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RIMBORSO E COMPENSAZIONE DEL CREDITO IVA TRIMESTRALE

di Michel Maritato (*)

Per ottenere un più veloce recupero del credito IVA è possibile chiedere il rimborso per periodi inferiori all’anno.Fino allo scorso anno la dichiarazione periodica IVA costituiva il mezzo attraverso il quale i contribuenti che si trovavano nelle condizioni previste dalla legge potevano esercitare tale facoltà, concessa loro dalla legge, potendo in alternativa:

• chiedere il rimborso infrannuale del credito IVA maturato;

• compensare il credito IVA maturato con le imposte ed i contributi mediante modello F24.
Con l’abolizione della dichiarazione periodica IVA, con effetto dalle liquidazioni periodiche relative all’anno 2002, tali soggetti dovranno presentare apposita richiesta nella quale indicare le eccedenze che intendono utilizzare in compensazione o chiedere a rimborso. In pratica viene ripristinata la “vecchia” procedura che prevedeva, appunto, l’obbligo di presentazione di una apposita istanza per l’esercizio del diritto.

Prima di analizzare la procedura prevista dalla legge è opportuno richiamare brevemente le norme che regolano il rimborso infrannuale IVA.

Requisiti
I rimborsi infrannuali sono trimestrali e si riferiscono ai primi tre trimestri dell’anno; la richiesta di rimborso può riguardare sia i contribuenti con liquidazioni mensili che quelli che effettuano le liquidazioni con periodicità trimestrale. Possono essere richiesti dai contribuenti che nel trimestre abbiano effettuato:

• cessioni o prestazioni con aliquota inferiore a quella sugli acquisti, maggiorata del 10%. Nel calcolo non si tiene conto degli acquisti e cessioni di beni strumentali. Qualora sussista il requisito, comunque, il rimborso può essere chiesto per tutto il credito maturato nel trimestre comprensivo, dunque, dell’IVA riferita all’acquisto di beni ammortizzabili;

• operazioni non imponibili per un ammontare superiore al 25% del volume d’affari, anche in tale ipotesi senza considerare cessioni e acquisti di beni ammortizzabili;

• acquisti di beni ammortizzabili per un ammontare superiore ai 2/3 dell’ammontare complessivo degli acquisti e delle importazioni di beni e servizi imponibili ai fini IVA.

In merito a tale ultimo punto il Ministero ha avuto modo di chiarire recentemente che il rimborso infrannuale può riguardare anche le fatture di acconto delle attrezzature, nonché quelle riguardanti gli stati di avanzamento dei lavori eseguiti nell’ambito di contratti di appalto per la realizzazione di beni ammortizzabili a condizione, ovviamente, che venga rispettato il limite dei 2/3 sopracitato.

In tutte le ipotesi viste il rimborso può essere chiesto per i soli crediti maturati nel corso del trimestre e per un importo non inferiore a 2.582,28 euro (lire 5.000.000) con esclusione, pertanto, della possibilità di riporto dei crediti da liquidazioni precedenti.

Contenuto dell’istanza
I contribuenti che intendono chiedere il rimborso dell’eccedenza IVA detraibile del trimestre devono presentare apposita istanza prevista dal decreto ministeriale 23 luglio 1975 (allegata in fac-simile nella sezione dedicata ai formulari). Deve inoltre essere prodotta idonea garanzia, salvo trovarsi in una delle seguenti condizioni:

– effettuazione di cessioni di beni o prestazione di servizi con aliquota media inferiore a quella sugli acquisti;

– effettuazione operazioni con l’estero per un ammontare superiore al 25% del volume d’affari.
Ai sensi dell’art. 38-bis, comma 7 del DPR 633/72 si allega all’istanza di rimborso una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti la presenza delle condizioni di esonero.

A chi va presentata l’istanza
L’istanza deve essere presentata all’ufficio IVA competente o all’Ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate, entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento. Qualora il termine scada di sabato deve ritenersi prorogato al lunedì successivo.

Il rimborso
Gli uffici di cui sopra liquidano il rimborso con ordinativo di pagamento, che deve essere eseguito entro il 20 del secondo mese successivo a ciascun trimestre e in caso di ritardo vanno corrisposti gli interessi a favore del contribuente, attualmente previsti nella misura del 5% annuo.

Compensazione dei crediti trimestrali
In alternativa al rimborso infrannuale i contribuenti possono utilizzare il credito IVA in compensazione nel modello F24 per l’ammontare massimo corrispondente alla eccedenza detraibile del trimestre di riferimento. La compensazione si effettua utilizzando i seguenti codici tributo: 6036 per il primo trimestre, 6037 per il secondo trimestre, 6038 per il terzo trimestre.

Anche i contribuenti che effettuano la compensazione devono presentare all’Ufficio competente una dichiarazione contenente i dati richiesti per l’istanza di rimborso. La dichiarazione ha forma libera e deve essere presentata entro gli stessi termini previsti per la richiesta di rimborso. Qualora si decida di compensare il credito IVA vale il limite di 516.456,90 euro (1 miliardo).

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma
STUDIO.MARITATO@GMAIL.COM
tel.0645421734.
www.studiomaritato.it

FINANZIARIA: DUBBI ED INCERTEZZE

di Michel Maritato (*)

“Sulle tasse potrà essere rivista «qualche stortura, come la tassazione delle perdite», ma restano «dubbi» sulla possibilità di «una riduzione cospicua delle tasse» in un momento come quello attuale.” Lo ha detto il vice ministro dell’Economia Giuseppe Vegas, intervenendo nell’Aula del Senato, nell’ambito dei lavori sulla Finanziaria, con un riferimento indiretto all’Irap che è l’imposta che tassa anche le perdite. Lo scomputo delle perdite dalla base imponibile dell’Irap è l’intervento di cui si sarebbe parlato questa mattina all’incontro tra la maggioranza e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
Nel suo intervento Vegas ha difeso l’operato del governo nella gestione della crisi e ha respinto critiche di «immobilismo». Quanto all’auspicata riduzione delle tasse da parte della maggioranza ha detto: «Deve essere interpretata con le categorie della realtà e bisogna essere cauti. Il taglio delle tasse è importante, ma bisogna vedere se ci sono le coperture. Per attuare la riduzione della pressione fiscale bisogna guardare agli effetti economici: o la riduzione è molto cospicua o gli effetti non esistono. Per una riduzione cospicua ci vogliono coperture cospicue, tagli della spesa.

Ho qualche dubbio sulla possibilità che ora si possa intervenire sulla spesa dei grandi comparti sociali».
Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato, commenta: «Gasparri dice che nel Pdl stanno ancora facendo l’analisi, ma noi, ricordo al capogruppo del Pdl, stiamo cominciando a votare. Mi sembra di sentire la canzone di Venditti, “manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto”. La verità è che sono divisi e che devono trovare qualche aggiustamento per rispondere alle tante pressioni che stanno ricevendo. Tagliano soldi per la sicurezza e non ci sono risorse per sostenere i redditi. Per noi, invece, il sostegno al reddito delle famiglie e al reddito degli individui è la priorità. Quindi ammortizzatori sociali e detrazioni fiscali che aiutano le famiglie e che aiutino le imprese a sostenere l’occupazione».

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma

FINANZIARIA: DUBBI ED INCERTEZZE

di Michel Maritato (*)

“Sulle tasse potrà essere rivista «qualche stortura, come la tassazione delle perdite», ma restano «dubbi» sulla possibilità di «una riduzione cospicua delle tasse» in un momento come quello attuale.” Lo ha detto il vice ministro dell’Economia Giuseppe Vegas, intervenendo nell’Aula del Senato, nell’ambito dei lavori sulla Finanziaria, con un riferimento indiretto all’Irap che è l’imposta che tassa anche le perdite. Lo scomputo delle perdite dalla base imponibile dell’Irap è l’intervento di cui si sarebbe parlato questa mattina all’incontro tra la maggioranza e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
Nel suo intervento Vegas ha difeso l’operato del governo nella gestione della crisi e ha respinto critiche di «immobilismo». Quanto all’auspicata riduzione delle tasse da parte della maggioranza ha detto: «Deve essere interpretata con le categorie della realtà e bisogna essere cauti. Il taglio delle tasse è importante, ma bisogna vedere se ci sono le coperture. Per attuare la riduzione della pressione fiscale bisogna guardare agli effetti economici: o la riduzione è molto cospicua o gli effetti non esistono. Per una riduzione cospicua ci vogliono coperture cospicue, tagli della spesa.

Ho qualche dubbio sulla possibilità che ora si possa intervenire sulla spesa dei grandi comparti sociali».
Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato, commenta: «Gasparri dice che nel Pdl stanno ancora facendo l’analisi, ma noi, ricordo al capogruppo del Pdl, stiamo cominciando a votare. Mi sembra di sentire la canzone di Venditti, “manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto”. La verità è che sono divisi e che devono trovare qualche aggiustamento per rispondere alle tante pressioni che stanno ricevendo. Tagliano soldi per la sicurezza e non ci sono risorse per sostenere i redditi. Per noi, invece, il sostegno al reddito delle famiglie e al reddito degli individui è la priorità. Quindi ammortizzatori sociali e detrazioni fiscali che aiutano le famiglie e che aiutino le imprese a sostenere l’occupazione».

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma

IL CROCIFISSO: UN VALORE INALIENABILE

di Andrea Vitale (*)

Quando ormai tutti sembravano essersene dimenticati, ci ha pensato la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo a rinfrescare le menti riaccendendo un dibattito da sempre molto acceso, quello sul crocifisso. Nel 2002 Soile Lautsi, cittadina italiana di origini finlandesi madre di due alunni delle scuole di Albano Terme (Padova), chiese la rimozione del simbolo cristiano dalla classe dei figli, ma i tribunali italiani rigettarono la richiesta. È di pochi giorni fa la sentenza del ricorso: i giudici di Strasburgo, oltre ad un risarcimento di 5mila euro a favore della donna, han dichiarato la fondatezza della richiesta in quanto la croce in classe “potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidiosa per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei”.

Non son mancate le repliche: oltre a popolari raccolte firme nelle maggiori piazze italiane per la difesa del simbolo religioso, lo stesso Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini ha deciso di appellarsi presentando ricorso contro questa sentenza che vieta il crocifisso nelle aule delle scuole italiane e del Vaticano. Lontano dalle aule di tribunale c’è chi risolve da sé il problema del crocifisso: all’Istituto Tecnico “Caio Plinio” la preside Magda Zanon ha deciso di responsabilizzare gli studenti facendogli scegliere se avere il simbolo religioso all’interno delle aule, quindi con possibilità di richiederlo presentando apposita domanda scritta. Ancor più caratteristica l’iniziativa degli studenti del Liceo Scientifico “Fermi” di Cantù, dove un gruppo di ragazzi ha deciso di portare in classe l’effige mancante. Insomma quella del crocifisso è una questione che tocca un po’ tutti, credenti o meno, e stupisce come una Corte Europea sia intervenuta in un ambito così fortemente legato all’identità del popolo italiano.

(*) Studente di Giurisprudenza all’Università di Torino

INVESTIRE SULLA LUCE DELLE MENTI

di Emanuela Maria Maritato (*)

I titoli migliori su cui investire per ottenere rendimenti soddisfacenti non sono azioni e obbligazioni: sono titoli di studio. Diplomi, lauree e master rendono di più, almeno secondo quanto emerge da uno studio realizzato dagli economisti Federico Cingano e Piero Cipollone per Bankitalia. Senza contare che il rendimento è estremamente buono anche se si prendono in considerazione i ritorni per lo Stato e, in particolare, per il fisco.
Dati che il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, commenta così: «Il modo migliore per rispondere alla crisi è prendere atto che siamo nella società della conoscenza, e dunque occorre attrezzarsi, perché sicuramente l’istruzione è l’investimento che a medio termine dà i maggiori risultati».

I rendimenti medi. «L’istruzione è un investimento molto redditizio dal punto di vista individuale» si legge nel paper di Bankitalia. Il rendimento medio privato di un anno di istruzione è infatti dell’8,9%, e varia tra l’8,4% e il 9,1% nelle diverse macro-regioni: studiare rende di più, in termini di ritorno economico, al Sud (9%-9,1%) e per le donne (9,4%). Un rendimento stellare se paragonato ad altre forme di investimento: nel periodo 1950-2000, ricorda lo studio di Bankitalia, la media annuale del rendimento reale lordo di un investimento azionario era del 5,2%, la media del rendimento dei titoli non azionari (dai Bot ai bond societari) dell’1,9% e quello del portafoglio di un investitore “tipo” del 3,6%.

Per il lavoro.
Secondo gli esperti di Palazzo Koch, investire in educazione (il capitale iniziale è dato dalle tasse, dai libri di testo, dai mancati guadagni, ecc) frutta il 9,7% per quanto riguarda gli studi superiori (diplomi), con picchi del 10,2% nel Mezzogiorno, e il 10,3% per gli studi universitari (12,3% al Sud, contro l’8,3% al Nord Ovest). Un rendimento calcolato non solo sulla base delle differenze di stipendio tra chi ha studiato di più e chi ha studiato di meno. Ma anche sulle maggiori possibilità di trovare lavoro. Senza tener conto di altri vantaggi per i più istruiti, che emergono spulciando le pagine della ricerca.

Il guadagno per la societa’. Le cifre sono altrettanto buone, e forse ancora più interessanti, se si prende in considerazione il ritorno sociale dell’investimento, ovvero quanto rende uno stanziamento di soldi pubblici nel capitolo “istruzione”. Secondo i calcoli di Bankitalia il ritorno sociale degli investimenti in capitale umano è del 7% circa. Anche in questo caso, il rendimento è più alto al Sud (circa 8%), dove è forse addirittura «superiore a quello derivante dall’investimento in infrastrutture», sottolineano gli esperti di Bankitalia. Insomma, spendere in personale formato e istruito rende di più che mettere soldi nella realizzazione di ponti e strade.

Il tornaconto dello Stato. Se si considerano infine i “rendimenti fiscali” dell’istruzione, ovvero il rendimento per lo Stato ottenuto confrontando l’ammontare di spesa pubblica necessaria a incrementare il livello di istruzione con i benefici che vengono dal maggior gettito fiscale e dai minori costi per l’assistenza sociale ai disoccupati, allora la convenienza di ogni euro investito in cultura balza ancor di più agli occhi: il rendimento è tra il 3,9% e il 4,8% in caso di co-finanziamento, e solo lievemente inferiore nel caso in cui «la spesa gravasse interamente sul bilancio pubblico». Meglio di un’investimento azzeccato in Borsa, dunque.

Bankitalia: nel lungo periodo conviene una maggior spesa pubblica nell’istruzione. Alla luce di questi dati il ministro Gelmini chiederà più risorse a Tremonti per la scuola? «Le riforme prima delle risorse» risponde la titolare del dicastero dell’Istruzione. Anche se Bankitalia garantisce: «La maggior spesa pubblica in istruzione, nel lungo periodo, sarebbe più che compensata, specialmente al Sud».

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma

INVESTIRE SULLA LUCE DELLE MENTI

di Emanuela Maria Maritato (*)

I titoli migliori su cui investire per ottenere rendimenti soddisfacenti non sono azioni e obbligazioni: sono titoli di studio. Diplomi, lauree e master rendono di più, almeno secondo quanto emerge da uno studio realizzato dagli economisti Federico Cingano e Piero Cipollone per Bankitalia. Senza contare che il rendimento è estremamente buono anche se si prendono in considerazione i ritorni per lo Stato e, in particolare, per il fisco.
Dati che il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, commenta così: «Il modo migliore per rispondere alla crisi è prendere atto che siamo nella società della conoscenza, e dunque occorre attrezzarsi, perché sicuramente l’istruzione è l’investimento che a medio termine dà i maggiori risultati».

I rendimenti medi. «L’istruzione è un investimento molto redditizio dal punto di vista individuale» si legge nel paper di Bankitalia. Il rendimento medio privato di un anno di istruzione è infatti dell’8,9%, e varia tra l’8,4% e il 9,1% nelle diverse macro-regioni: studiare rende di più, in termini di ritorno economico, al Sud (9%-9,1%) e per le donne (9,4%). Un rendimento stellare se paragonato ad altre forme di investimento: nel periodo 1950-2000, ricorda lo studio di Bankitalia, la media annuale del rendimento reale lordo di un investimento azionario era del 5,2%, la media del rendimento dei titoli non azionari (dai Bot ai bond societari) dell’1,9% e quello del portafoglio di un investitore “tipo” del 3,6%.

Per il lavoro.
Secondo gli esperti di Palazzo Koch, investire in educazione (il capitale iniziale è dato dalle tasse, dai libri di testo, dai mancati guadagni, ecc) frutta il 9,7% per quanto riguarda gli studi superiori (diplomi), con picchi del 10,2% nel Mezzogiorno, e il 10,3% per gli studi universitari (12,3% al Sud, contro l’8,3% al Nord Ovest). Un rendimento calcolato non solo sulla base delle differenze di stipendio tra chi ha studiato di più e chi ha studiato di meno. Ma anche sulle maggiori possibilità di trovare lavoro. Senza tener conto di altri vantaggi per i più istruiti, che emergono spulciando le pagine della ricerca.

Il guadagno per la societa’. Le cifre sono altrettanto buone, e forse ancora più interessanti, se si prende in considerazione il ritorno sociale dell’investimento, ovvero quanto rende uno stanziamento di soldi pubblici nel capitolo “istruzione”. Secondo i calcoli di Bankitalia il ritorno sociale degli investimenti in capitale umano è del 7% circa. Anche in questo caso, il rendimento è più alto al Sud (circa 8%), dove è forse addirittura «superiore a quello derivante dall’investimento in infrastrutture», sottolineano gli esperti di Bankitalia. Insomma, spendere in personale formato e istruito rende di più che mettere soldi nella realizzazione di ponti e strade.

Il tornaconto dello Stato. Se si considerano infine i “rendimenti fiscali” dell’istruzione, ovvero il rendimento per lo Stato ottenuto confrontando l’ammontare di spesa pubblica necessaria a incrementare il livello di istruzione con i benefici che vengono dal maggior gettito fiscale e dai minori costi per l’assistenza sociale ai disoccupati, allora la convenienza di ogni euro investito in cultura balza ancor di più agli occhi: il rendimento è tra il 3,9% e il 4,8% in caso di co-finanziamento, e solo lievemente inferiore nel caso in cui «la spesa gravasse interamente sul bilancio pubblico». Meglio di un’investimento azzeccato in Borsa, dunque.

Bankitalia: nel lungo periodo conviene una maggior spesa pubblica nell’istruzione. Alla luce di questi dati il ministro Gelmini chiederà più risorse a Tremonti per la scuola? «Le riforme prima delle risorse» risponde la titolare del dicastero dell’Istruzione. Anche se Bankitalia garantisce: «La maggior spesa pubblica in istruzione, nel lungo periodo, sarebbe più che compensata, specialmente al Sud».

(*) Studio Maritato
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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E CLASS ACTION: UN’ARMA SABOTATA

di Emanuela Maria Maritato (*)

La promessa il ministro Brunetta l’ha mantenuta: presentare uno schema di decreto legislativo per disciplinare l’istituto dell’azione collettiva (o class action) nei confronti della pubblica amministrazione. E’ ragionevole pensare, quindi, che a partire dal 2010 anche la class-action per il settore pubblico entri in vigore parallelamente a quella nel settore privato. Secondo la bozza approvata il 15 ottobre -e in linea con i principi fissati nella legge-delega- potranno agire contro la pubblica amministrazione e contro i gestori di servizi pubblici tutti coloro che ritengano di aver ricevuto un danno a causa di un disservizio addebitabile all’amministrazione o al concessionario. L’azione può essere esercitata sia dai singoli utenti che in modo collettivo. Si articola in due fasi distinte: prima bisogna diffidare formalmente l’amministrazione o il concessionario responsabile della “lesione” ad effettuare, entro 90 giorni, gli interventi necessari per rimediare alle mancanze.

Al termine di questo periodo i destinatari dei servizi che ritengono di essere stati danneggiati possono, se non sono soddisfatti dei rimedi adottati dall’amministrazione, presentare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale entro un anno dalla scadenza dei già citati 90 giorni. Il punto veramente debole di tutta la costruzione è che, qualora il TAR dia ragione ai ricorrenti, questi ultimi non si vedranno corrispondere alcun risarcimento economico – come invece prevede la norma sulla class-action contro le imprese private -, poiché il giudice amministrativo si limiterà a ordinare all’amministrazione (o al concessionario) di porre rimedio alle proprie inefficienze entro un certo termine, il tutto nei limiti delle risorse umane e strumentali disponibili e senza nuovi oneri per la finanza pubblica.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma

 

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E CLASS ACTION: UN’ARMA SABOTATA

di Emanuela Maria Maritato (*)

La promessa il ministro Brunetta l’ha mantenuta: presentare uno schema di decreto legislativo per disciplinare l’istituto dell’azione collettiva (o class action) nei confronti della pubblica amministrazione. E’ ragionevole pensare, quindi, che a partire dal 2010 anche la class-action per il settore pubblico entri in vigore parallelamente a quella nel settore privato. Secondo la bozza approvata il 15 ottobre -e in linea con i principi fissati nella legge-delega- potranno agire contro la pubblica amministrazione e contro i gestori di servizi pubblici tutti coloro che ritengano di aver ricevuto un danno a causa di un disservizio addebitabile all’amministrazione o al concessionario. L’azione può essere esercitata sia dai singoli utenti che in modo collettivo. Si articola in due fasi distinte: prima bisogna diffidare formalmente l’amministrazione o il concessionario responsabile della “lesione” ad effettuare, entro 90 giorni, gli interventi necessari per rimediare alle mancanze.

Al termine di questo periodo i destinatari dei servizi che ritengono di essere stati danneggiati possono, se non sono soddisfatti dei rimedi adottati dall’amministrazione, presentare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale entro un anno dalla scadenza dei già citati 90 giorni. Il punto veramente debole di tutta la costruzione è che, qualora il TAR dia ragione ai ricorrenti, questi ultimi non si vedranno corrispondere alcun risarcimento economico – come invece prevede la norma sulla class-action contro le imprese private -, poiché il giudice amministrativo si limiterà a ordinare all’amministrazione (o al concessionario) di porre rimedio alle proprie inefficienze entro un certo termine, il tutto nei limiti delle risorse umane e strumentali disponibili e senza nuovi oneri per la finanza pubblica.

(*) Studio Maritato
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RIFORMA BRUNETTA: UNA NUOVA SFIDA PER I DIPENDENTI PUBBLICI

di Michel Maritato (*)

C’è voluto un po’ più del previsto, ma alla fine il ministro Brunetta ce l’ha fatta. Superati gli esami della Conferenza delle Regioni e delle commissioni parlamentari di Camera e Senato, il testo del decreto attuativo della legge delega n. 15/2009 di riforma del lavoro pubblico è stato definitivamente approvato dal Consiglio dei Ministri del 9 ottobre scorso. Tutto il provvedimento é composto da ben 74 articoli, che cambiano molti aspetti del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici, introducono nuovi criteri di valutazione della produttività, ampliano i poteri e le responsabilità dei dirigenti e restringono il campo di azione dei sindacati.

L’obsoleto decreto legislativo 165/2001, cioè il testo che raccoglie l’insieme delle norme sul rapporto giuridico del personale alle dipendenze della pubblica amministrazione, esce trasfigurato dalla incredibile quantità di correzioni e integrazioni che vi sono state apportate: non meno di 87 passaggi sono stati cambiati, spesso aggiungendo o riscrivendo del tutto interi articoli. L’obiettivo di Brunetta è arci-noto e ripetutamente dichiarato: restituire ai cittadini e alle imprese una pubblica amministrazione più moderna e più efficiente. La riforma rappresenta uno spartiacque decisivo tra la stagione dei programmi e degli annunci ambiziosi, e la fase in cui gli uni e gli altri potranno, anzi dovranno essere verificati e messi alla prova.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
00182 Roma

 

RIFORMA BRUNETTA: UNA NUOVA SFIDA PER I DIPENDENTI PUBBLICI

di Michel Maritato (*)

C’è voluto un po’ più del previsto, ma alla fine il ministro Brunetta ce l’ha fatta. Superati gli esami della Conferenza delle Regioni e delle commissioni parlamentari di Camera e Senato, il testo del decreto attuativo della legge delega n. 15/2009 di riforma del lavoro pubblico è stato definitivamente approvato dal Consiglio dei Ministri del 9 ottobre scorso. Tutto il provvedimento é composto da ben 74 articoli, che cambiano molti aspetti del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici, introducono nuovi criteri di valutazione della produttività, ampliano i poteri e le responsabilità dei dirigenti e restringono il campo di azione dei sindacati.

L’obsoleto decreto legislativo 165/2001, cioè il testo che raccoglie l’insieme delle norme sul rapporto giuridico del personale alle dipendenze della pubblica amministrazione, esce trasfigurato dalla incredibile quantità di correzioni e integrazioni che vi sono state apportate: non meno di 87 passaggi sono stati cambiati, spesso aggiungendo o riscrivendo del tutto interi articoli. L’obiettivo di Brunetta è arci-noto e ripetutamente dichiarato: restituire ai cittadini e alle imprese una pubblica amministrazione più moderna e più efficiente. La riforma rappresenta uno spartiacque decisivo tra la stagione dei programmi e degli annunci ambiziosi, e la fase in cui gli uni e gli altri potranno, anzi dovranno essere verificati e messi alla prova.

(*) Studio Maritato
Viale Castrense 31-32
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UCCIDE, SI BARRICA IN CASA, VIENE ARRESTATO: ECCO DOVE PUO’ PORTARE LA PAURA DI PERDERE IL LAVORO!

di Andrea Vitale (*)

PERUGIA- È terminata con l’arresto la scena di ordinaria follia di un 30enne africano, Kurt Salwin Adams, residente a Città di Castello in provincia di Perugia.
L’uomo è il principale indiziato per l’omicidio di un cittadino polacco 31enne, Marcin Mieczyslaw, avvenuto la sera del 5 novembre verso le 21:30 nell’abitazione della vittima a Pistrino, frazione di Citerna, molto probabilmente per diverbi inerenti al lavoro.
Secondo le ricostruzioni iniziali, infatti, il senegalese potrebbe aver perso la testa per la paura di rimanere disoccupato: la vittima era capo operaio nell’azienda agricola in cui entrambi lavoravano.

Individuato dagli agenti, tutta la zona circostante la sua abitazione è stata accerchiata fin dalle prime ore del mattino. Barricatosi in casa, dopo che tutti i tentativi di trattativa erano stati vani, i militari del GIS (Gruppo di Intervento Speciale) hanno optato per l’irruzione nello stabile.
Prima dell’arresto l’uomo avrebbe esploso alcuni colpi di pistola tanto da ferire un agente seppur in modo lieve; il militare è in buone condizioni, così come riferito dal comandante provinciale dell’Arma di Perugia, Carlo Cordinelli.

(*) Studente di Giurisprudenza all’Università di Torino

 

CHERYL NICKERSON TOUR 2009

di Francesco Serio

Partirà i primi di dicembre il Tour dell’artista internazionale Cheryl Nickerson, la mitica vocalist di Zucchero Fornaciari, e Ray Charles. Il tour 2009 con gli Acient Soul coro gospel molisano attivo sulla scena da più di dieci anni. Numerosi i concerti in puglia tra cui qualcuno sul gargano. Cheryl nata a Monroe, Louisiana e cresciuta a Los Angeles, inizio` a dedicarsi al canto da bambina presso la Church of Christian Fellowship dove, secondo la piu` classica delle tradizioni americane, le furono impartiti i fondamenti della cultura afro-americana e le fu trasmesso l’afflato del Soul.

Nel periodo degli studi superiori, ebbe poi modo, sulla scia dei moti musicali degli anni settanta, di esibirsi frequentemente dinanzi al pubblico, il che valse a procurarle un’ammirevole dimestichezza con le platee e quell’invidiabile padronanza tecnica ed emotiva che le e` distintiva.
Alla fine degli studi superiori, motivata dal riscontro ricevuto e dalla sua crescente passione, decise di perseguire la carriera artistica. Nel 1977 si iscrisse alla California State University dove consegui` brillantemente una laurea in canto e recitazione.
All’inizio degli anni ottanta ottenne ingaggio permanente presso i celebratissimi Albert McNeil’s Los Angeles Jubilee Singers con i quali per piu` di un decennio ha rappresentato in maniera esimia la ricca tradizione Afro-Americana del Gospel e dello Spiritual attraverso trionfali tournÈes nel mondo, esibendosi regolarmente in rinomati templi della musica e dell’arte quali il Dorothy Chandler Pavillion e la Royce Hall di Los Angeles, il Mormon Tabernacle di Salt Lake City, il Centro Cultural de Manuel Falla di Granada, il Santa Maria del Mar di Barcellona, il Vocal Art Festival di Haifa, il teatro Petruzzelli di Bari, il Sistina di Roma, il Ciack di Milano, il teatro della Reggia di Caserta e molti altri.

 

ANCORA UN ALTRO INCIDENTE TRA TRENI: SONO DAVVERO SICURI ED AFFIDABILI?

di Cristina Caruso

BRESCIA – Uno scontro frontale tra due treni che poteva avere un bilancio ben più grave.
Sono le 7:30 circa di questa mattina, giovedì 5 novembre, quando un treno locale passeggeri viaggia sui binari delle Ferrovie Nord nei pressi della località Vello di Marone, nel bresciano. Sul binario il treno procede con circa 130 passeggeri a bordo, per lo più pendolari che come ogni mattina vanno al lavoro. Dall’altro capo dei binari procede un altro treno, un merci, ma nessuno sa che i due treni stanno viaggiando sullo stesso binario. Ma arriva un momento in cui non è possibile non accorgersi di quello che sta per accadere, un momento in cui i passeggeri del treno vengono scossi dall’urlo del macchinista. Un “reggetevi forte!” che scuote ogni passeggero assorto nei propri pensieri del primo mattino.

Dopo pochi istanti lo scontro e, immediatamente dopo, il panico, crisi dopo che ognuno conquista la consapevolezza di quello che sarebbe potuto succedere ancora. Il bollettino medico per fortuna registra solo dodici feriti, per lo più contusi lievi. Subito dopo l’accaduto si è tornato a riflettere sulla sicurezza del trasporto ferroviario italiano e su come sia possibile il verificarsi di incidenti di questo tipo. Intanto le Ferrovie Nord, che gestiscono mezzi e linea, fanno sapere che è stata aperta un’inchiesta interna per accertare la dinamica dei fatti.

QUEI VIDEO PREMONITORI…O NO !?

di Vittorio Savoia (*)

TORINO – La storia ci insegna che non è sempre bene sottovalutare gli appelli disperati di giovani che affidano le proprie memorie al mondo di Internet con video che molto spesso lasciano trasparire il grande disagio vissuto da alcuni di essi. In fondo, a pensarci bene, basta solo una telecamera che riprenda le immagini che poi matematicamente finiscono su Youtube.  E’ già successo in passato. I precedenti più eclatanti sono quelli di studenti collegiali americani che parlano davanti all’obiettivo prima di compiere una vera e propria strage. Studenti in crisi, che vivono forti situazioni di disagio, e che pensano che una pistola possa portarli alla redenzione. La risonanza mediatica dopo fatti di questo tipo è sempre stata forte, tanto da far finire questi video nelle aperture di tutti i telegiornali.

In Italia non è mai successo nulla del genere, fino a domenica scorsa. L’annuncio telematico di una prossima strage in una scuola italiana è arrivato su Youtube direttamente da Carmagnola, in provincia di Torino, dalla telecamera di uno studente sedicenne. Il giovane, iscritto all’Eula di Racconigi (un istituto di istruzione superiore per periti tecnici e geometri), ha pensato bene di avvertire il mondo del web di una imminente strage con tanto di comunicato stampa che desse idea del risultato del massacro. “Uccisi quarantuno ragazzi, undici ragazze, feriti tre Carabinieri” e via discorrendo, insomma, nella mente del giovane torinese era tutto molto chiaro.
Il video, nel quale il giovane compariva con il volto coperto da una sciarpa bianconera e con nella mano una pistola (che poi si è rivelata essere una riproduzione giocattolo), era corredato dalle immagini dell’Istituto scolastico. Appena sbarcato sul web il video è stato visto dai familiari dello studente, e dagli stessi insegnanti che hanno immediatamente allertato i Carabinieri. Questi ultimi hanno interrogato il giovane, che giustificandosi del video farsa, ha parlato di una semplice bravata. Forse voleva solo scalare la vetta dei video più visti, diventando famoso per un giorno o forse lo ha fatto per noia, per fare qualcosa di nuovo. Ad oggi le cose certe di questa vicenda sono ben altre. La strage non c’è stata, non era infatti neanche nei suoi piani, il video non è stato tra i più visti, e l’unica cosa conquistata dal giovane è stata una denuncia per procurato allarme.

(*) Studente di Giurisprudenza all’Università di Torino

 

AFGHANISTAN: UN NUOVO ATTENTATO. QUANDO FINIRA’?

di Vittorio Savoia (*)

AFGHANISTAN – Ancora un ordigno esplosivo che esplode al passaggio di una pattuglia di militari italiani. Alle 7 circa ora locale, quando in Italia sono ancora le tre di notte, la pattuglia composta da militari del 183° Reggimento Folgore, percorrono le lunghe strade afghane della Zeerko Valley, a sud di Shindand, nel corso di una ricognizione. Ma come sempre più spesso accade i bordi di queste strade nascondono pericolosi ordigni pronti ad esplodere al passaggio di una colonna di mezzi militari.

 

Ed è successo anche stamani, mentre su quella strada passavano i veicoli Lince del nostro contingente. Fortunatamente il blindato colpito ha attutito il colpo e i quattro paracadutisti hanno riportato soltanto delle lievi ferite. L’attentato esplosivo arriva nel giorno in cui le Nazioni Unite decidono di ritirare il proprio personale dal territorio afghano. Una manovra che prevede il rientro di tutti quei dipendenti, circa 600, che non sono indispensabili al regolare svolgimento della missione. E anche il nostro Ministero della Difesa parla di rientro. Nei prossimi giorni infatti inizieranno le operazioni di rimpatrio di 400 militari italiani inviati a Kabul nel periodo elettorale a sorvegliare la regolarità delle operazioni di voto e soprattutto a scongiurare l’eventualità di attentati o scontri. Adesso non resta che attendere da parte del presidente afghano Karzai una chiara e decisa strategia militare di sicurezza, che garantisca alle Nazioni Unite tutto l’impegno possibile affinché la Polizia locale possa prendere il pieno controllo del territorio.

(*) Studente di Giurisprudenza all’Università di Torino