita c’è; difatti il deserto è un ecosistema complesso e fragile. Inoltre, a dispetto del pensiero comune, all’interno di un deserto si incontrano paesaggi molto diversi tra loro. Attraversando longitudinalmente il deserto del Sahara, che dopo l’Antartide è il più grande deserto al mondo, si passa dagli altopiani innevati dell’Atlante, tra Libia e Marocco, per passare ai lastricati rocciosi dei serir, per poi arrivare a distese di dune sabbiose. E’ qui più che altrove che il vento manifesta la propria capacità di scolpire e modellare il terreno, sbiciolando, trasportando e accumulando detriti.
Ma perché in un deserto piove poco? In genere quello che succede è che si forma un campo di alta pressione permanente. La pressione atmosferica, infatti, varia di punto in punto e decresce con l’altezza. In condizioni anticicloniche (alta pressione) l’aria tende ad andare verso il basso, comprimendosi e dissolvendo le nubi. Ad esempio l’area dell’Africa settentrionale occupata dal deserto del Sahara è interessata da un’alta pressione che staziona in modo permanente e che viene identificata come Anticiclone subtropicale africano. Trattandosi di un anticiclone dinamico tende ad estendersi durante il periodo estivo e ad interessare l’area mediterranea, Italia compresa.

Tuttavia ci sono altri fattori che concorrono a rendere un’area desertica: la presenza di catene montuose che sbarrano l’accesso delle masse d’aria umida provenienti dal mare oppure la vicinanza a correnti oceaniche che, essendo fredde, ostacolano la formazione di nubi. E’ questo il caso del Deserto del Namib in Africa e del Deserto di Atacama nel Cile settentrionale, il più asciutto della Terra. E’ situata tra la cordigliera andina ad ovest e le montagne litoranee (Cordigliera della Costa) a ridosso del Pacifico; il tratto di oceano antistante questa zona è lambito dalla fredda corrente di Helmond. In tali condizioni la pioggia diventa un evento rarissimo: la piovosità media della città di Antofagasta è di 1 mm annuo; molte stazioni meteorologiche nell’area non hanno mai registrato pioggia e secondo alcuni dati in tutto il periodo compreso tra il 1570 e il 1971 non ci sono mai state piogge significative [1]. Ricerche scientiche [2] hanno dimostrato che sul suolo desertico non c’è nessun segno di vita. Per questo motivo l’area sarà usata dalla NASA per testare la strumentazione delle future missioni su Marte. Che nel cuore del Deserto di Atacama la vita è impossibile è un fatto risaputo e testimoniato anche nella letteratura: Alonso de Ercilla nella opera La Araucana scrive: “su Atacama, vicino alla costa desertica, vedi una terra senza uomini, dove non è un uccello, nè una fiera, nè un albero, nè alcun tipo di vegetazione”.

[1] Wright, John W. (ed.); Editors and reporters of The New York Times (2006). The New York Times Almanac (2007 ed.). New York, New York: Penguin Books. pp. 456. ISBN 0-14-303820-6.
[2] “Mars-like Soils in the Atacama Desert, Chile, and the Dry Limit of Microbial Life”

Bibliografia:
Pompeo Casati e Francesco Pace (a cura di), SCIENZE DELLA TERRA volume 2, cittàstudiedizioni, 2002
http://en.wikipedia.org/wiki/Atacama

(*) Studente di Ingegneria Informatica-Automazione all’Università Politecnica delle Marche

PRONTI PER IL “NO B-DAY”: LA RISCOSSA DEL POPOLO DEL WEB

di Andrea Vitale (*)

Poteva rimanere una semplice provocazione lanciata dal web e invece sta diventando realtà il “NO B-day”: alla vigilia della manifestazione Roma si sta preparando ad accogliere trecentocinquantamila persone, secondo quanto stimato dagli organizzatori. L’appuntamento è previsto per le ore 14 a piazza della Repubblica da dove la folla si sposterà fino a Piazza San Giovanni, cuore della manifestazione: l’intento degli organizzatori è rendere noto all’intero Paese che c’è ancora una gran parte degli italiani contrari alla “cultura del berlusconismo” e che sentono il dovere di difendere quei principi costituzionali che spesso forze di governo tentano di eludere grazie al potere della maggioranza parlamentare. Sul palco non saliranno politici ma bensì giuristi, scienziati e rappresentanti della società civile: possiamo annoverare personaggi come Nanni Moretti, Dario Fo, Franca Rame, Antonio Tabucchi, Margherita Hack, Moni Ovadia e tanti altri. La giornata finirà in musica con il concerto di Roberto Vecchioni, Piotta, gli Skiantos e molti altri.
La manifestazione stessa non è stata organizzata da politici dell’opposizione ma da gente comune col desiderio che quella di domani possa essere un ritrovo per persone con lo stesso comune ideale, la democrazia.
Molti i partiti che vi parteciperanno: Idv, Prc, Pdci, Sl, e Verdi; tutti potranno portare le loro bandiere nonostante sarà il colore “viola” a predominare tra la folla, scelto come simbolo della manifestazione. Sarà inoltre presente anche la stessa Rosi Bindi, nonostante la mancata adesione del Pd.
Non vi sarà la diretta Rai, nonostante quella di domani sia destinata a rimanere una manifestazione che segnerà la storia politica e culturale del nostro Paese. Forse i dirigenti della tv di Stato son spaventati nel mostrare l’altra faccia della medaglia del governo Berlusconi, ma una cosa è certa: il popolo del web non starà in silenzio.

(*) Studente di Giurisprudenza all’Università di Torino

ALLORA MI SENTIRO’ FELICE QUANDO SARO’ RIUSCITO A FARE CONTENTI GLI ALTRI

di Carmela Maraglino (*)

Un dono, perché sia tale, deve essere senza contaccambio, altrimenti è un prestito. Finché si è capaci di donare, la SPERANZA non potrà mai morire, né in se stessi né in chi riceve il dono.

Questa è la via giusta: AMARE SENZA PRETENDERE DI ESSERE RIAMATI; DONARE SENZA ASPETTARE LA RICOMPENSA.
Quindi, questa è la via. La via giusta.
Ed è la via che impedisce ogni abbandono, ogni divisione, ogni rinuncia a fare il bene.
Se il bene lo facciamo perché aspettiamo il contraccambio, è ovvio che, se il contraccambio non arriva, poi cesseremo di fare il bene, abbandoneremo il campo, ci sentiremo delusi e sconfitti; ma se facciamo il bene per il bene, senza aspettarci nessun contraccambio, allora non potremo mai sentirci “DELUSI”, perché non lo saremo mai, perché non ci aspettiamo nessun contraccambio.
Ecco, allora, che il bene va avanti.
Ecco, allora, che non desisteremo mai dal fare il bene.
Ecco, allora, che non ci scoraggeremo.
Ecco, allora, che andremo avanti per la nostra strada e niente e nessuno ci potrà fermare.
Infatti, ciò che ci può fermare e ci può impedire di continuare a fare il bene è proprio il rimanere delusi dalla mancanza di una risposta dell’altro.
Ma se noi sappiamo che bisogna amare e donare senza aspettarsi nulla in cambio, allora è certo che siamo sulla strada giusta.
Nel Vangelo di Matteo, nel famoso “Discorso della montagna”, ad un certo punto, Gesù afferma: “A chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.”

Concludendo con le parole di San Gerardo: “Essere disposti a rinunziare a tutto per rendersi servizievole agli altri. Saper donare il meglio agli altri. Allora mi sentirò felice quando sarò riuscito a fare contenti gli altri.”

(*) Docente di Economia Aziendale – Scuole Medie-Superiori

PENSIONI E SANITA': DOVE FINIREMO?

di Michel Maritato (*)

Conti da pagare, senza battere ciglio perché lo prevede un decreto del luglio scorso firmato dall’allora commissario alla sanità Piero Marrazzo. Cifre che sono di poco inferiori a 1.500 euro al mese.

Era il 28 luglio quando Marrazzo firmò un decreto (contenuto nel più corposo sistema del piano di rientro dal deficit sanitario) con il quale veniva chiesto il pagamento del 50 per cento della tariffa per i ricoverati nelle strutture di lungodegenza riabilitativa in attesa di un ricovero nelle Residenze sanitarie assistite. «Quel decreto è passato inosservato – spiega Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato – ma ora i suoi effetti si stanno facendo sentire in tutta la loro pesantezza sui bilanci delle famiglie».
Scaramuzza ha appena scritto al vice presidente della giunta regionale Esterino Montino e all’attuale commissario alla sanità Elio Guzzanti per chiedere una correzione del decreto.
Ma perché scattano ora i pagamenti? Il decreto numero 56 del 28 luglio prevede un tempo massimo di ricovero nelle strutture di riabilitazione a carico della Regione fissato in tre mesi. Il paziente, quasi sempre un anziano, può usufruire della riabilitazione per sessanta giorni più trenta di proroga nei casi più gravi. Dopo tre mesi di cura, il paziente dovrebbe essere trasferito in una Rsa ma trovare un posto letto in queste strutture è come vincere la lotteria. Le liste d’attesa sono lunghissime e spesso superano i dodici mesi. In attesa di un ricovero nelle Rsa, l’anziano si ritroverebbe quindi a casa dove però non riceverebbe le cure necessarie. Il decreto a questo punto non trova soluzioni per il passaggio da una struttura sanitaria all’altra ma indica una strada furbetta e costosa per i cittadini: nessuno resta senza assistenza ma l’assistenza dopo i tre mesi si paga. Quanto? Esattamente il 50 per cento della tariffa regionale, cioè 47,81 euro
al giorno. In pratica poco meno di 1.500 euro al mese.
 

«In questi giorni stanno arrivando le bollette di pagamento e tantissime famiglie non hanno quella cifra da spendere – aggiunge Scaramuzza -. Sia ben inteso, gli amministratori delle cliniche per la riabilitazione non fanno nulla di sbagliato ma si limitano ad applicare un decreto della Regione».
 
Quale potrebbe essere la soluzione? Scaramuzza vorrebbe chiedere la cancellazione del decreto perché la colpa di questa situazione non è del cittadino malato ma della carenza di posti letto nelle Rsa. Questa strada sembra difficile da percorrere e quindi la soluzione potrebbe essere quella di prevedere l’applicazione di una tariffazione simile a quella delle Rsa anche per la lungodegenza riabilitativa. Nelle Rsa il cittadino malato paga sempre il 50 per cento della tariffa ma quando ha un reddito basso interviene la famiglia e quando anche la famiglia non ha soldi paga il Comune di residenza del ricoverato. Ora questo sistema è saltato e la degenza viene chiesta direttamente all’interessato.

(*) STUDIO MARITATO
Viale Castrense 31-32
00182 Roma.
STUDIO.MARITATO@GMAIL.COM
tel.0645421734.
www.studiomaritato.it

PENSIONI E SANITA': DOVE FINIREMO?

di Michel Maritato (*)

Conti da pagare, senza battere ciglio perché lo prevede un decreto del luglio scorso firmato dall’allora commissario alla sanità Piero Marrazzo. Cifre che sono di poco inferiori a 1.500 euro al mese.

Era il 28 luglio quando Marrazzo firmò un decreto (contenuto nel più corposo sistema del piano di rientro dal deficit sanitario) con il quale veniva chiesto il pagamento del 50 per cento della tariffa per i ricoverati nelle strutture di lungodegenza riabilitativa in attesa di un ricovero nelle Residenze sanitarie assistite. «Quel decreto è passato inosservato – spiega Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato – ma ora i suoi effetti si stanno facendo sentire in tutta la loro pesantezza sui bilanci delle famiglie».
Scaramuzza ha appena scritto al vice presidente della giunta regionale Esterino Montino e all’attuale commissario alla sanità Elio Guzzanti per chiedere una correzione del decreto.
Ma perché scattano ora i pagamenti? Il decreto numero 56 del 28 luglio prevede un tempo massimo di ricovero nelle strutture di riabilitazione a carico della Regione fissato in tre mesi. Il paziente, quasi sempre un anziano, può usufruire della riabilitazione per sessanta giorni più trenta di proroga nei casi più gravi. Dopo tre mesi di cura, il paziente dovrebbe essere trasferito in una Rsa ma trovare un posto letto in queste strutture è come vincere la lotteria. Le liste d’attesa sono lunghissime e spesso superano i dodici mesi. In attesa di un ricovero nelle Rsa, l’anziano si ritroverebbe quindi a casa dove però non riceverebbe le cure necessarie. Il decreto a questo punto non trova soluzioni per il passaggio da una struttura sanitaria all’altra ma indica una strada furbetta e costosa per i cittadini: nessuno resta senza assistenza ma l’assistenza dopo i tre mesi si paga. Quanto? Esattamente il 50 per cento della tariffa regionale, cioè 47,81 euro
al giorno. In pratica poco meno di 1.500 euro al mese.
 

«In questi giorni stanno arrivando le bollette di pagamento e tantissime famiglie non hanno quella cifra da spendere – aggiunge Scaramuzza -. Sia ben inteso, gli amministratori delle cliniche per la riabilitazione non fanno nulla di sbagliato ma si limitano ad applicare un decreto della Regione».
 
Quale potrebbe essere la soluzione? Scaramuzza vorrebbe chiedere la cancellazione del decreto perché la colpa di questa situazione non è del cittadino malato ma della carenza di posti letto nelle Rsa. Questa strada sembra difficile da percorrere e quindi la soluzione potrebbe essere quella di prevedere l’applicazione di una tariffazione simile a quella delle Rsa anche per la lungodegenza riabilitativa. Nelle Rsa il cittadino malato paga sempre il 50 per cento della tariffa ma quando ha un reddito basso interviene la famiglia e quando anche la famiglia non ha soldi paga il Comune di residenza del ricoverato. Ora questo sistema è saltato e la degenza viene chiesta direttamente all’interessato.

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LE STELLE DELLA SPERANZA

di Cristina Caruso (*)

Come di consueto, anche per questo Natale, l’Associazione Italiana contro le Leucemie, Linfomi e Mielomi – AIL – sarà presente il 5, 6, 7 e 8 dicembre in 3.800 piazze italiane per la distribuzione di una splendida Stella Di Natale. Splendida perché vale molto di più di una semplice pianta che “fa Natale”. È un gesto di amore e generosità che va dritto al cuore di tutte quelle persone che ogni giorno si ritrovano faccia a faccia con una terribile malattia, dei loro familiari e amici, di tutti i volontari  disposti a regalar loro un sorriso. Tanti piccoli aiuti possono far molto così come tanti chicchi di grano fan rumore.  Allora mentre guarderemo le belle vetrine addobbate o ci affanneremo a comprare regali di Natale, contribuiamo a rendere certezze le speranze di tanta gente. Perché una malattia non può spegnere una vita. “Ogni malato di leucemia ha la sua buona stella”: che sia per voi o per fare un regalo, vale per costruire nuove speranze.

Visita anche il sito: www.ail.it .

(*) Studentessa di Medicina e Chirurgia all’Università “Sapienza” di Roma

SE INCONTRI QUALCUNO SENZA UN SORRISO, REGALAGLI UNO DEI TUOI!

di Cristina Caruso (*)

È noto a tutti che quando si è di buonumore ci si sente bene, si è carichi e pieni di vita. Ancor più bello è sapere che tutto ciò è stato dimostrato scientificamente. Infatti, ridere aumenta la tolleranza al dolore, favorisce il recupero fisico e mentale dopo la malattia e la guarigione dalla malattia stessa. Questi sono solo alcuni dei concetti esposti lo scorso 26 novembre presso il Policlinico “Umberto I” di Roma al Convegno Nazionale  “Buonumore nel percorso terapeutico , l’umanizzazione nell’ospedale pediatrico”.
La recente evoluzione delle coterapie (pet-terapy, clown terapia, musicoterapia), in ausilio al trattamento medico consolidato, è stata al centro del dibattito. Nella prima sessione, si è ripercorsa l’evoluzione storico-culturale dell’ospedalizzazione e dell’assistenza del paziente pediatrico, ponendo a confronto le esperienze dei reparti pediatrici di alcune città italiane. In particolare, sono intervenuti la prof. Paola Pecco, Primario Emerito Pediatria Ospedale “Regina Margherita” (Torino); prof. Anna Clerico,Responsabile Unità Operativa di Oncologia Pediatrica Università Sapienza (Roma); dott. Giuseppina Ragni, Dottorato di Ricerca Terapia del dolore, Clinica Pediatrica Policlinico “Umberto I” (Roma); dott. Carmelo Perrone, direttore U.O. Pediatria ASL Lecce – presidio ospedaliero “I. V. Delli Ponti” (Scorrano). Interessanti anche i traguardi raggiunti dal prof. Giuseppe Titti, Primario Emerito Pediatria Ospedale “G. B. Grassi” (Ostia), nel campo della pet-terapy  e i lavori presentati dalla dott. Giuliana Filippazzi, delegato di EACH nel Progetto OMS “Ospedali pediatrici promotori di salute”, fotografati in giro per il mondo.

La seconda sessione ha sottolineato l’importanza e l’utilità di stare accanto al paziente, di aver cura, oltre che della sua salute fisica, anche di quella psicologica ed emozionale, ed aiutarlo ad affrontare la malattia. Si è dato ampio spazio alle testimonianze di medici, volontari Antas (l’organizzazione Onlus che ha promosso il convegno) e psicologi. Tra gli altri: Fabio Salvatore, attore e scrittore del libro “Cancro: non mi fai paura” e la dott. Simona Caprilli, psicologa psicoterapeuta Ospedale “A. Meyer” (Firenze).
Dai risultati dei diversi studi sperimentali è emerso che, nei reparti in cui la clown terapia svolgeva la propria attività, si è avuta una riduzione della durata delle degenze ospedaliere, della somministrazione di farmaci antalgici e dell’ansia genitoriale. Una bambina è stata persino operata senza anestesia (in quanto le sue condizioni di salute non ne permettevano l’impiego) grazie al sostegno di un clown nelle fase pre e post operatoria. Inoltre è stato verificato che stimoli piacevoli rendono stimoli interni spiacevoli meno stressanti.  Al di là dell’ambito strettamente ospedaliero, è stato provato che ridere aumenta l’attrazione sessuale degli uomini nei confronti delle donne e confermato il vecchio detto: “per conquistare una donna, devi farla ridere”. Il sorriso dunque è la chiave per entrare nel cuore e nell’anima dell’altro.

Visita i siti: www.clownoneitalia.it; www.antasorg.com; www.patchadams.org .

(*) Studentessa di Medicina e Chirurgia all’Università “Sapienza” di Roma

IL VENTO NUOVO

di Carmela Maraglino (*)

“Quel pomeriggio che ti ho detto <<Scusami,
ma qualche volta chiamami anche tu!” E ancora
adesso non ci posso credere che non ti avrei rivisto più”

(F. De Gregori)

Questo frammento della canzone “Passato remoto” di Francesco De Gregori mi ha sempre messo grande tristezza, proprio quella che NON FA REALIZZARE NESSUN SOGNO: l’andare via, la divisione, il lasciarsi senza più ritrovarsi…
Ma questa è un’altra battaglia che ho intrapreso: non dividermi da nessuno, nemmeno con il mio peggior nemico…altro sogno “irrealizzabile”, oppure no?
Talvolta, però, occorre dividersi, occorre andare via, occorre lasciarsi alle spalle il passato e le persone che vi hanno fatto parte. La vita è questa ed è così. Ci sono dei punti fermi che restano, ma tante altre cose scivolano via. Tutto questo sembrerebbe non avere niente a che fare con i sogni e la speranza.
Invece no!
In questo RICAMBIO di persone c’è proprio la NOVITA’, l’INATTESO mai sognato, ciò “che dovrà ancora arrivare”.
E, molto spesso, le persone nuove portano davvero la NOVITA’ nella nostra vita, e ciò che era stato angusto, asfittico, limitato con le persone incontrate fino ad allora, si apre ad una visione più ampia e inattesa.
Noi, al contrario, tendiamo a chiuderci nella cerchia delle nostre conoscenze e non abbiamo la capacità di aprirci al mondo che è intorno a noi, quando, invece, questo mondo può offrire vie inaspettate e occasioni impreviste di crescita.

Chi non si pone con questo atteggiamento di apertura non sperimenterà mai la MERAVIGLIA che si prova nell’iniziare percorsi nuovi, in cui il dolore che potrebbe nascere dal fatto che “ancora adesso non ci posso credere che non ti avrei rivisto più”, è compensato dal NUOVO a cui abbiamo avuto il coraggio di aprirci.
E il sogno continua…

(*) Docente di Economia Aziendale – Scuole Medie-Superiori

TOTALIZZAZIONE DEI CONTRIBUTI: LA SCELTA DEI PROFESSIONISTI

di Michel Maritato (*)

Con la riforma del Welfare (legge 247/2007) è diventata più facile la cosiddetta totalizzazione grazie alla quale si possono sommare gratuitamente ai fini della pensione contributi versati in fondi diversi. Come testimoniano le numerose lettere che ogni mese giungono in redazione, la categoria maggiormente interessata è quella dei liberi professionisti, per i quali la ricongiunzione a pagamento resta una chimera, visti i costi da capogiro dell’operazione. Nella maggior
parte dei casi anche oggi la totalizzazione si presenta come una scelta non facile. Prima di prenderla seriamente in considerazione il professionista deve valutate attentamente i pro e i contro, visto che non sempre risulta conveniente. Si tratta infatti di mettere sul piatto della bilancia da un lato i vantaggi dati da una forma pensionamento che permette di utilizzare tutti i periodi assicurativi e dall’altro un sistema di calcolo che, essendo ancorato nella maggior parte dei casi al sistema contributivo, può rivelarsi penalizzante. In questo numero, un aiuto per scegliere bene.

(*) STUDIO MARITATO
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